Fils attacca i Masters 1000 da due settimane: “Dodici giorni sono quasi come uno Slam”. Müller racconta la sua battaglia contro il Crohn: “Andavo in bagno 30 volte al giorno”
6 commenti
Arthur Fils ha preso posizione contro uno dei cambiamenti più discussi del calendario ATP: l’estensione di diversi Masters 1000 al formato su due settimane. Il francese, impegnato al Mutua Madrid Open, non ha nascosto il proprio disappunto dopo la vittoria contro Buse, spiegando di preferire nettamente i tornei concentrati in una sola settimana.
Per Fils, il nuovo modello rischia di pesare troppo sui giocatori. I Masters 1000 allargati, con una durata di circa dodici giorni, si avvicinano sempre di più alla struttura di uno Slam, ma senza avere lo stesso valore sportivo e storico.
“Preferisco i tornei di una settimana. Due settimane sono troppe, dodici giorni sono quasi come un Grande Slam”, ha dichiarato il francese.
Fils ha poi sottolineato come questa scelta possa essere vantaggiosa soprattutto per gli organizzatori, ma non necessariamente per i tennisti. Secondo lui, il calendario diventa più pesante e lascia meno spazio al recupero, agli spostamenti e alla programmazione personale.
“Non è positivo per i giocatori. Forse lo è per i tornei, che guadagnano più soldi, ma per noi no”, ha aggiunto.
Il francese ha citato come esempi positivi tornei come Montecarlo e Parigi, ancora molto apprezzati proprio per il loro formato tradizionale. Eventi intensi, compatti, che permettono ai giocatori di competere in una settimana e poi spostarsi rapidamente verso l’appuntamento successivo.
“Tutti amano Masters 1000 come Montecarlo o Parigi a fine anno. Giochiamo una settimana e poi andiamo a un altro torneo la settimana successiva”, ha spiegato Fils.
Le parole del giovane francese si inseriscono in un dibattito sempre più acceso. Da una parte ci sono i tornei, che con il formato più lungo possono aumentare visibilità, presenze, introiti e copertura mediatica. Dall’altra ci sono i giocatori, costretti a gestire settimane più lunghe, tempi morti maggiori e un calendario che continua a essere molto esigente.
Sempre dal circuito ATP arriva anche il racconto toccante di Alexandre Müller, che ha condiviso una testimonianza molto dura sulla sua battaglia contro la malattia di Crohn, una patologia cronica che ha condizionato profondamente la sua quotidianità da professionista.
Il francese, arrivato a entrare tra i primi 40 giocatori del mondo, ha spiegato quanto la malattia abbia inciso sulla sua energia e sulla possibilità di vivere normalmente la vita da atleta. Le sue parole rendono bene la difficoltà del percorso affrontato.
“Andavo in bagno letteralmente 30 volte al giorno. Mi svuotava, non avevo più energia”, ha raccontato Müller.
Una frase che mostra la durezza di una condizione spesso invisibile dall’esterno, ma capace di influenzare allenamenti, partite, viaggi e recupero. Nonostante tutto, Müller è riuscito a costruirsi una carriera di alto livello, trasformando la sua esperienza in un esempio di resistenza e determinazione.
La sua storia ricorda quanto il tennis non sia fatto solo di risultati, classifiche e tornei, ma anche di battaglie personali spesso lontane dai riflettori. Se Fils ha riportato l’attenzione sul peso del calendario e sulle esigenze dei giocatori, Müller ha mostrato l’altra faccia del circuito: quella di chi deve convivere ogni giorno con una difficoltà fisica importante e trovare comunque la forza per competere ai massimi livelli.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Alexander Muller, Arthur Fils, Notizie dal mondo

Sinner
Alcaraz
Zverev
Djokovic
Auger-Aliassime
Shelton
de Minaur
Medvedev
Sabalenka
Rybakina
Swiatek
Svitolina
6 commenti
Chi perdeva al primo turno a Miami nel 2018 aveva 15.000 (e rotti) di premio.
Chi ha perso al primo turno a Miami 2026 aveva 25.000 (e rotti) di premio.
E’ uno dei tanti motivi per cui il formato a 12gg dei “1000” è di gran lunga preferibile.
Poi ovvio che il circuito mondiale e il Tennis di alto livello si sistemeranno se riusciranno a creare un circuito “A” (per esempio con 96 giocatori) composto da:
4 Slam
10 “1000”
Finals
NIENTE ALTRO !!!
Circuito “B”
16 tornei “B” (Rio de Janeiro, Wien, Washington…) con per esempio 196 giocatori, obbligati a disputare minimo 10 tornei, e sempre liberi di iscriversi alle qualifiche dei tornei “A”
Isner pochi giorni fa ha detto che lui ha guadagnato dalla vittoria di Miami 2018 più di quanto Sinner abbia vinto quest’anno dalla sua vittoria.
Problema di Miami? Non lo so, ma i campionissimi oggi nei Masters 1000 non so se guadagnano come facevano anni fa.
Io sono fin dal primo momento per l’abolizione dei Masters 1000 a due settimane (tranne Indian Wells, Miami non merita più nemmeno lui questo status allargato da quando ha abbandonato Crandon Park), quindi dimezza pure il montepremi, tanto verrebbe diviso per circa la metà dei giocatori attuali. I giocatori con ranking dal n.60 in poi non meritano di giocare i Masters 1000, a meno che non superino le qualificazioni. Per loro ci sono gli altri tornei (inclusi i lucrativissimi slam).
@ JannikUberAlles (#4600759)
Concordo
Fils è proprio un ingenuo…..
Vabbè. Vorrà dire che i montepremi dimezzeranno. Che problema c’è
Domando: in tutti questi Masters 1000 da 10-12 giorni, quante volte si è dovuto fermare fino al giorno della finale?
Mi sembra che si preoccupi davvero per niente!
Ahahah 😀
Ok, gli fa schifo avere un giorno di riposo tra un turno e l altro… Detto poi uno che rientra da infortunio piuttosto serio. Mahhh