Dal Torneo Avvenire – Diego Nargiso: “In Italia sui giovani manca cultura, serve piu’ equilibrio”

12/06/2017 11:35 29 commenti
Diego Nargiso nella foto
Diego Nargiso nella foto

L’ex Davisman azzurro al Torneo Avvenire di Milano: “Vincere qui significa molto, ma il professionismo nel tennis è come scalare l’Everest. Spesso intorno ai nostri ragazzi c’è un brutto ambiente”.

La crisi del tennis italiano vista da Diego Nargiso. Per oltre dieci anni bandiera dell’Italia in Coppa Davis, l’ex campione napoletano è passato dal campo alla panchina per dedicarsi ai giovani: presente al Torneo Avvenire per seguire il suo allievo Andrea Cugini, classe 2001, Nargiso ha analizzato la situazione attuale del settore giovanile azzurro soffermandosi sui problemi di crescita che ci sono in Italia.

– Nargiso, innanzitutto cosa può dirci di Cugini? Che prospettive ha?

“Andrea è un ragazzo che fa parte del progetto federale, ha un grande potenziale sia fisico che tecnico. E’ alto 1,87 e pesa 80 chili, per uno della sua età sono numeri impressionanti. E’ un giocatore moderno, da servizio e dritto. Ai test di Tirrenia è sempre il primo sulla velocità del servizio, è molto potente. Per ora ha raccolto meno di quanto ha seminato, ma sta comunque crescendo e lavorando sodo per migliorare”.



– In generale invece su chi può puntare l’Italia a livello giovanile?

“Conosco molto bene soprattutto i maschi. Abbiamo molti prospetti interessanti, su tutti farei il nome di Lorenzo Musetti, classe 2002 di bellissime speranze. Sta giocando bene confermando le attese, e può essere lui il capofila della prossima generazione di tennisti italiani”.



– Lei ha raggiunto la finale all’Avvenire nel 1987. Che cosa significa giocare questo torneo?

“E’ una rassegna importantissima e prestigiosa, il primo grande test per un giovane, l’evento è splendido. Ma bisogna rendersi conto che diventare un tennista professionista è come scalare l’Everest: vincere l’Avvenire significa essere arrivato al primo campo base, ma davanti hai ancora 7.000 metri da scalare. Certo, è un ottimo punto di partenza, ti dà fiducia, ma la vetta è ancora lontanissima e sono in pochi a raggiungerla”.



– E allora come si può gestire il passaggio dai tornei junior al professionismo?

“La parola chiave è: equilibrio. Non bisogna esaltarsi per le vittorie, e neppure demoralizzarsi per le sconfitte. E’ impossibile prevedere se un ragazzo diventerà sicuramente un campione, o se non lo diventerà mai. Allora, serve capire che la strada è lunghissima e che bisogna affrontarla passo dopo passo, circondati da un ambiente giusto ed equilibrato. E questo in Italia, purtroppo, è molto difficile”.



– A cosa si riferisce?

“Mi riferisco alla mancanza di cultura che c’è in Italia, a tutto quello che circonda il mondo del tennis a livello giovanile: i genitori, i maestri, gli allenatori, i giornalisti. E’ un ambiente che frena la crescita dei nostri ragazzi: si parla troppo, si pretende il risultato immediato, c’è poca pazienza e tanta pressione. Ripeto, servono equilibrio e un cambio di mentalità”.


TAG: , ,

29 commenti. Lasciane uno!

iox (Guest) 12-06-2017 23:22

Aggiungo che lo stesso problema esiste nell’atletica leggera. Tempi hai vertici della categoria giovanile ma un disastro quando raggiungono l’età adulta. Spremuti finiti fisicamente per vincere la coppa del nonno. Questo è il problema italico. Campionati regionali costati un occhio della testa ai genitori per poi continuare una vita con due ernie al disco…se non peggio

29
iox (Guest) 12-06-2017 23:04

Scritto da Becuzzi_style
@ lallo (#1870121)
Sul concetto di fame hai ragione…
Il tennis non è uno sport per tutti sul piano economico…però al tempo stesso credo che anche negli altri paesi sia uno sport economicamente caro.
Per cui cosa dobbiamo pensare…che le nostre famiglie borghesi hanno un atteggiamento diverso verso la propria prole?
Io resto dell’idea che il nostro principale problema è che in tutti questi anni non abbiamo avuto grandi insegnanti/maestri..il culmine lo si è avuto nei centri federali…che si sono rivelati sempre un insuccesso…la maggior parte dei nostri ragazzi li si sono persi…ancora oggi i ragazzi che si allenano a Tirrenia crescono troppo lentamente….alcuni ottenevano risultati migliori addirittura quando erano più piccoli…

Totalmente d’accordo. Se vogliamo escludere che l’italica “razza” non sia inferiore alle nazioni concorrenti,basta analizzare il percorso formativo di coloro che hanno “sfondato” nel tennis. Qualcuno ha deciso addirittura di partorire in Spagna…chi ha fatto da se per venire poi criticata pur avendo raggiunto una classifica di tutto rispetto. Continuate l’analisi e vedrete che gli italiani sanno vincere ma solo se hanno fatto un determinato percorso…non federale

28
denny (Guest) 12-06-2017 22:03

Scritto da Insalatiera76
@ Becuzzi_style (#1870017)
Se uno ha 18 anni e grandi potenzialità, e ha uno staff forte, ma:
1) viene contattato dal marketing della Drakost che gli offre 36.000 euro all’anno per 3 anni per indossare i suoi completini da tennis, nonché dalla Stassinger che gli dà gratis 120 racchette più un servizio pubblicitario ben pagato, purché giochi con le sue;
2) riceve una telefonata da una nota nota attrice (???), modella e scollacciata frequentatrice di salotti televisivi che vuole simulare con lui un flirt per finire sulla prima pagina di Romanza3000 (magari tra una simulazione e l’altra una botta ci scappa)
3) ha un padre che gli suggerisce di abbandonare gli studi (che già faceva ragioneria, perché al liceo non gli avrebbero lasciato il tempo per allenarsi) perché tanto è destinato a diventare n. 1 e con la cultura non si mangia;
4) lo chiamano a Ballando con le stelle;
5) gli dedicano un servizio alla Domenica Sportiva, dove lo dipingono come il predestinato che risolleverà le sorti del tennis italico che non ha un fuoriclasse dai tempi di Panatta;
6) lo cercano per un’intervista dalla Gazzetta dello Sport, dal Guerin Sportivo e dalle Jene (quella intervista però sarà doppia, proprio con Panatta)
7) il Challenger di Lignano Sabbiadoro gli offre 10.000 euro sottobanco perché accetti la WC dell’organizzazione;
8) infine, e soprattutto, appena supera il primo turno al challenger suddetto, ci sono su Livetennis.it 586 commenti di cui 585 insultano Barazzutti perché non lo ha convocato in Davis da quando aveva 15 anni;
9) e potrei continuare…
Veramente pensi che questo ragazzo abbia qualche chance di diventare un tennista professionista con una carriera migliore di quella di Nargiso?

quoto

27
Becuzzi_style (Guest) 12-06-2017 21:37

@ lallo (#1870121)

Sul concetto di fame hai ragione…
Il tennis non è uno sport per tutti sul piano economico…però al tempo stesso credo che anche negli altri paesi sia uno sport economicamente caro.
Per cui cosa dobbiamo pensare…che le nostre famiglie borghesi hanno un atteggiamento diverso verso la propria prole?
Io resto dell’idea che il nostro principale problema è che in tutti questi anni non abbiamo avuto grandi insegnanti/maestri..il culmine lo si è avuto nei centri federali…che si sono rivelati sempre un insuccesso…la maggior parte dei nostri ragazzi li si sono persi…ancora oggi i ragazzi che si allenano a Tirrenia crescono troppo lentamente….alcuni ottenevano risultati migliori addirittura quando erano più piccoli…

26
winter18 (Guest) 12-06-2017 20:23

Da che pulpito!!

25
cataflic (Guest) 12-06-2017 20:01

Scritto da Giustiniano
@ ilpallettaro (#1870092)
Ok. Se è’ così, mi contate il numero dei ragazzi under 21 top 1000 di Francia o Spagna o Canada o USA e li paragonate agli italiani? Paragonatene il ranking e l’età anche. C’è’ da esserne orgogliosi….

Ma scusa…perchè il tuo assistito ti ha lasciato? Avevi chiesto troppi soldi?Hanno seguito un nome di grido?Ha potuto allenarsi a Tirrenia?Non potevi girare il mondo con lui?Lo sponsor ha imposto qualche coach?
Dacci uno spaccato di vita vissuta, sennò a leggere la live u21 siamo capaci da tempo putroppo.

24
Specialguest_critical (Guest) 12-06-2017 19:46

Scritto da lallo

Scritto da Becuzzi_style
personalmente non condivido…40 anni di insuccessi non si spiegano con la pressione dell’ambiente….per me in questi anni c’è stato sempre un deficit in chi doveva insegnare questo sport ai vari ragazzi.
La nostra “scuola” è stata un fallimento, semplicemente perchè non c’erano professionisti in grado di far migliorare i nostri ragazzi.
Se uno è fote pressione o non pressione prima o poi esce….se non c’è nessuno che lo fa diventare forte non uscirà mai.

vero. Ma contemporaneamente i ns ragazzi escono da un solo ambiente, quello mortifero dei circoli, rappresentato da famiglie di fascia medioalta, molto spesso di provenienza commercio-artigianato, dunque con una cultura mediamente azzerata. Tali figli (con rare eccezioni) non hanno la minima fame, sono destinati a specchiarsi nell’alto reddito della famiglia e non nei sacrifici necessari a questi adolescenti per poi emergere. Ed è un problema del tennis. Il ciclismo ci insegna che l’Italia è piena di ragazzini disposti a faticare. Ma la bici è gratis cioè è facilmente praticabile da tutti, e l’ambiente bici è socialmente trasversale e la cultura della bici agonistica è sviluppata da excorridori, ovvero i primi a conoscere il concetto di sacrifici (cosa sconosciuta ai maestri tennis che sono figli dell’ambiente di cui sopra)

Parole sante

23
luigi (Guest) 12-06-2017 19:38

@ Insalatiera76 (#1870045)

Guerino e ds si preoccupano solo di calcio

22
Match point (Guest) 12-06-2017 19:37

come sono bravi gli allenatori italiani a commentare ed analizzare ……..parole parole parole…….e pochi risultati !!!!!

21
Giustiniano (Guest) 12-06-2017 18:19

@ ilpallettaro (#1870092)

Ok. Se è’ così, mi contate il numero dei ragazzi under 21 top 1000 di Francia o Spagna o Canada o USA e li paragonate agli italiani? Paragonatene il ranking e l’età anche. C’è’ da esserne orgogliosi….

20
lallo (Guest) 12-06-2017 18:11

Scritto da Becuzzi_style
personalmente non condivido…40 anni di insuccessi non si spiegano con la pressione dell’ambiente….per me in questi anni c’è stato sempre un deficit in chi doveva insegnare questo sport ai vari ragazzi.
La nostra “scuola” è stata un fallimento, semplicemente perchè non c’erano professionisti in grado di far migliorare i nostri ragazzi.
Se uno è fote pressione o non pressione prima o poi esce….se non c’è nessuno che lo fa diventare forte non uscirà mai.

vero. Ma contemporaneamente i ns ragazzi escono da un solo ambiente, quello mortifero dei circoli, rappresentato da famiglie di fascia medioalta, molto spesso di provenienza commercio-artigianato, dunque con una cultura mediamente azzerata. Tali figli (con rare eccezioni) non hanno la minima fame, sono destinati a specchiarsi nell’alto reddito della famiglia e non nei sacrifici necessari a questi adolescenti per poi emergere. Ed è un problema del tennis. Il ciclismo ci insegna che l’Italia è piena di ragazzini disposti a faticare. Ma la bici è gratis cioè è facilmente praticabile da tutti, e l’ambiente bici è socialmente trasversale e la cultura della bici agonistica è sviluppata da excorridori, ovvero i primi a conoscere il concetto di sacrifici (cosa sconosciuta ai maestri tennis che sono figli dell’ambiente di cui sopra)

19
cataflic (Guest) 12-06-2017 17:47

Scritto da Giustiniano
Ho vissuto, in questi anni, da coach, una bella esperienza crescendo un forte giocatore junior. Conosco benissimo tutto ciò perché ci sono passato in prima persona. Posso dire che in Italia: L’ignoranza di genitori e di chi gli sta intorno, la corruzione ed incompetenza degli organi federali e di sedicenti manager, l’invidia generalizzata dell’ambiente, il tutto porta: alla distruzione totale di progetti e di rapporti. Se fossimo stati francesi a quest’ora il mio ex-assistito già si sarebbe trovato a vincere future o fare quali challenger. L’Italia polverizza e diseduca i talenti come nessuna altra nazione al mondo. Una mentalità ed un ambiente che non ha eguali, siamo i migliori nel peggio. Negli ultimi decenni ,se ci paragoniamo a Stati a noi simili x potenzialità come USA, Canada, Brasile, Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, Giappone siamo nettamente fanalini di coda x cosa abbiamo prodotto nel tennis. Una sfilza di cadaveri, prima promettenti junior e poi macinati dal sistema che nemmeno ad Auschwitz. Si è salvato solo:
1) Chi è andato all’estero.
2) Chi è’ esploso tardi e quindi x sua fortuna fuori dai pericolosi radar FIT
3) Chi aveva un solido binomio coach-atleta e sponsor alle spalle.
In Italia devi essere più’ di un equilibrista da circo x arrivare precocemente entro i 20 anni, cosa che all’estero succede eccome.
E’ così o no??

Un forte junior degli ultimi anni a quel livello potrebbe essere Perin o Ramazzotti, forse Bonacia che è sparito.

18
ilpallettaro (Guest) 12-06-2017 17:26

no, non è così.
la federazione dà una mano ai ragazzi più talentuosi offrendogli un posto dove allenarsi e fare base, gratis.
il movimento è solido, e non lo vedi da quanti top 50 hai ma da quanti ragazzi top 1000. poi contano altre cose, a cominciare dal talento e dalla testa del tennista.
se si vuole parlare di problemi strutturali, secondo me sono due e uno dipende dall’altro: in italia si gioca sulla terra, e questo porta a curare molto meno il servizio. che nel gioco moderno fa la differenza, perché la prima palla è l’occasione di fare punto diretto e i ragazzi che crescono sul duro curano molto di più questo colpo.

17
Giustiniano (Guest) 12-06-2017 16:56

Ho vissuto, in questi anni, da coach, una bella esperienza crescendo un forte giocatore junior. Conosco benissimo tutto ciò perché ci sono passato in prima persona. Posso dire che in Italia: L’ignoranza di genitori e di chi gli sta intorno, la corruzione ed incompetenza degli organi federali e di sedicenti manager, l’invidia generalizzata dell’ambiente, il tutto porta: alla distruzione totale di progetti e di rapporti. Se fossimo stati francesi a quest’ora il mio ex-assistito già si sarebbe trovato a vincere future o fare quali challenger. L’Italia polverizza e diseduca i talenti come nessuna altra nazione al mondo. Una mentalità ed un ambiente che non ha eguali, siamo i migliori nel peggio. Negli ultimi decenni ,se ci paragoniamo a Stati a noi simili x potenzialità come USA, Canada, Brasile, Spagna, Francia, Germania, Inghilterra, Giappone siamo nettamente fanalini di coda x cosa abbiamo prodotto nel tennis. Una sfilza di cadaveri, prima promettenti junior e poi macinati dal sistema che nemmeno ad Auschwitz. Si è salvato solo:
1) Chi è andato all’estero.
2) Chi è’ esploso tardi e quindi x sua fortuna fuori dai pericolosi radar FIT
3) Chi aveva un solido binomio coach-atleta e sponsor alle spalle.
In Italia devi essere più’ di un equilibrista da circo x arrivare precocemente entro i 20 anni, cosa che all’estero succede eccome.
E’ così o no??

16
Insalatiera76 12-06-2017 15:52

@ Becuzzi_style (#1870017)

Se uno ha 18 anni e grandi potenzialità, e ha uno staff forte, ma:
1) viene contattato dal marketing della Drakost che gli offre 36.000 euro all’anno per 3 anni per indossare i suoi completini da tennis, nonché dalla Stassinger che gli dà gratis 120 racchette più un servizio pubblicitario ben pagato, purché giochi con le sue;
2) riceve una telefonata da una nota nota attrice (???), modella e scollacciata frequentatrice di salotti televisivi che vuole simulare con lui un flirt per finire sulla prima pagina di Romanza3000 (magari tra una simulazione e l’altra una botta ci scappa)
3) ha un padre che gli suggerisce di abbandonare gli studi (che già faceva ragioneria, perché al liceo non gli avrebbero lasciato il tempo per allenarsi) perché tanto è destinato a diventare n. 1 e con la cultura non si mangia;
4) lo chiamano a Ballando con le stelle;
5) gli dedicano un servizio alla Domenica Sportiva, dove lo dipingono come il predestinato che risolleverà le sorti del tennis italico che non ha un fuoriclasse dai tempi di Panatta;
6) lo cercano per un’intervista dalla Gazzetta dello Sport, dal Guerin Sportivo e dalle Jene (quella intervista però sarà doppia, proprio con Panatta)
7) il Challenger di Lignano Sabbiadoro gli offre 10.000 euro sottobanco perché accetti la WC dell’organizzazione;
8) infine, e soprattutto, appena supera il primo turno al challenger suddetto, ci sono su Livetennis.it 586 commenti di cui 585 insultano Barazzutti perché non lo ha convocato in Davis da quando aveva 15 anni;
9) e potrei continuare…

Veramente pensi che questo ragazzo abbia qualche chance di diventare un tennista professionista con una carriera migliore di quella di Nargiso?

15
Shuzo (Guest) 12-06-2017 15:43

Trovo molto interessanti queste dichiarazioni di Nargiso. Spiega come mai in Italia tanti talenti siano andati sprecati strada facendo, anche ragazzi naturalizzati come Jorquera o Vico.
In ogni caso trovo che sia una cosa molto importante che giocatori della generazione passata come Nargiso, siano oggi impegnati a garantire alle nuove leve del tennis italiano condizioni per crescere migliori, facendo leva sugli errori commessi con loro.

14
Cataflic (Guest) 12-06-2017 15:13

La pressione fa parte del gioco, se non la reggi, ti manca un colpo.
Invece di pressione parlerei di necessità ed obbligazioni federali a partecipare a competizioni inutili che fanno perdere tempo….
Però,diciamolo francamente che i top players hanno partecipato a tutte queste pippette da u18…. il problema non sono i campioni, ma quelli di seconda fascia dove le sliding doors sono più importanti.

13
Iox (Guest) 12-06-2017 15:12

Scritto da Becuzzi_style
personalmente non condivido…40 anni di insuccessi non si spiegano con la pressione dell’ambiente….per me in questi anni c’è stato sempre un deficit in chi doveva insegnare questo sport ai vari ragazzi.
La nostra “scuola” è stata un fallimento, semplicemente perchè non c’erano professionisti in grado di far migliorare i nostri ragazzi.
Se uno è fote pressione o non pressione prima o poi esce….se non c’è nessuno che lo fa diventare forte non uscirà mai.

12
Becuzzi_style (Guest) 12-06-2017 14:57

personalmente non condivido…40 anni di insuccessi non si spiegano con la pressione dell’ambiente….per me in questi anni c’è stato sempre un deficit in chi doveva insegnare questo sport ai vari ragazzi.
La nostra “scuola” è stata un fallimento, semplicemente perchè non c’erano professionisti in grado di far migliorare i nostri ragazzi.
Se uno è fote pressione o non pressione prima o poi esce….se non c’è nessuno che lo fa diventare forte non uscirà mai.

11
cisco (Guest) 12-06-2017 14:27

Li raccogliamo col cucchiaio nn c’è dubbio, anzi ci vuole anche un secchio per le ossa….il citato musetti che ho visto personalmente ha almeno 4/5 persone al seguito…roba da Matt a 15 anni
@ antonios (#1869956)

10
Insalatiera76 12-06-2017 14:15

Scritto da antonios
Certo suona un po’ strano sentirlo parlare con la saggezza di Cicerone quando da giovane è stato dissipato come Trimalcione…ma meglio tardi che mai. Discorso condivisibile, considerando che in giro si vedono 15enni il cui futuro è un gran punto interrogativo, supersonsorizzate che neanche una top player…speriamo di non doverle raccogliere col cucchiaino.

Appunto, credo che sappia di cosa parla. Anche se i suoi tempi erano diversi (ma neanche tanto) io mi ricordo che aspettative c’erano dopo la sua vittoria a Wimbledon junior. Credo che sia l’unico in Italia a poter sapere cosa comporti essere sottoposti a pressioni in stile GLQ

9
Koko (Guest) 12-06-2017 14:09

Ma come nelle scalate se partono in 100 ben organizzati è più garantito che qualcuno arrivi in alto rispetto a 10 persone in croce al primo campo base!

8
Ken_Rosewall 12-06-2017 13:56

Scritto da antonios
Certo suona un po’ strano sentirlo parlare con la saggezza di Cicerone quando da giovane è stato dissipato come Trimalcione…ma meglio tardi che mai. Discorso condivisibile, considerando che in giro si vedono 15enni il cui futuro è un gran punto interrogativo, supersonsorizzate che neanche una top player…speriamo di non doverle raccogliere col cucchiaino.

mi hai tolto le parole dalla bocca 😉

7
antonios 12-06-2017 13:26

Certo suona un po’ strano sentirlo parlare con la saggezza di Cicerone quando da giovane è stato dissipato come Trimalcione…ma meglio tardi che mai. Discorso condivisibile, considerando che in giro si vedono 15enni il cui futuro è un gran punto interrogativo, supersonsorizzate che neanche una top player…speriamo di non doverle raccogliere col cucchiaino.

6
lallo (Guest) 12-06-2017 13:02

Scritto da Insalatiera76
“un ambiente che frena la crescita dei nostri ragazzi: si parla troppo, si pretende il risultato immediato, c’è poca pazienza e tanta pressione”
PAROLE SANTE

quoto. L’ambiente tennis mediamente è sconfortante per cialtronaggine, assenza cultura e presunzione. I campioni non escono dai circoli escono (dovrebbero uscire se ci fosse la possibilità di praticare) dalla ‘strada’ e poi vanno a crescere nei grandi centri internazionali di sviluppo dei giocatori.

5
Insalatiera76 12-06-2017 12:45

“un ambiente che frena la crescita dei nostri ragazzi: si parla troppo, si pretende il risultato immediato, c’è poca pazienza e tanta pressione”
PAROLE SANTE

4
magilla (Guest) 12-06-2017 12:32

concordo in pieno tutto…è quello che qua dico suesso….e i fattori citati da diego non mancano ahimè’ solo nel tennis….

3
Elio 12-06-2017 12:02

Non ha tutti i torti. Certo, è meglio avere tanta pazienza e poca pressione (o positiva)… 💡 😉 🙂

2
IvanLendl (Guest) 12-06-2017 11:56

molto condivisibile il parallelo tornei junior – primo campo base dell’everest. se il traguardo è riuscire ad arrivare in cima, essere arrivati per primi al primo campo base non serve a niente.

1