Alja Tomljanovic difende a spada tratta Vondrousova: “Quello che è successo a Marketa è una vergogna. La App che monitora la reperibilità non funziona metà delle volte”
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La dura squalifica di 4 anni inflitta a Marketa Vondrousova da un tribunale indipendente per non essersi sottoposta ad un controllo anti doping a sorpresa lo scorso dicembre ha scosso il mondo del tennis e in particolare il tour WTA. Moltissime colleghe hanno manifestato un pieno sostegno alla ceca attraverso messaggi social in risposta alla versione dei fatti sostenuta dalla vincitrice di Wimbledon 2023. Alja Tomljanovic è andata anche oltre: parlando alla stampa al WTA di Eastbourne, si è soffermata sul caso e ha difeso a spada tratta Vondrousova, sottolineando le zone d’ombra della faccenda, chiedendo maggiore trasparenza e uguaglianza di trattamento, e attaccando la ITIA senza mezzi termini su procedure e persone addette ai controlli.
“Quello che è successo a Markéta è una vergogna” tuona Tomljanovic, come riporta il Daily Express. “È molto triste far parte di uno sport in cui, a mio avviso, il trattamento non è uguale per tutti. L’uguaglianza è ciò che stiamo cercando. È una follia. Spero che presenti ricorso. Spero che la situazione migliori, ma non è mai positivo che una prima sanzione comporti una sospensione di quattro anni. Credo che tutta l’ITIA sia molto arrogante. Ti dà praticamente la caccia, anche quando non hai fatto nulla di sbagliato.
L’australiana, attualmente n.98 WTA, ha affermato che in più di un’occasione ha trovato gli ispettori dell’ITIA presso la sua abitazione al di fuori della fascia oraria da lei indicata per i controlli: “Sono venuti fuori dall’orario che avevo comunicato. Mai di notte, ma è successo. Sono molto fortunata per il posto in cui vivo. C’è una signora molto gentile che è sempre presente durante il mio orario di reperibilità. In ogni caso, dipende tutto da loro. Non sono obbligati a effettuare il controllo fuori dall’orario che hai indicato. L’ho imparato e ne ho già parlato con queste persone”.
Tomljanovic ha continuato ad incalzare la ITIA in merito alle procedure dei controlli: “Una volta che hanno registrato il tuo appuntamento, se non riescono a trovarti possono effettuare il test il giorno successivo. Presentarsi fuori dall’orario indicato è semplicemente una scelta che fanno quel giorno. Nessuno impone loro di venire in quel momento. Per questo, per me, effettuare controlli di sera è inaccettabile. Non mi sentirei a mio agio a vivere da sola e ritrovarmi qualcuno alla porta alle otto di sera o a qualsiasi altra ora. In generale, posso contare sulle dita di una mano le esperienze positive che ho avuto con queste persone. Ho sempre la sensazione che siano contro di te. Non sono particolarmente cordiali”.
Ultimo affondo della australiana è relativa al sistema che ITIA usa per per monitorare la reperibilità dei giocatori, chiedendo un sistema più efficiente: “Posso dirvi che l’App non funziona metà delle volte. Eppure, se salti un controllo ricevi un “whereabouts failure”; tre infrazioni e sei fuori. Come possiamo dipendere da un’applicazione che presenta continuamente problemi? Non ha alcun senso. Sono assolutamente favorevole a uno sport pulito, non fraintendetemi. Ma tutto questo deve avere una logica. Quando sono entrata nel circuito e sono stata inserita nel gruppo di controllo, ho mancato una scadenza per la registrazione perché nessuno mi aveva spiegato le regole. Non dovremmo essere costretti a vivere così”.
Parole severe e pesanti da parti di Alja contro il sistema che controlla i giocatori. Soprattutto l’accusa del malfunzionamento della App dedicata sembra un problema reale che certamente non può far sentire sereni i tennisti all’interno di un regolamento piuttosto severo in merito ai termini della reperibilità. Critiche che meritano una approfondita analisi e, probabilmente, meriterebbero anche una risposta da parte di ITIA, pesantemente chiamata in causa dalla giocatrice australiana.
Marco Mazzoni
TAG: Alja Tomljanovic, attività antidoping, ITIA, Marco Mazzoni, Marketa Vondrousova

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Ma se quelli dell’ ITIA non fossero altro che dei frustrati burocrati arroganti?
@ merlino (#4642525)
Io non mi fido di nessuno, diventa sempre più difficile stabilire la verità in questo mondo
Io personalmente mi fido molto più di Ajla (e delle altre tenniste che si sono indignate) che di ITIA, in conseguenza anche delle idee che mi sono fatto dopo la vicenda Sinner.
La lotta al doping per come è organizzata adesso ha regole assurde (se vuoi giocare sei ‘costretto’a firmare), che creano molto stress e minano la serenità e la salute mentale dei giocatori, senza risolvere il problema.
Scusate, noi qui ci si schiera pro o contro: ma possibile che se le cose stanno come afferma Ajla nessuno protesta? Qualcosa non torna, se queste affermazioni sono vere perché ITIA non replica?
Non si risolve. Punto.
No, con un bacetto? Che tocca leggere
@ Francesco Cancellotti (#4642472)
In verità non funziona cosi:
l’atleta dà la sua posizione per la reperibilità, e se per tre volte consecutive l’addetto viene per il prelievo e non la/lo trova scatta la sanzione come se avessero preso il campione e fosse risultato positivo con 4 anni di stop.
Nel caso specifico se la tennista non avesse interagito con l’addetto antidoping non sarebbe accaduto nulla perché sarebbe stato soltanto una delle due volte di “mancata reperibilità” senza alcuna conseguenza … ma se invece l’atleta apre la porta o risponde al citofono parlando con l’addetto del prelievo e si lamenta per l’orario opponendosi con un rifiuto, per il regolamento è come se le tue analisi risultassero positive.
Questo dice il regolamento e dato che in ogni ambito lavorativo bisogna seguire il regolamento, considerando l’alto tenore di vita di cui godono, non mi sembrano condizioni troppo dure da sopportare. Infatti se la tennista non avesse aperto la porta o avesse risposto al citofono, trattandosi di una delle tre “mancata reperibilità” consecutive, non ci sarebbero state conseguenze.
@ omerjno (#4642486)
Per prendere Armstrong ci hanno messo anni e anni…eppure non è che ci volesse molto per capire che c’era qualcosa che non andava. E la faccenda delle esenzioni è vergognosa, è stato il modo per fare finta di niente su tante situazioni altamente sospette riguardanti atleti europei e americani.
Guardate che questi enti sono vendicativi , mettersi contro di loro crea un pericolo. Hanno sempre tollerato chi aveva almeno una decina di certificati medici per usare prodotti illeciti.
Hanno chiuso la faccenda degli atleti cinesi , senza nessuna sanzione.
Una vergogna
Ma scusate eh, se la app non funziona bene ci sono molti modi per mettere l attenzione su quello.
La prossima protesta, invece di farla sempre e solo sui montepremi potrebbero farla su questo argomento. Rimane che gli sportivi professionisti devono essere sottoposti ai controlli, capisco non sia divertente ma è una parte del loro lavoro.
Di sicuro una quota di invidia per il successo di questi ragazzi c’è. Non mi stupisco che alcuni o molti operatori si accaniscano sadicamente. È giusto che se qualcuno ha da protestare, allora protesti. Dall’altra parte sappiamo che le tecniche di doping riescono quasi sempre ad essere elusive e la voglia di vincere fa passare tutto il resto in secondo piano. Nella mente umana c’è il sospetto e c’è l’inganno. Sono veleni sociali, ci sono, vanno combattuti. Il male e il bene esistono e la partita sarà sempre aperta.
No… se rifiuti il controllo al momento in cui è richiesto sei fuori per quattro anni….
Un altro atleta ha rifiutato un controllo ed il giorno dopo è risultato negativo — squalifica
Ho sempre pensato che il problema del doping non si risolva con la repressione.
Coraggiosa Ajla, grande stima per lei
E’ deprimente, però Vondrousova non poteva sottoporsi all’esame il giorno dopo?
Ma se le cose stanno davvero così come mai non viene istituita una class action ? A me pare scandaloso, oppure le cose stanno diversamente..
La Vondrusova affermò di aver rifiutato il controllo perchè non “si sentiva sicura” e passava un periodo di stress…che dovevano fare? Presentarsi con un bouquet di rose?
Con tutti i milioni che intascano i professionisti ci sono delle regole da rispettare in maniera TOTALE, quindi pure se ti stai cucinando il pollo coi peperoni alle otto di sera sei tenuto/a ad aprire a un controllo a sorpresa ed eseguirlo….se non va loro bene cè sempre la possibilità di mettersi a insegnare tennis al circolo del dopo lavoro ferrotranvieri
Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno.
Questi enti spesso utilizzano il loro potere/abuso per far vedere che servono a qualcosa.
I loro organi per giustificare i loro stipendi si mostrano irreprensibili e inflessibili sul presupposto che nessuno gli chiederà mai conto sul loro operato.
Questi enti sono corrotti fino al midollo,vanno smantellati senza pensarci un minuto di più.
4 anni per un caso di non positività,per semplice equiparazione è un abominio giuridico.
Una cosa per cui la mancata serietà deve portare alla immediata chiusura
Cara Ajla,
Chi più chi meno sono tutti innocenti. Tutte vittime.
Ajla ha un futuro come avvocato, mi sembrano considerazioni molto più interessanti di quelle proposte dalla difesa di Marketa