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Il nuovo che avanza (prepotentemente)

13/12/2015 08:25 10 commenti
Nick Kyrgios classe 1995, n.30 ATP
Nick Kyrgios classe 1995, n.30 ATP

Prepariamoci a vivere uno dei periodi storici più importanti del tennis contemporaneo: mancano ancora alcuni anni al canto del cigno dei più forti giocatori che hanno incantato le platee tennistiche nell’ultima decade ma, i vari Federer, Nadal, Djokovic, Murray, non potranno giocare in eterno e in un futuro relativamente prossimo assisteremo a un rimescolamento di tennisti e campioni che daranno vita a un nuovo incredibile circuito ATP.

I più forti come detto non hanno alcuna intenzione di mollare ma da dietro si sta formando una generazione di giocatori decisamente validi che venderanno cara la pelle pur di dire la loro (in alcuni casi già lo hanno fatto) nelle stagioni che verranno. Per alcuni l’esplosione c’è già stata e in questi casi specifici ci si aspetta solo un ulteriore salto di qualità ma per la maggior parte di loro, il prossimo biennio tennistico sarà il più severo dei banchi di prova.

Colpisce il fatto che la geografia del nostro amato sport sia sempre più cosmopolita e come il nuovo che avanza, provenga praticamente da ogni parte del globo terrestre: ci sono graditi ritorni ad alti livelli, ci sono le scuole dalla tradizione consolidata che si confermano e ci sono le solite ben accette sorprese.
Partendo dai nomi più noti non si può non fare una capatina in Australia: la terra dei canguri ha dato vita al più forte del plotone, al capogruppo di questo esercito arrembante che ha già saputo raggiungere piazzamenti molto importanti. Nick Kyrgios è classe 1995 e i suoi exploit Slam in Australia e a Wimbledon (insieme al suo tennis ovviamente) sono stati il migliore biglietto da visita possibile. Nick è una testa calda e tutto il 2015 lo ha confermato ma al ragazzo va dato almeno atto di essere riuscito a restare in alto (con un best ranking vicino alla top20): con i canoni attuali, il suo tennis di pura potenza dovrebbe portarlo sempre più vicino alla vetta, con l’unica incognita che permane sulla effettiva volontà e capacità del ragazzo di intraprendere una vita da vero numero 1. Suo connazionale è Thanasi Kokkinakis, classe ’96, con una crescita meno di impatto ma comunque costante e progressiva: l’ingresso in top100 quest’anno è stato il giusto merito per un ragazzo che sembra essere dotato di buone qualità. Forse gli manca quel quid pluris per diventare un campione assoluto: il 2016 dovrà dirci a cosa può e deve ambire.

Tornano a sorridere gli Stati Uniti: dopo un decennio buio in cui la luce era stata accesa solo da Andy Roddick nel post Sampras vs. Agassi, gli Usa trovano due potenziali campioni e puntano forte su di loro. Il rischio in casa a stelle e strisce è sempre lo stesso: attenzione a non bruciarli con le eccessive ed esasperate attese. Taylor Fritz (’97) e Francis Tiafoe (’98) però, sembrano già abbastanza solidi per poter crescere sempre di più e puntare alla vetta. Al momento Fritz sembra avere una marcia in più e gli ottimi risultati di questa seconda parte del 2015 lo hanno già proiettato incredibilmente in top200 (US Open jr più le vittorie nei challenger di Sacramento e Fairfield).

Il vecchio Continente risponde con i sorrisi russi di Andrey Rublev (1998) e del finalmente ritrovato Roman Safiullin (1997), tornato in auge e in attività dopo un brutto stop e con i fratelli terribili svedesi Ymer (Elias 1996 e Mikael 1998). Recentemente è diventato un eroe nazional popolare il britannico Kyle Edmund, classe 1995 e trionfatore in Davis: da lui i sudditi di Sua Maestà si aspettano molto, soprattutto in quel che sarà il post Andy Murray.

Hanno giocato un 2015 al di sotto delle aspettative, sebbene non si possa parlare di fallimento ma di una lieve flessione, il croato Borna Coric (1996) e il tedesco Alexander Zverev (1997): rispetto a 12 mesi fa la loro classifica non è cambiata più di tanto ma a destare perplessità è stata soprattutto la mancanza di acuti, acuti importanti dopo un 2014 che li aveva visti protagonisti. Personalmente li vedo arrivare abbastanza in alto ma non in vetta. Il 2016 dovrà dirci realmente chi sono e a quali traguardi possano ambire. L’anno che verrà sarà ugualmente decisivo per il nostro Matteo Donati (1995): l’italiano ha giocato un 2015, soprattutto nei mesi centrali, incredibile, perdendosi però leggermente nel finale della stagione, causa fine benzina probabilmente. Un br vicino ai top150, attualmente una ventina di posti più in giù, quello che colpisce di Matteo è che sembra sempre sapere quale sia la cosa giusta da fare, partendo dalla programmazione per arrivare alla dedizione in campo per le sessioni di allenamento. I top100 nella prossima stagione saranno possibili? Una sola risposta: devono esserlo.

Chiudiamo questa breve e parziale analisi con due curiosità: ci sono due giocatori, entrambi giovani, uno giovanissimo, che nel circuito ATP generano sensazioni contrastanti. Del canadese Félix Auger-Aliassime, nato nel 2000, si è già detto tutto, analizzato i suoi primi punti ATP, osservato nella sua crescita fisica incredibile (l’unico rischio è che cresca troppo e troppo in fretta avvicinandosi più a un livello basket piuttosto che tennis) mentre del sudcoreano Hyeon Chung (1996) si è detto poco e senza particolare attenzione, anche se il giocatore asiatico è già arrivato a ridosso della top50. A lui si imputa l’aver conquistato punti relativamente facili nei tanti tornei challenger del suo continente, scalando rapidamente la classifica: personalmente vedo in lui delle ottime qualità di gioco, non ci resta che chiamare quindi anche l’atleta coreano al banco di prova del 2016. Di sicuro, ne vedremo delle belle.


Alessandro Orecchio


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10 commenti. Lasciane uno!

Un_pignolo (Guest) 13-12-2015 19:53

Rublev è un classe ’97.

10
roberto (Guest) 13-12-2015 18:24

Altri esempi di nazioni senza tradizioni tennistiche che presto avranno buoni giocatori ESTONIA(kenneth raisma e mathias simar) NORVEGIA ( viktor durasovic e casper ruud) UNGHERIA (mate valkusz) GRECIA ( stefanos tsitsipas)

9
Nadaliano 13-12-2015 17:26

@ TheDude (#1497321)

Quali faccende ha avuto Dimitrov?

Comunque diciamo la verità, Dimitrov nel 2016 avrà 25 anni. Nadal e Djokovic avevano 25 anni rispettivamente nel 2011 e 2012, ed erano delle leggende che avevano vinto tutto. Quindi se si parla di Top Ten va bene, ma se si parla di diventare un fenomeno credo che il treno l’abbia perso da tempo.

8
TheDude 13-12-2015 13:27

@ Nadaliano (#1497310)

Tomic e Dimitrov hanno entrambi avuto molte “faccende extratennistiche”, chiamiamole così, e probabilmente questo è un loro demerito, il fatto che forse non si sono concentrati in primo luogo sul tennis, come hanno fatto da giovanissimi Nadal e Federer (e anche Djokovic e Murray). Secondo me comunque sono sicuramente ancora in tempo, però in generale è vero, bisogna muoversi. Io confido in Kyrgios 😉

7
alexalex 13-12-2015 13:13

Scritto da carlitos
Ma…io spero che questi 4/5 “vecchi” continuino a giocare ancora x un bel pezzo,perche in un futuro abbastanza imminente non vedo un granche di buono…spero di sbagliarmi

Sono d’accordo

6
Nadaliano 13-12-2015 12:40

Speriamo che si muovano, anche perchè dopo una certa età non è che si migliora più di tanto. Il rischio è quello di diventare delle eterne promesse e a un certo punto scoprire che non si è più nemmeno giovani (vd Tomic, dimitrov …)

5
pallabreak (Guest) 13-12-2015 11:44

E’ uno scherzo, vero? Abbiamo chiuso un’annata in cui il miglior teenager è n. 44 al mondo (Coric) e parliamo di nuovo che avanza (prepotentemente)? Qui di prepotente vedo solo l’atteggiamento di qualche giocatore.

4
erminio (Guest) 13-12-2015 09:54

grazie a Alessandro Orecchio per l’ottimo articolo che é anche gradevole da leggere.
Vorrei avere notizie dei nostri giovani che sono un gradino più basso attualmente.
In particolare di GQ, é possibile?

3
non_sono_un_pallettaro 13-12-2015 09:30

Geografia sempre più cosmopolita? A me sembra che nel tennis, più che in molti altri sport, si faccia invece molta difficoltà a far maturare talenti al di fuori dei soliti paesi – anche tra i giovani. Manca completamente l’Africa nera, il sud-est asiatico, l’Asia centrale, Cina e India si affacciano timidissimamente al tennis che conta, e perfino il Latinamerica è in pesante regressione. L’unica novità interessante a livello maschile degli ultimi anni mi pare la crescita di Giappone e Corea. Per il resto le scuole di Europa, USA, Russia e Australia rappresentano la continuità, non certo il cambiamento. E in ogni caso, che i nuovi siano in grado di scalzare i vecchi mi pare – anche per il 2016 – uno scenario poco probabile.

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carlitos (Guest) 13-12-2015 09:22

Ma…io spero che questi 4/5 “vecchi” continuino a giocare ancora x un bel pezzo,perche in un futuro abbastanza imminente non vedo un granche di buono…spero di sbagliarmi

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