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Open Court: spostare a febbraio gli Australian Open? (di Marco Mazzoni)

15/01/2015 13:54 20 commenti
Open Court: spostare a febbraio gli Australian Open?
Open Court: spostare a febbraio gli Australian Open?

Gli Australian Open 2015 sono ufficialmente partiti con i match di qualificazione e l’assegnazione delle teste di serie (3 italiani nel seeding), ma l’eco dell’edizione 2014 non si è ancora spento. C’è tanta curiosità per vedere se l’onda rinnovatrice partita proprio l’anno scorso da Melbourne quest’anno si rafforzerà, portando qualche nato nei ’90s a primeggiare. Oltre alle aspettative tecniche, anche quest’anno la stampa internazionale ha animato il pre torneo con il “solito” dibattito sulla data e posizione in calendario degli Australian Open. Strano destino per un evento che da “gamba zoppa” è diventato uno degli Slam più amati, capace di battere ogni anno i propri record di presenze ed introiti, amatissimo da pubblico e giocatori. Nella collocazione attuale ha trovato non solo stabilità (dal 1987si disputa la seconda metà di gennaio) ma soprattutto una credibilità assoluta grazie ad organizzazione, investimenti, qualità in campo e fuori, spesso superiore agli altri Majors. Quest’anno per esempio sarà inaugurato il terzo campo con tetto mobile (record per un impianto dedicato al tennis) per proteggere più dal caldo rovente dell’estate down under che dalla pioggia, non così frequente in gennaio a Melbourne ma a volte torrenziale e problematica per il serrato schedule di un torneo con due tabelloni da 128, più i doppi, misto, juniors ed eventi collaterali. Oltre alla bontà dell’organizzazione, all’accoglienza ruspante ed a suo modo unica della variopinta gente di Melbourne, gli Australian Open sono amati ed attesissimi grazie allo spettacolo tecnico che ogni stagione regalano agli appassionati. Molti dei match memorabili degli ultimi anni si sono svolti proprio a Melbourne Park. Per citarne una manciata, l’incredibile semifinale tra Safin e Federer nel 2005, quello che reputo il miglior match sul piano tecnico degli ultimi 10 anni; la pazzesca ed infinita sfida tra Nadal e Djokovic nel 2012, maratona di quasi sei ore così spinta sul piano della forza, resistenza e cattiveria agonistica da apparire a molti disumana; giusto 20 anni fa Andre Agassi si presentò down under scioccando il mondo intero con il nuovo look “rapato”, giocando un tennis stellare ed arrivando a sconfiggere il rivale Sampras per la prima volta in una finale Slam. Potrei continuare con decine di episodi, curiosità e storie indimenticabili che hanno elevato gli Australian Open a mito.

Ma allora, se il torneo funziona, appassiona, piace ai giocatori, cresce e genera entrate importanti, perché viene messo ogni anno in discussione, con richieste di valutare uno spostamento in altra data? I fattori e gli scenari sono molteplici. Innanzitutto sono di natura prettamente tecnica, sollevate da più giocatori (Federer e Nadal nel recente passato tanto per dirne due, anche se l’hanno fatto con estrema moderazione). Quella australiana è la trasferta più lunga e complicata dell’intera stagione. Non solo per la distanza ma anche per le condizioni assai impegnative tra caldo, umido, vento, ed in genere un’estrema variabilità difficile da digerire e che può portare a qualche problema di natura fisica. Il tutto aggravato dal fatto che la trasferta per un torneo così importante arriva immediatamente, dopo soltanto 15 giorni di tornei e con una preparazione spesso pesante alle spalle. Si arriva alla situazione estrema di tennisti che scelgono di sbarcare direttamente a Melbourne senza nemmeno aver disputato un solo incontro ufficiale; un rischio tecnico enorme vista l’alta posta in palio già dai primissimi turni, infestati da tennisti che si giocano una grande chance per partire col piede giusto e strappare un prize money “salva annata”. Non è un caso forse che nel recente passato proprio agli Australian Open siano arrivate molte sorprese, grazie a giocatori e giocatrici che hanno sfruttato il fattore “inizio stagione” trovando qualche buco in tabellone o qualche big ancora indietro di condizione. La favola di Baghdatis, la finale dell’anno scorso di Cibulkova o la storica vittoria di Johansson sono solo alcuni esempi. Spostare di qualche settimana in avanti lo Slam aussie sembrerebbe un’opzione di buon senso, per permettere a tutti i giocatori di prepararlo al meglio, con più tornei nelle gambe e con qualche certezza fisica e tecnica in più.

Non tutti la pensano così. Oltre agli australiani, per i quali è ovviamente il miglior inizio di annata possibile, anche altri big (e non) amano iniziare down under, e pazienza se è il viaggio più tosto da digerire. Murray per esempio l’anno scorso ha dichiarato “Mi piace iniziare dall’Australian Open. E’ una sfida certo, ma è anche il modo di dimostrare i frutti del lavoro svolto in inverno: chi si è impegnato di più parte avvantaggiato. Non mi piace l’ipotesi di spostare il torneo più avanti nell’anno, meglio venire subito in Australia”.

Oltre alla preparazione ed all’impatto forte dell’iniziare subito con uno Slam, l’altro punto di domanda importante riguarda il fattore climatico. Questo mondo sempre più bizzarro e imprevedibile rende ardua ogni previsione futura su quel che ci aspetta… ma è un dato di fatto che spesso negli ultimi anni gli Australian Open si siano giocati sotto ondate di caldo violente, che hanno messo in pericolo la salute degli atleti. L’anno scorso la situazione è stata quasi drammatica, con punte di 43 gradi che hanno portato a malori, crampi e quant’altro. I giocatori hanno provato a difendersi con sacchi di ghiaccio sul collo ai cambi di campo, bevendo litri e litri d’acqua, adottando il mitico cappellino da legionario “brevettato” da Lendl… ma in quelle condizioni estreme c’è poco da fare, visto che il gioco è diventato sempre più tosto sul piano fisico e della resistenza. Tanti i gridi d’allarme, tra i più duri il canadese Frank Dancevic che tuonò “Finché non muore qualcuno per il caldo, qui non cambieranno nulla”. Invece qualcosa è cambiato. Craig Tiley, direttore del torneo, ha annunciato per l’edizione che sta per scattare una nuova Heat Policy: un match potrà essere sospeso anche senza aspettare la conclusione del set quando la temperatura raggiunge i 40 gradi o supera i 32,5 abbinata ad umidità elevata.

Sull’onda emotiva del caldissimo AO 2014, il dibattito su di una nuova data divenne in quei giorni altrettanto caldo. Alcuni parlavano addirittura di spostarlo a marzo, andando ad insidiare le date dei due Master 1000 USA. Tuttavia in quel momento dell’anno in Australia si rischia concretamente di dover affrontare il problema opposto: la vera stagione delle piogge. Inoltre ci sarebbe piena attività scolastica, mentre durante le ultime due settimane di gennaio si vive ancora la pausa estiva. Altro fattore che rende difficile quella collocazione è la concomitanza con altri eventi sportivi nazionali (rugby, cricket, ecc) che sarebbero disturbati dalla quindicina tennistica, vissuta con enorme passione ed attenzione nel paese.

Tirando le somme, ritengo che la collocazione attuale degli Australian Open non sia terribilmente problematica, ma migliorabile. La mia proposta è un piccolo spostamento di sole 2 settimane in avanti, disputando il primo Slam stagionale nelle prime due settimane di febbraio. Sarebbe una novità non così traumatica, che lo lascerebbe sempre nel pieno dell’estate australe, anticipando gli altri eventi sportivi nazionali che ne soffrirebbero la concorrenza più avanti. Inoltre anche solo pochi giorni di differenza potrebbero apportare migliorie decisive nelle condizioni climatiche. Il meteo non si può prevedere, ma le medie storiche dicono che dai primi giorni di febbraio le ondate di calore sono assai più rare (infatti spesso sono vissute la prima settimana di torneo, ossia la terza di gennaio), e le temperature iniziano una lenta discesa, con una più alta percentuale di precipitazioni avvicinandosi al mese di marzo. Quindi con ben tre campi coperti, la seconda settimana del torneo potrebbe esser discretamente gestibile anche con qualche scroscio di pioggia in più, ed invece lo spauracchio delle terribili ondate di caldo potrebbe essere in parte allontanato.

Ma oltre ai fattori climatici, lo spostamento del torneo nelle prime due settimane di febbraio potrebbe generare un circolo virtuoso anche sull’intero calendario dell’annata tennistica, oggi tutt’altro che perfetto. E’ il tema più discusso anche in sede all’ATP, tra giocatori, tornei, sponsor e ITF. Complicatissimo arrivare ad un punto d’incontro che possa soddisfare tutti, visto che gli interessi in gioco sono troppi e assai contrastanti… Ne ho parlato diffusamente sul finire del 2013, con una proposta organica di come si potrebbe rivedere l’intero calendario. Visto che gli Slam sono il “Tennis”, spostare uno Slam potrebbe essere un fattore decisivo a razionalizzare l’intera stagione. E se spostare gli altri Slam è impresa praticamente impossibile, per mille questioni storiche e di incastri con altre discipline a livello locale e globale, gli Australian Open hanno avuto la forza ed il coraggio di rimettersi in gioco, dimostrando più flessibilità e visione, ripagata da risultati concreti. Perché quindi non provarci di nuovo, con uno spostamento non così traumatico ma di buon senso? Muovere di due settimane in avanti il primo Slam in stagione vorrebbe dire regalare al continente australe ancor più tennis, poiché nella mia proposta di nuovo calendario non vedrei tennis di alto livello altrove nelle due settimane rimaste libere, ma ancor più tennis down under. Infatti per lanciare come si deve gli Australian Open, organizzerei ben quattro settimane di tornei tra Australia, Nuova Zelanda e magari il sud est asiatico, non così lontano. Lascerei per le prime due settimane dell’anno un paio di tornei di categoria 250 in preparazione allo Slam di Melbourne, come oggi lo sono quelli di Brisbane, Auckland, (e stessa cosa per il tour rosa ovviamente!), il tutto da disputarsi sempre sulla stessa superficie degli Australian Open. La grande novità e vera chicca per gli appassionati aussie (e non solo) sarebbe invece per la terza settimana dell’anno: un evento Master 1000/Premier combined a Sydney. Lo stadio è bellissimo, l’attenzione del pubblico per il tennis enorme, ed il ricambio generazionale in corso lascia pensare che di tennisti e tenniste forti tra i canguri nei prossimi anni non mancheranno. La federazione australiana ha imparato dagli errori, s’è rimboccata le maniche, ha coinvolto i migliori ex giocatori e tecnici rivedendo tutto. Un lavoro che sta iniziando a dare i primi frutti. Insomma, ci sarebbero proprio tutti gli ingredienti per partire alla grandissima con un torneo forte, importante e “pesante” prima degli AO, che sarebbe un lancio stupendo per lo Slam di Melbourne ed un banco di prova importantissimo per i campioni prima del Major. La quarta settimana di gennaio invece potrebbe esser dedicata dalla Hopman Cup, per dare un momento di respiro prima degli Australian Open, che scatterebbero così nelle prime due settimane di febbraio. Solo due settimane più avanti rispetto al calendario attuale, ma con l’enorme beneficio di dare ai giocatori più tempo per preparare la trasferta e salire di condizione; spostare altro grande tennis in Australia, che se lo merita assolutamente; tentare di limare i problemi della calura terrificante che da fine gennaio inizia a smorzare i suoi effetti.

Finita la piccola stagione australiana, che durerebbe ben 6 settimane, ci si sposterebbe in America Latina sulla terra battuta, per almeno 3 settimane, andando a disputare vari tornei tra Cile, Brasile ed Argentina. E nella quarta settimana di febbraio o massimo nella prima di marzo sarebbe stupendo vedere un Master 1000 su terra a Buenos Aires, altro premio per la storia, forza e tradizione del tennis albiceleste. A metà marzo si resta ancora in America Latina, per un evento 500 combined in Messico o altro paese, come la Colombia. Cosa manca a questo calendario? I due Master 1000 USA di primavera… che sono la vera stortura della stagione, due tornei ricchi, con contratti pesantissimi, ma che sono un nodo difficile da sciogliere e che creano tutta una serie di problemi al resto dell’annata. Ne salverei al limite uno, da disputare però su terra (magari a Miami, ormai città più latina che yankee?), come lancio per la stagione europea.

Questa ipotesi è ardita. Per alcuni anni a venire i due tornei statunitensi sono blindati da contratti di ferro, difficilissimi da rompere; quindi la mia ipotesi di “effetto domino” provocata dallo spostamento degli aussie open è troppo ottimistica ed a breve irrealizzabile. Però il solo spostamento del primo Major sarebbe invece possibile, con un impatto non così devastante che toccherebbe la terra in America Latina. Una soluzione forse la si potrebbe anche trovare, e sarebbe una dimostrazione di forza ed intelligenza dell’intero mondo del tennis. Proprio come più volte hanno dimostrato in Australia, riuscendo a rilanciare un torneo che era lontano lontano, in tutti i sensi…

 

Marco Mazzoni

@marcomazz


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20 commenti. Lasciane uno!

Nik (Guest) 18-01-2015 02:43

@ l Occhio di Sauron (#1241005)

Melbourne per la cronaca è già stato spostato e non negli anni 30…dal 77 all’85 è stato disputato a dicembre, nel 1977 ne furono giocate 2 edizioni.

20
l Occhio di Sauron 15-01-2015 21:17

allora.. quando hanno inventato la cosa del Grand Slam l’hanno decisa così perché non solo erano importanti i tornei ma anche perché erano (e sono) distribuiti durante l’anno.

Adesso spostare gli AO per venire in contro alle esigenze dei giocatori e renderlo “più comodo” è snaturare il senso del Grand Slam

Io la penso così.

Io sono un progressista su tutto ma non nel tennis!

19
Nik (Guest) 15-01-2015 18:50

Se non ricordo male a Gennaio ci sono le scuole chiuse in Australia e riaprano ad inizio febbraio. Credo questo incida.

Comunque al di la di questo resta una buona proposta, per me il calendario ideale sarebbe:

Settimana 1: Doha (o Dubai) combined + (altri tornei in medio oriente)
Settimana 2: Dubai (o Doha) + tornei in medio oriente o i primi in australia + Hopman Cup
Settimana 3: Master 1000 a Sydney
Settimana 4: Altri tornei in Austalia (250 e International)
Settimana 5-6 Australian Open
Settimane 7-8-9: Gira sud americana e tornei indoor europei (l’idea del 1000 in america Latina a me non piace per niente.)
Settimana 10-11: Master 1000 ad IW o Miami
Settimana 12: Master 1000 senza obbligo di partecipazione (Miami o IW ma della durata di una settimana)

C’è un problema però che ci siamo dimenticati Davis e Fed Cup 😀 😀

18
Marcus91 (Guest) 15-01-2015 18:22

L’articolo è come sempre molto ben strutturato e davvero godibile, anche se questa volta non sono d’accordo, e spiego subito il perché: Sul fatto che ci possono essere i big non al top della forma e sorprese finale, beh, per me è proprio per questo che l’AO sta avendo un consenso sempre più ampio, il fattore sorpresa piace sempre e d’altronde se uno non è pronto è giusto che viene battuto da qualche outsider più in palla. Per il clima sono d’accordo, ma come hai sottolineato te già è stato in parte risolto, o quantomeno arginato, con la sospensione raggiunta una certa ingiocabilità climatica.
Io, onestamente lascerei tutto com è, mi piace e si crea quella suspence in più che è sempre ben gradita 🙂

17
Giro82 15-01-2015 18:03

…continua…

se fossi tra i primi 4 in classifica giocherei solo dubai e doha
dal 5 al 15/20 rotterdam/dubai e poi brisbane o sydney
dal 20 al 50-60 ho ampia scelta…

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Giro82 15-01-2015 17:18

Ok allo spostamento in avanti di un paio di settimane, ma farei così:

settimana 1: anticiperei in calendario i tornei europei indoor (montpellier, zagabria, marsiglia)

settimana 2: spostamento verso l’asia (rotterdam, dubai, chennai)

settimana 3: asia e australia (doha, brisbane)

settimana 4: arriviamo in australia e nuova zelanda (sydney, auckland)

settimana 5: AO

Dopo gli Open via a tutto spiano con tornei sulla terra sudamericana a quito, san paolo, rio e buenos aires, mentre per gli amanti del cemento nelle stesse settimane acapulco, delray e memphis e quindi i master 1000 di marzo IW e Miami…

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Tweener (Guest) 15-01-2015 17:10

Va bè allora eliminiamo i tornei in sudamerica sulla terra e teniamo solo Rio?
Sarò controcorrente ma preferisco il gioco sulla terra rossa che quello dei servizi bomba e delle caviglie distrutte?
Senza considerare gli orari improponibili per noi europei delle partite…
Per me l’ Australian open va bene così com’è.
P.S. Non sono un fan di Nadal!

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ehm… 15-01-2015 16:30

@ nino90 (#1240843)

penso all’1 di stanotte

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Kriss69forever 15-01-2015 16:28

Sono contrario allo spostamento in avanti degli AO: rischia di compromettere la nascita del 5o Slam cinese.

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Ktulu 15-01-2015 16:27

Sarebbe già buono posticiparlo di una settimana inserendo almeno un 500.

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Michele (Guest) 15-01-2015 16:18

Un masters 1000 australiano, seppur intrigante, non si puó fare. Sarebbe troppi poi. Per non parlare di altri tornei sulla terra, ma basta! Acapulco l’anno scorso cambiando superficie da torneo inutile frequentato solo dai vari Berlocq e Gimeno Traver é passato ad essere uno dei migliori 500 con gente come Murray, Dimitrov (poi campione) e Gulbis.

10
nino90 15-01-2015 16:11

Qualcuno mi può dire quando e a che ora(ora italiana) ci sarà il sorteggio del MD? Grazie

9
Andreas Seppi 15-01-2015 15:20

Per me basta spostarlo di una sola settimana, iniziando l’anno dal 4/5 Gennaio circa come quest’anno, ma invece di fare due soli tornei di preparazione, farne tre con l’aggiunta di Master 1000.

8
marco mazzoni (Guest) 15-01-2015 15:10

@ Gabriele da Ragusa (#1240732)

ciao, no intendo 3 italiani tra le teste di serie: Fognini, Pennetta, Errani.
saluti

7
guidoyouth (Guest) 15-01-2015 15:09

rinunciare a indian wells e miami? no grazie.
sono tra i miei tornei preferiti e soprattutto devono rimanere su cemento.

6
marco mazzoni (Guest) 15-01-2015 15:09

@ winter18 (#1240755)

Ciao, non decido certo io, apro a possibili idee e discussioni… 😉
Quella di cancellare i 2 master 1000 è la ipotesi “totale”, e come ho scritto quasi impossibile a breve anche se sarebbe assai auspicabile per 1000 ragioni; ma lo spostamento di AO di 2 settimane, come ho spiegato, sarebbe possibile anche senza toccare i due tornei USA.
La federazione aussie tuttavia è (giustamente) più impegnata a crescere e semmai difendersi dagli attacchi dei dollari cinesi, che di sicuro riproveranno in futuro a comprare l’evento. Meno male che l’ITF è discretamente arroccata.

5
ehm… 15-01-2015 15:05

sono abbastanza d’accordo anche se poi ti spingi troppo oltre…è impensabile che a marzo cambi qualcosa (per ora) mentre febbraio al momento presenta un’accozzaglia disordinata di tornei su vari continenti e superfici, lì si che c’è molto margine di manovra. Ti riporto un commento che feci in un altro blog un mesetto fa
” c’è qualcuno come me che pensa che prima dell’australian open ci andrebbe una settimana di tornei in più? giusto per dare ai giocatori la possibilità di giocare anche due eventi ufficiali, senza giocare per forza la settimana a ridosso dello slam, nella quale tutti i big dovrebbero al massimo partecipare a delle esibizioni. tipo giocare dubai dopo doha sarebbe perfetto, darebbe anche un senso compiuto al calendario, e per gli stessi giocatori sarebbe più comodo. in parallelo sydney potrebbe diventare un 500, e la settimana prima di melbourne per me si dovrebbbe disputare solo il torneo ad Auckland ”
…..
“….Auckland stile winstom salem, stile nizza, stile notthingam (che da quest’anno è da solo la settimana prima di wimbledon). tornei piccoli che devono giocare i giocatori di medio bassa classifica. non si può vendere un del potro che gioca sydney eppoi arriva stanco a melbourne. ma sydney è un torneo che ha appeal, un impianto che ha ospitato le olimpiadi, i giocatori ci vanno volentieri.
io metterei
settimana 0 (a cavallo tra dicembre e gennaio): abu dhabi, perth (quindi esibizioni)
settimana 1: doha, brisbane, chennai
settimana 2: dubai, sydney
settimana 3: auckland ed esibizioni varie (kooyong e simili)

sarebbe tutto molto più sensato. non fai più andare i giocatori a dubai a marzo, che non c’azzecca nulla, e crei una serie di tre settimane di fila di tornei nel golfo tra esibizioni e ufficiali. la cosa ridicola è poi che in molti tra i big d’inverno si allenano proprio a dubai

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winter18 (Guest) 15-01-2015 14:40

La sola ipotesi che debba saltare uno tra Miami e Indian Wells pare del tutto fantascientifica. Mazzoni, puoi fare di meglio. 🙂

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Lollo99 15-01-2015 14:21

Bentornato marco. Se non ricordo male tu in un tuo articolo avevi una nuova proposta di calendario ed io totalmente d’accordo su quel tuo calendario. Comunque non sarebbe una cattiva idea quella di spostare gli open d australia però sarebbe molto difficile

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Gabriele da Ragusa 15-01-2015 14:18

Ma 3 italiani nel seeding intende in quello di qualificazione? Perchè altrimenti, a meno di infortuni dell’ultima dovrebbero essere in 4 nel tabellone principale, boh…sn stanco, magari nn ci sto capendo niente io

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