Il nuovo tennis dei grandi eventi mette a rischio la terra sudamericana. Rotterdam insegna: anche i tornei storici perdono peso
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La tourneè sudamericana è da sempre sinonimo di passione pura. Tribuna piene, atmosfere incandescenti e un rapporto diretto tra pubblico e giocatori rendono tornei come quelli di Buenos Aires, Rio e Santiago appuntamenti unici nel calendario ATP. Eventi che ogni anno ricordano un tennis più romantico, meno dominato dalle logiche economiche e più legato alla cultura sportiva dei territori.
Eppure proprio questi tornei, simbolo di tradizione e identità, rischiano oggi di essere messi in discussione. Il circuito, infatti, sembra sempre più orientato verso pochi eventi di altissimo livello economico, lasciando sempre meno spazio a tornei storici ma meno ricchi.
Un calendario sempre più concentrato su pochi eventi
Negli ultimi anni l’ATP ha intrapreso una trasformazione evidente: un calendario “premium”, con un numero ridotto di tornei realmente centrali e una progressiva perdita di peso degli altri. L’obiettivo è chiaro: valorizzare i Masters 1000 e gli ATP 500, riducendo l’importanza dei 250.
Ma la conseguenza è sotto gli occhi di tutti. Anche tornei che fino a pochi anni fa erano considerati eventi di lusso stanno perdendo centralità. Basta guardare l’ATP di Rotterdam: per decenni uno dei 500 più prestigiosi e competitivi del circuito indoor europeo, oggi percepito sempre più come un appuntamento di secondo piano rispetto ai grandi eventi che dominano la stagione.
Il rischio è che il circuito si trasformi in una sorta di “tour d’élite”, con pochi tornei davvero importanti e tutto il resto relegato a un ruolo marginale.
La minaccia del nuovo Masters 1000
In questo contesto, l’eventuale introduzione di un decimo Masters 1000 in Arabia Saudita a febbraio rappresenta una minaccia concreta per la tourneè sudamericana. La sovrapposizione con i tornei su terra battuta in Argentina, Brasile e Cile potrebbe rivelarsi un colpo quasi fatale.
La presenza del presidente ATP Andrea Gaudenzi a Buenos Aires e Rio, ma non a Santiago, ha alimentato ulteriormente i dubbi. Il circuito sembra orientato verso eventi sempre più ricchi e globalizzati, anche a costo di ridurre lo spazio per tornei storici.
L’ipotesi di spostamento dopo lo US Open
Tra le soluzioni allo studio c’è quella di spostare i tornei a settembre o ottobre, subito dopo lo US Open. Una scelta che eviterebbe lo scontro diretto con il nuovo Masters 1000, ma che presenta altre criticità.
Molti giocatori potrebbero non essere disposti a tornare sulla terra battuta in quel periodo, soprattutto prima della tournée asiatica o della stagione indoor, dove le superfici sono molto più rapide.
La passione che non basta più
Eppure chi vive questi tornei continua a sottolinearne il valore. Matteo Berrettini, alla sua prima esperienza a Buenos Aires, ha elogiato l’atmosfera unica dell’evento, indicandola come una delle principali motivazioni della sua partecipazione.
L’argentino Mariano Navone ha raccontato un episodio emblematico: un suo match in Cina disputato davanti a cinque spettatori, in netto contrasto con le sessioni serali sold-out del Buenos Aires Tennis Club. Un esempio che evidenzia come la passione del pubblico non sia sempre un fattore determinante nelle scelte del circuito.
Un futuro incerto
Con l’ingresso ormai annunciato dell’Arabia Saudita dal 2028, la sensazione è che i tornei in Sudamerica stiano vivendo una fase decisiva. Il tennis professionistico sembra dirigersi verso un modello con pochi eventi centrali e molti tornei destinati a perdere visibilità e importanza.
Il rischio è chiaro: un circuito sempre più ricco, ma anche sempre più uniforme, dove la storia, l’atmosfera e la passione potrebbero non bastare più per garantire un posto in calendario. La sfida sarà trovare un equilibrio tra crescita economica e identità del tennis, prima che alcune delle sue tappe più autentiche diventino solo un ricordo e forse non saremo noi a perdere tutto ma proprio la passione genuina che il nostro sport esprime nei modi nei colori e della bellezza assoluta dei valori.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Circuito ATP

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Negli anni 80 in Sudamerica si giocavano tornei del circuito maggiore di scarso livello, Garuja Itaparica e Bueno Aires mentre in America e in Europa si disputavano i tornei di Filadelfia Memphis Rotterdam Milano
Pecunia non olet
Non c’è nessun bisogno di un mille in Arabia. Ennesima operazione di sportwashing di paesi ricchi di petrolio e basta, senza cultura sportiva né rispetto dei diritti umani, ancora meno nei confronti delle donne.
Non avere più tornei in sud America sarebbe una grossa sconfitta per il tennis. E il calendario è già fin troppo denso.
Il SudAmerica fa la fine dell’Africa col tennis….completamente annientati da Arabia, Usa, Swing Asiatico.
Alcaraz fece Argentina Brasile un paio di stagioni fa e di poco ci rimetteva tutta la stagione.
Sinner, Rio non la prende in considerazione neanche x la spiaggia.
Senza i due fenomeni è normale che si resti ai margini