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Fils si racconta tra critiche, carattere e ambizioni: “Non mi tiro mai indietro da una battaglia”

20/05/2026 09:42 4 commenti
Arthur Fils FRA, 2004.06.12 - Foto Getty Images
Arthur Fils FRA, 2004.06.12 - Foto Getty Images

Arthur Fils è uno dei grandi protagonisti del 2026 nel circuito ATP. Il francese è tornato ad altissimo livello dopo il lungo stop per l’infortunio alla schiena e, alla vigilia del Roland Garros, è considerato uno dei giocatori più interessanti da seguire. Non solo per il tennis, ma anche per la personalità: diretta, istintiva, a tratti anarchica, sicuramente diversa.

Il 21enne transalpino ha già dimostrato di poter competere con i migliori. Dopo il rientro, ha centrato risultati importanti, ha vinto il titolo a Barcellona e ha raggiunto semifinali pesanti nei Masters 1000, entrando stabilmente nel gruppo dei giocatori che possono provare, in futuro, a disturbare l’egemonia di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Il suo 2025 era stato quasi cancellato da una frattura da stress alla schiena, subita al Roland Garros, ma il ritorno nel 2026 è stato immediatamente convincente.

In Francia, però, l’attesa attorno a Fils porta con sé anche un peso enorme. Il pubblico cerca da anni un nuovo grande campione capace di raccogliere idealmente l’eredità di Yannick Noah, ultimo francese a vincere uno Slam nel singolare maschile, proprio a Parigi nel 1983. Fils è uno degli uomini su cui si concentrano aspettative, speranze e inevitabilmente anche critiche.

In un’intervista a The Guardian, il francese ha ammesso che prova a non leggere ciò che viene scritto su di lui, ma non sempre ci riesce. E quando una critica lo colpisce, può diventare carburante. Il caso più evidente è quello di Simon Dutin, commentatore che aveva parlato duramente di lui prima del successo di Barcellona.
A Barcellona ho visto una persona parlare molto male di me: Simon Dutin. Sono stato molto felice di vincere il titolo per dimostrargli che aveva completamente torto”, ha raccontato Fils.
Il francese ha spiegato di non voler vivere condizionato dal giudizio esterno, ma ha ammesso che certe parole lasciano il segno: “Cerco di non reagire a queste cose e provo a non guardarle. Ma quando arrivano fino a me, allora devo vederle e devo pensarci. Mi ha sorpreso molto quello che ha detto e non mi è piaciuto il modo in cui lo ha espresso. Quando ho vinto il titolo, è stata la risposta migliore”.

Fils è fatto così: perdona forse, ma non dimentica. E soprattutto trasforma la tensione in energia. Non è un caso che il francese sembri spesso esaltarsi nei contesti più complicati, quando il rumore aumenta e la pressione diventa più forte.
Il suo carattere arriva da lontano. Da bambino, ha raccontato, la sconfitta gli era quasi insopportabile: “In ogni partita perdevo la testa. Impazzivo: rompevo racchette, urlavo, mandavo la palla fuori dal campo. Di tutto. Ma solo perché perdevo. Odio perdere, quindi mi arrabbiavo moltissimo”.

Una mentalità competitiva che Fils collega anche all’educazione ricevuta dal padre Jean-Philippe, di origine haitiana. “È una mentalità diversa, non è la mentalità francese. È dura, molto dura. Lui ha passato tante cose, quindi ha provato a farmi capire meglio la vita”.

Attorno a Fils, oggi, c’è un team che non lo protegge con frasi di circostanza, ma lo affronta con sincerità. Ed è proprio questo che il francese dice di apprezzare. Nel suo gruppo è entrato anche Goran Ivanisevic, ex campione di Wimbledon ed ex allenatore di Novak Djokovic, aggiunto al team in questa fase di rilancio dopo l’infortunio.

Quando qualcosa va male in campo, mi parlano con franchezza e questo mi aiuta”, ha spiegato Fils. “Se qualcosa non va, non mi diranno: ‘No, no, va tutto bene, continua così’. Questo non mi aiuterebbe. Se ho persone di cui posso fidarmi, a volte mi diranno cose dure. Ma se sono abbastanza maturo da accettarle, allora mi aiuteranno”.
Questa personalità forte lo ha portato anche a vivere momenti di tensione con altri giocatori. Fils non è uno che abbassa lo sguardo, nemmeno davanti a nomi importanti. Nel circuito c’è chi prova a mettergli pressione, chi cerca di farlo uscire mentalmente dalla partita, ma il francese rivendica il proprio modo di stare in campo.

Non mi tiro mai indietro da una battaglia. È così che mi ha cresciuto mio padre. E anche mia madre”, ha detto. Poi una frase che racconta perfettamente il suo rapporto con i colleghi più esperti: “Quando gli altri giocatori parlano con me, siamo sullo stesso livello. Io non sono il bambino e loro non sono gli adulti”.

Fils ha anche un rapporto molto prudente con i consigli che arrivano dall’esterno. Sa che nel tennis molti parlano per esperienza, ma anche per ego: “Le persone più grandi provano sempre a darti lezioni. Alcune sono molto buone, altre sono solo ego. Quando è ego, ti parlano così solo perché sei più giovane. Alcuni hanno provato a farmi perdere la testa perché ero giovane”.
Il risultato è un giocatore che divide, ma che difficilmente lascia indifferenti. Si può amare o criticare Arthur Fils, ma è impossibile non riconoscere che porta qualcosa di diverso nel circuito. Potenza, presenza scenica, carattere, fragilità e ambizione convivono nello stesso giocatore.

Il Roland Garros sarà il grande test. Da un lato la pressione del pubblico francese, dall’altro la voglia di dimostrare che il rientro non è stato solo un bel momento, ma l’inizio di qualcosa di più grande. Fils arriva a Parigi con il fisico ritrovato, una personalità sempre più definita e una convinzione chiara: il rumore attorno a lui può fare male, ma può anche diventare la sua arma migliore.



Francesco Paolo Villarico


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4 commenti

JOA20 (Guest) 20-05-2026 10:41

Scritto da Onurb
Spero che nel sorteggio del tabellone di domani non sia dalla parte di Sinner….immagino già la bolgia del pubblico contro, meglio evitare….sinner non è djokovic da questo punto di vista,potrebbe risentirne psicologicamente

Prima o poi dovrà imparare a lasciarsi scivolare addosso la bolgia del pubblico parigino, nella finale del 2025 mi sa che ne ha risentito almeno un po’

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Aquila. 20-05-2026 10:05

Scritto da Onurb
Spero che nel sorteggio del tabellone di domani non sia dalla parte di Sinner….immagino già la bolgia del pubblico contro, meglio evitare….sinner non è djokovic da questo punto di vista,potrebbe risentirne psicologicamente

Si vede che non conosci Sinner

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Aquila. 20-05-2026 10:05

Se ha quella mentalità sarà difficile che si avvicini ai big 2, i vincenti sono solo quelli che si creano un’aura intorno e non seguono i social spesso spazzatura, ma non devono seguire neanche quelli che gli danno del fenomeno, perchè creano delle aspettative nel giocatore spesso inutili e dannose per la sua carriera

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Onurb (Guest) 20-05-2026 09:53

Spero che nel sorteggio del tabellone di domani non sia dalla parte di Sinner….immagino già la bolgia del pubblico contro, meglio evitare….sinner non è djokovic da questo punto di vista,potrebbe risentirne psicologicamente

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