Vinse lo Slam di Melbourne nel 2001 e 2002 Copertina, WTA

Jennifer Capriati, un ritorno da Star agli Australian Open

31/01/2026 17:00 Nessun commento
Jennifer Capriati porta il trofeo a Melbourne
Jennifer Capriati porta il trofeo a Melbourne

La bella finale femminile degli Australian Open 2026 è stata l’occasione per ritrovare sulla Rod Laver Arena e in un grande appuntamento tennistico Jennifer Capriati, leggenda del tennis statunitense oggi 49enne e campionessa a Melbourne per due anni di fila (2001 e 2002). È stata una delle rare apparizioni pubbliche di Jennifer, ex bambina prodigio del tennis mondiale, da tempo ai margini dello sport e lontana dalle luci dei riflettori. Capriati ha accettato l’invito di Craig Tiley di presenziare la finale, accompagnare in campo la Daphne Akhurst Memorial Cup davanti a un impianto gremito, prima della finale femminile, e quindi consegnare il trofeo alla neo campionessa, Elena Rybakina. “È stato un momento “magico” per Capriati, che proprio a Melbourne Park aveva conquistato il primo dei suoi tre titoli Slam 25 anni fa” si legge su 7sports, media di Melbourne.

Jennifer Capriati fu il prototipo del fenomeno adolescenziale, esordendo tra le professioniste a soli 13 anni e raggiungendo le semifinali Slam già a 14.
Volto simbolo del tennis americano nei primi anni ’90, vinse l’oro olimpico nel 1992, ma la sua carriera fu segnata da una serie di problemi personali che la costrinsero ad allontanarsi dal tennis per oltre un anno. La potente giocatrice statunitense seppe però tornare ai massimi livelli, conquistando tre titoli del Grande Slam — inclusi due Australian Open — e salendo in vetta al ranking mondiale. Dotata di un diritto dirompente, in campo portava energia e classe, ma una lunga serie di infortuni la obbligò a un ritiro precoce a soli 28 anni, dopo il quale scelse di uscire rapidamente di scena, con grade discrezione. Fu sulle copertine dei più importanti magazine tennistici – e non solo – fin da bambina, spinta da un grande talento e pure dalla irruenza del padre Stefano, personaggio piuttosto “ingombrante” e assai discusso ai tempi.

Capriati si è detta felice di poter tornare a vivere il tennis dopo un’assenza così lunga. “Provo una gratitudine enorme… Ho avuto 20 anni per riflettere su tutto questo ed è semplicemente fantastico essere di nuovo qui. È un onore. È stato un viaggio”, ha dichiarato a Tennis Channel prima della finale. Anche un’altra icona del tennis americano, Lindsay Davenport, si è detta entusiasta del ritorno di Capriati. “Chiunque vinca sarà emozionato non solo per il titolo, ma anche per vederla qui. È stato davvero speciale rivederti sul posto e di nuovo coinvolta nel tennis», ha detto Davenport sulle tv americane.

Capriati fece irruzione nel grande tennis da bambina, debuttando nel tour professionistico nel 1990 a 13 anni e 11 mesi, raggiungendo le semifinali del Roland Garros a soli 14 anni. Fu un vero ciclone, in campo e ancor più sul piano mediatico, anche grazie a manager e sponsor che non persero l’occasione per cavalcare l’onda e creare un nuovo personaggio. Jennifer stabilì numerosi record di precocità, tra cui quello di più giovane giocatrice a entrare nella top 10, sempre a 14 anni. Nei suoi primi quattro anni nel tour arrivò in semifinale al Roland Garros, Wimbledon e US Open, oltre ai quarti di finale agli Australian Open. A 16 anni conquistò l’oro olimpico a Barcellona.

La sua carriera subì però una brusca frenata prima dei 18 anni, quando nel 1994 si prese una pausa di 14 mesi dal tennis professionistico. Durante quel periodo affrontò diverse difficoltà personali e fu arrestata per taccheggio e possesso di marijuana. Come spesso capita a queste bambine prodigio, aveva vissuto troppo in fretta, persa in un mondo che ti può stritolare se non ti sei formata a sufficienza come persona. Lei non ebbe il tempo per farlo e crollò, dalle stelle… alle stalle. Errori che pagò in prima persona, con grande dignità. Rientrò successivamente nel circuito con risultati altalenanti, tanto che in molti la davano già per finita, incapace di tornare ai livelli mostrati nei suoi esordi. Fino al 1999, quando iniziò a ritrovare la sua forma migliore sia fisicamente che mentalmente. Maturata e più consapevole, e anche meglio allenata rispetto al passato, nel 2000 raggiunse la semifinale degli Australian Open, la sua prima semifinale Slam dopo nove anni. Jennifer tornò ad esplodere quel diritto micidiale che lasciava immobili le rivali, e anche sul piano atletico ritrò smalto e tenuta. L’anno seguente conquistò il primo titolo del Grande Slam, trionfando a Melbourne con un percorso straordinario che incluse vittorie contro la numero uno Martina Hingis e la numero due Lindsay Davenport. Confermò il momento d’oro vincendo anche il Roland Garros e salendo poi al numero uno del ranking WTA. Il terzo e ultimo Slam arrivò agli Australian Open 2002, dove rimontò Hingis da un set e 4-0 di svantaggio in una delle partite più memorabili della storia del torneo, il vero capolavoro della sua carriera.

US Open 2004 fu il suo ultimo torneo del Grande Slam: una serie di infortuni pose definitivamente fine alla sua carriera a soli 28 anni. Nel 2012 fu inserita nella International Tennis Hall of Fame, ma al di là di quell’onorificenza, ha avuto pochissimo coinvolgimento nel mondo del tennis.

Marco Mazzoni


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