Raul Brancaccio si racconta dopo il trionfo a Menorca: “Ho visto tutto nero, ho perso l’illusione. Ho pensato di lasciare il tennis, vedevo che non avevo più quella fiamma dentro di me”
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Il titolo conquistato da Raúl Brancaccio all’Open Menorca 2026 non è stato soltanto il terzo Challenger della sua carriera. Per il tennista azzurro, classe 1997, è stato soprattutto il punto d’arrivo di un lungo percorso di risalita, dopo anni complicatissimi in cui aveva perfino pensato di lasciare il tennis. A raccontarlo è stato lo stesso Brancaccio in una toccante intervista rilasciata a Punto de Break, dopo il successo conquistato sull’isola spagnola.
L’italiano ha spiegato che la svolta è arrivata appena una settimana prima del torneo, dopo un confronto molto duro con il suo team: “La settimana scorsa ho avuto un punto di svolta con il mio team, abbiamo avuto una conversazione piuttosto lunga in cui abbiamo parlato molto seriamente. Sono venuto qui con una mentalità diversa”. Brancaccio ha raccontato di essersi sentito pronto fin dall’inizio, nonostante un esordio subito molto complicato contro Sebastian Ofner, match che gli ha dato fiducia per il resto del torneo.
Il nodo centrale, ha ammesso, era soprattutto mentale. “Se volevo che le cose cambiassero, dovevo cambiare mentalità, tornare a credere in me stesso. Avevo perso la fiducia, l’illusione, mi portavo dietro anni brutti dal punto di vista mentale”, ha confessato. Brancaccio ha spiegato che già a febbraio, dopo una finale Challenger raggiunta, aveva avuto la sensazione che qualcosa stesse cambiando, ma quella sconfitta aveva provocato un altro contraccolpo. Il vero campanello d’allarme è arrivato dopo una partita persa senza lottare, con un atteggiamento che lui stesso ha definito pessimo. Da lì, il faccia a faccia con il suo gruppo e la consapevolezza di essere ancora in tempo per rimettere in carreggiata la carriera.
Brancaccio non ha nascosto di aver davvero toccato il fondo. Nell’intervista a Punto de Break ha dichiarato apertamente: “Sì, totalmente. Ho pensato di lasciare il tennis, vedevo che non avevo più quella fiamma dentro di me, l’ho passata molto male”. Parole forti, che rendono l’idea del buio attraversato negli ultimi anni. Il campano ha raccontato di aver vissuto un lungo periodo in cui respingeva anche l’aiuto delle persone vicine, fino a quando non ha trovato un nuovo gruppo capace di sostenerlo e restituirgli una possibilità.
Uno dei passaggi più intensi riguarda proprio il rapporto con il tennis in quella fase: “Ci sono momenti in cui vedi tutto nero, momenti di vuoto, in cui non hai voglia di alzarti la mattina e odi il tuo lavoro”. Brancaccio ha sottolineato quanto il tennis possa portare al limite, ben oltre ciò che si vede in campo: secondo lui, il pubblico vede solo il match, ma dietro ci sono mille fattori che incidono sul rendimento e sulla serenità di un giocatore.
Fondamentale, in questa ricostruzione, è stato il supporto della sua squadra. Brancaccio ha voluto ringraziare apertamente il gruppo di G Tennis, citando in particolare Dani Gimeno, Sergio Gallego e Marcos Esparcia. Già a dicembre, dopo il ritorno in accademia, c’era stato un altro confronto importante, che lui ha definito “una conversazione da uomini”, in cui erano state messe in chiaro molte cose. Secondo il tennista italiano, il suo team aveva capito da tempo che stava perdendo entusiasmo, ma non aveva mai smesso di credere che risultati come questo sarebbero arrivati.
Un altro ruolo decisivo lo ha avuto la sua compagna, con cui sta da sette anni. Brancaccio si è emozionato parlando di lei e del suo peso in questa rinascita: “È sempre stata la prima persona a credere in me. Ha vissuto con me queste stagioni difficili, conosce tutto quello che ho passato, ha sempre cercato di tirarmi su di morale per continuare ad allenarmi, competere, spingermi finché non arrivasse una settimana come questa”. L’ha definita il suo pilastro fondamentale, soprattutto dal punto di vista mentale.
Anche per questo, il successo di Menorca ha un sapore speciale. Brancaccio ha spiegato che, a differenza dei due Challenger vinti in passato, questo titolo arriva dopo tre anni molto complicati, in cui aveva smarrito la fiducia in sé stesso e non pensava più di poter sollevare un altro trofeo. Il valore del torneo, un Challenger 100 con diversi giocatori di alto livello in tabellone, rende questo risultato il più importante della sua carriera, secondo le sue stesse parole.
C’è poi l’aspetto fisico, tutt’altro che secondario. Brancaccio ha rivelato di aver giocato la finale con un dolore alla zona lombare che si portava dietro dai quarti di finale. Ha raccontato di essersi praticamente trattato fino all’ultimo momento con l’aiuto della fisioterapista ATP, di aver usato creme e antidolorifici e di essere entrato in campo con pochissimo riscaldamento. Ma era una finale, e voleva dare tutto pur di non restare con il rimpianto.
Il trionfo di Menorca non rappresenta però un punto d’arrivo definitivo. Brancaccio guarda già avanti, con la consapevolezza di avere di nuovo fame ma anche una maturità diversa rispetto al passato. Il sogno, ha detto, è tornare a giocare le qualificazioni Slam e rivedersi stabilmente in quel tennis che conta. Dopo essere sprofondato nel dubbio e nel vuoto, ora il suo obiettivo è un altro: ritrovare la strada senza perdere di vista il piacere del percorso. Tutto questo, raccontato con grande sincerità, è ciò che rende la sua vittoria qualcosa di molto più profondo di un semplice titolo.
Francesco Paolo Villarico
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In un altro articolo ho commentato il fatto che Raul aveva un po’ svoltato ad inizio anno. Davvero questa intervista ci fa capire come sia dura emergere in campo tennistico e ritagliarsi la posizione che ognuno di questi ragazzi crede di meritare.
Occorre davvero lavorare tanto di fisico e mentalmente. Auguro a Raul successi importanti derivanti dalla piena consapevolezza nei suoi mezzi.