Petchey frena Alcaraz: “Miami potrebbe essere il torneo che non rivincerà”
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Il Miami Open continua a rappresentare un piccolo grande paradosso nella carriera di Carlos Alcaraz. Dopo il titolo conquistato nel 2022, il numero uno del mondo non è più riuscito a sollevare il trofeo in Florida e, anno dopo anno, il torneo sembra essergli diventato sempre più indigesto.
Nonostante il talento e il livello dello spagnolo facciano pensare che prima o poi possa tornare a trionfare anche a Miami, non tutti nel mondo del tennis sono così convinti. C’è infatti chi ritiene che, per come è costruito oggi il calendario ATP, questo possa addirittura diventare il torneo che Alcaraz non vincerà mai più.
Il parere forte di Mark Petchey
A esprimere questa teoria è stato Mark Petchey, ex giocatore e allenatore di Andy Murray tra il 2005 e il 2006, oltre che recentemente vicino a Emma Raducanu a Indian Wells. Una voce autorevole, dunque, che nel podcast The Big T di Tennis Channel ha spiegato perché, a suo avviso, Miami possa continuare a essere un ostacolo complicatissimo per il murciano.
“Credo che la stagione tennistica sia piuttosto difficile. E penso che ci dimentichiamo di quanto Carlos sia giovane. E dopo aver completato il Career Grand Slam, andare poi in Medio Oriente e poi giocare a Indian Wells…”.
Da qui la conclusione, molto netta: “Onestamente, ed è ovvio che qui abbia già vinto in passato, questo potrebbe essere il torneo che non vincerà mai più, semplicemente per colpa del calendario”.
Un rendimento in calo dopo il titolo del 2022
Guardando ai risultati, la riflessione di Petchey trova almeno un appiglio concreto. Dopo il successo del 2022, infatti, Alcaraz non è più riuscito a trovare la sua versione migliore a Miami.
Nel 2023 si fermò in semifinale contro Jannik Sinner, in una delle sfide più belle giocate tra i due fino a quel momento. Nel 2024 si arrese ai quarti di finale contro Grigor Dimitrov, autore di una prestazione di livello altissimo. Nel 2025 arrivò invece quella che lui stesso definì una sorta di punto più basso, con l’eliminazione al secondo turno contro David Goffin. E in questa edizione del 2026, il cammino si è interrotto già al terzo turno contro Sebastian Korda, in una partita vissuta con evidente nervosismo.
Il quadro che emerge è chiaro: da quando ha vinto il torneo, Alcaraz non è più riuscito a esprimere in Florida il tennis dominante mostrato altrove.
Andrea Petkovic: “Indian Wells gli si adatta meglio”
Nel dibattito è intervenuta anche Andrea Petkovic, ex numero 9 del ranking WTA. Pur senza arrivare alla durezza di Petchey, anche la tedesca ha sostenuto che il gioco di Alcaraz sembri adattarsi meglio a Indian Wells che a Miami.
“Alcaraz renderà sempre meglio a Indian Wells, e il suo gioco si adatta di più a Indian Wells perché il suo potente diritto lì risalta davvero”.
Petkovic ha poi allargato il discorso alla difficoltà generale del cosiddetto Sunshine Double, cioè la doppietta Indian Wells-Miami: “Quindi se vince Indian Wells o ci arriva molto avanti, poi deve venire a Miami ed è già stanco. Per questo è così difficile vincere il Sunshine Double. E adesso è ancora più difficile di prima”.
Il calendario come vero nemico
È proprio questo il cuore della questione. Più che una difficoltà tecnica specifica con le condizioni di Miami, il vero problema potrebbe essere la posizione del torneo all’interno del calendario. Arrivare in fondo a Indian Wells richiede un grande dispendio fisico e mentale, e subito dopo bisogna ripresentarsi a Miami con pochissimo margine per ricaricare energie.
A questo si aggiunge un altro elemento non secondario: la stagione sulla terra battuta è ormai alle porte, con il Masters 1000 di Monte-Carlo in arrivo appena una settimana dopo la finale di Miami. Una sequenza così serrata rende ancora più complicato per i big reggere due settimane consecutive di altissimo livello sul cemento americano senza pagare qualcosa.
Ma con Alcaraz non si può mai chiudere il discorso
Eppure, parlare di Miami come di un torneo “chiuso” per Alcaraz sembra comunque rischioso. Perché, nonostante le difficoltà recenti, lo spagnolo ha solo 22 anni e ha già dimostrato più volte di saper smentire qualsiasi teoria troppo definitiva su di lui.
Il suo talento, la sua capacità di adattarsi e la sua attitudine a imparare anche dalle sconfitte rendono difficile immaginare che un torneo possa davvero restargli precluso per sempre. Certo, il calendario può pesare, e forse Indian Wells continuerà a essergli più favorevole. Ma escluderlo a priori da Miami sarebbe probabilmente un errore.
Per ora resta il dato di fatto: dal 2022 in poi, il torneo della Florida non gli ha più sorriso. Ma se c’è un giocatore che ha già dimostrato di poter cambiare rapidamente la storia di un torneo, quello resta ancora Carlos Alcaraz.
Marco Rossi
TAG: Carlos Alcaraz, Mark Petchey

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