Rublev attacca i campi di Roma: “Sono storti, i rimbalzi sono sempre stati pessimi”. Anche a Parigi i campi sono cambiati
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La giornata del Media Day al Masters 1000 di Roma sembrava scorrere senza particolari scossoni, fino alle parole di Andrey Rublev. Il russo, intervistato dal media Championat, non ha usato mezzi termini per criticare lo stato dei campi del Foro Italico, sollevando un tema spesso delicato durante la stagione sulla terra battuta: la qualità dei rimbalzi e la manutenzione delle superfici.
Secondo Rublev, i campi romani non sarebbero tra i migliori del circuito su terra. Un problema non secondario, soprattutto su una superficie in cui i cattivi rimbalzi possono incidere pesantemente sul ritmo, sulla fiducia e sulla gestione emotiva dei giocatori. Il russo, noto per la sua sincerità, ha espresso il proprio punto di vista in maniera molto diretta.
“I campi qui sono sempre stati così”, ha dichiarato Rublev. “Succede con qualsiasi rimbalzo banale, è sempre la stessa cosa. I campi sono storti come potete immaginare. È sempre stato così, sarebbe sorprendente sorprendersene quando arriviamo qui”.
Il numero 14 del mondo ha poi rincarato la dose: “Non so se in qualche momento i rimbalzi siano stati buoni e poi siano peggiorati. Ma se sono sempre stati così brutti, non capisco molto il senso della domanda”.
Rublev ha anche respinto il paragone spesso proposto tra i campi di Roma e quelli del Roland Garros. Dal torneo si sottolinea spesso la somiglianza con le condizioni parigine, ma il russo non è affatto d’accordo.
“Non hanno alcuna somiglianza con quelle di Parigi”, ha spiegato. “Gioco a Parigi da molti anni e lì è tutto più scivoloso, non c’è molta terra, soprattutto sui campi esterni”.
Rublev ha poi allargato il discorso anche allo Slam francese, sostenendo che le condizioni siano cambiate negli ultimi anni: “Anche lì le cose sono cambiate dalla pandemia. È come se non ci fosse più terra. Nei campi piccoli quasi non ce n’è. Vedremo come saranno quest’anno, ma negli ultimi due o tre anni non c’era praticamente terra”.
Se il giudizio sui campi del Foro Italico è stato durissimo, completamente diverso è stato il tono quando Rublev ha parlato della città. Roma, per il russo, resta uno dei luoghi più affascinanti del circuito, anche se il suo bilancio nel torneo non è particolarmente brillante: 6 vittorie e 6 sconfitte.
“La città è bellissima, non ho molto da dire su questo posto perché lo amo”, ha raccontato. “È una città fantastica. Da turista è meraviglioso passeggiare qui, è splendida tutta la storia che si può trovare in ogni angolo. Bisogna venire qui almeno una volta nella vita”.
Il russo ha anche ricordato di aver sfruttato una precoce eliminazione nella scorsa edizione per visitare la città: “L’anno scorso ho perso presto e ne ho approfittato per fare escursioni per un paio di giorni. Ci sono tantissime cose da vedere e da fare a Roma, ogni luogo ha una storia molto speciale da raccontare”.
Parole d’amore per la Capitale, dunque, ma non per i suoi campi. Rublev arriva agli Internazionali d’Italia con la voglia di migliorare un rendimento finora altalenante al Foro Italico, ma le sue dichiarazioni riaccendono il dibattito su un aspetto centrale per un torneo di questo livello: offrire ai giocatori una superficie all’altezza del prestigio dell’evento.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Andrey Rublev, Masters 1000 Roma, Masters 1000 Roma 2026

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A te ti piace ? Hai fatto almeno le elementari?
Che non sarà Pompei ma Ostia antica è fantastica…
Roma è indubbiamente una città meravigliosa da tanti punti di vista! Unico neo sono i POLITICI!
Come osa criticare i campi del” quinto slam”?
Rublev è un personaggio veramente a parte del circuito ma a me mi piace.
Anche una visita oculistica ci starebbe bene. Conosco una bravissima oculista a Roma zona Baldo degli Ubaldi. Gli faccio fare anche uno sconto al prode Andrea
Quando i tuoi risultati cominciano a fare schifo ecco che la colpa è delle palline, del campo, dei coromrani, della guerra …..
Ma va a ciapa i rat Andrea!
Con i campi storti prevedo che settimana prossima andra’ a visitare in sequenza: terme di Caracalla, Cinecitra’ e forse fara’ una puntatita a Ostia antica.
Anche nel podcast di Isner si parla della bellezza di Roma e dell’occasione (specie per chi viene eliminato nella 1° settimana) per fare turismo, anche gastronomico.
Dice che alla Trattoria Trilussa ogni sera si possono incontrare 2-10 giocatori “pro”, ovviamente intenti a gustare le paste tradizionali della cucina romana.
Pare che il proprietario sia un vero “fanatico” del tennis 😉
sarebbe interessante approfondire il tema, magari mettendo a confronto i vari tornei in terra e sentire da loro come organizzano le manutenzioni