Berrettini ritrova sorrisi e certezze a Miami: “Conosco il mio valore, ho solo bisogno di partite”. Fonseca analizza Sinner e Alcaraz: “Jannik è come un robot, Carlos invece può fare tutto” (Video)
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Matteo Berrettini torna a prendersi una vittoria pesante e, soprattutto, ritrova sensazioni che valgono quasi quanto il risultato. Il successo contro Alexander Bublik al secondo turno del Masters 1000 di Miami non rappresenta soltanto un passo avanti nel torneo della Florida, ma anche un segnale importante nel percorso di risalita dell’azzurro.
Berrettini ha infatti firmato la sua prima vittoria contro un Top 20 da quando aveva battuto l’allora numero 2 del mondo Alexander Zverev al secondo turno del Masters 1000 di Monte-Carlo 2025. A rendere ancora più significativa la prestazione ci sono anche i numeri: 17 ace e una prova di grande autorità, costruita con fiducia, aggressività e consapevolezza.
“Conosco il mio valore in campo”
Dopo il match, Berrettini ha parlato con parole molto chiare, che raccontano bene il momento che sta vivendo. Più che il ranking o la fretta di tornare subito dove era stato, oggi il romano sembra voler rimettere al centro il gioco, le sensazioni e il piacere di stare in campo.
“Conosco il mio valore in campo. So che tipo di giocatore sono. Ho solo bisogno di partite”.
È una frase semplice, ma molto significativa. Berrettini non sente il bisogno di dimostrare a se stesso chi sia: quella consapevolezza c’è già. Quello che gli serve ora è continuità, ritmo e la possibilità di accumulare incontri per ritrovare pienamente la sua dimensione.
Una vittoria che vale anche sul piano emotivo
Il successo su Bublik ha un peso tecnico, ma anche emotivo. E Berrettini non lo ha nascosto, spiegando quanto oggi conti per lui soprattutto il rapporto con il campo e con il tennis.
“È una bella sensazione, mi rende felice perché mi godo il tempo che passo in campo ed è la cosa più importante per me. Finora ho avuto una carriera incredibile, migliore di quanto avessi mai sognato da bambino, ora è il momento di godermi davvero questo sport”.
Sono parole che fotografano un approccio diverso, forse più maturo, sicuramente più sereno. Dopo una carriera che gli ha già regalato traguardi enormi, oggi Berrettini sembra voler riscoprire il lato più puro del gioco, quello legato al piacere di competere e di sentirsi bene in campo.
E Miami, da questo punto di vista, sembra essere il posto giusto.
“Mi piace giocare qui davanti alla gente a Miami. Mi piace semplicemente giocare a tennis quando mi sento così, ed è per questo che è così speciale”.
Il ranking passa in secondo piano
Secondo le proiezioni in tempo reale del ranking ATP, Berrettini è oggi numero 86 del mondo, senza ancora conteggiare i punti del quarto di finale raggiunto lo scorso anno proprio a Miami. Eppure, almeno nelle sue parole, la classifica sembra quasi un dettaglio secondario.
L’azzurro ha spiegato di essere concentrato molto di più sulla continuità, sia sul piano fisico sia su quello mentale, che non sulla rincorsa immediata al ranking.
“Oggi ho giocato davvero bene, ma mi sto anche allenando bene, mi sto preparando bene. Il mio livello è molto alto anche in allenamento, quindi ho solo bisogno di partite”.
È un concetto che Berrettini ha ribadito più volte: il livello c’è, le sensazioni in allenamento sono buone, il lavoro sta dando risposte. Ora serve trasferire tutto questo con continuità anche in partita.
“Ho ritrovato quella mentalità”
Tra i passaggi più interessanti delle sue dichiarazioni c’è anche la riflessione sulla fretta, un elemento che spesso accompagna i rientri e i tentativi di risalita nel tennis di alto livello.
“A volte questo sport ti mette un po’ fretta nel voler tornare. Ma quando ero bambino non pensavo al ranking e sono arrivato dove sono arrivato”.
Da qui nasce forse il punto più profondo del suo discorso: “Quindi ho un po’ ritrovato quella mentalità, ed è per questo che adesso sorrido”.
È una frase che racconta molto. Berrettini sembra aver recuperato uno sguardo più libero sul proprio percorso, meno ossessionato dalla necessità di tornare subito a una certa posizione e più focalizzato sul quotidiano, sul lavoro e sul piacere di competere.
Un segnale importante per il suo percorso
La vittoria contro Bublik, quindi, non è soltanto una buona prestazione in un Masters 1000. È anche un segnale preciso: Matteo Berrettini sta cercando di ricostruire il suo cammino partendo dalle fondamenta giuste, cioè dalla fiducia nel proprio tennis e da una mentalità più leggera ma non meno ambiziosa.
Il servizio torna a fare male, il livello si alza, il sorriso è tornato. E forse è proprio questo l’aspetto più incoraggiante: Berrettini non sembra soltanto in cerca di risultati, ma di una versione di sé più autentica e più stabile.
A Miami, intanto, il messaggio è arrivato forte e chiaro. Matteo sa ancora bene chi è. Adesso vuole solo il tempo e le partite necessarie per dimostrarlo di nuovo anche a tutti gli altri.
Fonseca analizza Sinner e Alcaraz: “Jannik è come un robot, Carlos invece può fare tutto”
Joao Fonseca cercava risposte. E in queste settimane, tra Indian Wells e Miami, le ha trovate nel modo più diretto possibile: affrontando uno dopo l’altro Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, i due riferimenti assoluti del tennis maschile attuale. Dopo la sconfitta contro lo spagnolo al Miami Open 2026, il brasiliano ha parlato in conferenza stampa con grande lucidità, spiegando cosa abbia imparato da questi confronti e quali differenze veda tra i due campioni.
Per il 19enne carioca, questi match rappresentavano una tappa fondamentale del suo percorso: capire dove si trova davvero il suo tennis rispetto al vertice e raccogliere indicazioni utili per continuare a crescere. Le sue parole raccontano bene quanto questa esperienza lo abbia colpito.
“Affrontarli mi ha aiutato a capire i loro stili”
Fonseca ha spiegato subito che giocare contro Sinner e Alcaraz gli ha permesso di leggere più chiaramente le caratteristiche dei due dominatori del circuito.
“Affrontarmi con entrambi mi ha aiutato a capire i diversi stili di gioco che hanno”.
Da lì è partita un’analisi molto interessante, in cui il brasiliano ha distinto con precisione ciò che rende unici i due.
“Sinner è come un robot”
Nel descrivere Jannik Sinner, Fonseca ha usato un’immagine forte, ma molto efficace:
“Credo che Alcaraz abbia un repertorio di colpi maggiore. Jannik è come un robot, semplicemente spacca la palla e fa tutto alla perfezione”.
La frase rende bene l’impressione che il numero 2 del mondo trasmette a chi lo affronta: continuità, precisione, pulizia esecutiva, intensità costante. Un tennis quasi meccanico nella sua perfezione, in cui ogni colpo sembra uscire con la stessa qualità e la stessa solidità.
“Carlos può fare assolutamente di tutto”
Se Sinner impressiona per la perfezione e la ripetibilità del suo tennis, Carlos Alcaraz ha colpito Fonseca per la completezza e l’imprevedibilità.
“Carlos, invece, può fare assolutamente di tutto in campo. Può liftare la palla, colpire fortissimo, salire a rete, cambiare ritmo… La sua mobilità è spettacolare ed è difficile capire il suo tennis”.
È forse questa la chiave più interessante della riflessione del brasiliano: contro Alcaraz non basta difendersi da una o due armi principali, perché il suo gioco cambia continuamente forma. Sa spingere, rallentare, variare, accorciare, allungare lo scambio, attaccare la rete o restare da fondo. Ed è proprio questa varietà a renderlo così difficile da leggere.
“All’inizio sentivo che giocava con un po’ di pressione”
Fonseca si è poi soffermato più nello specifico sul match perso a Miami contro lo spagnolo, spiegando come abbia percepito l’evoluzione della partita.
“Man mano che il match andava avanti ho sentito che si scioglieva e trovava il suo ritmo in campo. All’inizio giocava con un po’ di pressione sulle spalle, ma dopo aver ottenuto un break iniziale in ogni set ha alzato il livello”.
Una lettura interessante, perché mostra come il brasiliano abbia avuto la sensazione di trovarsi davanti un Alcaraz non subito fluido, ma capace di prendere rapidamente il controllo una volta trovato il vantaggio.
“Sono entrato in campo convinto di poter vincere”
Fonseca ha anche ammesso di essersi presentato alla sfida con la convinzione di poter competere davvero, anche grazie a quanto vissuto poco prima contro Sinner a Indian Wells.
“Sono entrato in campo convinto di poter vincere dopo quanto successo con Sinner a Indian Wells, ma non ho sfruttato le opportunità e lui ha giocato una grande partita. È il numero 1”.
Una dichiarazione che racconta bene la sua mentalità: rispetto per l’avversario, ma nessun complesso di inferiorità. Allo stesso tempo, però, il brasiliano ha riconosciuto con onestà dove la partita gli sia sfuggita di mano.
“Devo riflettere sui miei errori e imparare da loro”.
“Con Alcaraz devi giocare un tennis perfetto”
Fonseca ha poi spiegato quale sia, a suo avviso, la difficoltà più grande nell’affrontare lo spagnolo.
“La grande difficoltà nell’affrontare Alcaraz è che non sai cosa farà, perché ha tutti i colpi nel suo arsenale”.
E da qui la conclusione più netta: “Hai bisogno di giocare un tennis perfetto e io non ho sfruttato le opportunità che ho avuto. Penso che sia stata questa la differenza”.
È una frase che dice molto, sia sul livello di Alcaraz sia sulla lucidità con cui Fonseca legge la partita. Il brasiliano sa che il margine contro un giocatore di quel calibro è sottilissimo: quando le occasioni arrivano, vanno colte. E contro chi possiede un arsenale così completo, ogni esitazione pesa ancora di più.
Un’esperienza che lascia indicazioni chiare
Fonseca lascia Miami senza il colpo grosso, ma con un bagaglio prezioso. Le sue parole mostrano un giocatore giovane, sì, ma già molto consapevole: capace di distinguere le sfumature del tennis dei migliori, di leggere le partite con maturità e di capire dove deve ancora crescere.
Sinner e Alcaraz, per lui, sono ancora un riferimento lontano. Ma il modo in cui li analizza fa capire che il percorso è stato imboccato con la mentalità giusta. E nel tennis di vertice, questa è già una base enorme.
Per ora Joao torna a casa con una sconfitta e molte indicazioni. Ma se saprà trasformare queste lezioni in lavoro quotidiano, il gap con i migliori potrebbe iniziare a ridursi più in fretta di quanto sembri.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Joao Fonseca, Masters 1000 Indian Wells, Masters 1000 Indian Wells 2026, Matteo Berrettini

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Concordo pienamente.
Quello che ho montato è che quando ha giocato Sinner Fonseca è entrato in modalità indiavolato presuntuoso, cosa che non ho visto ieri nel suo atteggiamento,forse sbaglio ma questa è la mia impressione.
Non credo che robot sia proprio un complimento , supponente nemmeno lo è;
Per quel che vale, alla stessa età di Fonseca aveva fatto finale 1000 proprio a Miami ed era n. 22 del mondo..
Ma infatti certe osservazioni del tennista carioca appaiono la scoperta dell’acqua calda … comunque ha solo 19 anni e non bisogna neppure meravigliarsi più di tanto di ciò … 🙂
Non aggiungo nient’altro perchè non farei che essere ripetitivo rispetto alle tue centratissime riflessioni … quanto meno per me !
@ Lukaa (#4577649)
Che Sinner ed Alcaraz abbiano 2 stili e 2 strategie diverse di gioco credo sia evidente anche per chi non ha mai giocato a tennis…
…poi ci sarebbe da fare una discussione come nel ciclismo, quando si paragonava lo specialista della corsa in linea con quello della corsa a tappe: più forte chi vince la Milano-Sanremo o il Giro?
Poi è successo che il “passista” abbia vinto il Mondiale ed il velocista il Tour…
…quello che conta è essere CAMPIONI e non a caso i top-2 stanno vincendo tutti i tornei più importanti da 2 anni, il resto sono solo chiacchiere 😉
Matteo ha giocato molto bene, non so da quanto tempo non lo vedevamo così. Non deve giustamente pensare alla classifica, che arriverà da sé, solo a migliorare il suo livello. Adesso potrebbe avere un turno non facile ma alla sua portata. Forza!
@ andrewthefirst (#4577614)
Il problema è che tu lo dici, con quel tono di “mi sta sulle scatole a prescindere”.
Tra le altre cose, solo perché come da te ammesso mollò Piatti come coach…
Ovviamente son contrario alla censura in sè, ma ti sei mai posto la domanda che avendo spesso “trollato” creando dibattito non “positivo”, i tuoi post non passino in automatico e vengano attenzionati?
Comportamento=conseguenza 😉
Cosa che Carlos ha più gioco e variabili di Jannik? Questo credo che lo riconoscano tutti in questo forum, poi questo non vuol dire che sarà sempre il più forte, ma sicuramente è più spettacolare di Sinner grazie a tutte queste sue caratteristiche
Ma pensasse a lavorare e analizzare i suoi di limiti, invece di pensare a quei 2!
E dicesse ai suoi tifosi di darsi una calmata
In effetti, si potrebbe fare un paragone col Sinner diciannovenne del 2020, all’epoca anche lui in ascesa ma ancora lontano dalla top ten. Ricordo bene che quando gli chiedevano dove pensava di trovarsi rispetto ai top 2 di allora, cioè Djokovic e Nadal, lui evitava ogni confronto diretto basato sul livello rispettivo e si limitava a dire che erano (insieme a Federer) fonti di ispirazione ma poi parlava del lavoro che ancora lo attendeva, il suo famoso process…
Forse chissà, in Fonseca gioca il fatto che la differenza di età rispetto a Sinner e Alcaraz (3 e 5 anni) non è così grande da tenerlo al riparo da un (prematuro) sentimento di rivalità. Sinner avendo una quindicina d’anni in meno ben poteva considerare Nole e Rafa come ispirazioni, ma non come rivali diretti e attuali coi quali misurarsi in quel dato momento. Quando (tanto tempo fa) perdeva con Tsitsipas, Zverev e Medvedev, sappiamo che la cosa lo toccava un po’ di più, infatti troncò con Piatti dopo una sconfitta contro uno di loro, ma non ricordo di averlo mai sentito misurare apertamente e pubblicamente il suo livello col loro. Sapeva già di suo di essere superiore e che doveva solo continuare a lavorare su sé stesso senza curarsi troppo di loro.
Due ipotesi:
se lo dice uno che li ha appena incontrati entrambi conta di più di un divanista.
Se un divanista come noi dicesse – come tanti hanno fatto e fanno – le stesse cose di Fonseca con lo stesso tono, NESSSUNO lo censurerebbe mai.
@ andrewthefirst (#4577614)
Non è che se lo dice Fonseca diventa un mantra imprescindibile anzi evidenzia una banalità di pensiero…
@ JannikUberAlles (#4577620)
Sono d’accordo, ottima analisi.
Ho visto il match di Carlitos e Fonseca e sinceramente mi è sembrata una prestazione un po’ dimessa del brasiliano rispetto a quella contro Sinner.. certo, Alcaraz presenta difficoltà diverse, però, boh, non mi ha convinto del tutto il “giovanissimo”, ma ci sta
Se entra nei dieci può ritenersi soddisfatto nn vedo come possa fare meglio troppo lento e macchinoso per questo tennis. Poi nei dieci è tanta roba ma per quello che ambisce lui no.
Prima o poi, Fonseca riuscirà a vincere contro Sinner ed Alcaraz, diamo tempo al tempo. Può essere che prima del 2030 il miracolo avverrà. Amen.
Purtroppo Matteo lo abbiamo “perso” dal giorno del COVID a Londra, quando poteva essere il maggiore favorito per il titolo di Wimbledon…
…da lì è iniziato un calvario di infortuni e di rientri sofferti, ma resta quel giocatore che in una qualsiasi partita può ancora dare spettacolo!
Dietro Fonseca c’è troppo clamore e forse lui stesso (che nella sostanza già fatica a battere quelli che stanno DIETRO di lui) si sta illudendo di meritare una classifica migliore di quella attuale (#39) che invece rispecchia in pieno il suo valore attuale.
Non basta certo qualche “sparata” di diritto, spesso azzardata, per trasformare un buon giocatore in un campione!
Anche i Monster-2 hanno la “cannonata” nel loro repertorio, ma (in particolare Sinner) sono più focalizzati a portare avanti una strategia di gioco, a svolgere un piano tattico e vincere le partite e non solo un semplice scambio.
Joao dovrebbe pensare al proprio livello (provando a migliorarlo) prima di giudicare quello dei top-2, oggi così DISTANTI da lui 😉
L’ aria di Marrakech e Miami fa bene a Matteo.
Speriamo l’ATP faccia dei tornei anche a Formentera e Mykonos, così Berrettini ritornerà a vincere qualche torneo.
Ecco…se lo dico io vengo censurato…se lo dice Fonseca ci fate un articolo…ma perché?