Troppi infortuni nel tennis? La ricetta di Macci (ex coach Williams): “Il gioco è troppo fisico, è tempo che anche negli Slam si giochi al meglio dei tre set”
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Gli infortuni nel tennis sono ormai una severa consuetudine per tanti, troppi giocatori, inclusi quelli di vertice, stressati oltremodo da un gioco davvero pesante per i fisici. Il tema delle ultime settimane è l’infortunio di Alcaraz, ma non solo: tutti i migliori sono costretti a centellinare gli sforzi e le presenze per arrivare nelle migliori condizioni possibili nei massimi appuntamenti. Una situazione che stimola importanti riflessioni e che ha spinto lo storico coach Rick Macci, mentore delle sorelle Williams da giovani, a una proposta drastica: portare gli incontri al maschile nei tornei dello Slam al meglio dei tre set. Macci ne ha parlato scrivendo sui social in risposta ad una discussione sugli infortuni dei big.
“Mi è stato chiesto di parlare di tutti gli infortuni nel circuito e negli Slam,” scrive Macci. “Il tour oggi è molto diverso rispetto al passato. I viaggi e gli impegni obbligatori hanno raggiunto un altro livello, sono praticamente il doppio rispetto al passato. Ma la vera variabile è la fisicità di entrambi i circuiti, soprattutto di quello maschile: gli atleti, le racchette, le corde e le palline… Tutto è più dinamico, più esplosivo e più violento. Giochi al meglio dei cinque set per restare in vita nel torneo, poi devi rifarlo ancora, e magari ancora una volta. Di conseguenza, il rischio di infortunio aumenta.”
E da qua la proposta radicale: “Gli Slam dovrebbero disputarsi due set su tre, con un super tiebreak a 10 punti nel terzo set. È il momento di voltare pagina”. Macci non è il solo ad aver proposto questa idea, che tuttavia avrebbe un impatto per così dire limitato alle otto settimane in stagione dedicate ai tornei del Grande Slam. Avrebbe davvero un peso nel corso della stagione, o forse non sarebbe meglio ripensare al tipo di gioco ormai imperante sul tour, terribilmente stressante per i tennisti?
Mario Cecchi
TAG: infortuni, Rick Macci, Tornei dello Slam

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Diminuire il numero di tornei mandatory per i top…. Mantenere gli slam a 3/5, ma che siano gli unici tornei sempre obbligatori… Abolire l’obbligatorietà dei Mille o per lo meno ridurla drasticamente, ad esempio farne quattro all’anno a scelta. Abolirla completamente per i 500.
Invece, cosa fanno all’Atp?
Istituiscono nuovi Mille mandatory (l’eccezione di Montecarlo oltretutto è solo apparente, dipende da un accordo di transazione con cui fu istituito il Mille di Madrid lasciandolo anche a MC in cambio della non obbligatorietà)… Rendono obbligatori ben quattro 500 Atp per i top 30 (da uno che era in precedenza)… Estendono i tornei importanti a sedi a dir poco inappropriate, come Shanghai e in prospettiva in Arabia (dove potrebbe slittare per motivi contingenti)… Aumentano la durata dei tornei a due settimane in modo che non vi sia più respiro tra l’uno e l’altro…
Sono questi i motivi per i quali il circuito si sta trasformando in un’infermeria, e non la durata potenziale delle singole partite (che comunque è già stata diminuita a sufficienza, sia limitando ai soli slam il 3/5 sia introducendo anche nel caso di questi ultimi un deciding (super)tiebreak al posto della continuazione a oltranza, come ai tempi del famoso Isner-Mahut)
io sono per il 3 su 5….altrimenti avremmo solo 4 mille in piu ,con qualche partite in aggiunta: in tutti gli sport ci si infortuna e fa parte del gioco
Ma non rende di piu’ accorciare i 1000 ad una settimana ?
Beh, pur da tifosa di una dei più resistenti della storia, dico che il 3 su 5 può degenerare in una lotta per la sopravvivenza che non si riscontra in nessun altro sport: pensando infatti all’atletica, allo sci, alla ginnastica, al nuoto, alla spada, persino alla box, ma dove troviamo un impegno fisico che può arrivare alle 5 ore di movimento e sforzo continuo, dove il toilette break è addirittura criticato, dove addirittura c’è il timer tirannico fra un punto e l’altro…e dove il clima è torrido agli AO, umido al RG, e comunque “estivo” a Wimbledon e pesantissimo a NY…e in un contesto di calendario che intanto si tende, per interessi economici, ad estendere piuttosto che a restringere…ma che hanno fatto di male questi valorosi tennisti per meritare di incorrere in queste torture? Poi ok, sembra sia prevista una selezione naturale della categoria tennisti, ma se stiamo assistendo a questa moria di giovani è molto probabile che il preparatore in questione non abbia tutti i torti, che le nuove generazioni siano magari meno temprate da rigidi sistemi educativi ma è un dato di fatto che a questi giovani il nuovo tennis chiede più potenza, più spostamenti, più velocità, più strategie e “numeri” per eccellere in un livello qualitativo medio che si è alzato notevolmente…per me il 2 su 3 basta per esprimere il loro meglio e non vederli trascinarsi o boccheggiare: il pubblico esige lo spettacolo allo stremo che ripaghi il prezzo del biglietto? Che venga calmierato il prezzo, sembra che nel tennis sia arrivato a livelli esagerati
Tutti usano l’AI (termine abusato che ormai va ovunque, dalla generativa alla calcolatrice di Windows), tutti si basano su dati, analisti etc. E nessuno che sappia dire SE e QUANTO si infortunano più oggi rispetto a 20 o 50 anni fa.
Perché “a occhio” le carriere sono più lunghe oggi che in passato, “a occhio” si giocano già meno partite e meno set che in passato. Se qualcuno bravo e volenteroso quantificasse tutto magari potrebbe anche venir fuori che ci si infortuna di meno oggi, nonostante “a occhio” sembri il contrario
alcaraz ( e non solo) non mi pare vada spesso ai 5 set
@ Silvy__89 (#4606115)
Ma bastano e avanzano per infortunarsi in uno di questi, o accumulare uno stress fisico che si ripercuote ed evidenzia nel torneo successivo
giochiamo di meno e paghiamoli di piu’! Ottimo!
Ma siete sicuri che ci siano tanti infortuni di più di un tempo?
Io il tennis lo ricordo sempre pieno di infortuni, anche perché il gesto è molto estremo sulle articolazioni, almeno a certi livelli
Il primo che fa un 15 ha vinto il torneo. Vedrete quanti infortuni in meno…
Egregio esimio sig.Macci lasci stare il tennis,parli di altro, grazie
Esatto, magari solo semi e finale 3 su 5.
Così , tanto per parlare e “passare 5 minuti” espongo il mio “modestissimo” pensiero in merito .
Parto ( molto da lontano … ) dal presupposto che quando un’altra persona ha qualche problema di qualunque natura provo ovvio dispiacere .
Nello specifico quindi …. anche gli infortuni fisici nello sport che costringono a stop forzati , istintivamente suscitano in me disappunto e senso di solidarietà verso chi subisce questa frustrante situazione ( ne ho il ” massimo esempio ” in questo periodo con Alcaraz ) .
Però poi mi capita spesso di riflettere su una chiave di lettura che , forse superficialmente , viene tralasciata .
Lo sport professionistico , ancor di piu’ se lo si restringe all’elite , non è per ” tutti ” !
E’ palese che per essere il numero uno ( o anche il 100 ) al mondo nel tennis … devi avere tutte le skills .
Magari sei bravissimo in un solo aspetto tecnico ma ti manca tutto il resto … e allora comprendilo , accettalo , lascia serenamente perdere ” il tuo sogno / massima aspirazione ” e ripiega andando… a fare l’impiegato (naturalmente con tutto il rispetto).
Che male c’è ? E’ una tragedia ?
Quanti nella propria vita hanno davvero fatto della propria passione ( me compreso ) la propria professione e sono cosi fortunati/bravi da poter …
” lavorare = guadagnare = divertendosi ” ?
Insomma … la prestanza fisico/atletica dovrebbe essere recepita alla stregua di un fondamentale qualunque e considerata come tale .
Se uno non regge / non si fortifica lavorandoci / non si gestisce riuscendo a migliorare alcune lacune / debolezze … forse è anche un pochino colpa sua e comunque si tratta di ” una mancanza ” .
Come quella che ha chi non riesce , esempio , ” ad ottenere punti facili al servizio ” perchè ha una scarsa battuta .
Modificare regole , tradizioni ect ect in nome della salvaguardia dagli infortuni la vedo come una scelta ipocrita …
” In my opinion ” .
ma funziona così oggi, l’hai vista la finale Sinner Alcaraz l’anno scorso? prima si erano inventati il tie-break in finale al quinto sul dodici pari, prima ancora non esisteva il tie-break al quinto, manco ai primi turni, e Isner vinse con un francese al secondo turno tipo 56 a 54 o qualcosa di simile… giocarono per tre giorni di fila poi l’organizzazione capì che doveva cambiare le regole, ma gli slam sono completamente slegati dal circuito atp, che guardano con snobbismo, e sono loro a decidere le regole
Se si vuole demolire definitivamente il tennis (dopo aver distrutto la Davis e compromesso definitivamente il calendario con la scellerata riforma dei 1000 a due settimane), questa è la ricetta vincente!
Diciamo anche che spesso gli infortuni li hanno quelli che non rinunciano alle esibizioni.
Un tempo i ragazzini giocavano a 12 anni con delle clave ma l’intensità era inferiore e soprattutto si sbagliava molto. Ora fin da piccoli,complici telai permissivi,la palla sta su e questo continua fino allo sbarco nel circuito maggiore dove l’intensità aumenta.Per quanto preparazione atletica/recupero/alimentazioni/materiali siano di prim’ordine abbiamo un’usura già presente,anche mentale.Se poi per rallentare il gioco le superfici e le palle vengono modificate allora per fare un punto la fatica e lo stress muscolare aumentano oltre ogni logica.
Non si torna più indietro,ne guadagnano solo gli ortopedici.
in realtà le racchette di oggi non pesano più le racchette di metallo di una volta, i telai sono metalli decisamente più leggeri… io ricordo da ragazzo quando ne provai una e davvero erano pesanti, allora si diceva i racchettoni, per irridere chi le usava, oggi sono leggere e maneggevoli… non so quale sia il vero problema e secondo me non esiste proprio, il tennis una volta era un gioco di tocco, oggi è a tutti gli effetti uno sport atletico e gli infortuni ci sono, ma sono nella norma
sarebbe bello, un po’ come quando decisero di limitare la velocità nella formula uno, per privilegiare la sicurezza, ma temo che i giovani di oggi, cresciuti a videogames, si aspettino di vedere potenza e velocità in un match di tennis, basta vedere quanti haters abbia Musetti, uno che gioca prevalentemente di tocco
Ma che cavolata! Non mi sembra affatto la soluzione, gli Slam sono solo 4!
Il problema sono tutti gli altri tornei, troppi e troppo ravvicinati uno all’altro.
Potrebbero dimezzare il peso delle racchette. Meno potenza, magari ovali un po’ più piccoli. Comunque penso sia un tormentone eterno come la corruzione dei costumi. Lo sport professionale non è salutare, alcuni in modo particolare.
Non sarei così drastico, piuttosto sarei favorevole a un sistema misto negli Slam: i primi turni 2 su 3, come nei master, mentre dagli ottavi in poi 3 su 5 e uniformerei le donne con gli uomini, nel senso che anche le donne farebbero 3 su 5 dagli ottavi.
Le cose vanno fatte per gradi, come a suo tempo l’introduzione del tie break che sembrava una bestemmia, ma non al 5° set ; e poi anche al 5° set. Ora per esempio si potrebbe cominciare sostituendo l’eventuale 5° set con un supertiebreak a 10 punti.
Ma ci macci il piacere!!!!!
Gli infortuni ci sono sempre stati, nel tennis come in tutti gli sport dove la componente atletica è fondamentale.. forse negli anni settanta erano rari, quando ancora si giocava con le racchette di legno e la palla viaggiava la metà, ma già negli anni novanta la componente fisica era preponderante: potrei citare decine di grandi campioni del passato che hanno avuto una carriera breve a causa degli infortuni… poi ovviamente l’augurio è che Carlos torni in piena salute a breve
Sono 4 tornei all’anno e non c’entrano una mazza con gli infortuni. Devono ridurre drasticsmente la dimensione del piatto corde, evitare le super rotazioni e cotringere a giocate un tennis più tecnico, più tocco e più colpi piatti.
Basterebbe che per i giocatori non ci fosse l’obbligo di partecipare ad alcun torneo e ognuno si potrebbe organizzare come vuole.
*Macci
La stessa frase di Cocci l ha detta il mio acciugaio al mercato
Vicolo cieco, non si torna più indietro. È scappato tutto di mano, sacrificato sull’altare della velocità e dell’iperproduttività. Ovunque, nel tennis come nella vita di tutti i giorni. Fateci caso: le persone parlano velocissime, ansiose, di corsa, proprio come nei messaggi vocali. Non c’è pazienza, attenzione all’altro, ascolto. Solo zombies appena alfabetizzati a capo chino sul telefono.
Ci siamo incartati da soli.
Fortuna che c’è Musetti, direi.
ma perchè non gliela facciamo fare con la playstation allora?
magari così si stancano ancora meno poveretti!