L'azzurro è reduce dalla semifinale a Roland Garros ATP, Copertina

Wimbledon, Arnaldi: “Parigi mi ha dato fiducia, ma qui il primo obiettivo è vincere una partita”

28/06/2026 15:16 Nessun commento
Matteo Arnaldi a Wimbledon
Matteo Arnaldi a Wimbledon

Semifinalista al Roland Garros dopo una prima parte di stagione complicata, Matteo Arnaldi arriva a Wimbledon con fiducia ritrovata ma anche con la consapevolezza di non aver ancora trovato continuità sull’erba londinese. Al debutto da testa di serie ai Championships, il ligure va a caccia della sua prima vittoria nel tabellone principale dell’All England Club, dopo stagioni condizionate da infortuni e problemi fisici.

D. Come stai fisicamente dopo il Roland Garros?

Arnaldi: “Sto bene. A Parigi non so bene cosa sia stato, sicuramente un virus o qualcosa del genere, ma è durato due o tre giorni. Poi ho iniziato piano piano ad allenarmi e siamo andati subito sull’erba perché so che il piede, quando cambio superficie, mi dà ancora un po’ fastidio. L’obiettivo era passare più tempo possibile sull’erba per arrivare a Wimbledon pronto e credo che ci siamo. In questo momento non ho più male e questa è sicuramente la cosa più importante.”

D. Arrivi in uno dei momenti migliori della tua carriera. Mentalmente cosa cambia?

Arnaldi: “Sicuramente ho fiducia dopo un torneo come quello di Parigi. Però qui non ho mai vinto una partita, quindi il primo obiettivo è proprio quello. Sono sempre stato un po’ sfortunato perché negli ultimi due anni ho avuto problemi fisici, mentre un’altra volta ho perso al quinto set dopo essere stato avanti due set a zero. So comunque di poter giocare bene sull’erba, però questa prima vittoria deve arrivare.”

D. Il piede continua a darti fastidio?

Arnaldi: “Sì, fino a Montecarlo ho sempre avuto problemi. Il fastidio arriva soprattutto quando cambio superficie o quando viaggio molto. Ci sono giorni in cui lo sento di più e altri meno. Io e il mio team sappiamo come gestirlo e proprio per questo siamo venuti qui presto: volevamo passare più tempo possibile sull’erba e adattarci.”

D. Oltre al piede, cosa è cambiato da Cagliari in poi?

Arnaldi: “La cosa principale è che ho ricominciato ad allenarmi davvero. Dopo Madrid ho cambiato team e da lì, piano piano, ho ripreso a lavorare. Per tanto tempo non riuscivo ad allenarmi come volevo. Poi abbiamo capito come gestire il piede e questo mi ha permesso di stare più tempo in campo senza problemi. Quella di Cagliari è stata una sorpresa, non posso dire il contrario, perché arrivavo da appena tre giorni di allenamento. Però avevo una grandissima voglia di giocare a tennis, che era la cosa che mi era mancata. Credo che lì si sia visto: spesso ero sotto nel punteggio, ma riuscivo a rimanere in partita.”

“Ho sempre saputo di avere il livello per stare dove sono oggi. Quando ho ritrovato fiducia e ho iniziato a sentirmi bene fisicamente, i risultati sono arrivati. Sono tornato ad allenarmi con continuità, le cose hanno ricominciato a funzionare e tutto questo mi ha portato dove sono adesso. Poi il Roland Garros è stato qualcosa in più di quello che forse ci aspettavamo, ma è arrivato facendo quello che so fare meglio: stare in campo, giocare partite lunghe ed esprimere il mio tennis.”

D. Sull’erba c’è meno tempo per recuperare mentalmente durante la partita. Come affronti questa superficie?

Arnaldi: “Credo che questo sia stato il problema negli ultimi anni. Ci sono meno scambi, meno tempo per adattarsi e per entrare nella partita, che è quello che piace fare a me. Però, allo stesso tempo, mi muovo meglio di tanti altri su questa superficie e ci sono diverse caratteristiche del mio gioco che si adattano bene all’erba. Secondo me non ho mai avuto la possibilità di dimostrarlo. L’anno in cui ero avanti di due set a zero poteva essere quello giusto, poi il mio avversario è stato bravo e la partita è girata su pochi punti. Quest’anno arrivo da testa di serie. Non significa avere partite facili, ma magari incontri più adatti per entrare bene nel torneo, prendere fiducia su questa superficie e riuscire a esprimere il mio miglior tennis.”

D. Cosa cercavi con il cambio di team e cosa hai trovato lavorando con Fabio?

Arnaldi: “Sono sempre stato con Alessandro Petrone fin da quando ero piccolo, quindi non è stato facile cambiare. Avevo bisogno di una persona simile, ma che mi desse qualcosa in più. Non l’ho trovata nella prima esperienza, mentre con Fabio sì. A me piace scherzare, divertirmi e vivere il tennis con leggerezza fuori dal campo. Poi, quando si entra in campo, cambia tutto: si diventa seri, si lavora e si gioca. Finito l’allenamento si torna a scherzare. Non è facile trovare persone che capiscano questo mio modo di vivere il tennis. In Fabio ho trovato proprio queste caratteristiche e credo che tutto il team si sia trovato molto bene. È questo, secondo me, l’aspetto che ha funzionato meglio.”

D. Si dice che tu viva per il tennis. Ti riconosci in questa definizione?

Arnaldi: “Vivere è una parola grossa. Sicuramente nella vita ci sono anche altre priorità. Però mi è sempre piaciuto giocare a tennis, è una cosa che mi diverte e proprio per questo non mi pesa farla.”

Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani


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