Il tennis femminile investe sulle coach: a Roma nasce una nuova alleanza tra FITP e WTA
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Gli Internazionali BNL d’Italia 2026 non sono soltanto campo, partite e grandi campioni. A Roma è stato presentato anche un progetto di grande valore per il futuro del tennis femminile: una collaborazione tra la WTA e la Federazione Italiana Tennis e Padel per favorire la crescita, la formazione e l’inserimento di un numero sempre maggiore di donne nel mondo del coaching di alto livello.
Alla conferenza stampa erano presenti il presidente FITP Angelo Binaghi, Ashley Keber per la WTA, Nicole Pratt, Tathiana Garbin e Roberta Vinci. Un parterre significativo, che ha raccontato il senso di un’iniziativa pensata per aprire porte, creare opportunità e valorizzare competenze spesso rimaste ai margini del circuito professionistico.
Binaghi ha espresso gratitudine alla WTA per aver condiviso con la Federazione questo percorso, sottolineando con orgoglio il cambiamento avvenuto negli ultimi anni nel sistema italiano di formazione di giocatori e allenatori. L’obiettivo, ha spiegato, è produrre non solo grandi tennisti e grandi tecnici, ma anche persone preparate, educate e capaci di rappresentare valori positivi. Non è mancata una battuta su Roberta Vinci e il suo leggendario rovescio a una mano, con riferimento ironico alla possibilità di premiare chi riuscirà a trasmettere davvero quel colpo alle nuove generazioni.
Ashley Keber ha illustrato la nascita e la crescita del progetto WTA. “Quattro o cinque anni fa avevamo un’idea: creare più opportunità per le donne di allenare al massimo livello nel circuito. Da lì è nato un programma reale, che permette alle coach di vivere l’esperienza del tour, affiancare altri allenatori e mostrare le proprie capacità”.
Il dato più significativo riguarda la crescita della presenza femminile nel coaching: quando il programma è partito, le donne rappresentavano appena il 5-6% degli allenatori di alto livello nel circuito; oggi la quota si avvicina al 20%. Un progresso importante, reso possibile anche da figure come Nicole Pratt e da partnership strategiche con federazioni nazionali. Keber ha definito speciale il lancio in Italia, “un Paese con una cultura tennistica così ricca, profonda ed entusiasta”.
Nicole Pratt ha insistito sul valore della comunità e della diversità. Secondo l’australiana, le coach donne possono portare qualcosa di diverso senza che questo sminuisca il lavoro degli uomini. “Molte giocatrici non hanno mai avuto l’opportunità di lavorare con allenatrici donne. Quando parliamo della vita nel tour, noi possiamo dire di aver camminato nelle loro stesse scarpe. Abbiamo vissuto quasi tutto quello che vivono loro, e questo dà fiducia e forza”.
Pratt ha poi evidenziato come il programma possa cambiare la traiettoria professionale di tante donne: “Quando entrano in questo percorso, molte coach stanno solo grattando la superficie del proprio potenziale. È incredibile vedere quanto crescano in fiducia e convinzione. Spesso sentono che la porta è chiusa: questo programma la apre”.
Tathiana Garbin ha posto l’accento su coraggio, inclusione e formazione. La capitana azzurra ha richiamato un concetto chiave: per avere giocatrici di talento servono allenatori di talento, e per avere allenatori di talento servono studio, preparazione e cultura del lavoro. L’ambizione è quella di vedere sempre più donne capaci di arrivare ai massimi livelli, anche nel circuito maschile, come già accaduto con esempi importanti quali Amélie Mauresmo.
Roberta Vinci, dal canto suo, ha ringraziato la Federazione per l’opportunità e ha ricordato il suo percorso da giocatrice: tante volte in maglia azzurra, una finale allo US Open, cinque titoli Slam in doppio. Ma ha anche ammesso che la carriera da coach è un’altra storia: “Come allenatrice ho ancora tanto da imparare”. Proprio per questo, programmi di questo tipo diventano fondamentali anche per ex campionesse con grande esperienza, ma desiderose di costruire una nuova competenza.
Nel finale si è parlato anche degli alti e bassi spesso presenti nei match femminili. Nicole Pratt ha indicato l’intelligenza emotiva come una delle qualità più importanti che una coach può trasmettere: “Per rendere dal primo all’ultimo punto bisogna saper controllare le emozioni. Le allenatrici donne hanno una forza particolare nel capire la persona, ciò che la motiva e come affronta i momenti difficili”.
Pratt ha aggiunto che nel tennis femminile il servizio incide in modo diverso rispetto al circuito maschile: “Nel tennis maschile spesso puoi contare su due punti gratis al servizio. Nel femminile il servizio non è dominante allo stesso modo, quindi bisogna lottare e lavorare di più. Se perdi il momentum, fermarlo diventa complicato”.
Ashley Keber ha infine fornito i numeri del progetto: quest’anno il programma conta 44 diplomate in 18 Paesi, con l’obiettivo di aggiungerne altre 39 entro fine anno e arrivare a 29 nazioni coinvolte. L’ingresso dell’Italia può accelerare ulteriormente questa crescita.
Roma, dunque, non celebra solo il grande tennis giocato. Con questa iniziativa, il Foro Italico diventa anche un luogo di costruzione del futuro: più donne in panchina, più competenze nel circuito, più opportunità per chi vuole trasformare esperienza, passione e studio in una carriera da coach di alto livello.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Angelo Binaghi, Notizie, Roberta Vinci

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A quando una anche per quelli maschi?
…e non dimentichiamo i bambini africani!!!