Cilic: “Se non mi divertissi, non sarei qui. Il livello di Jannik e Carlos è pari o superiore ai big three”
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Sono passati ben nove anni da quando Marin Cilic contese – senza successo – a Roger Federer il titolo dei Championships di Wimbledon. Il croato classe ’88 in quell’epoca visse uno dei suoi momenti migliori, tanto che nel gennaio successivo giocò la sua terza finale Slam, persa ancora contro Federer, così che il successo a US Open 2014 – in un’edizione assai sorprendente del torneo della “grande mela” – resta l’alloro più importante della sua lunga carriera. Ne ha passate molte Marin, da una breve sospensione per doping (assunse niketamide con un integratore comprato in farmacia) a infortuni piuttosto seri, ma quando il suo servizio prende ritmo può essere un cliente abbastanza scomodo, e ancor più sui prati dove ha dimostrato in più occasioni di poter giocare ancora un ottimo tennis.
Lo scorso anno a Wimbledon Cilic mise in fila uno dopo l’altro Collignon, Draper e poi Munar, stoppato agli ottavi da un grande Cobolli al termine di una dura battaglia su quattro set. C’è molta curiosità nel vederlo all’opera quest’anno visto che un sorteggio beffardo l’ha collocato contro Daniil Medvedev al primo turno. Due campioni Slam subito uno contro l’altro: sicuramente anche il moscovita non sarà stato affatto contento quando ha visto il draw.
In un’intervista rilasciata al sito ATP, Cilic si ha tirato le somme della sua lunga esperienza sul tour, e pur consapevole di essere agli sgoccioli del proprio percorso riesce ancora a godersi il mondo che gli ha portato fama e guadagni importanti, insperati per un ragazzo cresciuto a Međugorje, dove c’è una grandissima devozione mariana ma il tennis è un po’ lontano dagli orizzonti. Invece grazie a un lungo pellegrinaggio tra Zagabria, l’Italia e mille altri luoghi, Marin ha superato le 600 vittorie in carriera sul tour principale (609 per l’esattezza), vincendo 21 titoli (uno Slam) e issandosi sino al n.3 del ranking mondiale. “Non mi sarei mai aspettato di arrivare a questi risultati” afferma Cilic, ripercorrendo la sua storia da professionista. “Quando sei giovane non conosci ancora il tuo reale valore né sai fino a dove potrai arrivare. Sei semplicemente felice di giocare e di condividere il campo con quei campioni che avevi visto per anni soltanto in televisione”.
Il croato, molto rispettato da tutti i colleghe per i suoi modi affabili e la sua straordinaria correttezza in campo, ricorda di essere entrato nella top 10 a 21 anni e toccato quel primo traguardo era sicuro di aver il potenziale per vincere Slam. Ma si è scontrato con una realtà assai competitiva, con un lotto di campioni eccezionali da battere uno dopo l’altro per farsi largo e sognare un titolo Major. “Gli anni passano, la concorrenza diventa sempre più forte e inizi a chiederti se quel momento arriverà davvero….” ricorda Marin con sincera onestà, “Nei miei anni migliori c’erano campioni come Roddick, Safin, Hewitt e Ferrero, oltre a Federer che era il n.1, poi sono arrivati Djokovic, Nadal e Murray insieme a giocatori del calibro di Berdych, Ferrer, Tsonga, Del Potro e Monfils… Per riuscire a emergere in mezzo a tutti loro bisognava fare qualcosa di davvero speciale”.
Scontato il paragone con l’epoca attuale, dominata da due campioni eccezionali ma… “Oggi sono Carlos e Jannik a guidare il circuito, e il livello che stanno esprimendo è molto vicino, pari o addirittura superiore a quello di quei tre grandi campioni, Roger Rafa e Novak, sono molto davanti a tutti gli altri”. Una frase che, abbinata alla considerazione precedente, lascia intendere quanto a suo dire il livello medio sotto i leader fosse allora più alto rispetto a quello attuale.
Dove trova ancora le motivazioni per allenarsi duramente ogni giorno, con un ginocchio malamente infortunato e un percorso di recupero così difficoltoso? “Se non mi divertissi, non sarei qui” afferma Cilic sorridendo. “Il tennis è uno sport crudele, è durissimo, ma ti offre ancora la possibilità di fare qualcosa di incredibile. I progressi che ho fatto nell’ultimo anno sono stati forse i migliori dai tempi dell’adolescenza. Forse perché sento che la fine della carriera si avvicina, oggi concentrazione e dedizione sono ancora maggiori”.
Una frase che esprime tutto l’amore per lo sport che ha segnato la sua vita e anche la convinzione di poter ancora sparare qualche cartuccia nei grandi appuntamenti. Chissà, magari proprio a quest’edizione di Wimbledon se riuscirà a battere Medvedev, anche se quel settore del tabellone è assai competitivo.
Marco Mazzoni
TAG: Marin Cilic, Wimbledon 2026

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Molto tra le righe, infatti Zverev con i big 3 ha vinto 14 partite e perse 21..con Sinner negli ultimi 9 incontri ne ha persi 9..
Apriti Cielo ! 😆
Sempre pensato che Marin è un ragazzo intelligente e saggio !!
Il passaggio interessante é che fra le righe non considera Zverev e gli altri al livello dei rincalzi dei big 3.
Cade quindi la teoria che Sinner e Alcaraz appaiano più forti perché il tennis si evolve, dal momento che dal numero 3 in giù non sembra essersi evoluto.
Sinner e Alcaraz sono semplicemente su un piano superiore ai Big 3 perché sparano più forte, più spesso sulle righe, facendo meno errori dei big 3 e avendo più soluzioni oppure riuscendo a star concentrati più a lungo.
Le versioni slam e finals dell anno scorso dei due sono state superiori a qualsiasi cosa mai vista. Le finali del Rolando e di Wimbledon hanno visto due giocatori più forti di qualsiasi altra finale giocata dai big three.
Per diventare più forti dei big 3 devono “solo” restare quello che sono tanto a lungo quanto lo sono stati Federer, Nadal e Djokovic, cioé altri 10 anni circa.
@ JannikUberAlles (#4643348)
Hai ragione, chiediamo alla redazione di cancellare l’articolo per non incorrere in possibili denunce, specialmente da parte dei lupacchiotti
Sacrilegio!!!
Addirittura pari (superiore è impronunciabile!) ai Big-3???
Ricoverate subito Cilic, che ormai ha letteralmente perso il lume della ragione 🙁
sempre sostenitore del suo tennis….e sempre ammirato come uomo,e anche in queste dichiarazioni me lo conferma!