Fritz e il calendario ATP: “Forse quattro settimane non bastano per recuperare del tutto. Non sono l’unico: molti iniziano l’anno infortunati”
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Taylor Fritz ha superato il primo ostacolo agli Australian Open 2026, ma il suo debutto a Melbourne non è stato soltanto una questione di campo. Il numero 6 del mondo ha battuto Valentin Royer in quattro set, mostrando segnali incoraggianti soprattutto nella seconda parte del match, ma in conferenza stampa ha acceso i riflettori su un tema sempre più attuale: il calendario e l’incidenza delle lesioni a inizio stagione.
L’americano è arrivato in Australia con fastidi importanti al ginocchio, riuscendo comunque a scendere in campo senza particolari limitazioni. Tuttavia, la sua riflessione va ben oltre il caso personale.
“Non sono l’unico: molti iniziano l’anno infortunati”
Fritz non ha usato giri di parole: “Se guardi il circuito, non sono solo io. Ci sono tante persone che iniziano la stagione con degli infortuni”.
Il problema, secondo lo statunitense, è strutturale: “Forse la stagione è troppo lunga, non lo so. Forse quattro settimane non sono sufficienti per recuperare completamente”.
Una pausa breve che crea un paradosso:“Durante la pre-season ho lavorato molto per recuperare, ma allo stesso tempo la preparazione è così corta che devi allenarti duramente. Altrimenti inizi l’anno con la sensazione di non aver giocato abbastanza partite o di non aver passato abbastanza tempo in campo”.
Una situazione che, secondo Fritz, mette i giocatori in difficoltà già dal mese di gennaio: “Devi essere sano per poterti allenare. Se non lo sei, inizi la stagione in una situazione complicata. Non è l’ideale”.
Le sensazioni positive dopo il match
Nonostante tutto, Fritz ha voluto sottolineare gli aspetti incoraggianti del suo esordio: “Sono molto contento degli ultimi due set, perché lì mi sono sentito davvero me stesso in campo. Per come stavo pensando, per come funzionava la mia mente. Mi sono sentito benissimo, ed è una cosa positiva”.
Un segnale importante, soprattutto dopo un avvio di partita complicato: “Nel primo set è successo di tutto. Normalmente, se mi rompono il servizio due volte, spesso sento di aver già perso il set. Invece sono riuscito a giocare due ottimi game in risposta e a rientrare”.
Poi la svolta mentale: “Nei primi due set pensavo troppo a cosa fare. Negli ultimi due no: mi sentivo tranquillo, sicuro. Ed è lì che mi sono sentito davvero me stesso”.
Il lungo lavoro sul ginocchio e nuovi acciacchi
Il tema fisico resta comunque centrale. Fritz ha spiegato i progressi fatti negli ultimi mesi: “Ho notato miglioramenti molto importanti al ginocchio. Era l’obiettivo dopo oltre due mesi di lavoro specifico sul tendine”.
Anche lui stesso si è detto sorpreso: “Dopo come mi ero sentito nella prima settimana in Australia, non pensavo di poter giocare una partita così lunga e fisicamente impegnativa senza sentire troppo il ginocchio. È molto promettente”.
Ma non tutto è risolto: “Purtroppo, questa settimana sono emersi altri piccoli problemi fisici mentre mi preparavo. È un peccato”.
Senza entrare nei dettagli: “Non voglio parlarne ora, magari lo farò dopo il torneo. Devo andare avanti giorno per giorno. È qualcosa con cui ho già avuto a che fare in passato, quindi so come gestirlo”.
Fritz avanza dunque nel tabellone australiano, ma lo fa con realismo e lucidità, portando alla luce una questione sempre più centrale nel tennis moderno: un calendario estenuante, una preparazione troppo breve e l’obbligo di essere subito pronti, anche quando il fisico chiede tempo.
A Melbourne ha vinto. Ma il messaggio lanciato fuori dal campo è forse ancora più forte.
Marco Rossi
TAG: Australian Open, Australian Open 2026, Taylor Fritz

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Dalla fine della stagione allo Slam passano due mesi, salvo impegni di Coppa Davis (che gli USA non avevano), esibizioni e magari un torneo di preparazione.
Non è vero che nessuno obbliga a fare determinati tornei o le esibizioni, ci sono gli sponsor che fanno tanto comodo alle tasche, ma chiedono anche un riscontro che probabilmente è anche nel contratto.
Effettivamente resta poco tempo per una vacanza rilassante e una preparazione adeguata, però poi quando si contano le entrate non ci si pensa più tanto.
Ovviamente spetta ai giocatori alzare un po’ la voce con sponsor e organizzatori, ma come ho già detto siamo sicuri che queste voci siano espressione della maggioranza di loro?
Continuo a pensare che questi problemi li abbia una ristretta fascia di giocatori che è quella costretta dall’ansia a inseguire i punti per non uscire da una certa classifica mentre a chi è fuori dal grande giro fanno molto comodo sia i Mille allargati che i tanti tornei con i quali possono permettersi di restare nel circuito.
Sinner e Alcaraz possono programmarsi meglio, loro sanno di avere una evidente superiorità che li mette al riparo da ansie di classifica, ma tutti quelli dietro devono fare ogni volta i conti con i punti in scadenza e cercare una programmazione che non glieli faccia perdere e magari gliene faccia guadagnare.
Se qualcuno uscisse oggi dallo Slam andrebbe a cercare qualche recupero altrove e secondo me lo sbaglio è anche in questo. Non è una mossa intelligente quella di ammazzarsi di lavoro per non perdere terreno, ma una mossa intelligente è programmarsi l’anno e non derogare comunque vadano i tornei.
Un Top con 9 Mille i 4 Slam e 3 500 può serenamente chiudere l’anno come il precedente o meglio. Se poi fa il gambero a fine anno valuterà dove sono stati commessi errori e dove rimediare.
Per fare un esempio recente Rune è un tipo di atleta che ha spolmonato duro per non perdere terreno con la Top10 e non ha ascoltato (parole sue) i segnali che gli mandava il suo corpo.
Piccoli infortuni ad Acapulco, Montecarlo e Madrid. Era il caso di forzare dopo Davis, Laver, Tokio e Shanghai per volare a Stoccolma e rompersi per mesi?
Non è meglio fermarsi al primo fastidio come fanno quelli sempre criticati?
A Musetti è andata bene, dopo una stagione cominciata con un infortunio a Baires ha comunque forzato da Montecarlo in poi per avere una ricaduta a Parigi e appena ripreso ha fatto un tour de force assurdo per arrivare alle Finals. Noi tifosi contentissimi, ma se gli fosse capitato qualcosa come allo sfortunato Rune?
Alla fine la soluzione ce l’hanno davanti, ridimensionare tutto e tornare agli anni 70-80-90, meno tornei, meno stress, ma anche tanti tanti soldi in meno. Saranno tutti d’accordo?
Hanno stufato
Si programmassero meglio (rinunciando eventualmente a qualche torneo) e smettessero di fare le esibizioni.
A me in genere Taylor piace. Ma qui gnee gnee…
era giusto “gliela”, solo mancava “ha”
Esatto! Un top 8 come lui tra le Finals di Torino e lo Slam di Melbourne ha nove settimane e mezzo a disposizione per recuperare
Queste nenie sono insopportabili: un suggerimento alla redazione, ignoratele!
Forse non ha capito che anche nel tennis serve avere un fisica co bestiale…così come in tutti gli sport….
Salvo… Freccette, Curling, Tiro al piattello…
@ JannikUberAlles (#4548141)
Sorry: glielo ha
Ma la partecipazione alla United Cup gliela prescritta il suo medico curante?!?
Purtroppo ormai va così, nel tennis come negli altri sport, in primis il calcio dove ormai non esiste più la vecchia preparazione estiva.
Bisogna prenderne atto e fare scelte che comportano nel breve una perdita economica, ma che nel medio/lungo periodo potranno avere benefici sulla salute e di conseguenza anche sulle tasche.
Sinner da questo punto di vista è impeccabile, prenda spunto da lui.