Dal Roland Garros ATP, Copertina

Il team Pellegrino: “Ha iniziato a credere davvero nei suoi mezzi. Quell’abbraccio vale un anno e mezzo di sacrifici”

23/05/2026 16:44 Nessun commento
Nella foto Andrea Trono e Tommaso Mannarini - Foto Patrick Boren
Nella foto Andrea Trono e Tommaso Mannarini - Foto Patrick Boren

A 29 anni Andrea Pellegrino conquista per la prima volta in carriera l’ingresso nel tabellone principale di uno Slam. Dopo l’ottimo torneo di Roma, fermato soltanto nei quarti da Jannik Sinner, il pugliese ha scelto di restare concentrato sul suo esordio parigino contro l’amico Flavio Cobolli. A raccontare il percorso che ha portato a questo traguardo sono stati i suoi allenatori: Andrea Trono e Tommaso Mannarini.

Per Andrea Trono questa crescita non nasce nelle ultime settimane, ma affonda le radici molto più indietro.

“Penso che questo percorso sia iniziato già dallo scorso anno. Aveva fatto ottimi risultati, sia a Perugia sia a Estoril, entrambi con Tommaso al suo fianco. Ha preso sempre più consapevolezza di un percorso che era già iniziato. Soprattutto ha iniziato a credere nei propri mezzi, anche dal punto di vista mentale. Ha cominciato gradualmente a credere sempre di più in sé stesso. E io spero che questo sia soltanto l’inizio di un percorso partito ormai molti mesi fa”.

L’esplosione del tennis italiano e la presenza di tanti azzurri ai vertici, secondo Trono, non è stata un peso ma uno stimolo.

“Avere tanti italiani a un livello altissimo è anche merito del lavoro della Federazione, del Progetto Italia e di quello che ha costruito Michelangelo Dell’Edera negli anni. Non è un caso se oggi siamo probabilmente la federazione migliore al mondo anche dal punto di vista della formazione e dell’insegnamento. E Andrea, vedendo tanti compagni con cui ha lottato nei Challenger emergere gradualmente, ha trovato entusiasmo e consapevolezza. Gli ha dato quella voglia in più di provarci e credere in sé stesso”.

Uno dei momenti più intensi è stato l’abbraccio dopo il match point della qualificazione. Un’immagine che racconta molto più di una vittoria.

“A livello emotivo siamo un team molto unito. Ci dividiamo le settimane, io e Tommaso, e Andrea non resta mai solo a Lecce. Condividiamo tutto, anche insieme al preparatore atletico Nacho. Arrivavamo da Roma, che era già stato un torneo pieno di entusiasmo ma anche molto dispendioso dal punto di vista psicofisico. Qui Andrea aveva un buon tabellone, sì, ma poi bisogna dimostrare. L’ultimo turno era un derby, con tutta la pressione di giocarti per la prima volta l’ingresso in uno Slam. Lui è stato bravo a gestire le emozioni, ma poi c’è stato un crollo. Un crollo bello, dettato dalla felicità e dal dispendio accumulato. Dietro questo risultato ci sono tanti sacrifici. Quell’abbraccio rappresentava un anno e mezzo di lavoro. C’era tutto lì dentro”.

Poi il sorteggio ha regalato un derby inatteso contro Cobolli.

“Dall’esterno speravo qualcosa di diverso”, ammette Trono sorridendo.

Ma Tommaso Mannarini rivela un curioso retroscena:

“L’altro giorno stavo guardando l’allenamento di Flavio sul Centrale e ho detto al preparatore: mi sa che può essere lui il prossimo avversario”.

Trono aggiunge:

“Le combinazioni della vita ci hanno portato a questo derby. Con Flavio c’è amicizia, come con tanti italiani. Sono partite sempre molto complicate dal punto di vista emotivo. Secondo me lì sarà la chiave: chi gestirà meglio le emozioni”.

Sul piano tecnico, Pellegrino resta un giocatore con una superficie di riferimento chiara.

“La terra storicamente è quella dove ha ottenuto i migliori risultati. Però secondo me può fare bene anche sul veloce. Serve un percorso, serve convinzione, automatizzare alcune cose. A 29 anni siamo ancora in tempo, ma chiaramente non è semplice come iniziare da junior”.

Nel frattempo, intorno ad Andrea è arrivato un affetto speciale. Uno dei messaggi più belli è arrivato proprio da Cobolli.

“Ci ha colpito il post che Flavio gli ha dedicato su Instagram. Gli ha scritto che se lo meritava e che gli voleva bene. Ha ricevuto tanti messaggi, anche da uno dei suoi migliori amici come Vavassori. Questa è la cosa bella del gruppo italiano: ci si aiuta molto. Chi è sopra sa cosa significa attraversare certe difficoltà e spinge quelli che stanno dietro”.

Poi Trono racconta anche come nacque il rapporto con Pellegrino.

“Ero a Monopoli, nel circolo di un amico, e scherzando dissi che mi sarebbe piaciuto allenare Andrea. Da pugliese sentivo qualcosa di particolare. Conoscevo suo padre, vedevo tanto potenziale in lui e pensavo che sistemando qualcosa dal punto di vista tecnico e mentale potesse farcela. Dopo pochi giorni mi chiamò proprio suo padre dicendomi che forse potevo essere la soluzione giusta. Andrea venne a Lecce, provammo un mese insieme e da lì è nato tutto”.

Infine Mannarini torna su Estoril, uno dei tornei chiave della crescita del pugliese.

“È stato un torneo in cui siamo andati avanti partita dopo partita, senza grandi pensieri. Dal punto di vista del gioco lui non era sorpreso, ma lo era per i risultati. A fine giornata diceva: oggi ho battuto un altro top 100, oggi sono in finale. Ci siamo ritrovati dalle qualificazioni alla finale in sette giorni con una naturalezza incredibile sul piano del tennis, ma con qualcosa di quasi assurdo sul piano dei risultati. E quella settimana gli ha lasciato una grande consapevolezza, che poi si è portato dietro anche nei mesi successivi”.



Dal nostro inviato a Parigi, Enrico Milani


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