Djokovic non assicura il ritorno agli Australian Open nel 2027: “La verità è che non lo so”
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Il futuro di Novak Djokovic resta avvolto dall’incertezza. Dopo la finale persa agli Australian Open 2026, il campione serbo ha lasciato parole che hanno fatto riflettere tifosi e addetti ai lavori, evitando di confermare una sua presenza a Melbourne nel 2027.
Durante la cerimonia di premiazione, in molti avevano notato come Djokovic non avesse pronunciato il consueto “ci vediamo l’anno prossimo”. Un dettaglio tutt’altro che casuale, come lui stesso ha spiegato in conferenza stampa.
“Non lo so, non so se vi rivedrò o no. Per questo ho lasciato la cosa aperta. La verità è che non lo so davvero. Mi seguite da tanto tempo e sapete che non fingo né recito: dico sempre le cose come stanno”.
Parole sincere, in pieno stile Djokovic, che confermano quanto il momento della sua carriera sia delicato. Il serbo ha ribadito di non voler pianificare troppo in avanti, soprattutto a 38 anni, quando ogni scelta va ponderata con attenzione.
“Negli ultimi dodici-diciotto mesi ho detto più volte che non sono sicuro di quanto giocherò ancora. Mi piacerebbe arrivare ai Giochi Olimpici del 2028, ma questo potrebbe significare disputare un torneo all’anno, oppure dieci, quindici o magari solo due. Onestamente, non lo so”.
Djokovic ha spiegato di non voler prendere decisioni definitive sul calendario né sul proprio futuro agonistico, preferendo vivere il presente e ascoltare le sensazioni del momento.
Nonostante i dubbi, però, il legame con Melbourne resta fortissimo. Le emozioni vissute negli ultimi due match del torneo hanno lasciato un segno profondo nel campione serbo.
“Il pubblico mi ha regalato emozioni davvero indimenticabili, probabilmente mai provate prima qui. Sono profondamente grato per averle potute vivere. Credo di essermelo meritato e voglio ringraziare tutti di cuore”.
Djokovic ha comunque voluto rassicurare i tifosi australiani, lasciando una porta aperta sul futuro:
“Tornerò in Australia. Se sarà da giocatore attivo o in un’altra veste, lo vedremo più avanti”.
Parole che non suonano come un addio, ma nemmeno come una promessa. Il tempo dirà se Novak Djokovic tornerà ancora a lottare sul cemento di Melbourne o se il 2026 rappresenterà uno degli ultimi capitoli della sua straordinaria storia agli Australian Open.
Marco Rossi
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Bhe si pensi come la si vuole senza Novak Djokovic sarebbe stata un’edizione meno interessante. Se ripenso a Me stesso a 38 anni ero fisicamente già da buttare nel cassonetto dell’umido, questo dopo una vita da pro, con relativo logorio, riesce ancora a portare in fondo un torneo dello slam. Ma di cosa parliamo…
Se Zverev non si fosse emozionato quando ha servito per il quinto contro Alcaraz, molto probabilmente Novak avrebbe alzato la coppa.
Questa era un opportunità più unica che rara per vincere il 25, aiutato anche molto dalla fortuna, non credo ce ne saranno altre in futuro.
Questa finale è stata un po’ la prova del 9.
Ha vinto la componente fisica rispetto a quella tennistica.
Djokovic ha la tecnica, la tattica e l’esperienza per competere con tutti.
Ma più il torneo si spinge verso la componente fisica più ha difficoltà a vincere perché non regge più sette partite da 3 su 5.
In questo AO ha avuto una congiunzione astrale che gli ha fatto giocare 2 set in 5 giorni e con Sinner ha giocato praticamente una “partita secca” dove la componente fisica gli ha retto il gioco. Sinner ha retto il gioco ma ha sofferto la superiorità tattica e la personalità del serbo. Tutto questo è però giustificato da un’esperienza immensa dall’alto della sua ventennale carriera.
Probabilmente a parti invertite di tabellone venerdi Djokovic avrebbe potuto vincere anche contro Alcaraz.
Oggi, dove la componente fisica ha inciso di più ha portato il serbo di fronte all’età, quello che avevo detto in un precedente commento.
Pensavo a un 3-1 Alcaraz con Djokovic competitivo per 1 o al massimo 2 set.
Così è stato anche se prima dell’incontro nonostante tutto non riuscivo a dare Djokovic totalmente perdente.
I complimenti vanno ad entrambi naturalmente.
Attendiamo che il nostro si rifaccia al più presto.
Il suo ritiro sarà una delle cose più deprimenti di sempre
Ti prego: BASTA….
I love this Guy!
Questa era un’ opportunità unica per vari motivi che sono successi, non essere riuscito a vincerla fa si che difficilmente lo potrà fare in futuro,grande torneo Nole
Viviamo, come Novak, alla giornata. Respiriamo a pieni polmoni ciò che di buono ci arriva, che non è poco di questi tempi. Un caro saluto al Capitano, sempre pronto a sdrammatizzare. Concentriamoci sulla primavera che arriva, coi master mille in Florida, Montecarlo e il Marocco coi loro profumi, i tabelloni e tutta la magia sognante del tennis.