Il segreto di Jodar: “Per me il tennis non è un mestiere: è divertirsi sempre. Tutto troppo in fretta? Non ci penso affatto”
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Impressiona la scalata e qualità di gioco Rafael Jodar, nuovo prodotto del tennis spagnolo e vincitore del primo titolo ATP la scorsa domenica a Marrakech. Il 19enne di Madrid ha interrotto sul più bello il sogno di Marco Trungelliti, alla prima finale sul tour maggiore alla veneranda età di 36 anni, ma ancor più ha destato scalpore la compattezza del tennis dello spagnolo, completo, pratico e vincente. Sembra non mancare quasi niente a questo giovane per continuare a fare risultati e insidiarsi assai rapidamente nei piani alti del ranking: intanto i 250 punti conquistati in Marocco lo hanno portato al n.57 (+32) della classifica, ma a suo dire questo non è un grande obiettivo. Il suo focus resta sul gioco e sul fare importanti esperienze, il tutto con un segreto che sostiene la propria attività, nel primo vero anno di tour Pro a questo livello: il divertimento. Rafael infatti vive la professione con leggerezza e il disincanto di colui che non vede allenamenti pesanti, viaggi e fatiche come un male necessario per vivere quanto un privilegio, la sorpresa quotidiana di poter fare quello che ama. È un plus fondamentale, non sentire il peso degli aspetti meno “simpatici” del tennis professionistico, ma girare tutto in positivo e cavalcare l’entusiasmo. Jodar ne ha parlato in una intervista concessa dal Marocco ai principali media spagnoli, che riportiamo nei passaggi più interessanti. Viene fuori chiaramente un profilo molto interessante, di un ragazzo molto sereno, ma consapevole. Uno capace in 12 mesi di passare dal n.911 ATP al 57. E farlo come se fosse la cosa più naturale del mondo, pronto a stupire ancora…
Vincere un titolo ATP a 19 anni, sorpreso? “Sapevo di stare facendo le cose per bene, che mi stavo allenando molto bene e che negli ultimi mesi avevo alzato parecchio il mio livello” afferma Rafael. “Però alla fine i risultati non dipendono solo da te. Ci sono fattori che non puoi controllare: gli avversari, le condizioni… tante cose. Nonostante ciò, credo di aver lavorato molto bene in generale e questo ha dato i suoi frutti questa settimana qui in Marocco. Pressione? Sapevo che dovevo fare le cose come le avevo fatte per tutta la settimana. Era il mio primo torneo su terra battuta della stagione ed è andato tutto molto bene. Avevo un piano partita ed è funzionato alla perfezione; man mano che il match andava avanti mi sentivo sempre meglio. Ma no, pressione no. Sono molto giovane, ho ancora tante partite davanti per migliorare il mio livello e ho un grande margine di crescita. L’importante è che questo mi dia ancora più motivazione per continuare a lavorare duro, come sempre”.
Tennis come divertimento, inizi a vederlo come un lavoro? “No, dico sempre la stessa cosa. Il tennis è qualcosa che mi è sempre venuto naturale fin da piccolo e con cui mi sono sempre divertito. Sono andato avanti passo dopo passo, senza bruciare le tappe: prima tra gli junior e poi facendo esperienza nel circuito. Per me non è un mestiere. Ogni volta che entro in campo, in partita o in allenamento, lo faccio per divertirmi. A volte arrivano i risultati, altre meno, ma questo non significa che non mi stia divertendo. Cerco sempre di godermela e di esprimere il mio massimo livello”.
Con il crescere del livello, ci saranno inserimenti di coach più esperti nel suo team? “Per il momento non ci sono piani per aggiungere nessuno. Credo che quello che stiamo facendo in questa stagione stia funzionando molto bene. Mi trovo benissimo con l’ambiente, con il modo in cui viaggiamo e con le persone che mi stanno aiutando. Ora arrivano tanti tornei consecutivi; la stagione sulla terra è appena iniziata. Ci sarà tempo. Adesso sono concentrato sul giocare e continuare a migliorare poco alla volta”.
I risultati arrivano seguendo il lavoro, senza un obiettivo principale da perseguire ad ogni costo: “Non credo di dovermi porre un obiettivo in particolare o mettermi questa pressione. Questo titolo mi dà motivazione per continuare a lavorare ogni giorno, allenarmi come ho sempre fatto, con umiltà. Ho ancora tante cose da migliorare se voglio continuare a crescere. Quindi: godermi il titolo qui in Marocco, e da domani pensare già al prossimo torneo, con la mentalità che ogni settimana è diversa e che la strada è ancora lunga”.
Carlos Alcaraz ha affermato recentemente che la cosa che più lo colpisce di Jodar è che non hai paura di nulla, che non “rispetti” nessuno in campo. È questa la chiave? “Non saprei dire se sia la chiave. So che quando entri in campo può succedere di tutto: puoi vincere contro chiunque e perdere contro chiunque. Si tratta di esprimere il tuo livello e affrontare le difficoltà che ti propone l’avversario. Io la vedo così: affronti qualcuno che ti propone il suo tennis e tu devi trovare le soluzioni per vincere. Questa è la mia mentalità ed è così che ho sempre giocato”.
Il 31 marzo 2025 Jodar era 911 nel ranking, in un anno esatto è passato alla posizione cinquantasette. “Sono andato torneo dopo torneo, partita dopo partita. Sapevo di doverne giocare tanti per adattarmi al livello. I risultati sono arrivati ma io voglio sempre di più: diventare un giocatore migliore, crescere ogni giorno. Sono felicissimo di vivere esperienze che non avrei mai immaginato. È un sogno che si realizza. Troppo velocemente? Non si penso, continuo per la mia strada. Non mi paragono a nessuno e non guardo i risultati degli altri”.
La vita sul tour: “La cosa che mi piace di più è come ti trattano: ti danno tantissime agevolazioni in tutti i tornei, da uno Slam a un ATP, sia ai giocatori che agli allenatori. Quella che mi piace di meno? Non saprei. La verità è che siamo trattati molto bene”.
A chi si ispira, i due grandi del tennis spagnolo Nadal e Alcaraz? “Beh, cerco di prendere il meglio da entrambi. Faccio tesoro dei consigli che mi dà Rafa quando ho modo di parlarci e anche di quelli di Carlos quando ci incontriamo. Non scelgo uno solo: cerco di mantenere un ambiente sano e positivo, e accetto volentieri tutti i consigli dei tennisti spagnoli. Avere giocatori così forti nel circuito è una motivazione: ti mettono in difficoltà e ti spingono a migliorare. Io lo vedo sempre come qualcosa di positivo”.
Volendo tirare una somma a quest’intervista, le parole che più racchiudono Rafael Jodar sono consapevolezza e serenità. Due ingredienti mica male per diventare un tennista forte, forse fortissimo…
Marco Mazzoni
TAG: Marco Mazzoni, Rafael Jodar

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È vero che al momento non ha incontrato e battuto giocatori forti, ma quello che impressiona è la estrema facilità di gioco, la capacità di lasciare Fermi gli avversari con colpi assai ficcanti, e l’ atteggiamento in campo. Non ci vuole la palla di vetro per affermare che al momento buono darà filo da torcere anche ai giocatori molto forti
questo è forte davvero,
non so se Fonseca sarà più forte di lui.
Ok
Walden commento n.4 sottoscrivo al 100 per cento.
È salito talmente in fretta, che ha fregato anche i filoispanici e i troll di livetennis.it, che fino a 6 mesi fa decantavano le lodi del solo Landaluce, mentre di questo Jodar manco ne sapevano l’esistenza.
Ora vabbé, son tutti saliti sul carro, futuro top e vincitore slam, etc
A parte questo, 19enne con ampi margini di miglioramento, ma il difficile viene adesso. Se vuole salire ancora deve battere i top 50 con costanza e fra i 51-100 e i top 50 c’é un bel gradino. In bocca al lupo e buon lavoro
@ Fighter1990 (#4587159)
La “vera” differenza tra Tien e gli altri sta nella TESTA e…
…i muscoli si possono pure “pompare” ma il cervello NO!
Forse l’allievo di Chang non arriverà neppure in top-10 ma probabilmente starà a lungo in top-20.
Gli altri potranno pure vincere un 1000 all’anno ma di sicuro non vinceranno mai 4 titoli nella stessa stagione, perché ci vuole testa per avanzare quando non si è in giornata giusta 😉
Tien è troppo leggero…
Non ha i numeri che possono mettere in campo un Mensik o un Jodar…
Che Jodar abbia la stoffa per arrivare stabilmente nei 10, è più che probabile, che arrivi a picchi ancora più alti, è tutto da verificare.
Se tutto va bene…
…siamo ROVINATI!
Ahahahah 😀
Gli italiani sono messi molto male! Solo quattro top 20, il più vecchio dei quali, Sinner, ha ben 24 anni! Dove andremo a finire di questo passo…
Sicuro talento, ma dall’inizio dell’anno ha incontrato un solo top 20, Mensik, ed un solo top10, Fritz e con entramvi ha perso abbastanza nettamente, a parte Norrie, al primo turno di Acapulco, ha vinto solo con tennisti ben oltre il 50, e comunque generalmente poco in forma. A Miami ha avuto prima un qualificato e poi un ripescato, prima di perdere nettamente con Etcheverry. A Marrakesch ha solo aspettato che Trungelliti gli eliminasse gli avversari più qualificati, arrivando senza fiato alla finale (per un 36enne, ancorchè in stato di grazia, 7 incontri in una settimana sono troppi).
I veri test devono ancora arrivare.
Tra spagnoli, francesi e cechi il nuovo che avanza è molto interessante. E gli italiani?
Dovrebbe mandare a casa di Darderi una cassa di spumante (millesimato!) per avergli fatto trovare in finale questo Trungelliti che probabilmente non vale neppure la top-100 🙁
Poi se Jodar ha davvero dei “numeri” lo vedremo subito, in questo “clay swing”.
Tra tutti questi giovani di “belle speranze” (Mensik, Fils, Fonseca e compagnia cantante) l’unico ad aver mostrato una certa continuità (e solidità) è stato Tien, che però non ha molta confidenza (ed esperienza) con la terra rossa.
Se son rose fioriranno… 😉
nel modo in cui gioca ma anche dal tipo di dichiarazioni le similitudini con Sinner sono molte