Da Norah Gordon a Sally Bolton: le modifiche apportate nella complessa macchina dei Championships ATP, Copertina, WTA

Wimbledon, le donne scalano i vertici: da Norah Gordon alle conquiste odierne

03/07/2023 09:31 3 commenti
Wimbledon
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È l’ora del Fair-play rigoroso, dell’eleganza, dei completini bianchi sul verde dei prati… È l’ora di Wimbledon 2023. La stagione tennistica arriva al suo momento clou con l’edizione numero 136 del torneo più prestigioso del mondo. Lo Slam sull’erba è stato organizzato per la prima volta nel 1877 dall’All England Lawn Croquet Club di Londra, ha resistito alle due guerre mondiali restando il più antico evento nello sport del tennis. Il 2023 è un anno di novità storiche per i Championships, tutte al femminile, e una di queste riporta proprio agli anni delle guerre. Si tratta di Norah Gordon Cleather e della sua impresa da pioniera.

Il passaggio del testimone: da Norah Gordon Cleather a Sally Bolton
Norah Gordon Cleather, un’altolocata londinese alla moda, si unisce al piccolo staff di Wimbledon nel 1922 lavorando al fianco del direttore del torneo, il maggiore Dudley Larcombe. Alla vigilia della seconda guerra mondiale Norah Gordon prende il suo posto come “segretaria ad interim”, quando Larcombe si ritira per motivi di salute. Durante la seconda guerra mondiale, le bombe esplodono e Wimbledon chiude. Il parcheggio viene trasformato in una piccola fattoria e i reggimenti Gallesi e Irlandesi di Londra vi si trasferiscono all’interno. Sembrerebbe quindi che Norah Gordon abbia gestito Wimbledon durante la guerra quasi da sola, mentre gli uomini venivano arruolati. Da ciò che riporta il Guardian lei finisce col vivere lì, a fianco delle truppe, visto che il suo appartamento a Earl’s Court aveva ceduto ai bombardamenti crollando.
Quando il tennis riprende nel giugno del 1945, al termine della guerra Norah Gordon non si scoraggia e fa ripartire la grande macchina di Wimbledon organizzando la competizione. Mentre però, il tutto era sul punto di ripartire, viene introdotto un manager maschio per gestire il torneo con lei. Come riportato dalla testata Guardian la sua pronipote Sarah Cleather afferma: “Si aspettava di proseguire l’incarico dopo la guerra, e perché non avrebbe dovuto? Dev’essere rimasta amareggiata, ma ha accettato la cosa. Tuttavia, quando ha scoperto che l’uomo in questione sarebbe stato pagato più di lei per lo stesso lavoro, naturalmente ha protestato chiedendo lo stesso stipendio. Soprattutto perché aveva fatto il lavoro per 25 anni e aveva appena organizzato il primo torneo del dopoguerra da sola. Le autorità di Wimbledon si rifiutarono di cedere. Così Norah, a malincuore, decise di andarsene compiendo un’altra scelta pionieristica per l’epoca.”
Il nome di Norah Gordon Cleather, a lungo dimenticato, riemerge nel momento in cui Sally Bolton viene nominata come la prima donna a ricoprire la carica di amministratore delegato dell’All England Club. La vicenda della Gordon è terminata con uno spiacevole finale ma grazie alla sua azione pionieristica e all’evoluzione della storia il caso di Sally Bolton potrebbe avere un prosieguo di successo. La Bolton ha preso il posto di Richard Lewis ed il passaggio di consegne ha avuto luogo nelle circostanze uniche della quarantena per il Covid-19. Sally Bolton è la prima chief executive donna da quando la carica è stata creata, ed è una figura di spicco nell’ambiente dell’organizzazione di eventi sportivi nel Regno Unito. La sua carriera all’interno dell’All England Club è iniziata l’anno precedente, quando è stata nominata head of corporate affairs, venendo poi promossa all’incarico di strategic planning and operations director arrivando così alla figura di A.D.
L’arrivo di Sally Bolton come prima donna a ricoprire il ruolo di Amministratore delegato di Wimbledon non è l’unica conquista al femminile. Quest’anno infatti, a Wimbledon ricorre l’anniversario per la nascita della WTA. La Women’s Tennis Association nata nel 1973, festeggia il suo 50esimo anniversario. Tale celebrazione si abbina perfettamente a questa edizione di Wimbledon. La WTA viene fondata da un gruppo di tenniste, tra le quali spiccano i nomi di Billie Jean King e Rosie Casals, con lo scopo principale di promuovere e cercare di convincere gli organizzatori dei principali tornei a parificare o quantomeno avvicinare montepremi e regole per le tenniste a quanto era in vigore per i tennisti nei tornei del Grande Slam. Le lotte fatte da King, Casals ed altre tenniste di quei tempi, hanno portato alle conquiste odierne, infatti attualmente il prize money di Wimbledon e degli altri Slam è uguale sia per i tabelloni maschili che femminili. Per quanto le lotte di queste donne siano state fondamentali per il tennis femminile odierno, l’uguaglianza non è ancora stata raggiunta ed infatti negli altri tornei del circuito ci sono differenze sostanziali tra i montepremi maschili e quelli femminili.

Parità di prize money raggiunto: il piatto della vincitrice non cambia
Pur avendo raggiunto la parità di prize money tra ATP e WTA negli Slam, ciò che rimangono invariati sono i premi. Al vincitore di Wimbledon infatti, spetta una coppa mentre alla vincitrice un piatto. La spiegazione di tale differenza deriva dall’epoca in cui vennero istituiti i Championships e creati i premi. Nel periodo dell’800 il ruolo sociale della donna era quello della casalinga, per cui un piatto era considerato un premio adeguato alla categoria femminile. Ormai il suo valore è puramente simbolico ma rimane comunque una reliquia di sessismo e chissà che un giorno questo piatto diventerà una coppa.

I pantaloncini colorati per le donne
Dopo anni di lamentele mai ascoltate delle giocatrici di Wimbledon per il disagio nel vestire total white anche nei giorni di ciclo mestruale finalmente qualcosa è cambiato. L’amministratore delegato dell’All England Club, Sally Bolton, annuncia un risultato storico, ovvero il cambio di dress code di Wimbledon 2023. Tutte le tenniste infatti, potranno indossare pantaloncini medio-scuri per essere a proprio agio anche durante il periodo mestruale e potersi così concentrare maggiormente sulla performance.

Il cambio del giudice arbitro: da Gerry Armostrong a Denise Parnell
La 136esima edizione di Wimbledon coincide anche con il 50esimo ed ultimo anno dello storico arbitro ufficiale dello Slam londinese, Gerry Armstrong. A prendere il suo posto c’è Denise Parnell, ex giocatrice professionista e arbitro internazionale. Denise Parnell ha ricoperto il ruolo di assistente arbitro durante il 2006 a Wimbledon e subentrerà come arbitro ufficiale dal 2024.

Queste modifiche apportate nella complessa macchina di Wimbledon: dalla prima A.D. donna nella storia, al posto di arbitro ufficiale preso da una donna, a piccoli ma importanti cambiamenti come quello del colore dei pantaloncini, un tempo sarebbero stati irrealizzabili e straordinari, al giorno d’oggi stupiscono e si spera che nel più breve tempo possibile diventino ordinari.

Elena Turco


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3 commenti

Puck74 (Guest) 03-07-2023 15:53

Io, fino a qualche anno fa, mi divertivo a vedere più il tennis femminile di quello maschile. Ora non è più così. Ho rivisto di recente la semifinale degli UsOpen tra la Williams e Vinci… ecco… non ricordo, almeno negli ultimi 3 anni, un match così bello e intenso. Non parliamo poi del livello medio…

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Fabio (Guest) 03-07-2023 13:36

Fossi io una tennista, mi vergognerei di essere pagata in ragione del 100% della paga dei maschi, mentre l’interesse per il tennis femminile rispetto a quello maschile arriverà a malapena al 30%.

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Alecon (Guest) 03-07-2023 12:14

Si può scrivere la verità? Ci provo: articolo che gronda di retorica. Io vedo nella nostra società, nonostante tutta la retorica mediatica, una costante perdita di diritti per uomini e donne dei ceti medio-bassi, ma si vuol far credere che non sia così, solo perchè ai piani alti si sostituisce qualche uomo con qualche donna.
In Francia dopo la protesta dei gilet gialli, abbiamo avuto la grande stagione della protesta contro l’aumento dell’età pensionabile, poi oggi la grande protesta di larghi strati della gioventù francese destinata alla disoccupazione o alla sottoccupazione. Questa è la realtà, mentre la retorica femminista è solo fumo negli occhi, che il potere propina al popolo, e bisogna anche dire che funziona, perchè abbindola tantissimi.

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