I due lavorano insieme da due anni ATP, Copertina

Jorge Aguirre (coach di Medjedovic): “Hamad deve liberarsi mentalmente. Solo conoscendosi e costruendo un rapporto condiviso, una collaborazione allenatore – giocatore può funzionare”

13/02/2026 09:34 1 commento
Jorge Aguirre insieme a Hamad Medjedovic
Jorge Aguirre insieme a Hamad Medjedovic

Jorge Aguirre è un nome che all’appassionato medio non dirà molto, ma in realtà il coach spagnolo è personaggio noto e stimato nel mondo del tennis. Dopo un passato modesto come giocatore, il classe ’70 si è dedicato all’insegnamento ed è stato fondamentale per la crescita di Alejandro Davidovich Fokina, con il quale ha lavorato ben 14 anni. In questo periodo ha lanciato l’Higuerón Tennis Center di Fuengirola, bel centro di allenamento sito tra Malaga e Marbella, diventato rapidamente un punto riferimento per la formazione tennistica in Spagna e non solo. Aguirre è da due anni l’allenatore di Hamad Medjedovic, 22enne di discreta prospettiva posizionato al n. 79 del ranking ATP. Dopo il successo alle Next Gen ATP Finals 2023 molti ipotizzavano una crescita più rapida per il serbo, tennista dotato di colpi interessanti ma ancora indietro sul piano fisico e agonistico. In quel di Rotterdam, Aguirre ha rilasciato alcune dichiarazioni a Puntodebreak sul proprio assistito e sulla vita sul tour Pro ai nostri tempi. Per il coach la competizione non è mai stata dura come oggi, tanto che in molti incontri la differenza tra vittoria e sconfitta è in piccoli dettagli.

L’intervista inizia con la considerazione che Medjedovic non sia esploso come molti attendevano, soprattutto in Serbia. Non tutti riescono a bruciare le tappe: “Quando conquisti un titolo di quel livello, come le Next Gen, le aspettative schizzano immediatamente. Ti proiettano in una dimensione, in una posizione di ranking molto elevata, ma bisogna capire se sei davvero pronto per starci” racconta Aguirre. “Hamad ha un potenziale enorme, ma sinceramente ritengo che non fosse e che non sia ancora pronto per dove molti volevano collocarlo così in fretta. Essere giovani amplifica tutto: un po’ più di pressione, più di ansia. Questo non ti permette di esprimerti con libertà in campo, di mostrare davvero il tuo tennis, perché sembra che tu debba sempre giustificare le aspettative. Gestire la pressione che gli è stata addosso in Serbia non è stato semplice”.

Queste le aree dove Hamad deve migliorare per il suo coach: “Sul piano fisico c’è certamente spazio di crescita, ma può trarre in inganno. Non è così carente come qualcuno pensa. È un giocatore molto potente: in allenamento ho visto sprigionare una forza, un’esplosività e una potenza rare nel circuito. Il punto è la libertà mentale. Quando non riesce a esprimersi con serenità, tende quasi a rimpicciolirsi, e allora certe lacune sembrano più evidenti di quanto siano in realtà. Ma con il tempo emergerà un grande Medjedovic”.

La competizione sul tour Pro oggi: “Da dentro lo trovo entusiasmante. Basta guardare il nostro caso: un giocatore intorno alla posizione n.90 che in Australia strappa un set e ha palla break contro un top-5 come Alex de Minaur, oppure che batte un top-40 come Zizou Bergs. Questo dimostra quanto sia alto il livello medio. Sono tutti preparatissimi. La differenza spesso la fa cogliere l’attimo, sfruttare la settimana giusta e poi consolidare il livello raggiunto. Il circuito è straordinario, e chi sta stabilmente ai vertici merita enorme rispetto: l’equilibrio e l’intensità competitiva sono impressionanti”.

Con un livello medio così alto, restare nei top-50 è una vera impresa: “Assolutamente. Senza nulla togliere ai giocatori del passato, oggi la professionalità è estrema. Nella mia accademia vedo ragazzi di 15 anni che si allenano sei ore al giorno. Questo accade ovunque, dall’Europa agli Stati Uniti all’Australia. Il numero di atleti pronti a competere ad altissimo livello è enorme, e mantenersi tra i migliori è sempre più complesso”.

Tema palle, esploso di nuovo a Rotterdam, così la vede Aguirre: “È una questione delicata, legata anche a dinamiche commerciali. Idealmente si dovrebbe giocare tutta la stagione con la stessa palla, ma la realtà è diversa. Qui a Rotterdam, ad esempio, le condizioni indoor sono tra le più lente che abbia mai visto. Non resta che adattarsi”.

Ultima nota per il calendario, così intenso e intricato da rendere la programmazione non facile per chi ambisce a scalare la classifica e anche tenere in piedi rapporti di lavoro quando i risultati non arrivano: “È una sfida enorme. Nel tennis il giocatore è il datore di lavoro, e spesso parliamo di ragazzi molto giovani che si trovano a gestire team di adulti esperti. Non è facile. Oggi molte collaborazioni nascono senza una vera conoscenza reciproca e si interrompono rapidamente. La mia filosofia è diversa: prima di iniziare un rapporto professionale serve tempo insieme, dentro e fuori dal campo. Costruire fiducia, condividere momenti, parlare di obiettivi e di vita. Solo così una collaborazione può essere solida e duratura” conclude Aguirre.

Marco Mazzoni

 


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1 commento

S. Edberg 13-02-2026 12:41

Premesso che la struttura fisica non la puoi certo stravolgere, Medjedovic mi è sembrato decisamente più “fit” quest’anno.

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