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Open Court: Coppa Davis, il “giorno del giudizio”? (di Marco Mazzoni)

04/08/2017 07:06 8 commenti
Open Court: Coppa Davis, il “giorno del giudizio”? (di Marco Mazzoni)
Open Court: Coppa Davis, il “giorno del giudizio”? (di Marco Mazzoni)

4 Agosto. Una data che ci ricorda molti avvenimenti. Nel 1693 il monaco Dom Perignon mise a punto una nuova tecnica di vinificazione, il metodo “Champenoise”, che portò alla nascita dello champagne. Nel 1875 muore lo scrittore Hans Christian Andersen. Nel 1944 la polizia nazista scopre ad Amsterdam la famiglia di Anna Frank, deportandola a Bergen-Belsen. Nel 1974 nella galleria di San Benedetto val di Sambro esplode la bomba sul treno Italicus, è una strage. Nel 1978 Sara Simeoni salta 2.01 metri a Brescia, è il nuovo record del mondo! Oggi sono nati (tra gli altri) Louis Vuitton, Louis Armstrong, Barak Obama. I “veri” appassionati di tennis pregano perché oggi, 4 agosto, non passi alla storia come il “giorno del giudizio” per la Coppa Davis. Infatti in Vietnam, ad Ho Chi Minh, si riunisce l’Annual General Meeting dell’ITF, che ha nell’ordine del giorno la discussione ed eventuale ratifica delle proposte regolamentari della più antica competizione a squadre all sport. Modifiche così radicali da destare più di un sospetto e preoccupazione nei tanti che amano la Davis, considerandola unica nel panorama del nostro sport.

Per chi non lo ricorda, le principali novità sul tavolo sono:

Finalissima in unica sede per Davis e Fed Cup, chiamata “World Cup of Tennis”, con il PalaExpo di Ginevra (18mila posti) come sede prescelta dal 2018 al 2020.

Riduzione da 5 a 3 set per i match di singolare di Coppa Davis, mantenendo il format degli incontri da disputarsi su tre giorni, con il doppio giocato al sabato e ancora 3 set su 5.

Le finaliste, sia in Davis che in Fed Cup, avranno il vantaggio di giocare in casa in primo incontro dell’anno successivo, rompendo così la classica alternanza tra le sedi.

Sulle novità proposte, così si espresse qualche mese fa il presidente dell’ITF David Haggerty, al momento dell’annuncio: “La scelta di giocare le finali congiunte di Davis e Fed Cup è il cuore di una serie di riforme che rappresentano il cambiamento più significativo nella storia delle due competizioni. Lo scopo è quella di riportare i migliori giocatori in tutti gli incontri e modernizzare la Davis”.

Che dire… ci sarebbe tanto, tantissimo da dire. Forse troppo… Queste proposte sono inquietanti per chi ama veramente il tennis e l’unicità della Coppa Davis. Però, prima di iniziare una piccola analisi e spiegare i perché della personale avversione a queste potenziali innovazioni, è giusto sottolineare una piccola premessa. La Coppa Davis così com’è non va più bene. Inutile girarci intorno, ed inutile arroccarsi su posizioni storiche e anacronistiche. La Davis ha perso interesse, ha perso la maggior parte dei top players, che non la giocano o vi prendono parte solo quando ci sono “costretti” per motivi di opportunità o commerciali; nel calendario è inserita in dei momenti tutt’altro che ideali a stimolare interesse in chi la gioca e spesso, purtroppo, anche nel pubblico. Una riforma è necessaria, anche importante e strutturale, ma chi scrive pensa – da sempre, già ho parlato in passato di questo – che sia assolutamente da difendere quello che rende la Coppa Davis unica nel panorama tennistico attuale: l’esser giocata sulla lunga distanza, l’essere una competizione a squadre nazionali e quindi con l’effetto-casa predominante. Per questo le proposte discusse oggi dall’ITF sono “pericolose”, perché rischiano seriamente di far perdere identità alla competizione. Forse con match più corti torneranno alcuni campioni (ho seri dubbi…), ma il tutto sarà troppo appiattito, troppo “simile” ad un qualsiasi altro torneo, come il calendario è già strapieno. Ed allora, dove ritroveremo la magia di un quinto set infinito, al limite dei crampi e dell’isteria agonistica? Dove ritroveremo quelle storie incredibili di giocatori modesti che si esaltano producendo imprese eroiche? Che bellezza avrà una finale (Fed Cup inclusa) in una sede straniera, tra due nazioni in trasferta? Avrà comunque il suo fascino, ma vuoi mettere la adrenalina di andare a conquistare una “insalatiera” fuori casa, contro uno stadio strapieno di supporters festosi e rivali… O anche di organizzare un evento enorme, che promuove in modo assoluto l’intero movimento, polarizzando l’attenzione globale di fine stagione? Perché questo enorme patrimonio sportivo, umano ed anche economico non è valutato come importante da chi governa il nostro sport? Siamo proprio sicuri che questo tipo di modifiche siano “necessarie” e possano rivitalizzare la Davis? Personalmente ho molti, troppi dubbi.

Certo, se senti la campana dei giocatori, molti di loro saranno favorevoli. E’ crudo dirlo, ma i campioni – e non – giocano sempre per se stessi. Per la gloria, per i dollari, per il prestigio. Giusto così. Il tennis è uno sport individuale, quindi niente di sbagliato, anzi. Per diventare un Pro forte è necessaria grande ambizione, sennò la competizione ti stritola, e non andrai da nessuna parte. Ed una volta arrivati ai “banchetti” più succulenti, beh… l’appetito vien mangiando, e si pensa soprattutto alla propria carriera individuale. E la nazionale, soprattutto quando si è già Pro esperti di lungo corso, diventa quasi un “fastidio necessario”; i match sono troppo lunghi, spesso ti costringono a cambi di superficie difficili e soprattutto viaggi lunghissimi… Alt. Qua sta la diversità della Davis, e dove personalmente penso che l’ITF dovrebbe insistere per riformare la competizione senza snaturarla, senza farle perdere identità, andando a fortificare il suo fascino anche per i giocatori, semmai premiandoli ed aiutandoli a non stravolgere il proprio programma annuale per la Davis. La direzione che credo andrebbe intrapresa dovrebbe essere assai diversa dalle proposte oggi sul tavolo.

Il vero problema della Davis non è giocare un paio di match 3 su 5, perché TUTTI i Pro amano e vogliono giocare gli Slam, dove il tennis è al top, dove il tennis è 3 su 5 e mai nessuno si sogna di accorciarlo su tre set… Il problema della Davis è soprattutto la collocazione degli incontri in calendario. Servirebbe assolutamente una riforma totale e strutturale del calendario ATP e WTA, in modo che gli spostamenti siano più logici, e le settimane dedicate alla competizione a squadre non siano più un fastidio ma siano “ben collocate”. Magari inserendo anche qualche pausa, perché no, dove è scritto che ci debbano essere tornei ogni settimane, sempre e comunque? Forse premiare di più la qualità e meno la quantità pagherebbe sempre, anche per l’ATP, anche per la Davis. Questo è vero nodo della faccenda, il calendario, ed accorciare la durata degli incontri non lo risolverà assolutamente, privando invece gli appassionati di quelle battaglie epiche che riescono a trasformare un match sulla carta non incredibile in un momento top, da ricordare. E poi, la finale in sede unica non piace, nemmeno ai giocatori, che la sentirebbero come qualcosa di estraneo. Già in molti si sono espressi, e tutti i commenti sono concordi: non ha logica, se non commerciale, ossia creare un evento importante in una sede, da sfruttare sull’arco di tre anni. Allora, se questa deve essere la ratio, perché non valutare per qualche anno una vera rivoluzione: giocare la Davis nel mese di ottobre, interamente dedicato alla competizione in un paese a mo’ di campionato del mondo, dai quarti alla finale con 7 o 9 incontri? E magari tenere alcuni tornei 250 in altre aree per coloro che non sono impegnati? Sarebbe un cambio duro, durissimo, ma si darebbe all’intera Davis un’altra dimensione, forse davvero più moderna e vicina alla gente, con un’identità molto forte e con un potenziale commerciale sterminato per il paese ospitante. Ritengo questa ipotesi “estrema”, ma sarebbe una rottura, qualcosa di veramente diverso e potrebbe forse dare una spinta enorme. Così la pensano per esempio Sampras ed altri Pro, interessati a sperimentare questo potenziale formato. L’ibrido proposto in Vietnam non ha probabilmente il potenziale per rinnovare ed allo stesso tempo rilanciare la competizione, perché dubito che i campioni tornino a giocare con continuità, senza intervenire sul calendario, senza dare punti per la classifica individuale, senza altri bonus importanti per i giocatori. Un bonus notevole ritengo sia quello dell’appartenenza, dello stimolare la voglia di rappresentare il proprio paese, dello sfidare i migliori con la maglia della nazionale. Una Davis quindi da potenziare, non sminuire per farla “accettare controvoglia”.

Ci sarebbero anche tantissimi altri aspetti da considerare. Non mi dilungo oltre. Aspettiamo cosa l’ITF deciderà, e ne riparleremo. Ma prepariamoci al peggio. Al testare novità che non hanno probabilmente la forza di rinvigorire la cara, carissima Davis. Se alla fine di ogni anno facciamo la classifica dei migliori match dell’anno, quasi sempre vari incontri in Davis entrano nella top10, anche con questo formato ormai vecchio e da rinnovare. Meditate gente…

Marco Mazzoni

@marcomazz


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8 commenti

Salvo (Guest) 04-08-2017 15:35

Scritto da Fabiofogna
Scusate ma per quella possibilità di “allargare” il WG femminile per avere tante squadre come quello maschile?

L’anno prossimo il WG di Fed Cup comprenderà 16 squadre.
Quindi ci sarà un turno in più.

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Salvo (Guest) 04-08-2017 15:34

Scritto da winter18
Giubiliamo per il grande scorno dell’apprendista innovatore Haggerty e aspettiamo le sue dimissioni.

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winter18 (Guest) 04-08-2017 14:28

Giubiliamo per il grande scorno dell’apprendista innovatore Haggerty e aspettiamo le sue dimissioni.

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Alecon (Guest) 04-08-2017 11:08

L’idea della Davis concentrata nel mese di ottobre di ogni anno, in una sede che cambia, con ottavi, quarti, semifinali e finale, sarebbe davvero ottima e spettacolare. Per chi non vi partecipa o per chi viene eliminato velocemente, giusto tenere vivi dei 250 in contemporanea.

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marco mazzoni (Guest) 04-08-2017 09:13

VITTORIA
Restano i match 3 setsu 5 🙂
Pericolo scampato!

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+1: Fabiofogna, Marcus91
corsoever (Guest) 04-08-2017 09:02

Piuttosto d’accordo con quanto da te scritto. La vera riforma sarebbe portare la davis a giocare per due settimane consecutive dai quarti in poi e magari accoppiandoci anche la fed cup. Sarebbe un’esperienza entusiasmante con quasi tutte le giocatrici e i giocatori migliori del mondo in un’unica sede. Ovviamente si dovrebbe anche tornare a concedere punti ATP e WTA.
La cosa più entusiasmante ancora, ma probabilmente del tutto irrealizzabile, sarebbe fare un vero campionato del mondo all gender: due singoli maschili, due singoli femminili e doppio misto. Ma qui siamo veramente nell’immaginifico. Si darebbe il titolo alla nazione più forte del mondo per entrambi i generi. Una cosa che a livello sportivo solo il tennis potrebbe organizzare.

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Fabiofogna 04-08-2017 08:43

Scusate ma per quella possibilità di “allargare” il WG femminile per avere tante squadre come quello maschile?

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Bonfanm 04-08-2017 08:04

Cosa rende gli slam irrinunciabili? Tradizione, calendario fisso, punti e soldi.
La Davis ha solo la tradizione, il resto manca del tutto oggi. Aggiungi gli altri elementi in modo sensato e vedrai che i grandi giocatori ritornano. Oggi un giocatore per pianificare la Davis rinuncia a soldi, punti e spesso comunque ci arriva non preparato adeguatamente. L’interesse degli spettatori non è certo scomparso .. speriamo che invece di rilanciarla non si affossi definitivamente l’unica competizione a squadre nazionali del tennis professionistico! Ripeto basta lavorare su calendario, punti e soldi nell’ordine.

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