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Novak Djokovic guarda avanti e allontana il ritiro: “Mi motiva ancora la passione per il tennis”

12/04/2026 10:33 3 commenti
Novak Djokovic classe 1987, n.4 del mondo - Foto Getty Images
Novak Djokovic classe 1987, n.4 del mondo - Foto Getty Images

Ogni volta che Novak Djokovic parla, lascia sempre qualcosa che va oltre il tennis giocato. Non solo per ciò che dice sui risultati o sulla competizione, ma per il modo in cui riflette su sé stesso, sulla propria evoluzione e sul significato più profondo della sua carriera. Nell’ultima intervista concessa a Esquire, il campione serbo ha ribadito con grande chiarezza un concetto che interessa tutto il mondo del tennis: non ha alcuna intenzione di pensare al ritiro nel breve periodo.

Djokovic continua a sentire viva la spinta che lo ha portato per anni ai vertici assoluti del circuito. Anche se oggi le sue apparizioni sono meno frequenti e anche se il livello medio del tennis moderno rende tutto sempre più complicato, soprattutto contro i più giovani, il serbo non sembra affatto disposto a fare un passo indietro. Anzi, ha spiegato che la sua motivazione resta fortissima.

“Quello che mi motiva a continuare è la mia passione per il tennis. Continuo a godermi ogni momento che passo in campo”, ha raccontato. Parole semplici, ma molto chiare, che confermano quanto il legame con questo sport sia ancora profondissimo. Non si tratta soltanto di un fuoriclasse che non vuole smettere, ma di un atleta che sente ancora vivo il piacere della sfida.

Djokovic ha infatti sottolineato che l’aspetto competitivo continua ad avere un peso centrale: “Amo la competizione, continuo a sentirmi forte e vedere che posso mettere in difficoltà i più giovani è per me un grande divertimento, oltre che una motivazione speciale”. È una frase che racconta bene lo spirito con cui il serbo guarda ancora al circuito: non con nostalgia, ma con il desiderio autentico di restare rilevante, di essere ancora lì, di misurarsi con la nuova generazione senza sentirsi un semplice testimone del passato.

Ma nell’analisi di Djokovic c’è anche qualcosa di più profondo. Il serbo ha spiegato che oggi la sua presenza nel tennis non si limita più al desiderio di vincere. “Adesso non voglio solo vincere, ma anche dare l’esempio e mostrare buoni valori”, ha detto. È un passaggio importante, perché mostra come nella fase più avanzata della sua carriera Djokovic senta anche una sorta di responsabilità ulteriore: quella di trasmettere qualcosa, di rappresentare un modello, di lasciare un segno che non sia soltanto fatto di trofei.

Molto interessante anche il lato più personale dell’intervista, in cui Djokovic ha parlato del rapporto tra equilibrio interiore e rendimento sportivo. Secondo il serbo, il vero salto di qualità nella comprensione di sé è arrivato quando ha capito quanto la stabilità mentale ed emotiva incida direttamente sul campo. “Con gli anni ho imparato che il benessere mentale ed emotivo è tutto. Se qualcosa non va nella mia vita personale, si vede nella mia prestazione sportiva”, ha spiegato.

Da lì è nata una visione più completa di sé stesso e del proprio lavoro: “Da quando l’ho capito, ho potuto adottare un approccio più integrale alla mia vita e accettare che sono umano e commetto errori. Capisco di avere debolezze”. È una riflessione molto significativa, soprattutto per un atleta che per anni è stato identificato quasi esclusivamente con la forza mentale, la capacità di resistere e la durezza agonistica. Djokovic, invece, oggi insiste su un altro aspetto: la vulnerabilità non è una debolezza, ma una componente necessaria della vera forza.

Lo dice in modo molto diretto: “Credo che, per essere forte, coraggioso e di successo, devi permetterti di essere vulnerabile”. Una frase che spiega bene perché Djokovic resti una figura così affascinante anche fuori dal campo: non solo per ciò che ha vinto, ma per la lucidità con cui continua a interrogarsi sul significato del successo e sull’equilibrio personale necessario per sostenerlo.

In questo senso, forse, si capisce ancora meglio anche un’altra sua affermazione: “Il tennis continua a essere importante per me, ma non è più tutto. E questo mi dà più forza”. È una dichiarazione che sembra quasi racchiudere la fase attuale della sua carriera. Djokovic non vive più il tennis come un assoluto totalizzante, e proprio per questo riesce ad affrontarlo con maggiore libertà, con meno dipendenza emotiva, ma senza aver perso l’ambizione.

Il serbo, insomma, non sta dando segnali di resa. Al contrario, continua a mostrarsi motivato, competitivo e convinto di poter ancora dire la sua, soprattutto nei grandi appuntamenti. E se oggi il suo obiettivo non è soltanto vincere, ma anche rappresentare qualcosa di più ampio, allora la sua presenza nel circuito assume un valore ancora diverso.

Ogni intervista di Djokovic finisce così per confermare la stessa sensazione: finché sentirà viva questa passione, finché proverà piacere nello stare in campo e nel misurarsi con i migliori, il ritiro resterà un pensiero lontano.



Francesco Paolo Villarico


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3 commenti

Di Passaggio (Guest) 12-04-2026 14:33

La longevità di Nole è fenomenale, al pari di Ibra o CR7, evidentemente un segno dei tempi. Prestazioni che i campioni del passato non potevano permettersi. Alla base c’è sempre una motivazione e una disciplina sovrumane, ma le conoscenze scientifiche attuali giocano un ruolo tutt’altro che secondario.

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tinapica 12-04-2026 12:14

Costui ha intenzione sul serio di difendere il proprio titolo olimpico!
Che tipo…irriducibile!

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Taxi Driver 12-04-2026 11:54

A 39 anni praticamente se la gioca con tutti, escludendo i due marziani.
Si augura che prima o poi in qualche GS entrambi vengano eliminati prima delle semifinali.
Lo disse: “punto Los Angeles 2028” e così sarà.

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