Troppi infortuni nel tennis? La ricetta di Macci (ex coach Williams): “Il gioco è troppo fisico, è tempo che anche negli Slam si giochi al meglio dei tre set”
68 commenti
Gli infortuni nel tennis sono ormai una severa consuetudine per tanti, troppi giocatori, inclusi quelli di vertice, stressati oltremodo da un gioco davvero pesante per i fisici. Il tema delle ultime settimane è l’infortunio di Alcaraz, ma non solo: tutti i migliori sono costretti a centellinare gli sforzi e le presenze per arrivare nelle migliori condizioni possibili nei massimi appuntamenti. Una situazione che stimola importanti riflessioni e che ha spinto lo storico coach Rick Macci, mentore delle sorelle Williams da giovani, a una proposta drastica: portare gli incontri al maschile nei tornei dello Slam al meglio dei tre set. Macci ne ha parlato scrivendo sui social in risposta ad una discussione sugli infortuni dei big.
“Mi è stato chiesto di parlare di tutti gli infortuni nel circuito e negli Slam,” scrive Macci. “Il tour oggi è molto diverso rispetto al passato. I viaggi e gli impegni obbligatori hanno raggiunto un altro livello, sono praticamente il doppio rispetto al passato. Ma la vera variabile è la fisicità di entrambi i circuiti, soprattutto di quello maschile: gli atleti, le racchette, le corde e le palline… Tutto è più dinamico, più esplosivo e più violento. Giochi al meglio dei cinque set per restare in vita nel torneo, poi devi rifarlo ancora, e magari ancora una volta. Di conseguenza, il rischio di infortunio aumenta.”
E da qua la proposta radicale: “Gli Slam dovrebbero disputarsi due set su tre, con un super tiebreak a 10 punti nel terzo set. È il momento di voltare pagina”. Macci non è il solo ad aver proposto questa idea, che tuttavia avrebbe un impatto per così dire limitato alle otto settimane in stagione dedicate ai tornei del Grande Slam. Avrebbe davvero un peso nel corso della stagione, o forse non sarebbe meglio ripensare al tipo di gioco ormai imperante sul tour, terribilmente stressante per i tennisti?
Mario Cecchi
TAG: infortuni, Rick Macci, Tornei dello Slam

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@ Silvio (#4607122)
Beh, diciamo che il tuo è il racconto semplificato di quello che vediamo del tennis…credo che “dietro le quinte” il discorso sia molto più complesso, in termini di preparazione, strategie e anche proprio innovazioni se non vere e proprie invenzioni, visto che l’effetto sorpresa è determinante in uno sport che si sta rivelando quasi più complesso e impegnativo a livello mentale che fisico
Una battuta ed una considerazione seria:
La nostalgia di taluni per i bei tempi in cui almeno la palla si vedeva, potrebbe, dico potrebbe, avere origini oftalmologiche.
Per il resto, Sinner non ha inventato nulla, è solo l’interprete attualmente più efficace di un nuovo modo di giocare basato sul miglioramento innegabile di prestazioni fisiche e conoscenze tecnico-tattiche. Lo vediamo in TUTTI gli sport. Mettici dietro un talento eccezionale (Sinner farebbe benissimo in tanti sport) e il gioco è fatto. Nessun dubbio che i giocatori cresciuti con lui o dopo di lui stiano prendendo la stessa strada e la competizione ci sarà.
@ tinapica (#4606959)
Ma caro Tina, non è colpa mia se adesso chi vince sono i Sinner e non i Musetti, non sono io che ho determinato e strutturato il tennis attuale basato su potenza e velocità…ma li sente i commentatori tv, cosa hanno giustamente evidenziato negli scambi vincenti di Jannik con l’irriconoscibile Zverev? Le due palle smorzate che più o meno avrà fatto o i colpi in accelerazione depositati esattamente nell’ultimo millimetro di campo, quelli cui non si risponde neanche facendo miracoli? Capisco il suo attaccamento ai tempi che furono ma la realtà adesso è questa, anche sul rosso abbiamo visto scambi di una potenza e intensità da non vedere neanche la palla e chi non si adegua non sopravvive e già vediamo come l’interprete attuale più perfetto di questo tennis incalzante, giocato d’anticipo, tanto da essere stato definito, e non da me, preciso come un computer, ossia Sinner, finisce per non avere avversari, tanto che ci auguriamo, per vedere qualche match un po’ più combattuto, che arrivi qualcun altro almeno con la sua stessa capacità di un gioco pressante, veloce, intenso per tentare di almeno scalfire questa sua capacità di lasciare fermi e basiti gli avversari…tutto bello, elegante, suadente quello che lei ha scritto ma mi ha rimandato a quell’atmosfera patinata da “Piccolo mondo antico” che credo lascerebbe perplessi e dubbiosi persino e soprattutto i protagonisti attivi di questo sport
@ Zagor (#4607063)
Ma sai, io sono tifosa sfegatata di Novak, che è l’uomo dei record anche e proprio per questa sua capacità fisica e mentale di vincere anche recuperando sotto di 0 set a 2, e pure con ragazzi delle generazioni subentrate alla sua, dove già aveva brillato…il problema è che qualcosa evidentemente è cambiato nella testa e nel fisico proprio di queste nuove generazioni e, se una defezione prematura non fa testo, 4,5 e più diventano appunto una situazione problematica da affrontare, che pone quesiti sull’opportunità di un tennis che, chiedendo gli stessi confronti dei periodi precedenti, non provochi solo le emozioni che tanto attraggono chi guarda dal divano o sugli spalti ma anche i rischi per i protagonisti di questo sport che si stanno sfaldanfo e sfaldandosi levano pathos a tutti i tornei, non solo agli Slam…e sinceramente quello che ho visto a Madrid dai quarti in poi mi ha rappresentato una prospettiva di attrattiva agonistica tutt’altro che stimolante
@ Annie3 (#4606161)
Capisco il discorso sulla fatica, ma è proprio lì che il 3 su 5 diventa qualcosa di unico e prezioso. Non è solo resistenza fisica: è gestione mentale, adattamento, capacità di cambiare partita più volte. È quello che ha reso epiche certe sfide, dove non vince solo il più forte ‘in giornata’, ma chi sa restare lucido per ore. Negli altri sport che citi lo sforzo è intenso ma concentrato; nel tennis Slam invece c’è una componente di logoramento progressivo che fa parte dell’identità stessa di questo livello. Togliere il 3 su 5 significa avvicinare troppo gli Slam al resto del circuito, perdendo quella dimensione quasi ‘maratona’ che li rende diversi. Sul tema calendario e condizioni sono d’accordo: lì si può e si deve intervenire. Ma il formato lungo non è una tortura gratuita, è una selezione sportiva che premia completezza, non solo esplosività. E proprio perché oggi il livello medio è altissimo, il 3 su 5 serve ancora di più per far emergere davvero il migliore, non solo il più brillante per due ore.
@ tinapica (#4606961)
10 – 15 ANNI, ovviamente… non secoli (ma neanche mesi…)
Purtroppo quel che mi fa inorridire è leggere una cospicua fetta, minoritaria ma molto rappresentativa, di commenti assolutamente favorevoli a questa deriva distruggi-tennis.
E qui non siamo, almeno per la maggior parte, tra chi non ama o abbia amato questo gioco anche prima che Sinner lo facesse tornare di moda.
Quindi se già nel pubblico appassionato la componente distruggi-tennis è così importante, sommandola a quella del pubblico occasionale che non conosce altro che la dimensione televisiva di questo gioco e che neanche per un milione sopporterebbe un pomeriggio col culo sui gradoni di cemento del centrale del Bonacossa sotto il sole impietoso di fine maggio a vedere le finali del Bonfiglio, pare inevitabile che il destino di questo gioco sia già segnato, neanche dovendo aspettare chissà quanto.
In capo a 10-15 il tennis nella sua vera essenza, di gioco in cui l’esito incontri può essere sempre ribaltato fino all’ultimo e gli incontri stessi essere potenzialmente infiniti (…il gioco del diavolo) non esisterà più.
Al suo posto un videogioco, in un primo tempo ancora in carne ed ossa, poi solo virtuale (come gran parte del mondo, come giustamente ci ricorda Givaldo).
@ Annie3 (#4606161)
Dove si trova?
Nel ciclismo, nelle ultramaratone (sia correndo con le scarpe ai piedi che con un paio di sci di fondo ai piedi), nel triathlon e nello scialpinismo “veri” (non quelli accorciati per farceli stare a forza entro i tempi TV di trasmissione dei giochi olimpici) e, se vogliamo andare anche nei giochi di squadra nella pallabase stile inglese, quella che in Lingua Anglosassone chiamano “grillo” (e tralascio le discipline motoristiche di lunga durata, che comunque anch’esse richiedono sforzi fisici intensissimi e prolungati).
Sono tutte, tennis incluso, attività dove è proprio la dimensione epica che si raggiunge oltre certi limiti a fare la Storia ed a decretarne la popolarità.
Anzi, nel tennis introdussero pure le pause a cambio campo e quelle più lunghe tra una partita e l’altra.
Sarebbe ipocrita affermare che ciò fu fatto per alleviare le fatiche di chi sta in campo.
Così come è ipocrita affermare che l’abolizione degli incontri al meglio delle 5 partite e delle partite ad oltranza siano stati motivate sempre da attenzione verso la salute di chi comunque (non dimentichiamo) a certi livelli prende cifre enormi per fare la fatica che fa.
In un caso e nell’altro la sola vera motivazione è quella di infilare più pubblicità possibile nelle telecronache e trattenere davanti agli schermi il maggior numero possibile di chi non avendo la passione necessaria per seguire tutto un incontro combattuto di 5 partite, rappresenta comunque un bersaglio pubblicitario da trattenere e “colpire” per giustificare i prezzi delle inserzioni.
A parte il fatto che da quando disgraziatamente la V partita ad oltranza fu abolita incontri oltre le 5 ore ce ne saranno stati 2 o 3, e che oramai si abusa il termine di “maratona” tennistica anche per incontri di due ore e mezza…
di Isner-Mahut ce n’è stato UNO in 150 anni di Storia di questo gioco (inclusa l’epoca gloriosa in cui tutte e 5 le partite finivano ad oltranza).
Come giustamente già scritto in un commento, se si vuole vedere incontri sempre più rapidi, in tutti i sensi (sia di durata complessiva che di frenesia negli scambi), si prenda un bel cervellone elettronico, lo si istruisca ad essere intelligente artificialmente con le caratteristiche dei grandi nomi fin qui espressi dal tennis e si proceda solo a videogiocare.
Già accade con gli eventi virtuali su cui si scommette, basterà rendere ciò la normalità e per chi come Lei non apprezza i colpi “a tradimento” ed ingannatori come le smorzate si potrà il più possibile impostare il videogioco solo a chi tira missili negli angoli, fin dall’inizio, accorciando così ancora meglio i tempi nel limitare l’imprevedibilità tattico-strategica che rischia di allungare troppo il brodo.
Con buona pace di quei cuori sempliciotti (penso al mio ma anche a quello di Francesca Schiavone) che trovano anche un che di artistico nel saper giocare bene a tennis.
@ tinapica (#4606843)
Ehm… ciò che volevo dire è che nella tua corretta riflessione forse c’è un’inesattezza relativa alla tensione delle corde che ora si è “umana”.
Un tempo capitavano persino telai compromessi per l’esagerazione nelle tensioni e questo su racchette già poco permissive,con telai con ovali piccoli,pesanti e piuttosto rigidi.
Da ragazzini si alzava la tensione senza che nessuno ci fermasse,28/29/30 e oltre perché,sciocchi com’eravamo, pensavamo che questo dimostrasse la nostra bravura.
Quando l’esempio era Borg a 34, Sampras a 34, Muster a 39 e la Seles a 43 be’,Sinner oggi è un principiante al confronto.
Almeno in quello,complici alcuni armeggi (corde) meno impattanti siamo progrediti.
@ Fabio (#4606559)
Meno male che c’è qualcuno che si ricorda che i tennisti sono esseri umani e che per divertirci non devono finire per forza in mano ai massaggiatori, in infermeria, con le traveggole, con i crampi, fino a carriere compromesse per stop più o meno lunghi
@ Pier no guest (#4606658)
Perché, Esimio, l’ovale “di dimensione umana” l’ha capito?!?
Quando disquisisce di questioni squisitamente tecniche io con Lei altro non posso che arretrare ed imparare.
Perciò non mi si prenda troppo alla lettera: quel che intendo è che l’esasperazione dei colpi del gioco contemporaneo secondo me è frutto della facilità con cui si può arrivare a recuperare palle che in un passato si avrebbe date per irrimediabilmente perse e della violenza con cui la pallina, a parità di forza cinetica impressa dall’essere umano, scaturisce dalla racchetta.
Quella forza, quella violenza, che al maschile consente ormai con facilità battute sopra i 200 all’ora e dritti sopra i 150, da una parte si ripercuote sulla pallina ma dall’altra sul braccio di chi colpisce, coi danni che ne conseguono.
È questo che ritengo inumano negli attrezzi moderni, tensione inclusa
Spero di aver chiarito.
Da domani si torna a giocare su campi importanti: buona terra rossa, Pier!
@ Pier no guest (#4606658)
Perché, Esimio, l’ovale “di dimensione umana” l’ha capito?!?
Quando disquisisce di questioni squisitamente tecniche io con Lei altro non posso che arretrare ed imparare.
Perciò non mi si prenda troppo alla lettera: quel che intendo è che l’esasperazione dei colpi del gioco contemporaneo secondo me è frutto della facilità con cui si può arrivare a recuperare palle che in un passato si avrebbe date per irrimediabilmente perse e della violenza con cui la pallina, a parità di forza cinetica impressa dall’essere umano, scaturisce dalla racchetta.
Quella forza, quella violenza, che al maschile consente ormai con facilità battute sopra i 200 all’ora e dritti sopra i 150, da una parte si ripercuote sulla pallina ma dall’altra sul braccio di chi colpisce, coi danni che ne conseguono.
È questo che ritengo inumano negli attrezzi moderni, tensione inclusa
Spero di aver chiarito.
Da domani si torna a giocare su campi importanti: buona terra rossa, Pier!
@ Zagor (#4606728)
Sì ma se per avere il “fascino” del 3 su 5 dobbiamo ritrovarci tutti i ragazzi “forti” in rimessaggio, credo che si ridimensioni il “fascino” del tennis nel suo complesso
@ Armonica (#4606501)
Beh, a sentimento direi che è più facile adattare i tempi di gioco che obbligare i tennisti a giocare come 20 anni fa…ma fai tu…
Passare al meglio dei 3 set negli tornei del Grande Slam ridurrebbe un po’ lo stress, ma il vero problema è il calendario troppo pieno e il tennis moderno sempre più fisico. I 5 set sono rari durante l’anno e fanno parte dell’unicità degli Slam: toglierli cambierebbe più la storia e lo spettacolo che non il numero di infortuni.
Scusa non ho capito la “tensione di dimensione umana”.
Una volta se ti rompevi il crociato la carriera finiva a 24 anni. Oggi, grazie a fisioterapia e medicina sportiva, abbiamo avuto tre quattro fenomeni ultratrentacinquenni. Sembra che ci siano più infortuni solo perché oggi li tracciamo tutti e i giocatori tornano in campo, mentre prima sparivano nel nulla.
Logoramento percepito: Il tennis di oggi è più intenso (scambi più lunghi, più forza esplosiva), quindi sembra più logorante. In realtà, la professionalità attuale (sonno, nutrizione, carichi di lavoro) rende l’atleta medio di oggi un carro armato rispetto ai “professionisti part-time” di quarant’anni fa che bevevano birra tra un match e l’altro.
@ Luca 958 (#4606219)
Ma per piacere, i tennisti sono in campo tutto l’anno, finiscono un torneo e ne incominciano un altro..se sopravvivono, troppe assenze importanti, da Alcaraz a Draper a Rune, spesso Mensik, se qualche addetto ai lavori si fa sentire è perché, con queste defezioni importanti, il tennis non ci guadagna
Ma va a dà via i ciapp!
Si riportino le racchette ad un ovale e ad una tensione di dimensione umana piuttosto: si vedrà che certi ritmi di scambi (e conseguenti necessarie prestazioni atletiche) non saranno più possibili (e conseguentemente necessarie).
Io personalmente lo penso da molto tempo,è vero che le partite 3 su 5 sono più epiche,ma francamente ultimamente sono un massacro, addirittura con temperature folli , quest’ anno in Australia si è toccato il fondo,in più c’è il problema del tempo la partita dura troppo , magari si potrebbe almeno saltare il quinto set,e fare solo un super break
e’ un aspetto.. il lato generale..complimenti per averlo detto, visto che di visioni di insieme nn se ne fannopiù molte
Ridicolo. I 5 set c’erano anche prima, e più di adesso. È il gioco troppo fisico, non la durata delle partite.
Massì, slam al meglio del tre set!
E poi: a che servono, nel ciclismo, quei tapponi dei grandi giri da duecento e più chilometri con quattro gran premi della montagna? Meglio tappe di trenta chilometri tutti in salita e vinca lo scalatore migliore.
Basta tempi supplementari nel calcio e nel basket: in caso di pareggio, subito calci di rigore o tiri liberi e il primo che sbaglia perde.
Abolire maratona e 50 km di marcia nell’atletica leggera, discipline anacronistiche.
Tutto diventa compatibile coi tempi televisivi e con le abitudini di chi vive di videogames.
Le imprese epiche nello sport sono però altra cosa e una finale del Roland Garros come quella dello scorso anno non la vedremmo più. Così come non avremmo visto le imprese di Pantani, Italia-Germania 4-3 dts e altre pagine leggendarie di tutti gli sport.
Per ridurre gli infortuni nel tennis, una programmazione più oculata e l’intervento su racchette e palline potrebbero essere una parziale soluzione. Ma lasciamo agli Slam le caratteristiche che li rendono ancora eventi dal fascino unico.
@ Dr Ivo (#4606169)
E pensa che anche il “deciding point” e il “long tiebreak” erano stati criticati da parecchi utenti stakanovisti degli incontri a oltranza, meglio se su più giornate…io credo che Isner e Mahut non si siano più ripresi del tutto da quel “tour de force”, benvenute almeno queste riforme
Ma,giammai , adoro gli slam a 5 set e che nessuno mi si osa toccarli!!
@ magilla (#4606199)
Il mio metodo è quello di essere chiara e coerente, il tuo sembra essere quello di cambiare idea o rigirare le carte in tavola in replica, perché quello che hai scritto in prima battuta era lampante e non diversamente interpretabile…se poi hai sbagliato a esprimerti, pazienza, ti andrà meglio la prossima volta
@ Annie3 (#4606161)
Sci nordico 25 e 50 km? Nuoto acque libere 10, 25 e passa km? Ciclismo?
E senza soste tra i cambi cambio.
E passiamo continuare.
Come sempre caro magilla…che ne parliamo a fa…
Magari giocate al meglio di 3 killer point così non vi stancate troppo.
Però i montepremi sono sempre troppo bassi. Ma and……
Io a 60 anni odio giocarmi i game al killer point alla prima o seconda parità con i tornei che organizzano i circoli. Bei quei giochi che si risolvono alla 5-6 parità
Jannik non ce la farebbe mai a giocare 3 mille e uno slam su terra in poco più di un mese, poi ancora non è scontato che giochi a Roma, ma a me questa formula sembra più umana, per dirla alla Fantozzi
Poco si sta facendo per uniformare la scelta delle palline, secondo me gravi iniziate di provocare problemi al polso, avambraccio e gomito. Poco si sta facendo per limitare il gioco in condizioni torrido e poco si sta facendo per uniformare le superfici. Da sempre penso che li swing estivo in USA dovrebbe essere riportato su terra verde, superficie che restituisce meno il calore e certamente meno traumatica per anche e ginocchia.
non è quello che ho detto io….ma è il tuo metodo….buona domenica
Si giochi il 5° set con deciding point, lasciando a chi risponde il diritto di scegliere il lato preferito. Si abolisca il let sul servizio e, per gli scambi che superano i 20 colpi, si aumenti il riposo a 30 secondi. Da valutare l’introduzione di un time out di 1 minuto per ciascun set con diritto di ricevere coaching.
Aggiungo, non toccate i 3/5 negli slam…
La realtà è che si gioca troppo fisicamente e troppo, a proposito di calcio tennis e basket
Le racchette di legno viaggiavano comode sui 400g a seconda dei pesi (L-L/M-M) e così le prime in Graphite/fibra/altro. I racchettoni erano con ovali ampi e ampissimi 110/125inch) ma non erano pesanti perché generalmente indirizzati ad un pubblico amatoriale salvo alcune eccezioni (Prince POG o Boron).
Oggi il peso è diminuito ma non è quello l’elemento rilevante bensì la diversa distribuzione delle masse che ha allargato lo sweetspot in connubio con corde più potenti e che aggrappano sulla palla ergo più velocità, più rotazione,più tolleranza.
Ormai è così in tutti gli sport, non solo tennis… Nel basket, unico altro sport che seguo, NBA è decimata da qualche anno… Leggo di infortuni nel calcio e nello sci, per esempio… Magari curling e biliardo ne sono esenti…
Rick Macci e le assurdità logiche e tecniche.
@ magilla (#4606167)
Magari chiedere agli interessati? Andateci voi al massacro, questo “avremmo” ne sa tanto di egoismo finalizzato allo spettacolo, per vedere più lotta che è uguale a più sofferenza dei protagonisti…sono finiti i tempi dei gladiatori nell’arena
Diminuire il numero di tornei mandatory per i top…. Mantenere gli slam a 3/5, ma che siano gli unici tornei sempre obbligatori… Abolire l’obbligatorietà dei Mille o per lo meno ridurla drasticamente, ad esempio farne quattro all’anno a scelta. Abolirla completamente per i 500.
Invece, cosa fanno all’Atp?
Istituiscono nuovi Mille mandatory (l’eccezione di Montecarlo oltretutto è solo apparente, dipende da un accordo di transazione con cui fu istituito il Mille di Madrid lasciandolo anche a MC in cambio della non obbligatorietà)… Rendono obbligatori ben quattro 500 Atp per i top 30 (da uno che era in precedenza)… Estendono i tornei importanti a sedi a dir poco inappropriate, come Shanghai e in prospettiva in Arabia (dove potrebbe slittare per motivi contingenti)… Aumentano la durata dei tornei a due settimane in modo che non vi sia più respiro tra l’uno e l’altro…
Sono questi i motivi per i quali il circuito si sta trasformando in un’infermeria, e non la durata potenziale delle singole partite (che comunque è già stata diminuita a sufficienza, sia limitando ai soli slam il 3/5 sia introducendo anche nel caso di questi ultimi un deciding (super)tiebreak al posto della continuazione a oltranza, come ai tempi del famoso Isner-Mahut)
io sono per il 3 su 5….altrimenti avremmo solo 4 mille in piu ,con qualche partite in aggiunta: in tutti gli sport ci si infortuna e fa parte del gioco
Ma non rende di piu’ accorciare i 1000 ad una settimana ?
Beh, pur da tifosa di una dei più resistenti della storia, dico che il 3 su 5 può degenerare in una lotta per la sopravvivenza che non si riscontra in nessun altro sport: pensando infatti all’atletica, allo sci, alla ginnastica, al nuoto, alla spada, persino alla box, ma dove troviamo un impegno fisico che può arrivare alle 5 ore di movimento e sforzo continuo, dove il toilette break è addirittura criticato, dove addirittura c’è il timer tirannico fra un punto e l’altro…e dove il clima è torrido agli AO, umido al RG, e comunque “estivo” a Wimbledon e pesantissimo a NY…e in un contesto di calendario che intanto si tende, per interessi economici, ad estendere piuttosto che a restringere…ma che hanno fatto di male questi valorosi tennisti per meritare di incorrere in queste torture? Poi ok, sembra sia prevista una selezione naturale della categoria tennisti, ma se stiamo assistendo a questa moria di giovani è molto probabile che il preparatore in questione non abbia tutti i torti, che le nuove generazioni siano magari meno temprate da rigidi sistemi educativi ma è un dato di fatto che a questi giovani il nuovo tennis chiede più potenza, più spostamenti, più velocità, più strategie e “numeri” per eccellere in un livello qualitativo medio che si è alzato notevolmente…per me il 2 su 3 basta per esprimere il loro meglio e non vederli trascinarsi o boccheggiare: il pubblico esige lo spettacolo allo stremo che ripaghi il prezzo del biglietto? Che venga calmierato il prezzo, sembra che nel tennis sia arrivato a livelli esagerati
Tutti usano l’AI (termine abusato che ormai va ovunque, dalla generativa alla calcolatrice di Windows), tutti si basano su dati, analisti etc. E nessuno che sappia dire SE e QUANTO si infortunano più oggi rispetto a 20 o 50 anni fa.
Perché “a occhio” le carriere sono più lunghe oggi che in passato, “a occhio” si giocano già meno partite e meno set che in passato. Se qualcuno bravo e volenteroso quantificasse tutto magari potrebbe anche venir fuori che ci si infortuna di meno oggi, nonostante “a occhio” sembri il contrario
alcaraz ( e non solo) non mi pare vada spesso ai 5 set
@ Silvy__89 (#4606115)
Ma bastano e avanzano per infortunarsi in uno di questi, o accumulare uno stress fisico che si ripercuote ed evidenzia nel torneo successivo
giochiamo di meno e paghiamoli di piu’! Ottimo!
Ma siete sicuri che ci siano tanti infortuni di più di un tempo?
Io il tennis lo ricordo sempre pieno di infortuni, anche perché il gesto è molto estremo sulle articolazioni, almeno a certi livelli
Il primo che fa un 15 ha vinto il torneo. Vedrete quanti infortuni in meno…
Egregio esimio sig.Macci lasci stare il tennis,parli di altro, grazie
Esatto, magari solo semi e finale 3 su 5.
Così , tanto per parlare e “passare 5 minuti” espongo il mio “modestissimo” pensiero in merito .
Parto ( molto da lontano … ) dal presupposto che quando un’altra persona ha qualche problema di qualunque natura provo ovvio dispiacere .
Nello specifico quindi …. anche gli infortuni fisici nello sport che costringono a stop forzati , istintivamente suscitano in me disappunto e senso di solidarietà verso chi subisce questa frustrante situazione ( ne ho il ” massimo esempio ” in questo periodo con Alcaraz ) .
Però poi mi capita spesso di riflettere su una chiave di lettura che , forse superficialmente , viene tralasciata .
Lo sport professionistico , ancor di piu’ se lo si restringe all’elite , non è per ” tutti ” !
E’ palese che per essere il numero uno ( o anche il 100 ) al mondo nel tennis … devi avere tutte le skills .
Magari sei bravissimo in un solo aspetto tecnico ma ti manca tutto il resto … e allora comprendilo , accettalo , lascia serenamente perdere ” il tuo sogno / massima aspirazione ” e ripiega andando… a fare l’impiegato (naturalmente con tutto il rispetto).
Che male c’è ? E’ una tragedia ?
Quanti nella propria vita hanno davvero fatto della propria passione ( me compreso ) la propria professione e sono stati cosi fortunati / bravi da poter …
” lavorare = guadagnare = divertendosi ” ?
Insomma … la prestanza fisico/atletica dovrebbe essere recepita alla stregua di un fondamentale qualunque e considerata come tale .
Se uno non regge / non si fortifica lavorandoci / non si gestisce riuscendo a migliorare alcune lacune / debolezze … forse è anche un pochino colpa sua e comunque si tratta di ” una mancanza ” .
Come quella che ha chi non riesce , esempio , ” ad ottenere punti facili al servizio ” perchè ha una scarsa battuta .
Modificare regole , tradizioni ect ect in nome della salvaguardia dagli infortuni la vedo come una scelta ipocrita …
” In my opinion ” .
ma funziona così oggi, l’hai vista la finale Sinner Alcaraz l’anno scorso? prima si erano inventati il tie-break in finale al quinto sul dodici pari, prima ancora non esisteva il tie-break al quinto, manco ai primi turni, e Isner vinse con un francese al secondo turno tipo 56 a 54 o qualcosa di simile… giocarono per tre giorni di fila poi l’organizzazione capì che doveva cambiare le regole, ma gli slam sono completamente slegati dal circuito atp, che guardano con snobbismo, e sono loro a decidere le regole
Se si vuole demolire definitivamente il tennis (dopo aver distrutto la Davis e compromesso definitivamente il calendario con la scellerata riforma dei 1000 a due settimane), questa è la ricetta vincente!
Diciamo anche che spesso gli infortuni li hanno quelli che non rinunciano alle esibizioni.
Un tempo i ragazzini giocavano a 12 anni con delle clave ma l’intensità era inferiore e soprattutto si sbagliava molto. Ora fin da piccoli,complici telai permissivi,la palla sta su e questo continua fino allo sbarco nel circuito maggiore dove l’intensità aumenta.Per quanto preparazione atletica/recupero/alimentazioni/materiali siano di prim’ordine abbiamo un’usura già presente,anche mentale.Se poi per rallentare il gioco le superfici e le palle vengono modificate allora per fare un punto la fatica e lo stress muscolare aumentano oltre ogni logica.
Non si torna più indietro,ne guadagnano solo gli ortopedici.
in realtà le racchette di oggi non pesano più le racchette di metallo di una volta, i telai sono metalli decisamente più leggeri… io ricordo da ragazzo quando ne provai una e davvero erano pesanti, allora si diceva i racchettoni, per irridere chi le usava, oggi sono leggere e maneggevoli… non so quale sia il vero problema e secondo me non esiste proprio, il tennis una volta era un gioco di tocco, oggi è a tutti gli effetti uno sport atletico e gli infortuni ci sono, ma sono nella norma
sarebbe bello, un po’ come quando decisero di limitare la velocità nella formula uno, per privilegiare la sicurezza, ma temo che i giovani di oggi, cresciuti a videogames, si aspettino di vedere potenza e velocità in un match di tennis, basta vedere quanti haters abbia Musetti, uno che gioca prevalentemente di tocco
Ma che cavolata! Non mi sembra affatto la soluzione, gli Slam sono solo 4!
Il problema sono tutti gli altri tornei, troppi e troppo ravvicinati uno all’altro.
Potrebbero dimezzare il peso delle racchette. Meno potenza, magari ovali un po’ più piccoli. Comunque penso sia un tormentone eterno come la corruzione dei costumi. Lo sport professionale non è salutare, alcuni in modo particolare.
Non sarei così drastico, piuttosto sarei favorevole a un sistema misto negli Slam: i primi turni 2 su 3, come nei master, mentre dagli ottavi in poi 3 su 5 e uniformerei le donne con gli uomini, nel senso che anche le donne farebbero 3 su 5 dagli ottavi.
Le cose vanno fatte per gradi, come a suo tempo l’introduzione del tie break che sembrava una bestemmia, ma non al 5° set ; e poi anche al 5° set. Ora per esempio si potrebbe cominciare sostituendo l’eventuale 5° set con un supertiebreak a 10 punti.
Ma ci macci il piacere!!!!!
Gli infortuni ci sono sempre stati, nel tennis come in tutti gli sport dove la componente atletica è fondamentale.. forse negli anni settanta erano rari, quando ancora si giocava con le racchette di legno e la palla viaggiava la metà, ma già negli anni novanta la componente fisica era preponderante: potrei citare decine di grandi campioni del passato che hanno avuto una carriera breve a causa degli infortuni… poi ovviamente l’augurio è che Carlos torni in piena salute a breve
Sono 4 tornei all’anno e non c’entrano una mazza con gli infortuni. Devono ridurre drasticsmente la dimensione del piatto corde, evitare le super rotazioni e cotringere a giocate un tennis più tecnico, più tocco e più colpi piatti.
Basterebbe che per i giocatori non ci fosse l’obbligo di partecipare ad alcun torneo e ognuno si potrebbe organizzare come vuole.
*Macci
La stessa frase di Cocci l ha detta il mio acciugaio al mercato
Vicolo cieco, non si torna più indietro. È scappato tutto di mano, sacrificato sull’altare della velocità e dell’iperproduttività. Ovunque, nel tennis come nella vita di tutti i giorni. Fateci caso: le persone parlano velocissime, ansiose, di corsa, proprio come nei messaggi vocali. Non c’è pazienza, attenzione all’altro, ascolto. Solo zombies appena alfabetizzati a capo chino sul telefono.
Ci siamo incartati da soli.
Fortuna che c’è Musetti, direi.
ma perchè non gliela facciamo fare con la playstation allora?
magari così si stancano ancora meno poveretti!