LA STORIA DI MARTINA TREVISAN, LA CRISI E LA RINASCITA Copertina, Generica, WTA

Martina Trevisan, storia di un talento a cui la vita era scivolata via (di Marco Mazzoni)

05/10/2020 08:00 117 commenti
Martina Trevisan, quarti di finale a Roland Garros 2020
Martina Trevisan, quarti di finale a Roland Garros 2020

C’era una volta…”, la classica frase di rito con cui iniziano le favole. Già, le favole… Sarà una definizione inflazionata, ma come altro si può definire quel che sta vivendo Martina Trevisan a Roland Garros? È una vera favola, quella di una ragazza di talento che si era persa per strada e si è ritrovata, una che è stata capace di rimettere insieme i pezzi della sua vita e tornare in gioco, riprendendosi con gli interessi le soddisfazioni di una carriera promettente appena sfiorata da junior. Quella di Martina è soprattutto una pagina umana importantissima per una ragazza ricchissima di vita a cui la vita era scivolata via, persa in un’adolescenza difficile che aveva trasformato un’atleta piena di talento in giovane una donna in lotta con se stessa.

Sembra passato tanto tempo, visto che il prossimo 3 novembre compirà 27 anni. Ma lei, facendo uno sforzo enorme sul piano intimo, ne ha parlato diffusamente qualche tempo fa sul progetto editoriale “The Owl post”, con una lunga confessione intitolata “Metamorfosi”, dove tra crisalidi e farfalle si racconta, si mette a nudo con coraggio, mostrando i suoi incubi, la sua fragilità, ma anche la forza che le ha permesso di ritrovarsi e di tornare prima a giocare, quindi a vincere. In questo straordinario Roland Garros, Trevisan si appresta a giocare un quarto finale, impresa clamorosa per una che non aveva ancora vinto un solo match nel main draw di uno Slam.

Eppure quando era teenager, gli Slam non solo li sognava, ma li stava preparando con una carriera giovanile estremamente promettente. Quel “dirittaccio” (per dirlo bonariamente alla toscana, lei capirà!) mancino, così veloce e imprevedibile, quegli angoli tanto stretti quanto vincenti, erano un incubo per rivali assai più potenti e sulla carta quotate.

Chi meglio di lei può raccontare la propria storia. Ecco qua alcuni estratti delle parole di Martina, ripresi dalla sua lettera-confessione: “Con ogni probabilità sono entrata al circolo prima ancora di esserne cosciente, nel pancione di mamma, che lì faceva la maestra. La mia scalata però è stata rapida perché a 4 anni ero già la padrona indiscussa di tutto il Circolo Tennis Perignano. Gonnellina nera, canotta bianca, scarpe all’ultimo grido, giravo per i campi trascinandomi appresso una racchetta dalle corde multicolor che, pur essendo per bambini, era alta almeno quanto me. (…) Con il mio maestro, Matteo, avevamo fatto passi da gigante. Poco prima di compiere 15 anni calcavo già i campi più prestigiosi ed ero ben piazzata nel ranking ITF, che è l’anticamera del WTA, il palcoscenico dei grandi. Giocare a tennis mi divertiva. Fino a quando non mi sono divertita più”.

Ecco che arriva il passaggio più duro, duro come un macigno. Martina cresce, e qualcosa dentro di lei si rompe, insieme alla sua famiglia. Spezza la sua ascesa sportiva, la sua voglia di vivere, la sua serenità. Tutto va in subbuglio. Anni difficilissimi…

Ero giovane e talentuosa. Che non sono ne meriti ne colpe. Ma ho iniziato a sentire, forte, la fretta attorno a me di coglierne tutti i frutti prima ancora che l’albero avesse il tempo di radicarsi per bene nel terreno. Prima che le mie radici e il mio tronco fossero forti abbastanza da resistere alle intemperie, che, crescendo, prima o poi, arrivano. (…) Dentro le mura di casa non si respirava un’aria serena ed io passavo molto tempo ad allenarmi. Anche quando avrei sicuramente avuto bisogno di fare altro. (…) Ero una quindicenne che voleva vivere come una quindicenne, recuperando, magari con gli interessi, tutto ciò che sentivo di aver perduto negli anni precedenti. Senza tante regole. Senza preoccuparmi di far tardi perché il giorno dopo avevo una partita. Senza il bisogno di nascondere i miei muscoli allenati dentro a maglie di taglie comode. Stavo cambiando e il mio fisico cambiava con me. Mi sentivo libera, e credevo di aver finalmente riacquistato il controllo della mia vita. Ora, con il senno di poi, che è anche un po’ quello del mai, so che quella che chiamavo libertà era una semplice fuga. Ma mentre hai il vento in faccia è difficile capire chi è che corre e chi è che scappa”.

Tutto le scappa di mano, si ritrova da ragazzina focalizzata solo nel tennis, ad una vita lacerata sul piano personale e familiare, sino al dramma della anoressia: “I nuovi equilibri su cui poggiava la mia famiglia mi avevano destabilizzata. A papà era stata diagnosticata una malattia degenerativa e questo lo ha reso sempre meno presente nella mia crescita. Non è stato facile vedere mamma ricostruire la sua quotidianità con una nuova persona accanto, che aveva sempre fatto parte della mia vita, ma sotto un’altra luce. Ero arrabbiata con lei e non conoscevo altra arma per ferirla che non il suo amore per me. Combattevo contro tutto ciò che rappresentava il mio passato da atleta, sul quale tutti avevano riposto grandi speranze ed ambizioni, dimentichi della persona che dietro quell’atleta soffriva. Detestavo il mio corpo muscoloso e mi imponevo diete al limite della sopravvivenza pur di perdere peso. 30 grammi di cereali e un frutto la sera. Era quanto mi bastava per stare in piedi, e per far preoccupare mia madre, che correva a cogliere le pesche dagli alberi pur di vedermi mangiare qualcosa. Nella mia testa, come in un paradosso, avevo l’impressione che solo sparendo le persone sarebbero riuscite a vedermi davvero, ad interessarsi. Ad occuparsi di me. Per fortuna, giunta al punto di non ritorno, ho capito che non sarei potuta andare avanti così.

Avevo perso ogni interesse, mi ero chiusa nel mio bozzolo; in uno stato di apatia in cui neppure mi riconoscevo più. Non ero nemmeno più la brutta copia di chi sono per davvero, e così ho chiesto aiuto. Dall’anoressia si può guarire”.

Questa la frase più bella. Dalla anoressia si può guarire. Con fatica, sacrifici, un complesso e durissimo lavoro su se stessi. Ma si può guarire, e ritrovare quella via, quella voglia di vivere e di riprendersi tutto che ti conferisce una forza enorme, perché torni più forte di prima.

La rinascita è la pagina più bella della giovane vita di Martina, come descrive nel suo racconto: “Sono stata rieducata a mangiare, a fare pace con le mie ferite. Ad apprezzare il mio nuovo corpo, a perdonare chi aveva sbagliato e a ritrovare il mio tempo per fare le cose. Quasi senza accorgermene mi sono ritrovata di nuovo con una racchetta mano. Prima per insegnare, così da avere una piccola indipendenza economica e condividere con altre persone la passione per il tennis. E poi, inevitabilmente, per gareggiare di nuovo. Quasi, e dico quasi, come se avessi voluto riprendere da dove avevo lasciato. (…) Quest’anno ho conquistato per la prima volta l’accesso al tabellone principale di un torneo del Grande Slam, in Australia. Ho lavorato molto e continuo a farlo per far sì che questo diventi il mio nuovo standard, il mio nuovo habitat”.

L’accesso al main draw in Australia le sembrava un passo da gigante, una meta incredibile finalmente raggiunta. Ma se ci pensiamo bene, perché una ragazza con così tanto talento e con la forza di superare ostacoli così grandi, oggi dovrebbe porsi limiti? In campo sta dimostrando di potersela giocare con tutte, e in questa fase storica il tennis rosa di vertice è a dir poco “instabile”, grandi picchi di qualità e pause enormi, da parte di tutte le migliori. E sportivamente i suoi 27 anni sono solo una ventina… Interessanti le parole del suo coach Catarsi: ha rivelato che Martina si sente quotidianamente col bravissimo mental trainer Lorenzo Beltrame (che collabora con lo staff di Tirrenia), che la spinge ogni giorno durante il torneo a scrivere le proprie sensazioni; una sorta di diario che la libera di tensione e le conferisce consapevolezza, quella di chi si trova ancora in gara nel torneo perché se l’è meritato sul campo.

Martina Trevisan sfida nei quarti Iga Swiatek, talentuosa polacca classe 2001. Sulla carta parte sfavorita, ma sarà una partita tutta da vedere, perché il talento ma soprattutto il carattere della toscana può permetterle di sognare, come quel “drittaccio” e quella “garra” che ci sta incantando match dopo match. Martina non deve smettere di sognare, e allo stesso tempo di sorridere, perché proprio il suo sorriso travolgente ha conquistato il mondo della racchetta. Siamo sicuri che Martina non tremerà all’ingresso sul Chatrier. Guarderà quella terra “amica” e sarà capace di sprintare e colpire, scatenando il meglio del suo talento, senza paura. Quando hai ripreso la tua vita per i capelli, non hai più paura di niente… La sua storia è la più bella del torneo, direi dell’anno 2020. In un’annata terribile in cui si parla quasi solo di Morte, il suo è un esempio di tanta tantissima Vita.

Marco Mazzoni

 


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117 commenti. Lasciane uno!

Serra (Guest) 06-10-2020 11:28

Sto piangendo, grazie Marco Mazzoni

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Pallacorta (Guest) 06-10-2020 07:26

Storia a dir poco commovente.
Marco superstar della penna!

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TURBODIRITTO CAMPORESE Guarda OMARe quant’é bello! (Guest) 06-10-2020 02:42

Bellissimo articolo. Da brividi. Grazie Marco Mazzoni.

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Alessandro zijno (Guest) 05-10-2020 22:14

Scritto da Brisbane
Sono molto combattuto nello scriverlo ma lo faccio comunque. Nell’analisi del maestro Zijno, manca, a mio avviso, qualcosa di fondamentale. Ovvero che, purtroppo, molto spesso il GIUDIZIO parte proprio dall’ambiente familiare, dai genitori che hanno in molti casi delle grandi frustrazioni, degli enormi sentimenti di rivalsa sulla vita, che proiettano sui ragazzini promettenti, esercitando su di loro delle pressioni insostenibili soltanto per soddisfare delle ambizioni represse o mai realizzate per mancanza di mezzi. Questa cosa la dice chiaramente Trevisan, parlando di “pressioni”. Questa cosa l’ho vissuta personalmente, non nelle mia famiglia ma nella famiglia di altri ragazzini che erano molto promettenti come lo era mio fratello tanti anni fa. Ecco, un maestro di un ragazzo promettente dovrebbe forse inserire, nel suo mental coaching, anche questa fase, che dovrebbe coinvolgere la famiglia, per evitare che tutto il lavoro fatto sul ragazzo poi venga reso vano da un ambiente familiare che invece fa del giudizio (del proprio figlio e degli altri ragazzi) il perno di tutto

concordo pienamente. lo disse una volta coach santopadre parlando di Matteo berrettini, l ambiente (familiare, sociale) è fondamentale e un buon allenatore deve tenerne conto

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Alessandro zijno (Guest) 05-10-2020 22:11

@ magilla (#2622323)

bello parlarne e soprattutto interessante e utile, grazie Magilla. sono temi proprio da sviscerare perché come osservi tu bisogna andarci coi piedi di piombo e in effetti io per brevità e privare a riassumere ho tagliato troppo netti concetti che necessitano di sfumature. thanks

113
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+1: magilla
luigi (Guest) 05-10-2020 21:43

grande Martina!
e grande Marco, come sempre

112
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Pietrosan 05-10-2020 21:24

Bellissimo articolo. Avevo già letto qualcosa ma non conoscevo alcune cose che mi hanno veramente fatto riflettere e pensare a quello che ha pesato sulla vita di questa ragazza. Auguro a Martina di continuare sulla strada che ha intrapreso. Per me la sua vittoria l’ha già raggiunta ma le auguro di perseverare.

111
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John John (Guest) 05-10-2020 20:09

Menomale che ha vinto con la demenziale olandese Bertens che sembra impugni una vanga al posto della racchetta. Ha riscattato la Errani. Italy vs Netherlands 1~1… Pallina al centro!

110
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Mario C. 05-10-2020 19:53

Scritto da marvar
Livello molto basso del tennis femminile testimoniato dal risultato di questa mestieranti 28 enne che prima di ora non aveva mai giocato nemmeno un primo turno slam

Poraccio

109
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Zoff 05-10-2020 19:01

Scritto da Pierre Herme the Picasso of Pastry

Scritto da alessandro zijno
Complimenti a Marco Mazzoni per l’articolo meraviglioso e a Martina per le prestazioni di oggi e per il percorso virtuoso anche se sofferto. Aggiungo 2 pensieri: il primo è sul concetto di “giudizio”: spesso tendiamo a giudicare (generalizzo) senza sapere a fondo le dinamiche personali degli atleti, famosi e non, ma anche dei nostri parenti, vicini di casa, amici e conoscenti, non solo nel tennis ma nella vita! La seconda è quanto sia importante un percorso di mental training (anche basico, imparando a riconoscere le proprie emozioni e quelle degli altri, provare a gestire le proprie reazioni a tali emozioni, reimparare a respirare ecc ecc) anche in tenerissima età. Personalmente anche con i miei bimbi di 6/7/8 anni che alleno già faccio questo: e badate bene alcuni di loro, se non tutti, non faranno i tennisti nemmeno dilettanti, forse tra 1 anno giocheranno a calcio, o faranno hip hop, o passeranno a pallavolo. Ma certe dinamiche interne se le porteranno dentro tutta la vita. per molti anni in passato si è pensato a livello popolare che per lo più un percorso psicologico servisse agli adulti per rielaborare alcuni problemi, lutti, situazioni di disagio o stress potenti vissuti nell’infanzia. Io invece credo che si debba cominciare da bimbi: a 8 anni queste ragazzine già si guardano, si confrontano e purtroppo si “GIUDICANO”. Andando così a creare dentro di sè delle credenze autolimitanti. Bambine che chiedono “maestro ma io sono cicciotella? Oppure si autocommiserano dicendo: io non so fare questo, io non so fare quell’altro. Attraverso delle semplici domande (quindi senza mettere dentro nessuna idea alla bimba/o) si può portare queste bambine ad una piena consqpevolezza di sè, insegnando loro che nulla è ETERNO, che la vita è LIQUIDA, che oggi ci sentiamo una cosa, domani un’altra e possiamo raggiungere i nostri traguardi con l’impegno sapendo bene tuttavia che l’impegno è necessario e fodnamentale ma che può non essere sufficiente. E quanti ragazzini/e hanno oggi i genitori separati? Una cifra. E sapete quando ti raccontano cosa ti dicono? quasi tutti cominciano col affibbiare le “colpe” (all’uno o all’altro genitore). E quindi io lavoro con loro sul concetto (MALEDETTO) di colpa, provando a cambiarlo con la parola responsabilità ad esempio, o “scelta”. Sembrano concetti lontani per i ragazzini invece hai voglia se capiscono e migliorano la loro quotidianità esistenziale. Perchè se (e purtroppo capita) non si tolgono questo concetto di colpa cominceranno sì ad affibbiarlo a papà o mamma o tutte e due ma poi finiranno per darsela loro al colpa ed ecco che comincia l’anoressia o la bulimia o i problemi alimentari (oltre alle cattive abitudini ma qui apriremmo un discorso lunghissimO). Un’altra parola che spesso usano i bimbi è “Giusto”: del tipo non è giusto che papà abbia abbandonato mamma o non è giusto che mamma si comporti così. O non è giusto che il maestro faccia questo o che l’altro bambino faccia quello. E allora è fondamentale che i bimbi sappiano che LA VITA NON E’ GIUSTA, e lo sappiano presto. Una volta si cresceva più in fretta non perchè c’era la fame, ma perchè i bambini imparavano in fretta queste cose. La Vita non è giusta eppure è bellissima, perchè ovviamente tutto questo va insegnato e fatto capire “sul campo” con esempi, situazioni e con soluzioni POSITIVE all’ingiustizia. Lasciando quindi passare il messagio che ok non tutto va come vorremmo eppure possiano cavarcela lo stesso. Mi sono dilungato, sorry

Ti volevo dare un like ma poi ho cambiato e ti lascio un post per dirti che il tuo commento e’ un mix che denota una grande sensibilità umana oltre alla risaputa competenza tennistica.

Scritto da David
Bravo Marco. Sei bravissimo. Ho scritto molti articoli quando ho fatto giornalismo sportivo. Ma tu sei di un altro pianeta. Scrivi bene e ci metti il cuore. Avrei voluto conoscerti…bravo

Perché “avresti voluto”? Cosa te lo impedisce?

108
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Tifoso degli italiani (Guest) 05-10-2020 18:56

Scritto da Tafanus

Scritto da marvar
Livello molto basso del tennis femminile testimoniato dal risultato di questa mestieranti 28 enne che prima di ora non aveva mai giocato nemmeno un primo turno slam

Mi sono spesso chiesto se sia inevitabile, ogni volta che si tenta di parlare di sport, che salti fuori il webete di turno che sputa sentenze su materie che non conosce, e non ha neanche l’umiltà di informarsi non al Bar Mariuccia, ma sul sito WTA.
Se lo avesse fatto, avrebbe scoperto che guarda caso nel 2020 Trevisan ha perso 2/6 24/6 al primo turno degli AO da tale Kenin, n° 15 al mondo…
Concentrati, amico! Evitare figure di m…. non sarebbe poi così difficile. Basterebbe informarsi prima di mettersi a pestare sulla tastiera.

Tra l’altro in Australia fu una finale anticipata : la vincitrice di quell’incontro ha poi fatto suo il torneo! XD

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Caronte (Guest) 05-10-2020 18:55

Bellissimo e commovente articolo !!
Sembra un racconto uscito dal libro “Cuore” di Edmondo De Amicis.
Probabilmente nessuno di quelli che hanno scritto critiche o
elogi per Martina era a conoscenza della sua situazione familiare.
Un monito per tutti i writer incalliti !!

106
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Zoff 05-10-2020 18:53

Grande Martina!

E grande Marco, il suo menestrello!

105
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becu rules (Guest) 05-10-2020 18:37

Scritto da Tafanus

Scritto da marvar
Livello molto basso del tennis femminile testimoniato dal risultato di questa mestieranti 28 enne che prima di ora non aveva mai giocato nemmeno un primo turno slam

Si sono spesso chiesto se sia inevitabile, ogni volta che si tenta di parlare di sport, che salti fuori il webete di turno che sputa sentenza su materie che non conosce, e non ha neanche l’umiltà di informarsi non al Bar Mariuccia, ma sul sito WTA.
Se lo avesse fatto, avrebbe scoperto che guarda caso nel 2020 Trevisan ha perso 2/6 2/4 al primo turno degli AO da tale Henin, n° 15 al mondo…
Concentrati, amico! Evitare figure di m…. non sartebbe poi così difficile. Basterebbe informarsi prima di mettersi a pestare sulla tastiera.

Volevi scrivere Kenin…Justine si è ritirata da un po’

104
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Luis (Guest) 05-10-2020 18:31

@ marvar (#2622139)

Penso sia più basso il livello di questo post

103
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Luis (Guest) 05-10-2020 18:29

@ Pierre Herme the Picasso of Pastry (#2622287)

Mi associo ai complimenti specialmente il passaggio sull’importanza di insegnare che spesso la vita è ingiusta.

102
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De wolf (Guest) 05-10-2020 18:29

Scritto da Becuzzi_style

Scritto da marvar
Livello molto basso del tennis femminile testimoniato dal risultato di questa mestieranti 28 enne che prima di ora non aveva mai giocato nemmeno un primo turno slam

e prenditi una pausa ogni tanto …non era onestamente l’articolo giusto per uscirtene così.

Anche cek. Ma fu comuque belllo

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