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Ernests Gulbis risponde alla proposta di McEnroe: “Giudici no. Senza il loro contributo non potrebbe mai funzionare. Poi parla dell’ipocrisia “Non mi piace quando nelle interviste le persone optano per decisioni o risposte troppo popolari”

25/06/2014 09:35 18 commenti
Ernests Gulbis classe 1988, n.10 ATP
Ernests Gulbis classe 1988, n.10 ATP

Ernests Gulbis ha risposto alla proposta di John McEnroe che vorrebbe abolire arbitri e giudici di linea per passare ad un sistema totalmente elettronico.

Giudici no. Senza il loro contributo non potrebbe mai funzionare”.

Poi parla dell’ipocrisia che c’è nel circuito: “Sono per la libertà di scelta e per dire sempre ciò che mi passa per la mente. Voglio essere capace di poterlo fare senza false ipocrisie.
Non mi piace quando nelle interviste le persone optano per decisioni o risposte troppo popolari e quando ognuno cerca di sembrare il bravo ragazzo. Non tutti siamo bravi ragazzi”
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18 commenti. Lasciane uno!

Marcus91 25-06-2014 20:03

Scritto da Original Giulio
@ Fantumazz (#1102193)
L’acculturazione generale di cui parli io non la vedo affatto,imbroccare due congiuntivi e un condizionale non vuol dire essere acculturati se poi dietro alle parole che si dicono c’è il nulla cosmico.
Trovavo molta più ricchezza nelle frasi “ruspanti e spontanee” degli sportivi di un tempo,spesso esponenti di una cultura(quella si) popolare o contadina di cui oggi i giovani si vergognano nascondendosi dietro alle loro creste,tatuaggi,cuffie enormi,tweet,Facebook ecc..tutte mode importate da altri paesi e che hanno lo scopo di impoverire e sostituire le origini e l’identità di molti ragazzi(se,ad esempio,sei nato in campagna perché vergognarsene? perché andare in giro come se fossi del bronx o di Harlem?).
Le interviste che si sentono sono il risultato di questo modello culturale unico imposto dai media e sopratutto dai social network che ha il risultato di un appiattimento generale,ascoltato uno ascoltati tutti…viva i “ciao mamma” dei ciclisti d’un tempo!

Quoto entrambi, post entrambi giusti e tristemente reali!

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Angie (Guest) 25-06-2014 17:16

Scritto da gianfranco
Ernest Gulbis oggi ha un problema:S.Stakhovski.
Spero proprio che risolva quel problema;mi dispiacerebbe perderlo prima che arrivi alla settimana prossima.

Diagnosi perfetta….purtroppo il tuo paziente non ha trovato l’antidoto!! :mrgreen:

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Original Giulio 25-06-2014 15:53

@ Angie (#1102354)

Si è vero quanto dici,per buon modello culturale basterebbe un ambiente “sano” in cui permettere alla propria passione sportiva di crescere senza contaminazioni controproducenti e stupide che hanno effetti devastanti su una personalità in formazione.. Sarebbe compito delle famiglie creare questo ambiente idoneo,quando queste mancano si insinua l’erbaccia del “pensiero unico lobotomizzato” inculcato da social,tv ecc.. e che ha lo scopo di produrre masse di giovani che non hanno sviluppato alcun pensiero critico e quindi facilmente influenzabili e gestibili.

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Vince 25-06-2014 15:50

ma questo invece quanto parla? 🙂

nel ranking del numero di interviste fatte è n.1 al mondo…in quello dell’ATP invece è un po più indietro…oggi intanto è andato a casa, così avrà più tempo per concentrarsi sulla prossima intervista 😆

15
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Angie (Guest) 25-06-2014 14:47

Scritto da Original Giulio
Credo che negli ultimi anni si sia esagerato con il “politically correct”dei giocatori,va bene non bruciarsi contratti con gli sponsor ma non vedo cosa ci possa essere di male nel dire ciò che si pensa nel rispetto degli altri e senza offendere nessuno,ormai sono diventati peggio dei democristiani di un tempo!Oltretutto a questa apparente pacificità di intenti(a parole) corrispondono spesso atteggiamenti diametralmente opposti,preferirei vedere interviste intellettualmente più oneste e meno ipocrite.

Sono in linea con quanto affermi. Un pò più onestà intellettuale gioverebbe.
Però mi sono reso conto che molti sportivi sono – più o meno – al livello dei “Ciao Mama” di 60 anni fa. Istruzione scarsa, approfondimenti pochi, politica zero, modelli culturali di bassissimo livello. Per non parlare degli interessi extrasportivi: playstation e quella cosa che piace tanto al nostro simpatico Figologo….stop.
Non v’è da stupirsi della piattezza delle interviste.
Gulbis sfugge dalla mediocrità…ma ciò non gli impedisce, talvolta, di fare la figura del cretino…..magari senza rendersene conto. Questo è grave perchè il ragazzo di cervello ne ha.

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gianfranco (Guest) 25-06-2014 14:37

Ernest Gulbis oggi ha un problema:S.Stakhovski.
Spero proprio che risolva quel problema;mi dispiacerebbe perderlo prima che arrivi alla settimana prossima.

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Dex86 25-06-2014 13:52

posso fare un appunto alla redazione (che ammiro tantissimo e ringrazio sempre per quello che fa)?

ho notato troppo spesso che nella scrittura di un breve articolo spesso si ripetono le stesse dichiarazioni nel titolo, nell’aticolo stesso e nel virgolettato…..io strutturerei in modo diverso, almeno lasciando un titolo più vago e una scrittura più argomentata, se no si potrebbe fare una sezione con tutti i commenti degli atleti insieme.

Così tanto per dire qualcosa, che dopo pranzo devo digerire e ho dieci minuti di nullafacenza 😀

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alexalex 25-06-2014 13:50

Sulla proposta di McEnroe ha ragione! Per il resto è recidivo, si era già pronunciato in proposito! Credo che se lui abbia voglia di dire ciò che vuole, nessuno glielo impedisca! Gli altri dicano quello che preferiscono! Vero è che anche giornalisti e commentatori a volte enfatizzano troppo rapporti di rispetto reciproco fra giocatori trasformandoli in amicizia! Io ho sempre pensato (e appurato) che gli amici di tutti nascpndono sempre un po di falsità! È anche vero, però, che fomentare polemiche dove non ci sono è anche peggio!

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Original Giulio 25-06-2014 12:48

@ Fantumazz (#1102193)

L’acculturazione generale di cui parli io non la vedo affatto,imbroccare due congiuntivi e un condizionale non vuol dire essere acculturati se poi dietro alle parole che si dicono c’è il nulla cosmico.
Trovavo molta più ricchezza nelle frasi “ruspanti e spontanee” degli sportivi di un tempo,spesso esponenti di una cultura(quella si) popolare o contadina di cui oggi i giovani si vergognano nascondendosi dietro alle loro creste,tatuaggi,cuffie enormi,tweet,Facebook ecc..tutte mode importate da altri paesi e che hanno lo scopo di impoverire e sostituire le origini e l’identità di molti ragazzi(se,ad esempio,sei nato in campagna perché vergognarsene? perché andare in giro come se fossi del bronx o di Harlem?).
Le interviste che si sentono sono il risultato di questo modello culturale unico imposto dai media e sopratutto dai social network che ha il risultato di un appiattimento generale,ascoltato uno ascoltati tutti…viva i “ciao mamma” dei ciclisti d’un tempo!

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Original Giulio 25-06-2014 12:23

Credo che negli ultimi anni si sia esagerato con il “politically correct”dei giocatori,va bene non bruciarsi contratti con gli sponsor ma non vedo cosa ci possa essere di male nel dire ciò che si pensa nel rispetto degli altri e senza offendere nessuno,ormai sono diventati peggio dei democristiani di un tempo!
Oltretutto a questa apparente pacificità di intenti(a parole) corrispondono spesso atteggiamenti diametralmente opposti,preferirei vedere interviste intellettualmente più oneste e meno ipocrite.

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ILSanto (Guest) 25-06-2014 11:53

Le dichiarazioni di Gulbis le condivido in pieno

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BennyLions 25-06-2014 11:35

Nuova puntata de “i racconti ernestsiani”.Il profeta lettone,il personaggio per antonomasia.

7
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Scritto da Fantumazz
Sono contento che nel circuito ci sia uno come Gulbis. In genere, le interviste che rilasciano gli atleti sono di una noia pazzesca: una stucchevole sequela di banalità. Nemmeno il processo di acculturazione generale ha aumentato la qualità delle dichiarazioni degli sportivi: a ben vedere, si è passati dal “Ciao mamma!” dei ciclisti di un tempo, a discorsi più articolati che in apparenza sembrano più ragionati, ma che in realtà non sono altro che il frutto di copia-e-incolla. Domande prevedibili e risposte altrettanto prevedibili.
Gulbis, almeno, smuove le acque. Poi, il lèttone può piacere o meno. Ma, secondo me, tutti gli sport necessitano di qualche “personaggio” alla Gulbis, qualcuno che “reciti” la parte del ribelle di turno. Questi atleti, col loro atteggiamento sui generis, aumentano l’interesse per lo sport di cui sono protagonisti, e lo sport in questione non può che beneficiarne.
L’importante è che il “personaggio” in questione non si spinga troppo oltre e che di “personaggi” di tal fatta ce ne sia solo qualcuno; quanto basta, diciamo. Altrimenti si finisce in caciara. Per converso, senza “personaggi” si rischia il mortorio.

Quoto.

6
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Angelo 25-06-2014 10:55

Sono tutti tough match che .alle. 😐
Vincono 62 62?. Tough match. Ma dove?. 🙄
Ha ragione Atp e Wta vogliono giocatori privi di personalità fuori dal campo.
Egalitè, libertè e tanta banalitè.
Poi Gulbis 1 una si e 1 no ci mette del suo ma di sicuro non c’è mai banalitè. 😛

5
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Paolo2001 (Guest) 25-06-2014 10:47

Facile per lui che se smettesse di giocare domani non gli cambierebbe la vita, visto quanto è ricca la sua famiglia.
Per tantissimi invece il tennis è tutto e figuriamoci ci si brucia amicizie nell’ambiente od un buon contratto con gli sponsor per una dichiarazione fuori luogo.
Ti piace vincere facile, eh Gulbis?

4
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l Occhio di Sauron 25-06-2014 10:09

Io lo capisco e lo rispetto:

non vuol far finta di essere diverso da quel che è.

Questo non vuol necessariamente dire che è orgoglioso e contento di se stesso ma che almeno non vuol nascondersi dietro la menzogna e l’ipocrisia.

3
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Fantumazz 25-06-2014 10:05

Sono contento che nel circuito ci sia uno come Gulbis. In genere, le interviste che rilasciano gli atleti sono di una noia pazzesca: una stucchevole sequela di banalità. Nemmeno il processo di acculturazione generale ha aumentato la qualità delle dichiarazioni degli sportivi: a ben vedere, si è passati dal “Ciao mamma!” dei ciclisti di un tempo, a discorsi più articolati che in apparenza sembrano più ragionati, ma che in realtà non sono altro che il frutto di copia-e-incolla. Domande prevedibili e risposte altrettanto prevedibili.
Gulbis, almeno, smuove le acque. Poi, il lèttone può piacere o meno. Ma, secondo me, tutti gli sport necessitano di qualche “personaggio” alla Gulbis, qualcuno che “reciti” la parte del ribelle di turno. Questi atleti, col loro atteggiamento sui generis, aumentano l’interesse per lo sport di cui sono protagonisti, e lo sport in questione non può che beneficiarne.
L’importante è che il “personaggio” in questione non si spinga troppo oltre e che di “personaggi” di tal fatta ce ne sia solo qualcuno; quanto basta, diciamo. Altrimenti si finisce in caciara. Per converso, senza “personaggi” si rischia il mortorio.

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io (Guest) 25-06-2014 09:49

Ma che ….. di ‘risposta’ e’?

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