Grandi manovre nel calendario: ATP avrebbe riacquistato le licenze di 4 tornei 250 e sarebbe in trattativa con Buenos Aires e Acapulco, con il supporto dei fondi sauditi
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“Una vera e propria operazione di mercato, pensata per ridisegnare il calendario del circuito maschile, sta entrando nel vivo. Dopo il riacquisto, finanziato dall’ATP Tour, delle licenze di quattro tornei minori, SURJ, il braccio sportivo del fondo sovrano saudita, sta sostenendo ulteriori possibili riacquisizioni”. Così inizia un interessante articolo pubblicato su The Athletic che, grazie a varie fonti, ha ricostruito gli ultimi mesi di movimenti da parte dell’ATP per riorganizzare in modo sostanziale il calendario dal 2028, quando l’ingresso del decimo Masters 1000 in Arabia Saudita necessita una importante revisione del mese di febbraio. Ma anche dell’autunno, quando dovrebbero essere ricollocati alcuni eventi e per venire incontro alla richiesta pressante dei giocatori di accorciare l’annata per ottenere una off-season più lunga (di almeno 2 settimane). La strategia di Andrea Gaudenzi, Presidente dell’ATP, è nota da tempo col suo progetto One Vision, e ben illustrata lo scorso novembre a Torino in una conferenza stampa dettagliata: il tour sarà sostenuto dagli eventi Premium, i Masters 1000, che potranno non piacere a tutti i giocatori per la loro lunghezza ma che consentono di generare introiti importanti e così sostengono tutta l’annata, con una distribuzione 50% 50% dei guadagni, assai incrementati negli ultimi anni. Per questo il calendario attuale, troppo affollato e in certi passaggi poco logico, necessita di una revisione profonda e l’unica strada possibile è quella di un riacquisto delle licenze stesse da parte dell’ATP, in modo che si possano operare spostamenti e cancellazioni. Ma non è una strada facile, poiché sul tavolo ci sono contratti pluriennali assai pesanti e lunghi, con alcune parti in causa decise a far valere i propri diritti e non cedere alle richieste dell’ATP. Per esempio a Basilea hanno rispedito al mittente la richiesta di acquisto della licenza, e non sono i soli.
Secondo quanto riporta The Athletic (sezione sportiva del New York Times), citando fonti in loro possesso, “l’ATP lo scorso anno ha riacquistato le licenze del Chengdu Open e dell’Hong Kong Open, due tornei autunnali in Cina. L’ATP ha inoltre ripreso il controllo di altri due tornei autunnali di categoria 250: il Moselle Open di Metz, in Francia, e la Kremlin Cup di Mosca (non disputata dal 2022 dopo l’invasione russa dell’Ucraina). Tutte e quattro le operazioni sono state finanziate direttamente dall’ATP. Il Tour ha anche approvato la vendita dell’European Open, attualmente disputato a Bruxelles e di proprietà di Tennium, alla federazione italiana a condizione che il torneo venga spostato dalla fine della stagione alla parte centrale e che si passi dal cemento all’erba come superficie di gioco, secondo due fonti. Una terza fonte ha precisato che l’accordo non è ancora definitivo, ma molto vicino alla chiusura. Sono previste ulteriori operazioni: l’ATP sta trattando per riacquisire le licenze dell’Argentina Open (ATP 250) di Buenos Aires e dell’Abierto Mexicano (ATP 500) di Acapulco. Queste e altre eventuali acquisizioni future sarebbero finanziate da SURJ, il veicolo di investimenti sportivi del Public Investment Fund saudita. Entrambi i tornei si disputano a febbraio, periodo in cui ATP e SURJ vogliono collocare il nuovo Masters 1000 in Arabia Saudita”.
Lo sforzo economico è importante: le riacquisizioni e la seguente riorganizzazione costeranno centinaia di milioni di dollari. Le prime offerte erano nell’ordine di 15-20 milioni per le licenze dei 250 e 35-45 milioni per i 500, ma per questi ultimi il prezzo finale potrebbe essere molto più alto, sempre secondo The Athletic, arrivando a sfiorare il doppio di quanto preventivato. L’investimento di SURJ diventa quindi necessario a finanziare la riorganizzazione del calendario, compreso il riacquisto strategico delle licenze. Il piano dell’ATP prevede una stagione guidata dai quattro Slam, indipendenti rispetto alla stessa ATP, e da 10 tornei Masters 1000: 7 di questi saranno obbligatori e dureranno 12 giorni, senza eventi concorrenti; uno sarà obbligatorio ma di una settimana (Parigi indoor), mentre altri due saranno non obbligatori, sempre senza concorrenza diretta (Monte Carlo e il nuovo mille in Arabia Saudita). Sotto questo livello saranno in calendario 16 tornei ATP 500 distribuiti su otto settimane esclusive, con due eventi in contemporanea, e massimo 24 tornei ATP 250 distribuiti su dieci settimane.
Questa la visione finale, l’obiettivo da raggiungere e per questo è necessaria una razionalizzazione complessiva e diversi spostamenti. “Questa strategia rappresenta anche un ulteriore passo nel progetto dell’Arabia Saudita per diventare un protagonista nel tennis professionistico, progetto avviato dopo la pandemia quando il circuito aveva subito forti perdite economiche” si legge nel commento dagli USA. “Nel 2024 il fondo sovrano saudita ha proposto investimenti per oltre un miliardo di dollari nel tennis. Parte di questi fondi è già entrata nel circuito tramite sponsorizzazioni delle classifiche e delle Finals WTA a Riyadh. L’obiettivo saudita però era ospitare grandi tornei completi maschili e femminili. Con la WTA non è stato trovato un accordo, mentre con l’ATP è arrivata la licenza per un nuovo evento non obbligatorio con tabellone a 56 giocatori”.
È stato confermato che i Sauditi spingevano per ottenere il nuovo Masters 1000 a gennaio, prima degli Australian Open. Tuttavia Tennis Australia (guidata da Craig Tiley, ora passato alla USTA) si è opposta fermamente al progetto, forte del mese intero di tornei nel continente e del gradimento dei giocatori. Quindi da gennaio ci si è spostati a febbraio, mese assai affollato e caotico, con eventi tra Europa, America Latina, Nord America e Medio Oriente. Un mese molto interessante da un certo punto di vista, ma complicato e con già due eventi nell’area, Dubai e Doha. Proprio questi due tornei, interpellati da ATP e fondi sauditi, non hanno ceduto di un millimetro, forti delle proprie risorse economiche non indifferenti. Quindi l’ATP si è rivolta altrove, muovendosi su tornei e licenze più “deboli” e anche meno appetibili per i giocatori.
Ancora resta da chiarire se l’azione congiunta di ATP e fondi sauditi riusciranno a acquistare altre licenze, oltre alle trattative già in corso in Argentina e Messico. Sembra quindi confermato che la “vittima sacrificale” della riorganizzazione saranno i tornei in Sud America: con un mese di febbraio concentrato in Medio Oriente, chissà che non venga proposto un nuovo spostamento in autunno (come era in passato), magari in contemporanea ai tornei in Cina. E che fine faranno tornei come Rotterdam, con grande tradizione, ma attualmente in un periodo che sarà dominato da tre settimane in Medio Oriente? E Dallas negli States? Magari passerà in autunno? La leg di tornei in Nord America prima di Indian Wells è destinata a rimanere (vedi anche Acapulco e Delray Beach) oppure ci sarà uno stravolgimento anche questi tornei? Le manovre politiche e strategiche sono in pieno svolgimento. La sensazione è che stavolta ATP e i sauditi, ormai a braccetto nella riorganizzazione dell’annata tennistica dal 2028, vogliano arrivare fino in fondo e che alcuni mesi del rinnovato calendario saranno molto diversi, con importanti sacrifici e sopportando un costo molto alto sia a livello meramente economico che di immagine. Come le immagini degli stadi pieni in Argentina e Brasile, che rischiano fortemente di diventare lontano ricordo.
Marco Mazzoni
TAG: Andrea Gaudenzi, ATP, ATP Acapulco, ATP Buenos Aires, Calendario ATP, fondi sauditi, Marco Mazzoni, riacquisto tornei

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6 commenti
Quando un master 500 a Torino?
Cancellare il Sudamerica è un errore imperdonabile.
Sino a che ci sarà il Governo Fascio-Sovranista l’Italia sarà considerata poco affidabile, qualunque cosa faccia Binaghi. Se questo Governo (ed obbiettivamente per ragioni molto più serie) cadesse, si riaprirebbero i giochi.
Dopodichè continuo a pensare che negli Stati Uniti, in Francia ed in Cina continuino ad esserci troppi tornei, che i tornei in Sudamerica siano mal collocati, e che dovrebbe esserne organizzato uno anche in Africa centro meridionale.
Arabi …., sono la rovina del tennis
Binaghi in tutto questo spero abbia una visione da stratega a medio termine: cominciare a portare a casa un risultato (pur con la assurdità di un torneo su erba! …a Milano!!!) per poi negli anni a venire, una volta consolidati pubblico ed interesse intorno al nome del torneo, fare la mossa logicamente conseguente, spostandolo al coperto ed in un periodo differente.
Lasciare il Brasile e, soprattutto, l’Argentina, senza tornei di prima fascia, per prostituirsi in cambio di petrodollari…che schifo!