Perlas confermato anche nel 2015 ATP, Copertina, Generica

Jose Perlas racconta il Fabio Fognini nel 2014. La collaborazione proseguirà anche nel 2015

09/12/2014 09:38 18 commenti
Jose Perlas confermato anche nel 2015
Jose Perlas confermato anche nel 2015

Fabio Fognini si era portato sino alla 13° posizione della classifica grazie alle meritevoli prestazioni offerte in giro per i campi dell’America Latina, dove aveva sollevato il trofeo di Viña del Mar (Cile) e raggiunto la finale a Buenos Aires. L’ispirazione avuta dalla terra battuta si sarebbe concretizzata ed amplificata appena due mesi dopo: il tennista di San Remo avrebbe sconfitto Andy Murray, al termine di un incontro superbamente condotto, e guidato il proprio paese verso le semifinali della Coppa Davis. La parabola di Fabio, tuttavia, non sarebbe progredita ulteriormente, facendo sì che terminasse la stagione ad un livello inferiore alle aspettative.

Prima che inizi la nuova stagione sportiva, José Perlas (Barcellona, Spagna; 1960) mette a fuoco, durante un’intervista concessa a TENNISTOPIC, le tappe salienti del recente percorso dell’italiano ed i fattori che ne abbiano causato il repentino calo di rendimento.



Pensa che Fabio fosse arrivato ad affrontare Djokovic, all’Australian Open, non nelle migliori condizioni?

Quello della condizione è un concetto contraddittorio. L’anno passato, più o meno in questo periodo, era stato svolto un lavoro fisico molto stimolante, però durante i giorni di vacanza trascorsi con la sua famiglia aveva riportato un piccolo problema, nel corso di una seduta di allenamento a ritmi abbastanza bassi. Non abbiamo poi scoperto la ragione. Il giorno seguente saremmo partiti per Chennai e la cosa non migliorò e decidemmo di tornare in Italia per consultare il medico e ricominciare un allenamento di base.

Avevamo già deciso di non andare a Sydney. Stavamo valutando se sarebbe valsa la pena partire direttamente per Melbourne. Alla fine, prendemmo la decisione di andare. Fabio si sentiva comunque meglio, ma un piccolo fastidio persisteva e non eravamo tranquilli. Grazie all’ottimo lavoro svolto in precedenza, riuscì a vincere i primi tre incontri, specialmente uno con Querrey in cui giocò davvero bene, sentendo però un leggero dolore.
Chissà, magari il fatto di aver rischiato di non partecipare e, poi, essere arrivato al quarto turno contro Djokovic, che aveva allo stesso modo cominciato molto forte sin da subito… Comunque, non era nelle condizioni mentali da avere una condotta utile per opporre resistenza a Djokovic. L’incontro sarebbe stato molto rapido proprio a causa di questo fattore, probabilmente, piuttosto che a causa della preparazione. Non era affatto indietro, appunto, ma l’infortunio gli avrebbe creato il dubbio di poter dare battaglia e lottare di più. Fabio si stava esprimendo bene, ed in Coppa Davis, subito dopo, sarebbe stato strepitoso. Avrebbe giocato due singolari ed il doppio, conquistando tre punti in totale.



Il punto è proprio questo: quali sono state le chiavi per arrivare ad un così bel tennis, sulla terra battuta sudamericana?

Dei tre anni trascorsi con me, sono stati gli ultimi due quelli in cui vi sia potuto arrivare nelle migliori condizioni. Parlando di questa stagione, rispondo dicendo che il contesto fosse abbastanza favorevole. Infatti, una volta passati i guai fisici, tutto è andato per il meglio. E’ una superficie non aggressiva, in cui si possano contendere i punti in tutt’altra maniera, terminare le partite risentendo di meno dai problemi. Nonostante lo sforzo titanico prodotto in Coppa Davis, dove aveva giocato tre grandi match, in campo avversario e contro ottimi giocatori, le cose sono andate bene a Viña del Mar, dove il rapporto che mi unisce a uno dei responsabile ha reso possibile giocare il più tardi possibile [Fognini era testa di serie in entrambi i tabelloni].

Ha giocato il primo turno giovedì, alle sette della sera. La domenica aveva finito di giocare molto tardi [in Coppa Davis], e sarebbe dovuto andare sino a Mar del Plata passando a Buenos Aires, da dove avrebbe preso l’aereo per Santiago, prima di raggiungere Viña del Mar in macchina.

Abbiamo trascorso lunedì, martedì e mercoledì soltanto a spostarci. Mangiavamo e dormivamo. Ci allenavamo mezz’ora, non di più. Recuperava sempre molto bene anche grazie alle strutture vicine, e questa dinamica gli avrebbe permesso di vincere tanti incontri nonostante le fatiche ed i dubbi. Mi viene il mente il match contro Nicolás Almagro, nel quale ha dovuto mostrare tutta la resistenza acquisita e non solo. Dopo, una volta superato quell’ostacolo, la situazione sarebbe andata in discesa. Anche Buenos Aires è stato favorevole per noi, seppure con delle sofferenze in ogni partita, come quando Tommy Robredo era avanti di un set ed in più sul 5-4 [nelle semifinali] prima di riuscire a rimontare ed a portare a casa la vittoria. Sono capitati momenti in cui si sia vacillato, ma in quel caso stavamo lavorando espressamente in vista del successivo incontro con Ferrer. Purtroppo, non sarebbe bastato per mettere in pensiero David. Poi c’è stato Rio de Janeiro, dove gli sforzi di settimane di buoni risultati si sono cominciati a far sentire. Abbiamo avuto un match interessante contro un Pablo Cuevas ristabilito ed in forze, è stato bello. Nonostante, appunto, la stanchezza, è arrivata la vittoria. Sfortunatamente, già Dolgopolov non avrebbe poi permesso a Fabio di giocare su certi ritmi, complice anche un caldo insostenibile. Se avesse ricevuto qualche ‘aiutino’ da parte di Dolgopolov, forse, sarebbe stato diverso, ma non è accaduto e si è stati costretti ad arrendersi.



Non è riuscito a tenere testa a Nadal, a Miami, cosa manca per poter impensierire giocatori del calibro di Rafael o Ferrer?

Nell’anno precedente, secondo le statistiche, aveva perso in tre occasioni, contro Nadal, Djokovic e David Ferrer. Con molti altri, fossero Wawrinka, Berdych, Almagro ed altri non-Top 10 ma vicini a quella soglia, era stato sconfitto ma era anche riuscito a vincere.

Soltanto contro questi tre, o quattro, non ha mai portato a casa nessuno dei nove incontri totali. In qualche circostanza li ha costretti al terzo set, compreso quando non sia riuscito a concretizzare un 6-2 e 4-1 su Nadal, a Pechino. Si era abituato a battere tennisti di pari caratura in maniera agile, tuttavia gestire le sfide con i più forti rappresenta ancora un problema. Con Federer aveva giocato a Wimbledon, senza che ci fosse mai nulla da fare, con Murray non aveva mai giocato sino a quest’anno… Lavoriamo molto sotto questo aspetto, e cerchiamo di applicare gli stessi criteri che valessero prima, in incontri di media portata.
E’ proprio dagli atteggiamenti mostrati in questo tipo di partite, che dipenda l’esito dei match contro i migliori. E qui ci siamo persi, abbiamo tentato di recuperare e dobbiamo continuare a farci attenzione: tornare, a tutti i costi, al momento di forma precedente a Rio de Janeiro.
Sino ad ora, partendo da quel punto, siamo al corrente della situazione: a Fabio manca la capacità di gestire le partite, di capire che nessun turno sia facile e che ci siano diversi modi per vincere. Avremmo dovuto farlo come risultato del nostro lavoro, in modo da incanalarci in un percorso che ci porti ad avere chances di battere i più forti.



Che significato ha avuto il successo contro Murray, per lui e per il team?

Per lui ha demarcato un “prima” ed un “dopo”. Per la squadra, tornare ad occupare un posto nelle semifinali dopo 15 anni. Erano in ascesa da un po’ di tempo, quindi per il paese deve essere stato davvero in trionfo al quale Fabio ha dato un grande contributo, attraverso tutti e sei punti che sono stati conquistati, nel corso dei due turni
Di quei sei, ne ha direttamente conquistati cinque. Ha soltanto perso un doppio, precisamente contro la Gran Bretagna. Ha ricoperto un ruolo fondamentale in un momento accompagnato da grandissime aspettative, giustificate visti poi i risultati ma forse troppo alte, se viste dall’esterno. Come accadrebbe, ad esempio, ad un giocatore ritrovatosi tra i migliori cinque senza aver mai pensato di potervi arrivare.



La sconfitta al primo turno, a Roma, è da attribuire alla pressione?

Abbiamo dato il giusto peso alla cosa, come nel caso di Murray in Coppa Davis, riferendomi al “prima” ed al “dopo”: l’aspettativa era altissima e non corrispondeva al momento che stesse vivendo Fabio. E’ stato un colpo, un dislivello che ha cambiato la situazione. E che Fabio non aveva assimilato, sul quale si è dovuto porre fortemente l’accento. Già a Montecarlo si sono intravisti i primi miglioramenti, nonostante prima di superarlo ne abbia sofferto e ci abbia lottato, durante il corso di tutta la stagione: non sapeva di avere certe ‘armi’, certe qualità, non si era mai trovato in certe circostanze. E’ ancora in un periodi di ‘apprendistato’. Comunque, anche a causa di alcuni problemi fisici, l’assimilazione di queste novità ha fatto sì che la fine dell’anno non fosse quella che avremmo desiderato, esattamente.



Dove si deve intervenire, per far fronte alla pressione?

Beh, quando si nasce bisogna imparare a camminare. Come si imparare a camminare?



Iniziando a farlo, no?

(sorride) Non so, forse muovendo i primi passi sotto gli occhi della mamma e del papà, metaforicamente parlando. Nel suo caso, mi riferisco alle persone che gli siano intorno. Che lo aiutano, che lo supportano, e che lui deve riconoscere in qualità di punti fermi di appoggio. Non deve mettere fretta a se stesso, con la sua inquietudine. Deve cadenzare ogni passo, giorno per giorno. Proprio come si fa quando si imparano le cose, giusto? E’ esattamente così, una nuova situazione a cui abituarsi, per tornare a percorrere il cammino di prima. Io avevo ritenuto che ci avrebbe messo tre o quattro mesi, in totale, invece sono stati necessari sei mesi per calarsi nella nuova situazione.



Tralasciando i problemi, quali sono gli obiettivi prefissi per la prossima stagione?

L’obiettivo principale è recuperare quel tono, quell’autostima e quel feeling, individuare un nuovo punto di partenza. Trovare di nuovo quelle sensazioni. Abbiamo il vantaggio che ciò non sia nuovo, quindi non dovremo impiegare due anni come all’inizio del nostro percorso. Una volta recuperato, bisognerà fare come tutto il mondo, in circostanze normali: procedere giorno per giorno, apportando i miglioramenti che saranno necessari per ognuno. Senza ossessione di classifica, di tornei speciali… Non ci sarà nulla di più importante che rimetterci in carreggiata, per fare ritorno ad un punto ottimale.

Usando la similitudine della montagna, abbiamo raggiunto l’appostamento numero tre, siamo lì. La tormenta non ci ha permesso di procedere oltre. Siamo scesi, stiamo valutando se sia il momento migliore per risalire, se ci siano le condizioni migliori per riprendere a scalare ed aggredire la cima, con l’aiuto della squadra e degli strumenti necessari.


Edoardo Gamacchio


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18 commenti. Lasciane uno!

Original Giulio (Guest) 10-12-2014 01:26

Scritto da Gabriele da Ragusa
Io sarò una voce fuori dal coro ma personalmente ritengo che al di la delle intemperanze sicuramente da censurare, tennisticamente abbia dato già il massimo. Certo, aveva nelle corde per cm si era messa la stagione di toccare la top-10 cm fecero a suo tempo Monaco o Almagro (con l’ultimo in particolare molto più completo di Fabio soprattutto al servizio), ma nn vedo tutto qst gran talento che possa far gridare allo scandalo. Ottimo atleta, davvero notevole se rapportato anche al fisico piuttosto minuto. Buon timing sulla palla e ottima velocità di braccio soprattutto col diritto ma onestamente nn vedo niente di più (nn dico che tt ciò sia proprio poco sia chiaro!). Ripeto, un approccio mentale differente lo avrebbe sicuramente portato a perdere meno occasioni a portata di mano ma personalmente gli avrei cmq visti cm eventuali picchi isolati. Per farla breve nn lo vedo cm un top-5 sulla terra cm molti hanno detto o in generale cm un giocatore da top-10 o da ATP Final addirittura. E nn per colpa sua ma per questione di limiti naturali su cui ha cmq lavorato bene

D’accordo su tutto,finalmente un’analisi lucida su Fognini!

18
Raul Ramirez (Guest) 09-12-2014 22:58

L’OBIETTIVO PRINCIPALE DOVREBBE ESSERE DIVENTARE EDUCATO ED UN VERO SPORTIVO. POI IL RESTO…..

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manuel (Guest) 09-12-2014 20:56

come può il povero perlas difendere fognini e dire che nel 2015 arrivare il salto di qualità e la benedetta top ten che francamente fabio non merita,può però fare molto bene in sudamerica.

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Gabriele da Ragusa 09-12-2014 19:59

Io sarò una voce fuori dal coro ma personalmente ritengo che al di la delle intemperanze sicuramente da censurare, tennisticamente abbia dato già il massimo. Certo, aveva nelle corde per cm si era messa la stagione di toccare la top-10 cm fecero a suo tempo Monaco o Almagro (con l’ultimo in particolare molto più completo di Fabio soprattutto al servizio), ma nn vedo tutto qst gran talento che possa far gridare allo scandalo. Ottimo atleta, davvero notevole se rapportato anche al fisico piuttosto minuto. Buon timing sulla palla e ottima velocità di braccio soprattutto col diritto ma onestamente nn vedo niente di più (nn dico che tt ciò sia proprio poco sia chiaro!). Ripeto, un approccio mentale differente lo avrebbe sicuramente portato a perdere meno occasioni a portata di mano ma personalmente gli avrei cmq visti cm eventuali picchi isolati. Per farla breve nn lo vedo cm un top-5 sulla terra cm molti hanno detto o in generale cm un giocatore da top-10 o da ATP Final addirittura. E nn per colpa sua ma per questione di limiti naturali su cui ha cmq lavorato bene

15
Andy86 (Guest) 09-12-2014 17:49

Spiegazione abbastanza esaustiva di Perlas..

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zagortenay 09-12-2014 16:48

Fiato e tempo sprecato… Per me Fognini ha già dato e ricevuto il massimo nel 2013 inizio 2014. Poi solo figuraccie e scene insopportabili da vedere! Ha un atteggiamento da padreterno del tennis che lo rendono antipatico a non pochi! Bocciato su tutti i fronti malgrado l’indubbia potenzialità! :cool:

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LiveTennis.it Staff 09-12-2014 15:31

@ leconte (#1224202)

Si, magari.
Edoardo ha perso quasi tre ore per tradurlo in italiano. Ringraziamo Edo come sempre.

12
eunosio (Guest) 09-12-2014 15:14

lavoro, lavoro e lavoro
che fa bene pure alla testa

11
leconte (Guest) 09-12-2014 14:07

ma , qualche aggiuntamento al traduttore automatico non si poteva fare ?

10
Bob (Guest) 09-12-2014 12:08

il sottotitolo doveva essere: “Che s’ha da fa’ pe’ campa’”… :lol:

9
titamocari (Guest) 09-12-2014 11:49

per me è assurdo che continuino a lavorare assieme….
Perlas ha lavorato bene. Ma a me è ultrachiaro che ora a Fognini serva cambiare.
Evidentemente non tutti la pensano come me…
Ma che ne so io, dietro una tastiera con così poche informazioni…
staremo a vedere

8
peppe78 09-12-2014 11:37

come farà a sopportarlo per un altro anno?

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Phoedrus (Guest) 09-12-2014 11:33

Scritto da tomax
sarà quel che sarà ma è sempre tra i primi 20 con best ranking 13.ci metteremo tutti la firma.capisco che le critiche sono perchè non sfrutta il potenziale che ha ma guardiamo il lato positivo……con gli ultimi mesi praticamente buttati via con numerose occasioni gettate è nei 20.un minimo ma dico un minimo di continuità e nei 10 ci va.
NOn si può paragonare a Balotelli che non è di iscuro nei 20 giocatori migliori al mondo, forse nemmeno nei 100

Però nei prossimi mesi avrà parecchi risultati da scartare, per cui sarà difficile restare inizialmente nei primi 20. Per il resto dell’anno avrà più chance.

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Roberto (Guest) 09-12-2014 10:42

@ tomax (#1224125)

sono d’accordo con te!
Le armi le ha, piano piano ci arriva! :roll:

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tomax (Guest) 09-12-2014 10:36

sarà quel che sarà ma è sempre tra i primi 20 con best ranking 13.ci metteremo tutti la firma.capisco che le critiche sono perchè non sfrutta il potenziale che ha ma guardiamo il lato positivo……con gli ultimi mesi praticamente buttati via con numerose occasioni gettate è nei 20.un minimo ma dico un minimo di continuità e nei 10 ci va.
NOn si può paragonare a Balotelli che non è di iscuro nei 20 giocatori migliori al mondo, forse nemmeno nei 100

4
giovanni (Guest) 09-12-2014 10:11

La rovina è Perlas: una platessa alla Barazutti.
CONTINUI PURE

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tomax (Guest) 09-12-2014 09:59

deve ottimizzare i tornei puntando più sui 500 che i 250.non si può buttare via rio de janeiro acapulco barcellona amburgo in quel modo.cercare ogni tanto anche il torneo “più facile”.inoltre il cemento non è cosi impossibile pe lui anzi credo che quest’anno abbia ottenuti ottimi risultati.

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Cisno presti (Guest) 09-12-2014 09:56

È il Balotelli del tennis, il caso è chiuso! :mad:

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