Open d’Australia, Tiley risponde su tetto, telecamere e ordine di gioco
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Nemmeno l’Australian Open, considerato da molti il Grand Slam meglio organizzato del circuito, è riuscito a evitare alcune polemiche nell’edizione 2026. Negli ultimi giorni sono emersi dubbi legati alla gestione del tetto retrattile, alla presenza massiccia delle telecamere e alla questione della privacy dei giocatori, riaccesa dopo le immagini di Cori Gauff ripresa nei corridoi mentre distruggeva una racchetta.
A fare chiarezza è stato Craig Tiley, direttore del torneo, intervenuto ai microfoni di Tennis Channel per spiegare la posizione degli organizzatori e le difficoltà nel trovare un equilibrio tra spettacolo, innovazione e rispetto degli atleti.
“Un torneo che deve rinnovarsi continuamente”
Tiley ha innanzitutto sottolineato come il torneo sia in ottima salute dal punto di vista dell’affluenza.
«Stiamo avendo una grande partecipazione, i numeri sono molto buoni. Ma la mia testa è sempre rivolta al futuro, a come migliorare nei prossimi anni, indipendentemente da ciò che è successo il giorno prima».
Il direttore dell’Open ha ribadito l’identità del torneo.
«Ci piace pensare di essere un evento internazionale che punta sull’innovazione, che si prende dei rischi quando serve e che cerca di dare il massimo in ogni area. Abbiamo un team straordinario che risponde sempre».
Tra le novità introdotte nel 2026, Tiley ha citato il box allenatori più vicino al campo e il nuovo corridoio d’ingresso della Rod Laver Arena.
«Volevamo raccontare il tennis in modo diverso. Credo che abbiamo trovato una forma molto attraente. Continueremo su questa strada».
Il difficile equilibrio dell’ordine di gioco
Uno dei temi più complessi resta la composizione dell’ordine di gioco.
«È un lavoro intensissimo. Riceviamo tantissime richieste, ma è impossibile accontentare tutti. Ci sono molte variabili da considerare: è come stare davanti a una gigantesca scacchiera».
Tiley ammette che è uno dei momenti più stressanti.
«Tutti vogliono giocare sul campo principale. Però ci fa piacere sapere che i giocatori si sentono trattati bene, che sono contenti dei servizi e dell’organizzazione. Questo crea uno standard per tutta la stagione».
Il tema delle telecamere e la privacy
La polemica legata alle immagini di Gauff ha riaperto il dibattito sulla presenza delle telecamere.
«La prima cosa che vogliamo fare è ascoltare i giocatori, capire di cosa hanno bisogno e cosa desiderano».
Tiley ha però chiarito che esistono già aree completamente protette.
«Ci sono molte zone senza telecamere: spogliatoi, palestre, sale di recupero, aree di riposo. I corridoi di accesso agli stadi invece sì, sono coperti».
Il direttore riconosce che il confine è sottile.
«C’è una linea molto fine tra promuovere il torneo e il giocatore e rispettarne la privacy. Continueremo ad ascoltare tutti, ma vogliamo anche avvicinare il pubblico agli atleti, perché è un’esperienza che piace molto ai tifosi».
Il dibattito sul tetto retrattile
Altro tema caldo è la gestione del tetto.
«Alcuni giocatori preferiscono giocare all’aperto, ed è comprensibile: questo è un torneo outdoor. Ma siamo obbligati a chiudere il tetto quando il caldo raggiunge livelli estremi».
Tiley ha espresso anche un’opinione personale.
«Se dipendesse da me, lo chiuderei prima. Ma serve il consenso della maggioranza dei giocatori. Stiamo ancora valutando le possibilità».
L’omaggio a Wawrinka
Infine, Tiley ha commentato l’emotiva uscita di scena di Stan Wawrinka, che ha salutato Melbourne con due birre in mano dopo l’eliminazione.
«È stato un momento totalmente inaspettato. Gli ho chiesto se l’avesse pianificato, ma no. È stato bellissimo vedere quell’istante».
Il direttore ha ricordato il legame speciale tra Stan e il torneo.
«Sono vent’anni che gioca qui, ha stabilito record incredibili ed è diventato sempre più popolare. Una cosa che ho sempre apprezzato di lui è che se ha un problema viene direttamente a parlarti, non manda nessuno al posto suo».
E con un sorriso ha concluso: «Se l’anno prossimo non avrà lavoro, gli ho già detto che possiamo iniziare le trattative».
Francesco Paolo Villarico
TAG: Australian Open, Australian Open 2026, Craig Tiley

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Redazione.
Il Grande Slam è il titolo che spetta a chi conquista i quattro titoli nell’anno solare.
“…considerato da molti il Grand Slam meglio organizzato…”
andrebbe più correttamente:
“…considerato da molti il torneo dello Slam meglio organizzato…”. 😉
“Se dipendesse da me lo chiuderei anche prima”
In una sola frase ha tappato la bocca allo stuolo di comari complottiste.
Le regole si accettano, fanno parte del gioco delle parti, io posso anche capire ad esempio il fastidio di Iga e di molti sull’invadenza delle telecamere, ma del continuo aumento del Prize money nessuno si lamenta.
La visibilità nell’epoca social è diventata fondamentale, si tratta per i giocatori di trovare un equilibrio tra il privato ed il pubblico, anche in questi atteggiamenti si misura lo “spessore” di un atleta al vertice.
Ad alcuni Sinner da fastidio perchè risulta troppo perfettino nel comportarsi, si sono mai chiesti i critici se invece è proprio il modo migliore per porsi nell’epoca social, per evitare di essere troppo esposti?
Gli organizzatori hanno spesso più buon senso dei tennisti, ai quali va prestata la giusta attenzione, ricordando però che spesso sono dei razzotti poco più che ventenni che sanno poco della vita. Tipico il caso della chiusura per caldo, Tiley dice che andrebbe fatta dall’inizio, quando si ha una ragionevole certezza che le condizioni peggioreranno e renderanno inevitabile la chiusura.
un uischi (mi adeguo) in una tazza da te
La foto? Dov’è la foto dello Svizzerotto con, non una ma, ben due birre in mano?!?
Già me lo vedo: ad Acapulco con la techìla, a Monte-Carlo con il pastìs, a Barcellona con la sangrìa, a Roma cor bianco de li castelli, al Rolando con la sciampagna, a Nuova Iorche col martini cochteil.
Salterà Uuimbledon, perché lì vorrebbero fargli bere il tè!
Problema caldo, temperature, problema ormai dell’intero pianeta. Ricordiamo cosa accadde lo scorso autunno nel master 1000 cinese, fu terribile davvero. Evviva il torneo atp svedese estivo, ultimo baluardo del fresco.
(Prepariamoci ad un’altra giornata di pollici rossi ma pure rosi dall’acredine da parte del trittico Marco Detu Capitano, rispettabili maestrine del sito).