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Giulia Pairone: Voglio scrivere i miei sogni per “respirare” la felicità. La giovane tennista di Moncalieri racconta la sua storia: i successi da junior, i problemi di salute, la scelta del college, la ripresa

01/09/2017 19:49 19 commenti
Giulia Pairone classe 1996
Giulia Pairone classe 1996

“Un uomo può compiere imprese stupefacenti e assimilare una grande quantità di conoscenze, eppure non avere alcuna comprensione di sé. Ma la sofferenza spinge un uomo a guardarsi dentro. Se vi riesce, ecco che là dentro di lui, comincia il suo apprendimento.” (S. Kierkegaard”)

Abbiamo pensato che non potesse esserci incipit migliore di questa citazione del grande esistenzialista danese, per guidarci alla conoscenza di Giulia Pairone. Tra tutte le interviste realizzate, che pure nelle nostre intenzioni mirano ad evidenziare, oltre che la tennista, la persona in tutte le sue declinazioni emotive, quella con Giulia si distingue perché evidenzia in modo netto il tema della sofferenza come profondamente intrecciato a quello della ricerca della conoscenza e della felicità. Erroneamente, talvolta, dipingiamo una rappresentazione dei giovani, tanto più se atleti, intrisa di spensieratezza, ottimismo, benessere, occultando tutto ciò che può incrinare questa immagine virtuale rassicurante. Con Giulia l’intensità emotiva di alcuni passaggi, la narrazione autobiografica fluida senza omissioni sulla malattia fisica e sul disagio psicologico, l’assenza di risposte compiacenti, la voglia di presentare a tutti la propria testimonianza di vita, rendono, a nostro avviso, questa intervista un prezioso svelamento di tutto quanto non si vede nel rapporto tra giovani e sport. Ogni domanda viene utilizzata da Giulia in modo “maieutico” come stimolo alla ricerca della Verità, operazione in cui è impegnata quotidianamente con entusiasmo. E crediamo che la Verità di Giulia, sia un utile lettura per quanti, tra i giovani, atleti o meno, non riescono a trovare forza e parole, per raccontare il proprio mondo interiore.

Allora Giulia, partiamo dai tuoi inizi. Come e grazie a chi sei arrivata da bambina al tennis?

Io ho iniziato da piccolissima, a malapena camminavo, eppure avevo già la racchetta in mano. Mia mamma allora insegnava e aveva in gestione un circolo di tennis vicino a Torino, quindi passavo tutte le giornate in campo con lei. La mia infanzia al circolo è stata davvero bellissima, e mia mamma mi racconta sempre che passavo giornate intere a giocare contro il muro con le fiabe sonore in sottofondo. Il tennis è stato davvero il mio primo amore.



Praticavi altri sport?

Mentre crescevo mia mamma mi ha fatto praticare altri sport come il triathlon, la ginnastica artistica, il calcio e la danza, ma il tennis era sicuramente il mio sport preferito.



Quando ti sei accorta che il tennis poteva diventare la disciplina sportiva nella quale eccellere? E chi erano e sono i tuoi coach?

Ad 11 anni ho deciso che il tennis sarebbe stato il mio unico sport e ho deciso di lasciar perdere tutto il resto, perché niente mi piaceva quanto il tennis. Mia mamma è stata la mia prima insegnante, poi crescendo ne ho avuti diversi. Il mio coach attuale è Claudio Pistolesi, che mi ha introdotto nel mondo del college. All’università invece i miei allenatori sono Michael Hegarty e Jovan Parlic.



Ti sei mai ispirata ad una tennista in particolare?

No, non ho mai avuto un modello di tennista a cui ispirarmi sinceramente, ma mi piace molto prendere spunti da diverse giocatrici.



Descrivici il tuo gioco, i colpi migliori e quelli da migliorare:

Da quando sono al college e gioco molto sul veloce, il mio gioco è diventato più offensivo e cerco di chiudere i punti nei primi scambi. I miei colpi migliori sono il servizio e il dritto, mentre quello ancora da migliorare è la risposta.



Veniamo alla tua carriera da Junior: nel 2013, a 17 anni, toccavi il tuo best ranking (61) Che cosa ricordi di quel periodo? Hai anche giocato 4 Slam:

La mia carriera da Junior è stata buona, anche se ad essere sincera non me la sono goduta molto. Ero una ragazza molto chiusa e In quel periodo ero seguita da un allenatore che dal punto di vista psicologico mi ha fatto molto male. Ormai ho accettato le cose come sono andate, però se tornassi indietro cercherei di godermi di più le esperienze che ho vissuto. Gli Slam sicuramente non sono andati come avrei voluto, anche se è stato un privilegio poterli giocare e ho dei bei ricordi. Wimbledon è sicuramente quello che mi è piaciuto di più.



Mentre parliamo alcune ragazze, Cocciaretto, Cappelletti, Rossi, stanno per iniziare il loro primo Slam agli Us Open. Che consiglio gli daresti?

Sicuramente l’esperienza di giocare gli Slam è una cosa stupenda, e alle ragazze che si approcciano agli US Open direi di goderselo più che possono. Penso che stare a così stretto contatto con i grandi giocatori ti dia tante opportunità di crescere e imparare.



Sempre nel 2013 raggiungi la top 700 tra i Pro. Poi sei costretta a fermarti per problemi alla tiroide:

A settembre 2013 ho iniziato ad avere i primi problemi fisici: gomito, ginocchia, incredibile stanchezza, perdita di capelli e ingrassamento fuori dalla norma. A gennaio 2014 ho deciso di fare una visita dall’endocrinologo e ho scoperto di avere ipotiroidismo, Tiroidite di Hashimoto (una malattia autoimmune) e un nodulo tiroideo. Per me è stato uno shock. Alla prima visita dall’endocrinologo ho dovuto fare una biopsia per accertare che il mio nodulo non fosse maligno. Stavo per compiere 18 anni, le mie coetanee erano agli Australian Open e io non sapevo se avevo un tumore o no. Per fortuna il mio nodulo era benigno e ho iniziato subito la cura, ma dal punto di vista psicologico è stata davvero dura da accettare. Le mie condizioni ora sono ottime, la mia tiroide è sotto controllo.



Ti sei curata, hai ripreso ma poi sono sopraggiunti gli attacchi di panico:

Si ho avuto un attacco di panico a gennaio 2016 durante una partita di torneo in Guadalupe. Il torneo precedente avevo raggiunto i quarti partendo dalle quali e pensavo di stare bene. É stato uno dei momenti più brutti della mia vita. Pensavo davvero di morire, non riuscivo più a respirare. Erano i primi game della partita, stavo per mettermi a servire, quando sono scoppiata a piangere e mi sono accasciata per terra perché sembrava che “nel mondo non ci fosse più aria”. Ho capito subito che si trattava di un attacco di panico perché ne avevo avuto già un altro in campo 2 anni prima, quindi sono andata ancora più nell’angoscia. Dopo 15 minuti mi sono tranquillizzata, ma sapevo che avrei dovuto cambiare qualcosa nella mia vita se volevo stare bene.



Se ne parla poco, ma questo tipo di problemi capitano nello sport più spesso di quanto si immagini. Un nome su tutti è quello di Federica Pellegrini che, alcuni anni fa, dovette fermarsi in gara per un attacco di panico. I malanni fisici sono quasi ostentati, talvolta come alibi, quelli psicologici invece sono occultati. Perché secondo te?

Purtroppo i problemi psicologici non si vedono, a volte si nascondono, ma fanno miliardi di volte più male. Ci sono ferite dentro che fanno più danni di qualsiasi gamba rotta o spalla dolorante. Spesso mentiamo a noi stessi dicendoci di stare bene, solo perché ci dicono che “bisogna essere forti” o “ammettere di stare male è da deboli…”Devi andare avanti anche se dentro soffri, perché è così che ci insegnano. Il mondo del tennis, e penso dello sport agonistico in generale, è difficile perché devi crescere in fretta e avere più maturità dell’età che hai e spesso non siamo pronti ad affrontarlo. Le pressioni sono tante, ma credo che il problema principale è che non ci venga fornita una buona educazione emotiva, e alla fine finiamo per perderci nelle tormente della vita, perché non siamo in grado di riconoscere le nostre emozioni e gestirle.



Quindi a questo punto, hai iniziato un percorso di psicoterapia:

La psicoterapia mi ha cambiato la vita. Dopo aver avuto l’attacco di panico, ho deciso che era l’ora di prendermi del tempo per me e tornare a stare bene, perché non volevo più soffrire così tanto. Ho sempre amato il tennis, ma ormai da troppo era più una sofferenza che un piacere e avevo bisogno d’aiuto. Avevo disturbi alimentari che da anni nascondevo a me stessa e agli altri, pensando che sarebbero passati così, da soli, ma sopratutto avevo delle ferite profonde del mio passato che avevo bisogno di guarire. Durante la mia adolescenza ho avuto un allenatore che aveva preso completamente il controllo della mia vita, e io non conoscevo nient’altro se non il campo da tennis. Mi diceva: “niente amici e niente svago perché se no ti distrai dal tennis” e dato che per me il sogno di diventare una tennista era tutto, lo ascoltavo. E per un po’ ha funzionato, perché apparentemente ottenevo un sacco di risultati, ma la verità è che dentro stavo da schifo. E quando poi il tennis è venuto a mancare perché mi sono ammalata, sono completamente crollata perché mi sono resa conto che la mia vita era una farsa e non avevo nient’altro se non un sogno appeso ad una racchetta. Ma nonostante ciò sono andata avanti ancora molto tempo prima di chiedere aiuto perché pensavo che ne sarei uscita da sola. Quando ho capito che per essere una buona tennista era necessario stare bene come persona, che non si può vivere confinati in un campo da tennis e che ne avevo abbastanza di stare da schifo, ho deciso che era il momento di farmi aiutare.



E facendoti aiutare hai ottenuto dei risultati:

La psicoterapeuta mi ha aiutata ad affrontare tutto il dolore che mi portavo dentro e a perdonare me stessa e le persone che mi hanno fatto soffrire. Se non avessi passato tutto quello che ho passato, non sarei la persona che sono oggi e sono davvero soddisfatta della ragazza che sono ora. A volte è stato difficile tirare fuori cose vecchie, ma il premio per averlo fatto è immenso: la pace con me stessa. La figura dello psicologo psicoterapeuta è completamente diversa da quella del mental coach, perché il mental coach (a parte il fatto che spesso non è laureato in psicologia) si occupa principalmente della performance sportiva mentre lo psicoterapeuta si occupa dei disturbi psichici.



Come hanno reagito, quando sei stata costretta a fermarti, le persone che ti circondano, familiari, tecnici, amici:

Decidere di fermarmi è stata una mia decisione e all’inizio sono dovuta andare anche contro la mia famiglia. Col tempo lo hanno accettato e hanno rispettato e supportato la mia scelta. Io ero molto decisa e determinata ad intraprendere questo percorso, perché sapevo che era la cosa giusta per me e perché da tempo rimandavo la mia felicità. Al tempo non parlavo molto del fatto che andassi dalla psicoterapeuta perché culturalmente è come ammettere di essere matti, però i miei amici più cari mi hanno sempre supportata e mi hanno vista rinascere.



Il mondo junior è pieno di ragazzi con genitori pressanti e staff al seguito:

É già difficile mantenere un equilibrio psicologico per le persone che conducono una vita normale, figuriamoci per un ragazzino sommerso da pressioni e aspettative. Io ci sono passata e so quanto è difficile giocare in queste condizioni. Spesso sono le persone intorno (allenatori, famigliari..) che proiettano su di noi i loro desideri, e improvvisamente i nostro sogni e la nostra vita diventano più loro che nostri. Ho alzato diverse coppe durante la mia adolescenza, ma nessuno quanto me sa come dentro stessi male e quanto dolore ci fosse dietro quelle vittorie.



La tua esperienza può essere utile per tanti ragazzi che soffrono di questo problema. Che cosa vuoi dire loro?

Sicuramente gli consiglio di consultare uno psicoterapeuta, perché molte persone non capiscono la gravità della situazione e pensa che sia una cosa passeggera e tu ti senti più solo che mai. L’attacco di panico è come un grido disperato del tuo corpo che ti dice che non puoi più andare avanti così, e bisogna ascoltarlo. Ha un’origine puramente psicologica ed è sintomo che c’è qualcosa che non va in te. Probabilmente la cosa più difficile è proprio chiedere aiuto, perché si ha l’idea che è una cosa da deboli, mentre trovo che sia una delle scelte più coraggiose e forti che si possano fare. Oltretutto l’idea che la società ha della figura dello psicologo è spesso erronea, mentre è semplicemente una persona che ti aiuta a guarire dalle tue ferite più profonde e ti aiuta a trovare la tua strada per la felicità.



Veniamo alla scelta del college americano. Come ci sei arrivata?

La scelta del college è arrivata molto per caso. Era marzo 2016 e avevo iniziato il mio percorso di psicoterapia da un mesetto. Avevo praticamente smesso di giocare (e in quel momento non avevo alcuna intenzione di riprendere) e mi stavo preparando alla maturità. Il mio futuro in quel momento prevedeva di iscrivermi all’università di Torino e fare la vita da studente normale. Ma dentro di me qualcosa rifiutava il fatto di smettere, e visto che avevo qualche college che mi scriveva da tempo ho pensato che magari sarebbe stato utile unire tennis e studio. Io però non sapevo nulla dei college, così ho contattato Claudio Pistolesi perché sapevo che lui si occupava di aiutare i ragazzi ad entrare al college, e ho chiesto informazioni. Sono andata a casa sua in Florida per 2 settimane per capire se era veramente la scelta giusta per me e dopo qualche giorno mi sono convinta che lo era. Così ho finito il liceo a luglio, ho fatto le valigie e ad agosto ero in America.



Che rapporto hai con Claudio Pistolesi?

Il mio rapporto con Claudio è fantastico, lui è davvero una persona e un allenatore eccezionale e sono immensamente felice di averlo incontrato. Siamo sempre in contatto e quando posso cerco sempre di andarlo a trovare in Florida e di passare del tempo con lui.



Raccontaci come si svolge una giornata tipo nel college e come si divide il tempo tra lezioni, svago e tennis:

Alcuni giorni alla settimana al mattino andiamo a lezione per qualche ora, di solito 2 o 3, e al pomeriggio ci alleniamo 4 ore, divise tra tennis e atletica, mentre altri giorni facciamo il contrario e prima ci alleniamo e dopo andiamo in classe. Di solito verso le 17 del pomeriggio abbiamo finito le attività, scolastiche e tennistiche, e passiamo il restante tempo a studiare. Io studio Psicologia ma seguo anche corsi di Filosofia. Nel tempo libero mi piace molto leggere, meditare e fare yoga, e stare con i miei amici, il tutto reso più semplice dal fatto che perché a parte molta natura, non c’è praticamente niente attorno a me nell’Arkansas! Durante il semestre autunnale siamo più libere nei weekend perché abbiamo meno competizioni, ci sono solo alcuni tornei del college, mentre è da gennaio fino a maggio che le cose si fanno toste. Tutti i weekend, tranne 2 in tutto il periodo, si compete (di solito due incontri) e viaggiamo spesso, riducendo di molto il tempo libero perché dobbiamo studiare. Però è anche la parte più divertente e lo scorso anno il tempo è volato. É davvero un esperienza unica giocare per la squadra.



Parlaci di questo Stato:

La zona in cui vivo è molto ricca e l’università sta crescendo di anno in anno, ma in generale l’Arkansas è uno stato povero. C’è poco da vedere a parte infinite distese di prati, anche se a me piacciono perché adoro stare in mezzo alla natura.



Ti mancano la tua famiglia, i tuoi amici?

I miei amici e la mia famiglia mi mancano molto, soprattutto quest’anno è stato un po’ più difficile partire. Però loro sanno che io qui sono felice e di conseguenza sono felici per me. Il college mi ha dato l’opportunità di unire due mie grandi passioni, il tennis e lo studio e questa cosa mi rende immensamente soddisfatta. Qui ho l’opportunità di essere completamente indipendente, anche a livello economico, e di crescere come persona ogni giorno. Il tennis è uno sport molto solitario e non è facile stringere amicizie nel circuito, e sicuramente una delle cose che mi piacciono di più del college è l’aspetto sociale. Sto facendo delle amicizie importanti e mi sto aprendo altre strade oltre al tennis e per questo è fondamentale.



Segui le vicende del tennis italiano? C’è un manipolo di ragazze che si sta affacciando alla ribalta; molte sono tue coetanee e ci avrai giocato contro: Trevisan, Paolini, Rosatello, Brescia:

Sì, seguo sempre il tennis e sono molto contenta che stiano andando alla grande!! Con molte di loro ho fatto tornei ed esperienze assieme e ci conosciamo da quando eravamo piccoline e so quanto è tosta salire, e auguro loro di continuare così!



L’anno scorso Cici Bellis si prese del tempo per decidere tra tennis e college per poi scegliere il primo. Una storia un po’ diversa, quanto ti senti di condividerla?

Io penso che ognuno abbia la propria strada e la propria storia, e non credo ci siano scelte giuste o sbagliate. E soprattutto penso che la scelta non sia tra “tennis e college,” perché andare al college non vuol dire assolutamente smettere di giocare. Prima dell’attacco di panico e il percorso di psicoterapia non prendevo neanche in considerazione il fatto di andare al college, e adesso sono qui a dire quanto sia fantastico. Non sai davvero mai dove ti porta la vita. L’unica cosa che posso dire è che sono tornata a giocare divertendomi. O forse per la prima volta ho veramente iniziato a divertirmi e apprezzare questo gioco, perché come ho detto in precedenza durante la mia adolescenza dentro di me il tennis era più una sofferenza che altro. Per me questa è la cosa più importante.



Quest’anno sei rientrata ed hai giocato match Pro con risultati positivi: nel WTA di Bol, dove hai avuto una wild card, hai portato al terzo set la Xnoll; a Maribor, partendo dalle quali, sei entrata nel MD ed hai portato al terzo la slovena Juvan; in Romania hai vinto le quali, anche con punteggi perentori, e poi ti sei imbattuta in una Bilardo onfire. Insomma Giulia, stai tornando? E cosa cambierà nel tuo approccio mentale oltre che tecnico?

Ho ancora tante cose da migliorare e recuperare, però sono sulla buona strada e i risultati di questa estate sono stati importanti per me. Faccio ancora molto errori non forzati e sicuramente questa è una cosa da migliorare. Ma soprattutto come approccio mentale vorrei affrontare la partita come un’opportunità di miglioramento e non come una mera questione di vittoria o sconfitta, bravura o incapacità.. Ho di recente letto il libro “Il gioco interiore del tennis” di Timothy Gallwey e l’ho trovato davvero illuminante a riguardo.



Mi hai anticipato sui gusti. Quali sono i tuoi film preferiti?

L’”Attimo fuggente” e “Will Hunting – Genio ribelle”



Il tuo concittadino di Moncalieri, Alessandro Baricco, scrive:
“Adesso che sono stato ad ascoltarlo, so che Agassi ha vissuto come giocava a tennis, cioè i piedi ben dentro al campo, ad aggredire la pallina mentre sale (tutti buoni a prenderla mentre scende), immaginando tutto a una velocità irragionevole e collezionando sciocchezze mostruose e invenzioni sublimi”.
Cosa ne pensi e quali sono una cosa sublime e una cosa irragionevole che tu hai fatto?

Penso che per me la cosa sublime e la cosa irragionevole coincidano: non aver smesso di giocare. Nonostante tutto quello che ho passato sono ancora qui, e trovo sia una cosa sublime, ma se ci penso è anche del tutto irragionevole. Il mio massimo desiderio è quello di continuare ad apprezzare questo gioco, dovunque esso mi porti.



Cosa sogni che il tennis possa darti?

Sognare? Allora, dopo il college ho intenzione di portare avanti la mia carriera e vorrei entrare nelle top 50 e perché no, vincere uno Slam. Io ci credo ancora.



E nella vita quali sono i tornei da vincere?

Mi piacerebbe molto aiutare altre persone, anche se non so ancora sotto che forma. Voglio vivere una vita semplice, e non mi importa molto di cosa farò, l’importante è che io faccia tutto con gioia. Il mio unico desiderio è quello di continuare ad essere felice.



Grazie Giulia della tua testimonianza: ci hai reso partecipi di passaggi dolorosi della tua vita e questa cosa non è da tutti. Allo stesso modo, a partire da oggi vorremo essere partecipi della tua felicità, che arrivino o no trofei. Per questo crediamo siano particolarmente importanti le parole di John Keating, protagonista del tuo film preferito “L’attimo fuggente”, nelle quali sicuramente ti riconoscerai a partire dal coraggio, il tuo coraggio.

“Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo sempre guardare le cose da angolazioni diverse. E il mondo appare diverso da quassù. Non vi ho convinti? Venite a vedere voi stessi. Coraggio! È proprio quando credete di sapere qualcosa che dovete guardarla da un’altra prospettiva. Anche se può sembrarvi sciocco o assurdo, ci dovete provare. Ecco, quando leggete, non considerate soltanto l’autore. Considerate quello che voi pensate. Figlioli, dovete combattere per trovare la vostra voce. Più tardi cominciate a farlo, più grosso è il rischio di non trovarla affatto. Thoreau dicemolti uomini hanno vita di quieta disperazione -, non vi rassegnate a questo. Ribellatevi! Non affogatevi nella pigrizia mentale, guardatevi intorno!”


Antonio De Filippo


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19 commenti. Lasciane uno!

ealesia (Guest) 01-09-2017 23:46

Bella persona,da oggi ha un tifoso in più 😉

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Fratello (Guest) 01-09-2017 21:54

@ ilpallettaro (#1939729)

I finti coach sono devastanti..

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ilpallettaro (Guest) 01-09-2017 17:02

i tornei junior sono devastanti proprio per le ragioni espresse da giulia.

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Shuzo (Guest) 01-09-2017 16:23

Scritto da marypierce

Scritto da Shuzo
Nella disgrazia ha avuto una grande fortuna: quella di aver trovato uno psicoterapeuta all’altezza, cosa per nulla scontata.
In genere chi fa questo mestiere, non desidera la guarigione del paziente, altrimenti non guadagnerebbe più.

Non condivido questo pensiero. Non so se è frutto di esperienza diretta, ma suona molto come uno di quei tanti pregiudizi e preconcetti sulla professione. Ti assicuro che di pazienti ce ne sono sempre tanti e il successo per un terapeuta è proprio portare il paziente a gestire ogni situazione in completa autonomia. Un abbraccio.

Non so se questo sia il tuo mestiere, ma per tanti terapeuti i soldi sono più importanti del successo professionale. E le testimonianze in proposito sono tantissime!
Certo, concordo che il successo del terapeuta sia la guarigione del paziente (o almeno così dovrebbe essere)!
Un abbraccio anche da parte mia!

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marypierce 01-09-2017 15:41

Scritto da Shuzo
Nella disgrazia ha avuto una grande fortuna: quella di aver trovato uno psicoterapeuta all’altezza, cosa per nulla scontata.
In genere chi fa questo mestiere, non desidera la guarigione del paziente, altrimenti non guadagnerebbe più.

Non condivido questo pensiero. Non so se è frutto di esperienza diretta, ma suona molto come uno di quei tanti pregiudizi e preconcetti sulla professione. Ti assicuro che di pazienti ce ne sono sempre tanti e il successo per un terapeuta è proprio portare il paziente a gestire ogni situazione in completa autonomia. Un abbraccio.

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+1: Furore
Shuzo (Guest) 01-09-2017 15:25

Fa molto piacere che questa ragazza sia riuscita a ritrovarsi. Tante altre persone, purtroppo, non sono state altrettanto fortunate.
Nella disgrazia ha avuto una grande fortuna: quella di aver trovato uno psicoterapeuta all’altezza, cosa per nulla scontata.
In genere chi fa questo mestiere, non desidera la guarigione del paziente, altrimenti non guadagnerebbe più.
Per sua fortuna lei è riuscita ad uscirne e adesso ha ricominciato a ricostruirsi una vita di valore. Brava Giulia!
P.S. Attenta perché il rischio di ricadute ci sarà sempre e in quei casi dovrai imparare a mantenere il tuo equilibrio anche in una situazione di panico. Ovviamente la cosa è alla portata dell’essere umano!

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-1: Furore, Luciano.N94
Jho (Guest) 01-09-2017 15:15

Bella intervista
Un grande in bocca al lupo a Giula..per tutto
Manca solo una cosa..il nome dell’allenatore che ha fatto danni.
Sarebbe giusto scriverlo e riscriverlo in modo da impedirgli di farne altri
Saluti

13
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+1: Mirko91
marypierce 01-09-2017 15:02

Forza Giulia. The best is yet to come. E non solo nel tennis.

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forzaschiavo (Guest) 01-09-2017 14:16

Brava Giulia!! Ti conosco di vista perché ti allenavi nel mio circolo qualche anno fa, sei bella brava e un gran ragazza cazzuta, ti auguro il meglio che tu possa desiderare!!

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biglebowski (Guest) 01-09-2017 13:33

Credo sia più facile affermarsi nello sport se si possiede quella che vorrei chiamare una sana ignoranza se il termine può rendere l’idea.
Personalità più complesse e riflessive trovano spesso scogli maggiori.
Il college rimane sempre un piano b interessante se manca quel quid che ti proietta nel professionismo puro, specie per le ragazze che hanno più facilità di accesso a borse di studio parziali o totali.

10
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Peppo81 (Guest) 01-09-2017 13:30

Io auguro a Giulia di essere felice ogni giorno, le auguro di stare bene al college, di studiare le sue passioni psicologia e filosofia, di condividere belle esperienze con nuovi amici, di giocare, di divertirsi giocando e migliorare e spero possa vincere qualche torneo nel futuro per gioire, per soddisfazione e amore per la vita. Io vado in psicoterapia e adoro Kierkegaard quindi questa intervista mi colpisce e gli auguri vengono dal cuore. Oltretutto Giulia è molto carina e ha una personalità forte. Forza!!!!

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+1: marypierce, Marcus91
cataflic (Guest) 01-09-2017 13:19

Un coach un giorno disse :”la differenza tra tennisti e tenniste è che un uomo deve giocare bene per stare bene , mentre una donna deve stare bene per giocare bene… “

8
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Rare99 (Guest) 01-09-2017 12:37

Bravo Antonio,mi ha rammentato un docente che mi ha insegnato che è responsabilità del maestro di aiutare a crescere prima la persona dell’atleta. Complimenti

7
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+1: marypierce
Luciano.N94 01-09-2017 12:32

Intervista veramente molto bella, Giulia ne ha passate tante, avrebbe meritato risultati migliori rispetto a quelli ottenuti e mi dispiace tanto che abbia sofferto, si vede che è una brava ragazza. Sono felice che abbia trovato la sua dimensione in questo mondo e che si diverta. Spero in futuro di vederla lottare su un campo da tennis importante, visto che sul campo importante della vita ci ha già lottato e vinto. Forza Giulia! Ti seguo sempre con piacere!

6
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Rare99 (Guest) 01-09-2017 12:32

Nell’intervista,bravo Anton

5
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Obione (Guest) 01-09-2017 12:23

Molto interessante……..per molti…..

Consiglio Gallwey Il gioco interiore del tennis a chi volesse leggere un libro interessante.

4
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oscar rabago 01-09-2017 12:21

¡¡ Bravo Giulia !! bella nota

3
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Fratello (Guest) 01-09-2017 12:18

La tennista del ’96 con la testa da giocatrice vera.. auguri per tutto..

2
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Tiziano P 01-09-2017 12:09

Povera Giulia ne ha passate tante….l’importante è che ora sia felice

1
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