Un'analisi delle prospettive del kazako, vincitore di 5 titoli negli ultimi mesi ATP, Copertina

Bublik, missione “1000” possibile?

13/02/2026 13:22 2 commenti
Alexander Bublik
Alexander Bublik

“Non sono pronto per vincere uno Slam. Anche da un punto di vista fisico so che non avrei la forza di reggere 5 set per tre partite consecutive”. Così si schernisce Alexander Bublik in un’ammissione di pochi giorni fa fin troppo candida per un tennista del suo valore e qualità tecniche. Ma se il 28enne kazako nato in Russia afferma – e sarà la verità? – di non credere al sogno massimo per un tennista, abbassando un filo l’asticella delle ambizioni potrà nel 2026 ambire a vincere “almeno” un Masters 1000? La risposta è assolutamente affermativa, a patto che lui ci creda davvero e continui a spingere come ben ha fatto negli ultimi mesi, con una striscia di risultati eccezionali, i migliori in carriera, che l’hanno issato da una anonima posizione poco dentro nei top 100 alla decima posizione mondiale e vincere 5 tornei ATP dalla scorsa estate. Il racconto della sua svolta è noto: un viaggio a Las Vegas. La città del vizio, del peccato, qualcosa che cala a pennello per un tipo bizzarro come lui, non esattamente l’epigone di chi è dedito solo al lavoro e professione… Eppure staccare la spina con il suo coach da un momento infelice sportivamente e non solo, ha fatto scattare qualcosa dentro di lui. Si è divertito, si è rigenerato. Ha ritrovato la voglia di giocare e di provare a se stesso che qualcosa di buono poteva ancora combinare, esplorando meandri interni ancora sconosciuti e trovando una nuova competitività. Quel talento micidiale nel colpire la palla che arrivava solo a sprazzi, quasi sprezzanti rispetto a se stesso e al mondo intero, si è finalmente incanalato in qualcosa di virtuoso, che funziona e performa anche nel lungo periodo. Incredibile associare tutto questo a Mr. Bublik, forse il tennista più divertente in assoluto su piazza ma anche quello più lontano dall’immagine del professionista fatto e finito.

Eppure, facendo un salto indietro di due lustri, chi vi scrive ha un ricordo personale di un Bublik teeenager assai nitido. Indelebile. Sasha fa parte anagraficamente e tennisticamente della covata di giocatori di razza come Medvedev, Rublev e via dicendo. Nei tornei giovanili era ancor più gracile di oggi, ovviamente, ma quella palla usciva dalle sue corde maledettamente bene. Meglio di tutti gli altri. Sotto una zazzera spesso disordinata i suoi occhi scrutavano il campo, gli angoli e gli avversari con una spocchia di chi pensa “ma alla fine, chissenefrega”, ma con randellate improvvise in totale anticipo lasciava gli avversari a metri dalla palla. Il vero talento, il colpitore, il migliore era proprio un giovanissimo Bublik. Il tennis tuttavia lo sappiamo, è ben altro a solo colpire la palla in modo eccezionale…. e infatti tutti quelli della sua generazione, anche gente assai meno dotata, l’ha superato. Lui si è ritagliato una vita e una carriera sportiva tutta sua, fatta di allenamenti rarefatti, giusto il necessario per poter reggere fisicamente senza “collassare”, e fiammate d’autore qua là, in tornei 250 perlopiù indoor, dove il servizio spadroneggia e si può tirare un vincente immediato, senza sporcarsi troppo in rincorse faticose. Un meraviglioso tennista d’esibizione, qualcuno l’aveva bollato, senza poi andar troppo lontano dal vero. Un vero peccato, perché Bublik se avesse voluto fino in fondo fin dai primi anni una carriera da top player, beh, avrebbe avuto il destino nelle proprie mani. Forse la cilindrata adeguata a reggere 5 set a tutta contro gente come Djokovic, Nadal, Sinner e Alcaraz non l’avrebbe mai ottenuta, ma di sicuro l’attuale n.10 ATP poteva essere il suo standard, con picchi ancora superiori.

A 28 anni e mezzo non si è affatto vecchi. E con la svolta della scorsa primavera Sasha è diventato finalmente un tennista “pieno”. Anche un discreto agonista, uno che ci crede ed è disposto a soffrire, per vincere partite importanti, tornei, e battagliare contro i migliori senza necessariamente scendere in campo solo a tirare 4 pallate e far divertire il pubblico con uscite sopra le righe. Dal Challenger di Phoenix 2025 il mondo della racchetta ha accolto un nuovo Bublik, talento e giocatore. I risultati parlano chiaro. Dopo buoni segnali sulla terra battuta con la vittoria al Challenger di Torino (quasi un 250 come valore), a Roland Garros è fermato nei quarti stoppato solo da Sinner, dopo aver sbattuto fuori De Minaur e Draper, non proprio due ultimi arrivati e soprattuto due grandi lottatori, fortissimi fisicamente. Sull’erba ad Halle è stato il migliore, battendo anche Sinner e Medvedev in finale. Primo titolo in stagione. Primo sì, perché dopo un Wimbledon negativo (Munar l’ha sorpreso subito, in 5 set), ecco che Bublik sulla terra battuta alpina è stato inarrestabile, prendendosi una doppietta da favola a Gstaad e Kitzbuhel. Si vola negli USA, solo per US Open visto che la pancia è “piena” con i tornei in Europa, e anche li Sasha gioca bene, fermato agli ottavi da un Sinner troppo forte. Mica si ferma il treno di Sasha: titolo anche ad Hangzhou (quarto in stagione) e lì stacca un minimo la spina. Lo rivediamo a buon livello negli indoor europei, dove a Vienna è di nuovo Sinner a sbarragli la strada nei quarti, mentre a Parigi eccolo volare sino in semifinale, stoppato da Auger-Aliassime dopo aver castigato Fritz e De Minaur con un tennis non solo avvincente ma anche consistente. Chi ipotizzava che Bublik avesse ballato una sola stagione e magari si fosse perso di nuovo tra bagordi di fine anno è rimasto deluso: pronti via ad Hong Kong e subito titolo, battendo Musetti in finale. Agli Australian Open gioca bene, ma incappa in un De Minaur ancor più indemoniato del solito, e sostenuto con potenza dai suoi tifosi. Questa settimana è in campo a Rotterdam, oggi nei quarti contro Munar, con il dente avvelenato del precedente a Wimbledon da vendicare…

Bubilk sembra più che da corsa per vincere il titolo del prestigioso torneo olandese, quest’anno terribilmente lento come condizioni e palle che non piacciono a nessuno, ma a stretto giro di posta si vola negli USA per i primi due Masters 1000 della stagione. Sasha sarà protagonista e potrà vincere? O riuscirà a superarsi e trionfare in un torneo di questo livello? Non è una risposta facile, e quando si parla di lui ipotizzare vittorie e consistenza resta forse ancora un azzardo, ma in realtà se vediamo la sua traiettoria di carriera negli ultimi 10 mesi, beh, alla fine solo Jannik e Carlos hanno fatto molto meglio, e mettiamoci pure Musetti e Zverev visti gli Slam. Ma siamo all’eccellenza assoluta per Bublik, e chissà che zitto zitto, pur schernendosi davanti ai microfoni e affermando di non valere assolutamente uno Slam, non riesca invece a tenere questo altissimo livello di gioco nei Masters 1000 e vincerne uno. Dove? Non facile ipotizzarlo, ma per esempio a Madrid, torneo strano e diverso tutto il resto della stagione, in altura e con spesso i big non al meglio e centratissimi verso il successo… O magari in Canada, altro torneo che spesso regala sorprese, o magari nell’unico mille al coperto, Parigi, dove nello scorso autunno ha giocato benissimo.

Col talento che si ritrova, la capacità di fare il punto da ogni posizione del campo e anche mandare in crisi gli avversari giocando con zero ritmo, Bublik è una bella gatta da pelare per tutti se riuscirà a mantenere una buona condizione fisica e questa freschezza mentale che lo porta in campo a giocare libero da tensione o aspettative. Almeno così dice lui, perché quando arrivi tra i primi 10 e vinci così spesso tornei, l’appetito vien mangiando… Sotto quel sorriso beffardo e la sua danza leggiadra sul campo, c’è forse una voglia di vincere che mai ha avuto in carriera. Ed è una notizia straordinaria per tutti gli appassionati, visto il potenziale di spettacolo e divertimento che porta in campo insieme alle sue accelerazioni micidiali.

Marco Mazzoni


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2 commenti

Dr Ivo (Guest) 13-02-2026 14:26

Se l’hanno vinto Popyrin e Vacherot, ben venga il MM di Bublik. Magari in Canada o a Parigi Défense, perché no?

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italo (Guest) 13-02-2026 13:54

lo dico da tempo: se lui ci crede e lavora sulla fase difensiva può ambire alla terza posizione del ranking.
e con un pò di fortuna si’ conquistare un 1000.
perchè tranne i primi 2, con gli altri non parte certo battuto

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