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Cahill racconta Sinner: “Non è un robot, è un campione curioso e consapevole. Vagnozzi? La voce tecnica del team”. “Dopo Monte-Carlo Jannik ci ha detto che stava bene fisicamente e, vista la fiducia con cui stava giocando, abbiamo deciso di andare anche a Madrid”

11/05/2026 12:05 4 commenti
Darren Cahill nella foto - Foto Getty Images
Darren Cahill nella foto - Foto Getty Images

Darren Cahill è una delle menti principali dietro l’ascesa di Jannik Sinner. Insieme a Simone Vagnozzi, il tecnico australiano ha costruito un equilibrio prezioso attorno al numero uno azzurro, accompagnandolo in un percorso di crescita sempre più solido anche sulla terra battuta. In un’intervista a La Gazzetta dello Sport, Cahill ha raccontato alcuni aspetti meno conosciuti del campione altoatesino, respingendo con forza l’etichetta di “robot” spesso associata al suo modo di stare in campo.

Secondo Cahill, ciò che colpisce di più di Sinner è la sua consapevolezza. “Sa qual è il suo posto nel tennis e nella vita. Nel tennis è importante, nella vita quotidiana non così tanto. Fa qualcosa che ama, ma sa che esistono cose più importanti che colpire una pallina. Per questo riesce a restare umile e con i piedi per terra. Credo che questo derivi in gran parte dall’educazione ricevuta dai suoi genitori”.

Un altro tratto che Cahill evidenzia è la curiosità. Sinner, racconta il suo coach, non si limita ad ascoltare chi vuole conoscere qualcosa di lui, ma spesso ribalta la conversazione: “Quando è in un gruppo, tutti vogliono sapere qualcosa da lui, ma alla fine trova il modo di bombardare gli altri di domande. Sullo sport, sulla vita, sulla gestione della pressione, sulle relazioni o su qualunque altro tema. Vuole imparare da persone che hanno vissuto esperienze che lui potrebbe vivere in futuro. Vuole essere preparato”.
Cahill rifiuta poi in maniera netta la definizione di Sinner come giocatore “robotico”. “Non lo è affatto. C’è una parte di lui che ama il pericolo, anche se in campo si vede poco, perché durante il match ha un computer interno che lavora continuamente. Calcola le probabilità di vincere il punto scegliendo un colpo meno rischioso, ed è una caratteristica dei grandi vincenti”. Fuori dal campo, però, il discorso cambia: “Gli piacciono le corse, la velocità, l’adrenalina. Ma queste due anime si uniscono in un giocatore incredibilmente professionale: allenamento, alimentazione, riposo. Ogni volta entra in campo con l’obiettivo di crescere e migliorare. Per questo è un campione”.

Per Cahill, la forza di Sinner sta anche nella capacità di imparare da ogni situazione, non soltanto dalle sconfitte. “Possiede un talento speciale, qualcosa che noi allenatori non possiamo insegnare. È una spinta interiore che lo porta a voler apprendere da tutto. Jannik non impara solo dalle sconfitte, ma anche dalle vittorie. Vince o perde, guarda tutto con la stessa domanda: ‘Come posso migliorare oggi?’. Questa è la sua vera forza”.
L’australiano ha poi spiegato il rapporto di lavoro con Simone Vagnozzi, definendolo il vero allenatore principale del progetto. “Il motivo per cui la nostra relazione funziona così bene è che i ruoli sono abbastanza definiti, anche se si intrecciano in molti aspetti. Parliamo di tutto ciò che riguarda Jannik, dal punto di vista tecnico ed emotivo. Simone ha una visione tecnica straordinaria, migliore della mia. Riesce a vedere dettagli del gioco che pochissimi allenatori colgono, e li vede molto presto, con grande chiarezza”.

Tra i meriti principali di Vagnozzi, Cahill indica soprattutto l’evoluzione del servizio. “Simone è stato straordinario nei piccoli cambiamenti introdotti nel gioco di Jannik. Il servizio è l’esempio più evidente, e i dati confermano il lavoro fatto su questo colpo, diventato ormai uno dei migliori del circuito. Simone sa scegliere il momento giusto per trasmettere un messaggio: capisce quando Jannik vuole ascoltare e quando invece bisogna lasciargli risolvere i problemi da solo. Simone è la voce”.

Cahill chiarisce anche il proprio ruolo all’interno del gruppo: “Io devo curare la cultura del team e assicurarmi che tutti comunichino bene. Ognuno conosce il proprio ruolo e l’obiettivo per cui stiamo lavorando. Questa è la nostra forza e ciò che dà a Sinner grande serenità”.
Sul peso di essere numero uno del mondo, Cahill sottolinea la maturità dell’azzurro: “Il tennis espone a molte pressioni fin da giovani, ma la responsabilità di essere numero uno è meravigliosa. Jannik gestisce molto bene anche il fatto di essere così amato e seguito in Italia. Ne è molto orgoglioso”.

Resta aperto, invece, il tema del futuro del rapporto tra Cahill e Sinner. “Vedremo. Non pensavo che avrei allenato Jannik nel 2026, e invece eccomi qui. Per ora il mio obiettivo è fare il miglior lavoro possibile per lui e per il team. Alla fine della stagione parleremo, come abbiamo fatto l’anno scorso, e decideremo con serenità. Una cosa però posso assicurarla: Sinner sarà il mio ultimo giocatore come allenatore”.

Intanto anche Simone Vagnozzi, intervenuto su Sky Sport durante i primi game del match tra Elisabetta Cocciaretto e Iga Świątek, è tornato sulla gestione del calendario e sulla scelta di giocare tutti e tre i Masters 1000 sulla terra. “Prima dell’inizio dell’anno facciamo un calendario di massima. Quest’anno il dubbio più grande è stato dopo Monte-Carlo: giocare o saltare Madrid. Nel corso dell’anno ci adattiamo alle sue condizioni fisiche e ai feedback che ci dà Jannik, cercando insieme la decisione migliore”.

La vittoria a Monte-Carlo e le buone sensazioni fisiche hanno poi indirizzato la scelta: “Dopo Monte-Carlo Jannik ci ha detto che stava bene fisicamente e, vista la fiducia con cui stava giocando, abbiamo deciso che la cosa migliore fosse continuare e andare anche a Madrid”.
Una gestione costruita sui dettagli, sull’ascolto e sulla fiducia reciproca. Esattamente gli elementi che, secondo Cahill, spiegano la grandezza attuale di Sinner: non un robot, ma un campione capace di unire razionalità, ambizione e una curiosità continua verso tutto ciò che può renderlo migliore.



Francesco Paolo Villarico


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4 commenti

Grigor Dimitrov (Guest) 11-05-2026 12:49

Come diceva un cartello al Foro Italico: Grande Vagnozzi, orgoglio ascolano!

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Ziocarlo (Guest) 11-05-2026 12:46

Bellucci è questo o bene bene o male male…oggi la seconda

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Italo (Guest) 11-05-2026 12:27

Ma… Cahill rimarrà?
Più che coach la sua funzione è quella di amico

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Lorenzo (Guest) 11-05-2026 12:14

Non è un robot.

Ok.

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