Campo Centrale coperto a Roma: se ne parla da 11 anni, ma il tetto arriverà, forse, nel 2028
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Da anni gli Internazionali d’Italia ripetono la stessa ambizione: crescere, avvicinarsi agli Slam, diventare un torneo sempre più grande, sempre più moderno, sempre più internazionale. È un obiettivo legittimo, sostenuto dai numeri, dal pubblico, dal richiamo dei campioni e da un movimento italiano mai così forte. Ma c’è un punto su cui Roma continua a rimanere indietro: la copertura del Campo Centrale.
La questione non nasce oggi. Già nell’aprile 2015 Angelo Binaghi parlava dell’attesa per la copertura del Centrale, definendola un “regalo” collegato anche all’ampliamento della capienza. Da allora sono passati undici anni. Undici anni di annunci, auspici, progetti, rendering, conferenze stampa e promesse. Ora la prospettiva indicata è quella del 2028: a quel punto, dal primo riferimento concreto del 2015, saranno passati tredici anni. Per un evento del peso degli Internazionali d’Italia, tredici anni sono troppi.
Il problema non è soltanto architettonico. È soprattutto sportivo e di rispetto verso il pubblico. Roma è un torneo combined, dura quasi due settimane, muove centinaia di migliaia di spettatori e ambisce dichiaratamente a stare nel gruppo dei grandissimi eventi del tennis mondiale. Ma un torneo di questa dimensione non può permettersi di restare completamente esposto alla pioggia o al caldo estremo sul suo campo principale.
Nel 2023 era stato annunciato che il Centrale avrebbe avuto la copertura entro il 2026: “mai più grandi match sospesi o rinviati”, fu il messaggio lanciato durante la conferenza di chiusura degli Internazionali. Due anni dopo, però, la nuova scadenza comunicata è diventata il 2028. È un rinvio pesante, perché sposta ancora più avanti una soluzione che a Roma viene discussa da troppo tempo.
E la questione diventa ancora più delicata se si guarda al costo dei biglietti. Per il 2026 il listino ufficiale del Campo Centrale mostra sessioni con prezzi da diverse centinaia di euro e, nella giornata finale, anche il settore più economico del Centrale arriva a 597 euro, mentre le categorie più alte superano abbondantemente i mille euro. Con cifre del genere, il pubblico ha diritto a un servizio all’altezza dell’evento.
Non si pretende l’impossibile. Si pretende uno standard. Gli Slam lo hanno già fissato da tempo: Wimbledon ha il tetto sul Centre Court dal 2009 e sul No.1 Court dal 2019; lo US Open ha coperture su Arthur Ashe e Louis Armstrong; il Roland Garros ha coperto il Philippe-Chatrier e poi anche il Suzanne-Lenglen; l’Australian Open può contare su più arene dotate di tetto retrattile. Roma non è uno Slam, ma se vuole avvicinarsi davvero a quel modello deve offrire almeno una garanzia minima: un campo principale coperto.
Il Foro Italico resta una delle cornici più belle del tennis mondiale. Questo non si discute. Ma la bellezza, da sola, non basta più. Non basta quando il torneo cresce, quando i prezzi salgono, quando il pubblico arriva da tutta Italia e dall’estero, quando le sessioni vengono vendute come grandi eventi e quando il calendario tennistico moderno non concede margini infiniti per recuperi e rinvii.
La copertura del Centrale non deve essere raccontata come un lusso, ma come un’infrastruttura necessaria. Necessaria per i giocatori, per le televisioni, per l’organizzazione, per chi paga il biglietto e per la credibilità internazionale del torneo. Nel 2025 Binaghi ha detto che non è più possibile “procrastinare” scelte di questo tipo. È una frase condivisibile. Il punto è che, per molti appassionati, questa scelta è già stata procrastinata troppo.
Roma vuole crescere, vuole sognare in grande, vuole sentirsi sempre più vicina agli Slam. Bene. Ma la grandezza passa anche dai dettagli concreti: sedersi al Centrale, pagare un biglietto importante e sapere che, almeno lì, il tennis potrà continuare anche se piove.
Perché tredici anni per avere un tetto, in un torneo di questa importanza, non sono un tempo tecnico. Sono un ritardo.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Masters 1000 Roma, Masters 1000 Roma 2026, WTA 1000 Roma, WTA 1000 Roma 2026

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Tempistiche medie per costruire un ospedale in Italia: 10 anni (se tutto va bene).
Tempistiche medie per costruire un ospedale in Cina: 10 giorni (se tutto va male). Figuriamoci per un tetto di un campo da tennis!!!!
Se non sbaglio (correggetemi nel caso) a Madrid c’erano addirittura 2 campi con il tetto retrattile!
Ma la questione delle strutture in Italia si potrebbe allargare agli stadi per il calcio o ai palazzetti (multifunzionali?) per altri sport, come il basket e il volley.
Abbiamo delle amministrazioni pubbliche troppo invasive e credo che la politica non voglia perdere l’occasione per mettere uno zampino negli affari anche “privati” con la scusa detta tutela dei cittadini.
Appunto la qualità dei politici italiani si può facilmente misurare con il confronto tra le nostre infrastrutture e quelle di altri paesi, soprattutto di quelli che hanno disponibilità (PIL) inferiori.
Povera Italia!!
Una spesa giustificabile solo se poi il centrale venisse utilizzato anche per altri eventi sia sportivi che non per tutto l’ anno, ma poi servirebbe anche impianto di riscaldamento,solo così potrebbe essere ammortizzato
Non capisco il senso di un articolo scritto così oggi. Il progetto, i finanziamenti, le autorizzazioni e le tempistiche sono tutti già definiti e approvati. I lavori cominceranno alla fine del torneo e saranno terminati entro il 2027.
Il quinto slam cit.
Butto lì un’idea ( stupida ? ) così tanto pour parler …
Se , invece di discutere sulla fattibilità o meno del tetto sul Centrale , si pensasse di predisporre una copertura sui campi provvisori del torneo ?
Le strutture di gioco del torneo , predisposte e poi rimosse per il torneo , sono ogni anno ben 3 : Supertennis Arena da 3000 posti piu’ altre due con gradinate da 900 posti ciascuna .
Potrebbe essere una soluzione molto meno impattante sotto tutti gli aspetti e … garantirebbe una certa soluzione di continuità in casi particolarmente sfigati di maltempo persistente .
Copertura a maggio a Roma è indispensabile come a Londra in autunno, tralasciando che deturpa il Centrale, un Bene Architettonico Stoorico e vincolato dalle Belle Arti che diverrebbe un Ecomostro tipo Vele di Napoli.
@ ProVax (#4609019)
4 mio di €
Poi lieviteranno a 14 mio.
forse…
Un commento velenoso ? 😀
” Prima il Ponte sullo Stretto !!! “
Quanto costerebbe? Si ha un’ idea di massima?
Con le ultime due righe te la sei tirata forte Kenobi, anche a me onestamente Roma non fa impazzire (le mie città top sono Milano e Napoli), ma non uso termini così drastici sulle realtà della capitale…
La copertura non serve a nulla e deturperebbe l’architettonica di un posto bellissimo.
Con calma , non c’è fretta , lo useranno i figli di Sinner .
Ogni 1000 dovrebbe prevederlo come requisito minimo.
È pieno di cose orripilanti Roma, non sarà un tetto a fare la differenza.
Articolo scritto perfettamente. Nei modi e soprattutto nei contenuti.
Italia…tempi biblici.
@ Giambi (#4608951)
In concreto secondo me interessa anche poco..i soldi li devono spendere per arricchirsi tra loro mai per lo sport concretamente
Siamo in Italia, siamo così ahimè:(
Dai secondo me prima del 2050 riescono a farlo,o forse dopo che si è ritirato Sinner ci ripensano…
Troppo difficile proggettarlo già con la copertura quando fu costruito a inizi 2010….no, mejo metterci le mani due volte…
Il tetto sul centrale farà la fine del ponte sullo stretto
Articolo splendido del sr. Villarico.
Mi sa che arriverà prima il ponte sullo stretto…
Questo immobilismo da 10 anni è ingiustificabile incomprensibile masochistico. Ci sarebbe stato solo un modo per avere la copertura da un pezzo: lo sciopero degli spettatori, io credo che il tetto in questo decennio non lo vedremo ancora.
Ma siamo sicuri che la Soprintendenza lo permetta?
Oggi avrebbe garantito solo 1 incontro in più, gli altri sarebbero stati rinviati.
Da quello che ho letto la costruzione avverrà se arriverà la NBA che proterà i soldi e giustificherà la spesa