È stato CEO di Tennis Australia e direttore degli Australian Open Altro, Copertina

Craig Tiley racconta il passaggio da Tennis Australia alla USTA: “Il potenziale è enorme, gli Stati Uniti possono diventare leader mondiali”

08/04/2026 08:27 3 commenti
Craig Tiley
Craig Tiley

Nello scorso mese di febbraio si è definito un importantissimo passaggio di ruolo a livello di politica tennistica: Craig Tiley ha lasciato dopo 13 anni Tennis Australia per prendere la guida della USTA, la federazione degli Stati Uniti. Il dirigente sudafricano assumerà le sue nuove responsabilità a New York entro l’inizio dell’estate, tornando nel paese nel quale è iniziato il suo lungo e fortunato percorso nel mondo del tennis. A quasi due mesi dalla notizia, Tiley ha partecipato al noto podcast “Served” di Andy Roddick, spiegando le ragioni del suo passaggio dal tennis australiano a quello statunitense.

“Tutto è iniziato parecchio tempo fa, quando Brian Vahaly era ancora un junior e io lavoravo all’Università dell’Illinois”, ha raccontato Tiley, tornando alle origini del suo percorso nel mondo del tennis. “Cercavo di portare i migliori giovani a Illinois, ma non ci riuscivo perché non eravamo molto competitivi; lui, durante il processo di reclutamento, mi mise in grande difficoltà, e così gli promisi che un giorno mi sarei rifatto… ed eccoci qui!”.

“Perché questo cambiamento? In Australia stavo benissimo, ma ci sono diversi motivi che mi hanno portato a questa scelta. Primo: vedo un’enorme opportunità per il tennis negli Stati Uniti in questo momento. C’è una visione a lungo termine, cosa che, a mio avviso, è mancata in passato. E ora ci troviamo in una posizione eccellente, con il movimento in crescita. Ho intravisto un potenziale straordinario: gli Stati Uniti possono diventare leader mondiali sia nella partecipazione, portando sempre più persone in campo a praticare il tennis, sia nelle prestazioni ad alto livello”. In effetti i dati che analizzano la pratica del tennis negli Stati Uniti, a livello di base, di College e di avviamento alla carriera Pro, mostrano negli USA un andamento costante di crescita dopo il periodo del Covid, e anche il numero di giocatori del paese che stazionano nei ranking ATP e WTA sono in miglioramento tra i giovani. Il potenziale per portare nuove leve di talento nei piani alti della disciplina è enorme.

“Sono stato estremamente fortunato negli anni trascorsi in Tennis Australia: credo di aver ricoperto praticamente ogni ruolo possibile ed è stata un’esperienza straordinaria. Ma è arrivato il momento in cui tutto si è allineato e ho deciso di cogliere questa opportunità” continua Tiley, che poi sottolinea la bontà del lavoro intrapreso negli Stati Uniti dalla precedente dirigenza. “Ho sempre ammirato la capacità dell’organizzazione di far crescere il movimento tennistico su tutto il territorio statunitense, così come lo straordinario successo dello US Open. Sono entusiasta di tornare nel tennis americano e di lavorare insieme alla dirigenza, sia a livello locale che nazionale, per continuare ad ampliare la diffusione, l’impatto e il futuro di questo sport”.

Tiley prende il posto dell’ex numero uno della USTA, Lew Sherr, che ha lasciato l’incarico per diventare presidente delle operazioni commerciali dei New York Mets, franchigia della Major League Baseball. Al momento non è previsto che Tiley prenda anche le redini di US Open, ma visto che ha ricoperto quel ruolo con grande successo in Australia, è possibile che anche negli USA arrivi al doppio ruolo. Oltretutto il sudafricano è vero innovatore: a Melbourne il continuo miglioramento del primo Slam dell’anno è farina del suo sacco, come le moltissime novità introdotte, dal grandissimo successo della Opening Week, ricca di appuntamenti curiosi e incontri di esibizione tra i tennisti già nel sito del torneo, al “One Point Slam” dello scorso gennaio che ha suscitato grande interesse.

Mario Cecchi


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3 commenti

JannikUberAlles 08-04-2026 09:39

Scritto da Koko
Ha forse riportato l’ Australia ai fasti tecnici di un tempo? Con lo Spagnolo De Minaur unci tennista efficiente non mi pare proprio!

Sono d’accordo con te: gli USA hanno puntato su un cavallo zoppo!

Malgrado l’incredibile “palmares” degli australiani (cito a caso 28 Coppe Davis, dietro solo alle 32 degli americani) questo “fenomeno” che cosa ha concluso di concreto?

Ah sì… è riuscito a perdersi la Barty, di gran lunga la giocatrice più completa al mondo, oltre che #1, ritiratasi al top e giovanissima!

Per fortuna non hanno pensato a Binaghi, che avrebbe sicuramente portato 60 giocatori a stelle e strisce in top-100 😉

Binaghi e Sinner, i veri 2 FUORICLASSE ce li ha la “piccola” Italia!

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walden 08-04-2026 09:02

Che gli USA, grazie al sistema universitario abbiano un enorme serbatoio, non lo scopriamo certo oggi, e forse sarebbe l’ora che, chi può, anche in Italia sfruttasse questa opportunità, come il caso Jodar insegna, nel recente passato a me ne vengono in mente un paio. Sul fatto che da questo gran numero di atleti esca fuori il campione assoluto, per capirsi un fab4, o un Alcaraz/Sinner o anche un Wawrinka, Del Potro, Cilic, Thiem, Medvedev, cioè un vincitore Slam ho qualche dubbio. Perchè la forza del movimento europeo sta nella varietà di stili di preparazione, nel fatto che non giochi sempre con il tuo vicino di casa. Il fatto che Fritz, Shelton e c., pur ottimamente preparati, riescano al massimo a stare in top10, almeno per ora, sta nel provincialismo delle loro scelte: a Febbraio, su 32 partecipanti al 500 di Dallas 17 erano statunitensi, c’era uno solo in sudamerica (Nava, l’unico terraiolo), e nessuno in Eu/Arabia.

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+1: MARMAS
Koko (Guest) 08-04-2026 08:59

Ha forse riportato l’ Australia ai fasti tecnici di un tempo? Con lo Spagnolo De Minaur unci tennista efficiente non mi pare proprio!

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