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Open Court: Djokovic, “battibile” sul rosso? (di M.Mazzoni)

14/04/2016 10:44 23 commenti
Novak Djokovic classe 1987, n.1 del mondo
Novak Djokovic classe 1987, n.1 del mondo

Djokovic il cannibale”. “Novak non perde mai”. “Djokovic gioca da solo”. Quante di queste sentenze abbiamo scritto, letto, pensato (e anche un tantino “odiato”) negli ultimi mesi. Il numero uno pare giocare in un’altra dimensione, quasi un altro sport, prontissimo ad alzare la qualità e soprattutto quantità del suo tennis nelle grandi occasioni, vincendo praticamente sempre.

2015 spaziale; 2016 iniziato nello stesso identico modo, dominando. Così che ha destato enorme sorpresa la sua improvvisa sconfitta di ieri a Monte Carlo, contro un Vesely finalmente ispirato, capace di produrre in campo un tennis continuo, offensivo e soprattutto coerente con le proprie qualità fisiche ed atletiche. Bravo Jiri.

Djokovic non perdeva nel primo turno di un Masters 1000 da tre anni, ed in genere le sue sconfitte sono diventate così sporadiche da restare impresse nella memoria, …come lo sono in genere le grandi vittorie! E’ stata un’enorme sorpresa, non c’è ombra di dubbio. Non si poteva prevedere che il ceko, talentuoso quanto un po’ “sonnolento”, tirasse fuori dalle sue corde la prestazione d.o.c. nel principato; non si poteva prevedere un Djokovic così falloso, non sportivamente furibondo, non totalmente focalizzato, fisicamente meno pronto. Oppure no…

Riavvolgendo il nastro della partita, e rileggendo il tutto a freddo, la sensazione è che non ci si potesse aspettare una sconfitta ieri, ma che Novak potesse bucare uno dei tornei sul rosso invece sì. Sono passati solo tre mesi e mezzo di stagione, ma Djokovic ha giocato parecchio e vinto molto. Mancano poche settimane all’appuntamento clou della sua stagione, Roland Garros, il torneo che quest’anno vuole assolutamente vincere, completando il career Grand Slam, e sognando così di continuare la corsa verso il Grand Slam, addirittura un Golden Slam come riuscì a Steffi Graf nel 1988, annettendo al suo palmares nello stesso anno anche l’Oro olimpico. Un progetto così totale ed ambizioso che necessita di esser studiato, programmato e preparato a puntino, senza lasciare niente al caso, facendo l’impossibile per evitare qualsiasi intoppo. Molti sono i tornei che precedono Parigi, quindi un’estate totalmente intasata di eventi tra Olimpiadi, Wimbledon e tanto ancora. Il tennis di Novak è quasi perfetto per efficienza, ma necessita di tanta energia, fisica e mentale. Vincere tanto, vincere quasi tutto, equivale anche a giocare tanto, più degli altri; e spendere molto sul piano mentale ed atletico. Non voglio assolutamente arrivare ad affermare che abbia perso di proposito, questo mai. Monte Carlo è casa sua, ama questo torneo, ama questa costa magnifica baciata da una natura pazzesca che sceglie ogni anno per riposarsi e preparare la nuova stagione. Difendeva l’ennesimo titolo, un numero uno non perde mai apposta. Però è certo che sia arrivato al Country Club tardi rispetto ai suoi rivali. E’ sicuro che non abbia avuto tempo per riposarsi e rigenerarsi un minimo, e nemmeno ha potuto preparare bene il ritorno sulla terra battuta. Anche per un campione come lui il cambio di superficie qualche automatismo lo guasta eccome. Già ad Indian Wells e Miami, nonostante le vittorie, lo avevamo visto molto prudente nello spremersi, nello spingere al massimo, probabilmente per preservare energie, rischiare meno l’infortunio, amministrarsi (…è così superiore che in molti match non ha bisogno di dare tutto!). A Miami soprattutto è parso più volte con le pile discretamente scariche, o almeno con la lancetta pericolosamente prossima al rosso. Lo scenario più plausibile è che ieri Novak sia sceso in campo consapevole di non essere così ben preparato, e contro un rivale al massimo non è riuscito e/o non ha voluto tentare uno strappo violento per riprendere la partita, che gli è scivolata via. E tutto sommato, nell’ottica degli obiettivi descritti sopra, va bene così. Una sensazione simile a quella provata nella particolare sconfitta patita a Roma vs. Berdych qualche stagione fa, un match che dal nulla gli scappò via e su cui, anche in press conference, non ebbe poi molto da recriminare, tagliando corto. Proprio come ieri, quando Novak ha detto queste testuali parole dopo la sconfitta: “I’m gonna take some rest. I need time to recharge”, senza fare molti drammi, senza aggiungere molti particolari.

Oltre a questo scenario, che reputo assolutamente plausibile e che lo stesso Novak ha implicitamente confermato, chissà che l’aver giocato su terra battuta non abbia avuto un certo peso in questa sconfitta… Forse mi spingo un tantino in avanti, ma è possibile che Djokovic, nonostante la sua superiorità attuale, abbia nella terra battuta un piccolo, minuscolo punto debole? O almeno, che per i rivali sia più facile attaccarlo e cercare di sconfiggerlo? Scriverlo oggi, dopo la sorpresa di Monte Carlo, potrebbe apparire “comodo”, ma in realtà è un aspetto che penso da tempo, e che provo brevemente ad illustrare. Del resto, se un campione così forte non è ancora riuscito a vincere Parigi, qualche motivo deve pur esserci… Uno motivo era bello grosso, si “chiamava Nadal”, el campeon, il più forte di sempre sul rosso. Batterlo era quasi impossibile, almeno fino all’anno scorso, quando Rafa s’è presentato a fari spenti e stavolta la derrota è arrivata, secca e limpida. Titolo già vinto per Nole? Macché. In finale Djokovic non ce l’ha fatta nemmeno nel 2015, sconfitto in rimonta da un supergiocatore come Wawrinka. Nemmeno il destino pareva poter arrestare la corsa del serbo, ed invece…

Djokovic & terra battuta. Novak ama questa superficie, la conosce alla perfezione, spesso si è esaltato sul rosso producendo un tennis straordinario anche per qualità. Tuttavia il suo gioco perde qualcosa rispetto al cemento, diventa un filo più vulnerabile. Il mattone tritato spegne alcune delle qualità che lo rendono quasi irresistibile sul veloce. Su tutte direi l’abilità di governare il ritmo e travolgere l’avversario in progressione. Su terra battuta l’avversario ha più chance di rompere il ritmo dello scambio e scappare dal pressing di “Nole”, trovare qualche variazione sfruttando la velocità variabile ed altezza del rimbalzo; può alzare con più agio la parabola, tagliare la palla ed anche smorzare. In generale, sul rosso un rivale forte e di qualità può trovare un cambio di ritmo che inverte l’inerzia dello scambio, che lo fa scappare dalla morsa di Djokovic. Proprio quello che è riuscito a fare Wawrinka nella finale di Roland Garros 2015. Un’impresa, sia chiaro, ma sul cemento riuscirci sarebbe stato ancor più difficile.

Altro aspetto, è la efficacia della risposta. Djokovic ha senza dubbio la miglior risposta sul tour: precisa, lunga, continua. Sulla terra può diventare un filo meno pericolosa per il rivale, proprio per le specificità della terra, dove chi esce dal servizio ha comunque un attimo di tempo in più per organizzarsi; e chi serve su terra tende ad usare di più il kick che la botta a grande velocità, quindi lo stesso Djokovic risponde più di consistenza che cercando già di mettere sotto pressione l’avversario entrando a tutta. Anche questo è ovviamente un filo sottile, visto che Djokovic fa “male” anche sul rosso alla risposta, ma un tantino meno che sul rapido, o indoor.

Djokovic su terra cerca meno l’Ace rispetto al veloce, ed il servizio, soprattutto nei momenti chiave, lo sta aiutando tantissimo ad uscire dai momenti critici. Lo si è visto chiaramente in tante occasioni importanti, dove un servizio vincente l’ha salvato da palle break o situazioni di pericolo. Novak ha lavorato tantissimo sulla prima, che oggi è diventata un’arma tattica impressionante. Tiene percentuali altissime nei momenti chiave, quasi mai si fa attaccare quando è sotto nel game, trovando un Ace al centro, o una prima esterna, veloce e precisa quanto improvvisa. Su terra Djokovic tende ad usare più spesso un kick molto lavorato, cercando di accentuare le caratteristiche della superficie, piuttosto che una prima veloce e precisa, scelta che non sempre paga.

In certe fasi di molti incontri del serbo, la terra battuta ha avuto un risvolto “subdolo”: quello di “incasinare” il suo gioco, perché sul rosso tende a cercare soluzioni alternative (smorzate, angoli diversi, cambi di ritmo eccessivi) invece del suo classico schema “boa constrictor” dove è quasi imbattibile. La forza di Djokovic è anche la sua semplicità, la forza di riuscire ad imporre il suo pressing, quel gioco un po’ monocorde ma totalmente efficiente da cui non si scappa, che ti costringe all’errore, a provare una giocata top per non esser stritolato. Quando Novak esce da questo schema, rischia qualcosa di più.

Ultimo aspetto, quello fisico. Su terra battuta, giocando meno sul ritmo puro e sull’appoggiarsi in anticipo alla palla del rivale, è costretto a spingere di più, a strappare di più, e quindi fa più fatica. E la fatica gli è costata di sicuro alcune di sconfitte importanti: nella finale di Parigi 2015 ad un certo punto era evidente che fosse in difficoltà fisica, come anche nella finale contro Nadal 2014, quando le sue energie andarono a scemare progressivamente, e si spense.

Questa una piccola analisi di alcuni punti di relativa (sottolineo relativa) debolezza di Djokovic su terra rispetto alla sua versione sul cemento/veloce. Resta ampiamente il favorito per Roma, Madrid (sempre che giochi i due 1000 pre-Roland, potrebbe anche saltare l’appuntamento iberico) e soprattutto Parigi.

E’ ardito oggi ipotizzare che Novak sia entrato in una fase complicata, e che diventi improvvisamente vulnerabile nelle prossime settimane. Un momento di piccolo appannamento è normale in un giocatore così continuo, che basa molto la sua prestazione sull’efficienza psico-fisica. Una fase critica potrebbe semmai arrivare nel 2016, ancor più in caso di un 2015 quasi perfetto; allora sì che staccare la spina sarebbe umano. Tuttavia la probabilità che Djokovic possa essere attaccabile, e quindi battibile, sulla terra rossa resta quella più alta in stagione. Se ci sono avversari degni, forti, ambiziosi, il momento di farsi avanti è adesso…

 

Marco Mazzoni

@marcomazz


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23 commenti. Lasciane uno!

Luca Martin (Guest) 14-04-2016 23:18

Ma cosa volete che facciano i tifosi di Federer?
Hanno creato una tale massa critica prima contro Nadal, poi contro Djokovic che manco nella santeria cubana troviamo una ritualistica così dettagliata. E il bello che il serbo è a -6 Slam dallo svizzero. Cioè ad una distanza infinita…

23
alexalex 14-04-2016 18:35

@ Raul Ramirez (#1573704)

Su questo non discuto! a parer mio a 35 anni Nadal sarà già ritirato e forse anche Djokovic! Quello che volevo dire è che da qualche anno è calato nettamente anche Federer!

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gisva (Guest) 14-04-2016 16:21

Scritto da Raul Ramirez
@ gisva (#1573742)
Avendo vinto tutto il resto…cosa aspetta ? Il 2025 per la preparazione specifica per il Roland Garros ?….

Quest’anno ci sono le Olimpiadi.
Poniamo che cambiando preparazione ed arrivando a Parigi in condizione fisica perfetta possa mettere a rischio la sua condizione per le Olimpiadi. Cosa decide?
Considera che se sta bene Wimbledon, Olimpiadi e US Open li può vincere tutti e 3.
Il Rolando non è sicuro.
Non sono certo nella sua testa, ma ritengo possibile che in questa annata non lo metta al centro dei suoi obiettivi.

Ovviamente stiamo parlando del tennista che ha cannibalizzato le ultime stagioni e quindi niente è da escludere.
Di sicuro a Parigi non perderà al primo turno, ma per vari motivi potrebbe non essere in condizione perfetta.

21
Fabri (Guest) 14-04-2016 15:51

Vabbè uno che viene da 2 vittorie consecutive nei 2 più importanti Master Series ( o giù di lì), ci sta che nel torneo successivo, esordio sulla terra per giunta, sia un po’ scarico mentalmente e forse fiscamente. Anche lui è un uomo…..

20
Raul Ramirez (Guest) 14-04-2016 15:33

@ gisva (#1573742)

Avendo vinto tutto il resto…cosa aspetta ? Il 2025 per la preparazione specifica per il Roland Garros ?….

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gisva (Guest) 14-04-2016 15:02

L’unico che negli ultimi anni è stato in grado di battere Djokovic sul veloce è stato forse Wawrinka.
Altri ci sono ancati vicino, ma quando Nole sta bene, non ce n’è per nessuno.
Sulla terra questo vantaggio non c’è.

Perché c’è/c’era Nadal, per le motivazioni tecniche esposte nell’articolo.
Siccome Nole deve gestirsi, preferisce puntare più sul sicuro: Wimbledon, Master, AOpen, USOpen. A Parigi vorrebbe vincere, ma non a tal punto da sacrificare gli impegni successivi.
Quest’anno poi ci sono anche le Olimpiadi. Quindi mi pare scontato che i 3 Master1000 sulla terra non possono essere un suo obiettivo.
Forse nemmeno per il Rolando sarà in grandissimo spolvero.

Insomma, sulla terra non è il più forte tecnicamente e quindi non rischia la sua condizione fisica per non compromettere il resto della stagione.

Se puntasse tutto sulla terra facendo una preparazione più mirata, sull’esempio di Nadal, forse vincerebbe più sulla terra, ma lo vedremmo meno in condizione negli slam sul cemento.
Probabilmente un anno lo farà, per vincere il Rolando, ma non penso che sarà questo.

18
Raul Ramirez (Guest) 14-04-2016 14:08

@ alexalex (#1573676)

Basta aspettare e vedere….l’anno scorso Roger, che è un 81, è andato in finale a Londra New York e al Master e ha chiuso al n.3. Quest’anno semi a Melbourne. Vedremo se, alla stessa età, Novak e Rafa faranno qualcosa di simile….Io, magari mi sbaglio, ho il sospetto che saranno entrambi dotati di microfono e non per scelta loro…vedremo….

17
alexalex 14-04-2016 13:52

@ Raul Ramirez (#1573600)

Come al solito fai l’inevitabile confronto con questo benedetto Re! Il rendimento e le vittorie del Re sono calate ad un certo punto, proprio come accaduto più recentemente a Nadal e in futuro succederà a Djokovic! Inutile girarci intorno, anche Federer è calato nettamente, e quando la partita va in lotta perde spesso, mentre fino al 2010-2011 riusciva a spuntarla anche in battaglie al 5 set! Non è questione di palestra, ma semplice questione anagrafica!

16
mcgaiver (Guest) 14-04-2016 13:40

Tutti gli alieni hanno la loro criptonite

15
alexalex 14-04-2016 13:38

Ma…non vedo tutta questa battibilità sulla terra rossa di Djokovic…non noto tutti questi difettini…Intanto bisognerebbe chiarire che quest’aura di imbattilità è del tutto relativa! È chiaro che prima o poi doveva perdere! Strano è che sia successo al primo turno contro questo avversario! dopodiché, chi è “meno battibile” di djokovic sulla terra nell’ultimo anno? Nessuno! E negli ultimi 4? Uno solo, il miglior giocatore della storia sulla terra battuta! Ma secondo me, oggi come ieri prima dell’esordio a Montecarlo, Novak Djokovic è ancora il miglior giocatore se terra del circuito, attualmente!

14
quandosmetterogervendolatv (Guest) 14-04-2016 13:09

Tutti sono battibili su qualunque superficie..conta la storia non gli episodi. Quanto a quelli ieri ho visto passare davanti ai miei occhi una smorzata di Vesely nel terzo set. Trovate il video sul sito atp… io ero lì nelle loges quasi al livello del campo…..la palla ha superato la rete…poi si è fermata un attimo in aria ruotando all’ indietro e si è posata lentamente come un elicottero.. guardatela. ..sembrava guidata. Dopo aver visto una magia simile importa chi ha vinto o chi ha perso?

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Fighter 90 14-04-2016 12:57

Faccio innanzitutto i complimenti per l’articolo di Mazzoni, interessante e ricco di spunti tecnici, come sempre.
La mia opinione è che Djokovic ieri non aveva ancora assimilato il cambio di superficie, oltre ad essere visibilmente scarico sia dal punto di vista nervoso che fisico: troppo poco tempo per preparare al meglio Montecarlo, dopo il successo a Miami.
Penso che debba limitare al minimo gli sforzi in vista del Roland Garros, saltando la tappa poco propedeutica di Madrid, giocando solo Roma.
Il Roland Garros è lo slam più duro, più fisico, più stressante sul piano mentale per Novak, avrà molta pressione, che dovrà gestire al meglio, quindi deve presentarsi ai nastri di partenza molto carico e determinato, altrimenti i rischi sono dietro l’angolo: non solo gli avversari, ma anche le condizioni atmosferiche, Nole in passato, ha sofferto il forte caldo.
Spero comunque sia l’anno buono per il meritato trionfo di Nole, nell’unico slam che fino ad oggi lo ha respinto

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Raul Ramirez (Guest) 14-04-2016 12:41

Inutile girarci intorno: quando campioni come lui e Rafa non hanno la piena componente fisica e della forza che danno loro quel 20 % in più rispetto a tutti gli altri, diventano giocatori forti certamente ma battibili. Il tempo e l’età giocherà molto più a loro sfavore rispetto al Re il cui gioco è da sempre molto meno dipendente dalla palestra.

11
fabrizio (Guest) 14-04-2016 12:40

Scritto da Luca da Sondrio
Djokovic è battibile ovunque, e non solo sulla terra rossa. E da adesso in poi lo sarà sempre di più. Il problema di Djokovic è, semplicemente, l’età che avanza. Problema irrisolvibile. Nel maggio del 2016 Djokovic compirà 29 anni. E’ un’età in cui inizia inevitabilmente il calo. E’ accaduto a tutti, a quell’età. A Sampras, a Federer, a Nadal, a tutti i campioni… Per qualcuno il calo è repentino e vistoso (Nadal); per altri è più lento e meno evidente (Federer), ma c’è per tutti. Tant’è vero che tutti i grandi campioni (logorati mentalmente da una carriera lunga e faticosa sempre al vertice, e logorati fisicamente da circa 85 partite giocate ogni anno) hanno vinto poco, o pochissimo, o nulla, dopo aver compiuto i 29 anni. Accadrà la stessa cosa anche a Djokovic. Anzi, sta già accadendo. E’ inevitabile. Anche perché il suo gioco è innegabilmente molto dispendioso sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Già nel corso di quest’anno inizieranno a calare (magari di poco, e lentamente, ma accadrà…) la sua potenza, la sua resistenza, la sua reattività, la sua elasticità, la sua precisione, la sua regolarità, e presto cominceranno a calare, di conseguenza, anche le vittorie. Diminuendo le vittorie diminuiscono anche le certezze, la fiducia in sé stessi e la solidità mentale (vedi Federer e Nadal…). Non c’è alcun motivo per pensare che a Djokovic non accadrà ciò che è accaduto a tutti gli altri. Non è un robot. E’ un uomo normale, come tutti gli altri. E’ un grande campione che avrà, più o meno, la stessa identica parabola di rendimento di tutti gli altri grandi campioni. E questo accadrà a prescindere dagli avversari che dovrà affrontare e a prescindere da eventuali nuovi campioni che arriveranno subito o che arriveranno tra uno o due anni. Per battere Djokovic, tra qualche tempo, non sarà necessario essere più forte di lui: sarà sufficiente essere più giovane (così come accade a Federer e a Nadal che oggi, non di rado, vengono battuti da giocatori meno forti di loro ma più giovani, contro i quali in passato stravincevano). Ed è già accaduto, proprio ieri: Vesely è sicuramente meno forte di lui, ma è più giovane. Pensare che Djokovic dominerà in lungo in largo, che vincerà tutti (o quasi) gli Slam, e che rimarrà al numero uno del ranking per tutto il 2016, il 2017 e il 2018 (“perché Nadal e Federer sono alla frutta e perché di giovani forti all’orizzonte non ce ne sono” come pensano e scrivono in molti…) significa non capire un tubo di tennis. Significa non capire/sapere quali sono le dinamiche e la tempistica che portano alla nascita di un nuovo campione. Un esempio concreto: nel gennaio del 2005, con il non ancora diciannovenne Nadal al n. 51 del ranking, c’era qualcuno in grado di prevedere che sei mesi dopo Nadal avrebbe vinto il Roland Garros e che avrebbe iniziato una carriera stratosferica che lo avrebbe portato a vincere 14 Slam e a battere spessissimo Federer portandogli via il n. 1 del ranking? No. Non era possibile prevederlo; eppure è accaduto… Chi ci dice che tra sei mesi non esploderà un nuovo supercampione? Pensare che Djokovic dominerà per tutto il 2016, il 2017 e il 2018 significa non capire/sapere quali sono le dinamiche e la tempistica che portano al calo di rendimento e alla fine del dominio incontrastato da parte di un giocatore. Altro esempio concreto: alla fine del suo stratosferico 2013 c’era qualcuno in grado di prevedere che il ventisettenne Nadal avrebbe avuto un 2014 sottotono, un 2015 orrendo, e un 2016 ancor peggiore? No. Non era possibile prevederlo; eppure è accaduto… Chi ci dice che Djokovic non avrà un 2016 sottotono e un 2017 orrendo? I tifosi di Djokovic, accecati dall’amore per il proprio beniamino (come tutti i tifosi, del resto), pensano che il presente durerà in eterno. Lo hanno pensato anche i tifosi di Federer, tempo fa. Poi anche quelli di Nadal, più di recente. Ma si sbagliano. Il presente finisce presto, per tutti. Anche per Djokovic.

Luca hai detto almeno a parere mio tante cose giuste e condivisibili ma alcune secondo me discutibili magari giuste ma del quale non sono così convinto
1)è chiaro che anche nole non è eterno e prima o poi il calo arriverà ma non credo tale da non potergli far vincere nel resto della sua carriera almeno altri 3-4 Slam cosa che un giocatore finito non riuscirebbe a vincere.
Io credo che lui nel prossimo futuro avrà un calo ma piccolo,quello che voglio dire che il suo reale declino penso che comincerà ad arrivare dal 2018 in poi e mai come in questo anno penso che possa realizzare un impresa che io che seguo il tennis dal 1985 fosse impossibile fare il Grande Slam.
2)sul discorso che tra qualche mese potrebbe arrivare un Campione straordinario che oggi non è ancora esploso che potrebbe stravolgere il Tennis anche qui non hai assolutamente torto ma secondo me hai sbagliato esempio, io ricordo quando Sampras nel 1990 vinse il suo primo Us Open e quella fu una vera sorpresa e nessuno credo lo avrebbe pronosticato e anticipato l’avvento di un campione straordinario,ma Nadal no io sono stato un suo grande tifoso dalla volta in cui lo vidi battere albert costa da bambino praticamente,certo li non pensavo ancora potesse diventare un fuoriclasse ma ti ricordo che nel marzo 2004 a 17 anni riuscì a battere Federer 6-3 6-3 sul cemento a Miami sua superficie sfavorita li onestamente ho capito mancava solo poco tempo e non ti dimenticare che lui ad inizio della stagione sulla terra nel 2004 si fece male Altrimenti…
Oggi onestamente anche perché il tennis fisicamente è diventato uno sport che non perdona se non sei al top non vinci,credo che assisteremo sempre di più a giocatori eccezionali che esploderanno non prima dei 23-24 anni perché formati fisicamente,oggi i tempi di Becker Chang e perché no Nadal sono irripetibili a meno di giochi sporchi e illegali a livello doping dico.
Credo quindi che i vari Kyrgios,Zverev,Fritz,Rublev,Coric dovranno attendere un po prima di trionfare in qualche Slam.
Luca guarda Wawrinka a che età è diventato un giocatore a tutto tondo certo qui non si parla di un fuoriclasse.

10
Haas78 (Guest) 14-04-2016 12:27

@ I love tennis (#1573509)

In effetti la sensazione potrebbe esser quella, non avendo visto l’incontro non ho tanti elementi, mi verrebbe cmq da valutare che, vista l’importanza del RG, magari stia prendendo le misure per arrivare pronto allo Slam.
E’ anche vero che in effetti qualche discontinuità, pur piccola, una minor brillantezza nel gioco, almeno negli episodi, l’ha sempre avuta sul rosso

9
bad_player (Guest) 14-04-2016 12:03

Gli imbattibili non esistono a lungo termine e non credo che sia per colpa del rosso; Nole è da un po’ che gioca al 60% delle sue possibilità, é inusualmente falloso e poco incisivo da fondo.
Sono contento che sia arrivata la sconfitta, può essere salutare da molti punti di vista. Se ne ha è ora di iniziare progressivamente a cambiare ritmo perché giugno inizia ad avvicinarsi.

8
Bonfanm 14-04-2016 11:56

Sono talmente poche le finestre che Joker lascia aperte .. statisticamente il fatto che abbia perso a Montecarlo sembra quasi implicare che ancor più raramente succederà successivamente nei momenti ancor più importanti. Il Roland Garros e’ un suo preciso obiettivo e ci arriverà nelle condizioni migliori. La bellezza del tennis e’ comunque che nella singola giornata chiunque e’ battibile .. anche Djokovic! Per questo in torneo il ranking, il valore assoluto, il passato possono essere ribaltati e per questo è tanto bello seguire questo sport anche quando sembra che tutto sia già scritto!

7
Luca Supporter Del Tennis Italiano (Guest) 14-04-2016 11:26

Ma speriamo che sia realmente battibile 😆

6
I love tennis (Guest) 14-04-2016 11:25

La sconfitta con Vesely non penso sia un preludio di battibilità sul rosso,credo che risparmierà le energie per il vero obiettivo,il Roland.Se dovesse fare male anche a Madrid e a Roma,allora si potrà mettere in discussione la possibilità di arrivare in fondo a Parigi.

5
Luca da Sondrio (Guest) 14-04-2016 11:22

Djokovic è battibile ovunque, e non solo sulla terra rossa. E da adesso in poi lo sarà sempre di più. Il problema di Djokovic è, semplicemente, l’età che avanza. Problema irrisolvibile. Nel maggio del 2016 Djokovic compirà 29 anni. E’ un’età in cui inizia inevitabilmente il calo. E’ accaduto a tutti, a quell’età. A Sampras, a Federer, a Nadal, a tutti i campioni… Per qualcuno il calo è repentino e vistoso (Nadal); per altri è più lento e meno evidente (Federer), ma c’è per tutti. Tant’è vero che tutti i grandi campioni (logorati mentalmente da una carriera lunga e faticosa sempre al vertice, e logorati fisicamente da circa 85 partite giocate ogni anno) hanno vinto poco, o pochissimo, o nulla, dopo aver compiuto i 29 anni. Accadrà la stessa cosa anche a Djokovic. Anzi, sta già accadendo. E’ inevitabile. Anche perché il suo gioco è innegabilmente molto dispendioso sia dal punto di vista fisico che da quello mentale. Già nel corso di quest’anno inizieranno a calare (magari di poco, e lentamente, ma accadrà…) la sua potenza, la sua resistenza, la sua reattività, la sua elasticità, la sua precisione, la sua regolarità, e presto cominceranno a calare, di conseguenza, anche le vittorie. Diminuendo le vittorie diminuiscono anche le certezze, la fiducia in sé stessi e la solidità mentale (vedi Federer e Nadal…). Non c’è alcun motivo per pensare che a Djokovic non accadrà ciò che è accaduto a tutti gli altri. Non è un robot. E’ un uomo normale, come tutti gli altri. E’ un grande campione che avrà, più o meno, la stessa identica parabola di rendimento di tutti gli altri grandi campioni. E questo accadrà a prescindere dagli avversari che dovrà affrontare e a prescindere da eventuali nuovi campioni che arriveranno subito o che arriveranno tra uno o due anni. Per battere Djokovic, tra qualche tempo, non sarà necessario essere più forte di lui: sarà sufficiente essere più giovane (così come accade a Federer e a Nadal che oggi, non di rado, vengono battuti da giocatori meno forti di loro ma più giovani, contro i quali in passato stravincevano). Ed è già accaduto, proprio ieri: Vesely è sicuramente meno forte di lui, ma è più giovane. Pensare che Djokovic dominerà in lungo in largo, che vincerà tutti (o quasi) gli Slam, e che rimarrà al numero uno del ranking per tutto il 2016, il 2017 e il 2018 (“perché Nadal e Federer sono alla frutta e perché di giovani forti all’orizzonte non ce ne sono” come pensano e scrivono in molti…) significa non capire un tubo di tennis. Significa non capire/sapere quali sono le dinamiche e la tempistica che portano alla nascita di un nuovo campione. Un esempio concreto: nel gennaio del 2005, con il non ancora diciannovenne Nadal al n. 51 del ranking, c’era qualcuno in grado di prevedere che sei mesi dopo Nadal avrebbe vinto il Roland Garros e che avrebbe iniziato una carriera stratosferica che lo avrebbe portato a vincere 14 Slam e a battere spessissimo Federer portandogli via il n. 1 del ranking? No. Non era possibile prevederlo; eppure è accaduto… Chi ci dice che tra sei mesi non esploderà un nuovo supercampione? Pensare che Djokovic dominerà per tutto il 2016, il 2017 e il 2018 significa non capire/sapere quali sono le dinamiche e la tempistica che portano al calo di rendimento e alla fine del dominio incontrastato da parte di un giocatore. Altro esempio concreto: alla fine del suo stratosferico 2013 c’era qualcuno in grado di prevedere che il ventisettenne Nadal avrebbe avuto un 2014 sottotono, un 2015 orrendo, e un 2016 ancor peggiore? No. Non era possibile prevederlo; eppure è accaduto… Chi ci dice che Djokovic non avrà un 2016 sottotono e un 2017 orrendo? I tifosi di Djokovic, accecati dall’amore per il proprio beniamino (come tutti i tifosi, del resto), pensano che il presente durerà in eterno. Lo hanno pensato anche i tifosi di Federer, tempo fa. Poi anche quelli di Nadal, più di recente. Ma si sbagliano. Il presente finisce presto, per tutti. Anche per Djokovic.

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cataflic (Guest) 14-04-2016 11:17

Marco
…basta vedere quanti RG ha vinto….

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obione (Guest) 14-04-2016 11:06

Sempre il migliore Mazz

2
eunosio (Guest) 14-04-2016 10:55

mi sembra corretto sottolineare che per il gioco di Nole la fatica fisica sia, anche se indirettamente, un elemento fondamentale.
Mi pare che anche sul cemento Nole giochi meglio il primo set, che spesso si conclude con un 6-1 o 6-2 a differenza del secondo..
la brillantezza è fondamentale per il suo gioco e sul rosso farà più fatica.
Ovviamente Nole al top parte strafavorito con tutti anche sul rosso

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