Medvedev sorprende sulle condizioni di Miami: “Quest’anno lo sento più lento di Indian Wells”
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Daniil Medvedev ha superato il primo ostacolo al Miami Open 2026, ma senza una passeggiata. Il russo ha dovuto lavorare parecchio per avere la meglio sul giapponese Rei Sakamoto, battuto in rimonta per 6-7 6-3 6-1, al termine di un match che gli ha chiesto esperienza, pazienza e capacità di adattamento.
E proprio l’adattamento è stato il tema centrale delle sue dichiarazioni dopo la partita. Intervenuto ai microfoni di Tennis TV, Medvedev ha analizzato la sua prestazione soffermandosi soprattutto sulle condizioni di gioco, tema da sempre molto sensibile per lui, soprattutto quando si parla di campi in cemento.
“Quest’anno Miami mi sembra più lento di Indian Wells”
Il russo ha spiegato subito che il passaggio dalla California alla Florida, ancora una volta, ha imposto aggiustamenti importanti, ma con una sensazione piuttosto insolita rispetto al passato.
“Le condizioni qui sono completamente diverse, anche se lo sono sempre state”.
Poi l’osservazione più interessante: “Normalmente, in tutti questi anni sul circuito, ho sempre trovato le condizioni di Miami un po’ più veloci, non direi tantissimo, ma comunque leggermente più rapide. Quest’anno, invece, qui lo sento più lento di Indian Wells, anche se forse è perché Indian Wells è stato più veloce del solito”.
Una lettura che sorprende, soprattutto considerando che storicamente Miami è spesso stata percepita come più rapida rispetto al deserto californiano. Secondo Medvedev, però, nel 2026 la sensazione è cambiata.
Buone risposte al servizio, più difficoltà nello scambio
Medvedev ha chiarito che il servizio non gli ha creato particolari problemi, ma che le vere differenze si sono viste nello sviluppo degli scambi.
“Al servizio non l’ho notato così tanto, con quel colpo sono riuscito a funzionare bene, ma in tutto il resto i punti sono andati più lenti. Per questo in alcuni momenti ho perso un po’ il ritmo e ho commesso qualche errore”.
Una spiegazione che si lega bene anche a quanto visto in campo contro Sakamoto: un primo set complicato, con il russo spesso meno brillante del solito nella gestione dei tempi dello scambio, prima di trovare progressivamente le contromisure giuste.
“Non ero pronto alla reazione della palla”
Il finalista di Indian Wells ha ammesso di essere partito con qualche incertezza, soprattutto nel leggere il comportamento della palla.
“Sappiamo come sono i primi turni, c’è sempre un po’ di pericolo. Oggi non ero pronto alla reazione della palla, anche se penso che con il passare della partita anch’io sia migliorato, adattandomi sempre meglio”.
È stato proprio questo processo di aggiustamento a permettergli di cambiare l’inerzia del match, fino a chiudere in controllo il terzo set.
La differenza l’ha fatta anche l’esperienza
Medvedev ha poi sottolineato come, alla lunga, abbia probabilmente fatto valere anche la maggiore abitudine a questi palcoscenici rispetto al giovane Sakamoto.
“Probabilmente l’ho stancato un po’, alla fine parliamo di un giocatore che sta disputando appena il secondo o il terzo match a livello ATP, o qualcosa del genere”.
Da lì la sua soddisfazione finale, soprattutto per come ha chiuso l’incontro: “Me ne vado molto contento del mio gioco, soprattutto della versione mostrata alla fine del match, anche se lo ripeto: non è mai facile la transizione tra Indian Wells e Miami. Oggi la cosa più importante era vincere, e ci sono riuscito”.
Un candidato credibile anche a Miami
Al di là delle difficoltà iniziali, la vittoria su Sakamoto conferma che Medvedev resta uno dei nomi più solidi del torneo. Del resto, il russo ha un rapporto eccellente con entrambi i primi Masters 1000 della primavera americana.
A Indian Wells è arrivato in finale in tre stagioni consecutive, fermato soltanto dalle migliori versioni di Carlos Alcaraz e Jannik Sinner. A Miami, invece, il titolo lo ha conquistato nel 2023, battendo proprio Sinner in finale.
Per questo, anche se le condizioni dei due tornei possono cambiare sensibilmente, Medvedev ha dimostrato più volte di avere gli strumenti per adattarsi e restare competitivo ai massimi livelli sul cemento.
Dieci vittorie nelle ultime undici partite
Il momento del russo resta molto positivo. Con il successo su Sakamoto, Medvedev sale infatti a dieci vittorie nelle ultime undici partite, con l’unica sconfitta arrivata contro Sinner nella finale di Indian Wells.
Un dato che basta da solo a rimetterlo pienamente nel gruppo dei principali favoriti per il titolo a Miami. Ora, al terzo turno, il tabellone gli metterà davanti un argentino: Francisco Cerúndolo oppure Thiago Agustín Tirante.
E se il primo test è stato complicato, il russo ha comunque mandato un messaggio chiaro: anche quando fatica ad adattarsi, resta uno di quelli che trovano quasi sempre il modo di venirne fuori.
Francesco Paolo Villarico
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Miiii…sorpresona!
Sono 3 settimane che si pubblicano articoli, comprese interviste all’organizzazione, per farci sapere come ai Pozzi Indiani abbiano deciso di velocizzare le superfici…
Non c’è niente di sorprendente e lo ha detto anche Medvedev.
IW era piuttosto veloce, si sapeva che quest’anno Miami sarebbe stato più lento del torneo californiano.
Medvedev e Sinner sono stati gli ultimi ad arrivare a Miami ed hanno avuto poco tempo per adattarsi al cambio di campi,in più un giorno è stato bruciato perché non si sono potuti allenare per la pioggia.Alla fine gli ha fatto bene stare 2 ore in campo,avrei preferito lo stesso per Sinner ma Dzumhur già portarlo sopra l’ora ha già fatto tanto
Soprattutto tende a dare la colpa di sue cattive prestazioni (e francamente arrivare al terzo contro Sakamoto lo è) ad altro, sembra diventato un tennista italiano di 30 annifa…
Ti faccio notare che il tuo correttore (evidentemente antipatico come il mio!) ha trasformato il CPI in CPR 🙁
OTTIMA annotazione la tua!
Continuo a riportare le impressioni di Sinner (che resta il giocatore più serio e credibile nelle sue affermazioni): le condizioni di gioco (ma era lo stesso a IW) sono “variabili” ed il comportamento delle palle cambia SOSTANZIALMENTE tra le ore più calde del pomeriggio (alta velocità) e quelle più fresche/umide della sera (bassa velocità).
A latere c’è da segnalare tutta una bibliografia che interessa le tensioni delle corde, per cui vari giocatori hanno adottato tensioni diverse dal solito oltre che 2 tensioni distinte tra giochi di servizio e quelli di risposta.
Naturalmente il GRANITICO mantiene le sue regolazioni inalterate, indipendentemente dalle condizioni del campo, del clima e dell’altitudine.
Una roccia !!!!
Ascoltando le interviste di Sinner emerge che la SOSTANZIALE DIFFERENZA tra IW e Miami si può individuare nel RIMBALZO della palla più che nella sua velocità…
…appunto a IW il fondo era più “rugoso” e favoriva un rimbalzo molto più alto del “normale”, mentre a Miami la palla tende a scivolare, restando bassa.
Non si è neppure lamentato Zverev, che l’anno scorso accusò ATP di rallentare i campi per favorire i successi dei Monster-2 😀 😀
Sempre guardando Sinner: nella recente partita con il tennista/attore slavo, l’italiano ha fatto la maggior parte degli ace con velocità al di sotto dei 200 kmh, mentre a IW forzava oltre i 215…
…purtroppo negli ultimi 2 anni il buon Medvedev, oltre alle varie buffonate in campo, fa dichiarazioni sempre meno credibili!
L’anno scorso il CPI (Court Pace Index) diceva:
IW 30.9; MIAMI 40.7
Quest’anno:
IW 39.0; MIAMI 39.6
Considerando l’umidità della Florida è probabile che Miami (quest’anno) sia poco più lento di Indian Wells.
D’accordo con Maddy.
E secondo me arriverà anche qui in finale: segnatevelo.
Questa è l’impressione che ho anche io, da spettatore