Fabrizio Brascugli analizza talento e differenza del campione di Sesto Pusteria ATP, Copertina

La naturalezza e le forme dell’intelligenza: Jannik Sinner come un’esperienza scientifica

26/03/2026 12:00 6 commenti
Jannik Sinner a Miami (foto Getty Images)
Jannik Sinner a Miami (foto Getty Images)

Vedere giocare Jannik è ormai sia un piacere che un’abitudine per tutti. In me il piacere si unisce a una soddisfazione personale per il tempo dedicato a questo sport e a quel mondo culturale e scientifico che mi ha permesso di intravedere le sue dinamiche di crescita e di sviluppo in ambito tennistico e sportivo. Comprendere lo sviluppo di un giocatore e vedere le sue abilità che crescono e si ramificano in forme complesse di gioco partendo da un principio semplice è qualcosa che da soddisfazione. Una soddisfazione che supera ogni forma metafisica di comprensione. Jannik Sinner non è un’esperienza religiosa, è il simbolo di come la cultura e determinati principi scientifici ci permettano di capire il mondo che ci circonda e forniscano le chiavi di interpretazione di come accadono le cose, come avvengono certi fenomeni. Perché sono fenomeni. Sinner è un fenomeno. La scienza spiega perché questo è accaduto a Sinner e non ad altri. Non starò qui a scrivere come certi colpi siano fuori dalle leggi fisiche, perché ne sono assolutamente compresi, ne fanno parte e la loro comprensione è nettamente più bella della loro ammirazione estatica.

Sinner in questo inizio di stagione, dall’Australian Open, ha avuto qualche periodo di calo in cui il suo tennis non è stato all’altezza di quello espresso in passato ma la stagione è lunga e gli avversari molto ostici. Non è facile, forse addirittura impossibile, mantenere la stessa costanza di rendimento per l’intero anno. A Indian Wells lo abbiamo rivisto tonico, reattivo, determinato e lo stesso sta facendo nelle prime partite a Miami, al contrario di Alcaraz che è inciampato in due sconfitte sulla carta inaspettate, ma la stagione è lunga, gli avversari ostici, ed è difficile mantenersi costanti sul limite alto il rendimento, vale anche per lo spagnolo.

Jannik sta anche mostrando un rinnovato gioco di volo e ottime capacità di tocco nelle volée e nelle palle corte, le quali sono il segno di un continuo apprendimento tecnico dell’italiano, che sembra seguire, con determinazione, un percorso di crescita e apprendimento che possiede qualcosa di bello in sé. Ormai non è più un potentissimo e solido giocatore di fondo, sta diventando un giocatore a tutto campo, inoltre il suo servizio è cresciuto con costanza nel tempo: maggiore percentuale di prime, più punti dal servizio.

È un fatto mentale che Sinner riesca a raggiungere certi livelli assoluti di rendimento ed altri no? Non pochi ritengono di sì, ma nello sport, così come nel tennis, la parola mente è, a volte, abusata e usata con leggerezza, anche dagli stessi atleti. La spiegazione infatti rischia di rimanere astratta e di non fornire indicazioni concrete sul come alcuni riescono ed altri no, nonostante l’impegno profuso negli allenamenti sia lo stesso. Gli atleti dentro di loro lo sanno.

L’intelligenza, umana e non solo, è estremamente connessa con gli strumenti a disposizione. Le abilità pertanto si acquisiscono e si migliorano proprio in relazione agli strumenti utilizzati, e il corpo umano non è che uno strumento utilizzabile dalla mente.

>”Ognuno è un genio. Ma se si giudica un pesce dalla sua abilità di arrampicarsi sugli alberi lui passerà tutta la sua vita a credersi stupido”.

La frase, attribuita ad A. Einstein, fa al caso nostro, infatti ogni parte del nostro corpo (le mani, le braccia, le gambe, i polmoni, le stesse funzioni metaboliche, il vo2max, la soglia aerobica e anaerobica) sono strumenti che ci permettono di svolgere determinati compiti. Se gli strumenti hanno del potenziale in più in relazione a determinate funzioni questa semplice realtà può permettere di acquisire maggiori abilità, con il tempo e l’allenamento. Uno scricciolo e un’aquila hanno entrambi le ali, sono entrambi uccelli, impareranno entrambi a volare, ma il primo svilupperà capacità di voli brevi tra rami fitti e cespugli, l’aquila si librerà in alto in voli lunghi, planate e picchiate velocissime. Svilupperanno due intelligenze di volo diverse in relazione ai propri strumenti, come se l’intelligenza stessa fosse parte integrante delle forme a disposizione.

È’ un problema mentale? Certamente sì, ma è anche strettamente connesso alle proprie caratteristiche fisiche, in modo inscindibile. La situazione non è diversa nel mondo dello sport dove ogni disciplina è strettamente collegata a determinate caratteristiche personali, ma quelle richieste da un disciplina sono diverse da quelle richieste da un’altra, proprio come nel caso dello scricciolo e dell’aquila. Le prestazioni di un fondista saranno maggiormente influenzate dalle potenzialità del suo vo2max, quelle di un velocista dalla sua esplosività muscolare. Un nuotatore potrebbe essere avvantaggiato dalla sua leggerezza a parità di volume. Abilità diverse vanno di pari passo con caratteristiche e strumenti diversi che sono maggiormente adatti allo scopo.

Non si tratta solo di un vantaggio immediato (una naturalezza e una facilità innata con cui si svolgono certe attività, come si eseguono determinati colpi nel tennis per esempio) ma anche dell’apertura alla possibilità di crescita atletica e tecnica, nonché all’acquisizione di abilità strategiche nella gestione della competizione e nella distribuzione delle proprie forze.

Questo è anche il motivo principale per cui ritengo Jannik Sinner un giocatore più naturale di Carlos Alcaraz: lo spagnolo, per giocare il suo splendido tennis, ha bisogno di una esplosività fisica e tecnica maggiore dell’italiano e questo lo espone a periodi di calo in cui può essere messo in difficoltà da giocatori in buona forma, come accaduto con Medvedev a Indian Wells e con Korda a Miami.

Al contrario Sinner possiede delle caratteristiche che gli permettono una maggiore facilità esecutiva la quale gli consente di tenere un livello alto di ritmo, velocità e rotazione dei propri colpi con più semplicità: un po’ meno sforzo e dedizione tecnica. Questo apre la strada a una gestione diversa delle partite, dei tornei e dei carichi di lavoro.

Certe caratteristiche a volte semplici, se non semplicissime, non hanno solo implicazioni dirette nella crescita di uno sportivo ma hanno anche la capacità di influire su aspetti mentali puri: rendono più sicuri in campo, meno nervosi, più tranquilli perché rendono gli atleti più consapevoli delle proprie possibilità.  C’è anche un riflesso su aspetti sociali e umani perché disinnescano le emozioni negative, smussano l’invidia, sgretolano l’acredine e lasciano un sana ammirazione sportiva anche tra atleti.

La comprensione profonda lascia solo emozioni positive: l’ammirazione della la bellezza e della diversità delle forme. Jannik è Jannik. Solo lui può giocare così, ma non a causa di incomprensibili astrattismi, bensì per mezzo degli strumenti che utilizza e i primi strumenti di uno sportivo sono quelli del proprio corpo. Perché Jannik è Jannik? Perché nessuno può imitarlo? Sono le sue specificità a renderlo un fuoriclasse.

Fabrizio Brascugli


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6 commenti

omerjno 26-03-2026 13:46

Non so se qualcuno se ne accorto, quando Sinner deve fare uno Smash, è talmente preoccupato nel non sbagliare che non guarda dove si trova il suo avversario e spesso sbaglia direzione.

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JannikUberAlles 26-03-2026 13:13

@ JannikUberAlles (#4581102)

Qualche errore di dattilografia… Sorry,,, i FENOMENI restano solo 2 😉

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JannikUberAlles 26-03-2026 13:11

Caro Sig. Brascugli,
non mi trovo d’accordo (ma ci sarebbe da fare una profonda riflessione sul significato di “naturale”) in merito alla sua espressione: “Jannik Sinner un giocatore più naturale di Carlos Alcaraz”.

Se vogliamo parlare di TALENTO tecnico, ecco che CARLOS ha una MANO come pochi al mondo e forse pure pochi nella storia e Sinner stesso ha più volte dichiarato di “invidiare” quella dote di Carlitos, un giocatore capace di fare (bene) “tutto”, ogni tipo di colpo è di rotazione, tanto da poter sembrare un “figlio” di Roger.

Il grande TALENTO di JANNIK sta piuttosto nella strategia e nella tattica, nella profondità dei colpi (decisamente più limitati come varietà rispetto al suo rivale spagnolo) e nella solidità di gioco, in sostanza lui sembra un “figlio” di Nole; come il GOAT serbo dovrà continuare a lavorare (duramente!) negli anni per aggiungere colpi nel suo repertorio e potenza nelle sue palle.

Ormai di “naturale” non è rimasto NULLA in nessuno dei due…
…perché tutti i loro movimenti iniziali sono stati modificati (2-3 volte, minimo) se non perfino stravolti (come il servizio di entrambi) dai loro team, che sono diventati una specie di laboratorio di ricerca per l’ottimizzazione biomeccanica.

Questa continua TRASFORMAZIONE viene sostenuta dall’abnegazione ed ambizione di questi 3 FENOMENI che stanno elevando la performance si livelli incredibili, tali da sembrare irraggiungibili per tutti gli altri.

La vera DIFFERENZA (almeno secondo me) tra i 2 sta nel rendimento medio di periodo: Alcaraz, durante la stagione, raggiunge 5-6-7 picchi di forma che lo rendono “ingiocabile”, mentre Sinner riesce a mantenere un livello medio-alto di forma per quasi tutta la stagione, ma è così forte che gli basta quel 80% per battere (quasi sempre) tutti i giocatori inferiori al top-3/4/5.

In attesa di un terzo INCOMODO, che dovrà dimostrare di poter arrivare in fondo (minimo SF) in tutto i tornei più importanti…

…buon tennis a tutti! 😉

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+1: giallu
zedarioz 26-03-2026 13:02

L’unica affermazione interessante nell’articolo è nella parte finale, dove secondo l’autore i colpi di sinner sono più naturali e chiedono meno sforzo di quelli di Alcaraz. La differenza è che Alcaraz gioca sempre in spinta massima, e per fare questo ha sempre bisogno che le gambe girino a 1000. Sinner ha imparato a gestire le velocità, sta lentamente diventando un giocatore più simile a Medvedev, in grado di cambiare i ritmi nello stesso scambio e durante la partita, ma con un arsenale molto migliore di quello del russo, quindi ancora più devastante. Se in una determinata partita Alcaraz non sente bene la palla o emotivamente non è sereno, va sbattere contro un muro. Sinner è molto più cerebrale e cerca sempre una soluzione anche quando le cose non funzionano come vorrebbe. Le capacità di analisi di Sinner delle situazioni che trova in partita sono incredibili: sembra quasi che guardi la partita in Tv e non sia in campo col cuore a 150 battiti. Secondo me è una dote innata, unica. Infatti alla fine della partita è sempre lucidissimo, mentre tante volte abbiamo sentito dire ad Alcaraz che non si capacitava di come gli fosse sfuggita la vittoria.

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Pippolivetennis 26-03-2026 12:51

Sig. Brascugli complimenti.
Bellissima analisi, da leggere, rileggere e condividere. Perché tutti noi possiamo imparare cose nuove e riuscire ad apprezzare meglio il nostro idolo.
Mi perdoni, non ho mai sentito il suo nome, non so di cosa si occupa, ma ciò che chiederei alla redazione e di farle scrivere più spesso degli articoli come questo.
Nuovamente bravo.

2
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+1: giallu
Ivan (Guest) 26-03-2026 12:44

Secondo me la peculiarità di Sinner sta nella ricerca innata della tecnica associata al gesto naturale e impositivo del suo essere innatamente portato alla constatazione del suo ego.

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