Arnaldi, la forza per ripartire
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Il Maestro Rino Tommasi la chiamava la “prova del nove”, ossia vincere una partita dopo una impresa e così confermare che la tendenza è forte e stabile, e che la vittoria di prestigio non è arrivata per caso. Matteo Arnaldi ha ampiamente superato la prova-Tommasi al Masters 1000 di Roma, e nel suo caso l’importante successo all’esordio del torneo del Foro Italico è arrivata non solo dopo un singolo bel match vinto, ma dopo una settimana importantissima vissuta al Challenger di Cagliari, dove ha alzato il titolo battendo gente come Borges e Hurkacz e infilando cinque vittorie di fila. Diventano sei dopo il successo su Munar sul Centrale di Roma, ma oltre ai numeri è l’attitudine generale e la ritrovata velocità nella copertura del campo, abbinata ad appoggi sicuri, a far tornare il sereno sul cielo del sanremese, da troppo tempo lontanissimo dal suo miglior livello di gioco.
È stato assai sfortunato Matteo negli ultimi mesi. Un problema al piede come il suo non è affatto banale e lo è ancor di meno per un tennista che ha nella mobilità e nella copertura del campo uno dei suoi punti di forza assoluti. Solo quando sei sicuro di poter correre alla sua velocità e quindi scaricare sul terreno la forza delle gambe per trovare equilibrio negli impatti puoi sperare di ritrovare i migliori colpi, per contrattaccare e per offendere. Sensazioni, oltre alla certezza di essere guarito. Ritrovarle le migliori sensazioni è cosa complicata perché certe emozioni e sicurezza le puoi avvertire dentro solo in partita, nella tensione della gara. E quando la fiducia non c’è, quando i colpi non vanno, quando di partite non ne vinci, come le ritrovi di nuovo. Uscire da una crisi profonda come quella di Matteo, da un crollo in classifica per tanti risultati lontanissimi dal tuo valore, segnano dentro. Il rischio di perdersi è alto, concreto. E cavalcare la negatività diventa la exit strategy più semplice, ma che non porta niente di buono. Non è roba per Arnaldi, uno che ha sempre affrontato la tensione della partita prendendola di petto, rischiando, lottando come un leone e strappando in carriere grandi vittorie anche soffrendo, non solo andando dritto a manetta nei momenti migliori.
Winning at home 🏠
Matteo Arnaldi overcomes the fight of Jaume Munar 6-3 3-6 6-3 to the delight of the home crowd 🙌#IBI26 pic.twitter.com/C564W8QMAR
— Tennis TV (@TennisTV) May 6, 2026
Il Matteo Arnaldi ammirato nel match vinto contro Munar è ancora un “Arna” doc. Doppi falli, errori evitabili e qualche momento di tensione di troppo. Ma la reazione c’è stata, fortissima. Sul piano del gioco è tornato ad essere più aggressivo e senza esagerare. In troppe partite perse nel recente passato si incaponiva in accelerazioni a bassissima percentuale, con errori evitabili e tatticamente affrettati. Munar lo devi battere, devi andare a prenderti il punto di forza, attaccando, perché lui raramente te lo concede. Ma non puoi fare come il toro che vede rosso e carica a tutta, perché il rischio di sbattere forte è concreto. È piaciuto come Matteo abbia spinto col diritto dopo aver allontanato lo spagnolo dalla riga di fondo, prendendosi rischi ma senza esagerare. Il servizio non l’ha sostenuto come nei momenti migliori, ma ha lottato su ogni punto ed è riuscito a trasformare l’energia in aggressività. Negli spostamenti è tornato assai più reattivo e sicuro, e così i colpi anche più continui e precisi.
Forse il Matteo visto a Roma non è abbastanza per riuscire a battere De Minaur nel secondo turno ma è un segnale forte, una ripartenza. Era quello di cui aveva assoluto bisogno per tornare a divertirsi in campo e divertire. E vincere.
TAG: Masters 1000 Roma 2026, Matteo Arnaldi

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Munar mi sembra rotondetto….