Spacca Palle - Numero 19 ATP, Copertina, Generica

Spacca Palle: Fognini sotto il segno del 26, numero magico del tennis azzurro

13/02/2014 10:39 16 commenti
Fabio Fognini classe 1987, n.14 del mondo
Fabio Fognini classe 1987, n.14 del mondo

Che bel momento per il tennis italiano! Prima la giovane e discussa squadra di Fed Cup ha sotterrato ogni polemica rifilando un netto 3-0 alle americane con una prestazione notevole (ininfluente la sconfitta in doppio a risultato acquisito); poi ci ha pensato ancora Fognini a completare una domenica perfetta, vincendo il torneo di Viña del Mar a coronamento di un mese tennisticamente eccellente.

Fabio infatti ha giocato un buon Australian Open (venendo da un infortunio muscolare), è stato mattatore della vittoria azzurra in Argentina in Davis, e soprattutto ha iniziato alla grande la mini-stagione sul rosso latinoamericano, trionfando nel primo torneo su terra in calendario. Sulla scia della fantastica prestazione di Mar del Plata, Fabio ha elevato ancora il suo livello di gioco in Cile, mostrandosi superiore alla concorrenza.

Quello cileno è il suo terzo torneo ATP in carriera, che gli è valso anche il best raking al n.14. Solo un gradino in più, un salto che potrebbe sembrare piccolissimo ma che non lo è affatto. Infatti Fognini è ormai a ridosso dei grandissimi, e scalzarne qualcuno è impresa non da poco, possibile solo producendo in campo un grande tennis. E Fognini nelle ultime settimane ha giocato tanto, e soprattutto molto bene.

Fabio in Argentina prima ed in Cile poi è stato solido, tostissimo, capace di non buttare mai via lo scambio. Il Fognini che tirava pallate casuali ed improbabili per scappare dalle schermaglie più dure e complicate è un lontanissimo ricordo. Quello in versione 2014 regge lo scambio alla grande. Anzi, lo cerca per produrre un gioco sempre più complesso e completo, in cui ogni colpo non è mai banale. Sorretto da una condizione fisica straordinaria, è piuttosto lucido e riesce a contenere le sue sfuriate d’ira senza perdere il filo del gioco, e la concentrazione.
Nelle ultime settimane ha strappato molti punti vincenti con i suoi lampi di classe in accelerazione, con la sua fantastica capacità di cambiare ritmo e velocità di palla trovando angoli difficili da ogni posizione del campo, e cambiando in scioltezza la direttrice del palleggio (uno degli aspetti tecnici più complessi nel tennis velocissimo e molto fisico di oggi). Ma la cosa più interessante e relativamente nuova è come Fognini riesca a produrre queste meraviglie tecniche con continuità, non solo in sprazzi impazziti ed estemporanei come gli accedeva in passato, quando il suo talento era più un potenziale che una certezza. Il “nuovo” Fognini ha aggiunto anche un paio di elementi tecnico-tattici notevoli, che soprattutto sul rosso fanno enorme differenza a suo favore.

Il primo è l’aver inserito “col pilota automatico” quel drittone piuttosto arrotato e centrale che butta l’avversario letteralmente un paio di metri dietro alla riga di fondo. Un colpo “quasi Nadaliano” se mi passate il termine, non così carico di violenza e spin come quello dell’iberico ma giocato in estrema accelerazione e controllo, con un superbo uso del polso. E’ una soluzione tatticamente notevole, sia quando tiene il pallino dello scambio perché gli apre davanti metri di campo da poter aggredire con diagonali strette; sia quando è in difesa, perché riesce a riguadagnare terreno e tempo, ritrovando equilibrio e girando così spesso l’inerzia a suo favore. Inoltre ha migliorato moltissimo l’intera gamma dei colpi interlocutori: non cerca subito l’accelerazione rischiosa, ma costruisce. E pensa. Pensa tennis, vede e legge bene l’evoluzione dello scambio, sente il momento in cui attaccare lo spazio e cercare le righe. Tutti questi ingredienti sono un evidente segnale di crescita: sportiva, tecnica e soprattutto personale.

Fognini negli ultimi 12 mesi ha compiuto passi importantissimi di maturazione. Non lasciatevi fuorviare dalle clamorose sfuriate (meno frequenti e virulente di un tempo…), quelle sono spigoli di carattere che non verranno mai cancellati. Possono piacere o meno, ma dal punto di vista agonistico e della prestazione l’importante è che riesca a tenerle sotto controllo, e non perdere di vista il filo del match, quella sottile linea di concentrazione che gli sta permettendo di ottenere risultati molto importanti, e con una buonissima continuità. E quindi allo stesso tempo costruire dentro di sé nuove certezze. Solo un ragazzo che sta realmente maturando compie questi passi.
E Fabio pare davvero nel suo momento d’oro, quello più fertile probabilmente dell’intera carriera. Sta molto bene fisicamente, è in fiducia, è in crescita tecnico-tattica ed agonistica. Sta attraversando gli anni magici del tennista azzurro, ossia il periodo che va dai 25 ai 27 anni. Quello in cui storicamente i nostri tennisti sono andati meglio. Fabio ha 26 anni (classe ’87), proprio come Karin Knapp, anche se nel tennis rosa i numeri ed i momenti di crescita sono un po’ diversi.

26. Ventisei anni, un’età che per il tennis azzurro vuol dire picco, la definitiva maturazione e affermazione. E’ l’età in cui i nostri giocatori storicamente hanno tirato fuori il proprio massimo, trovando il best ranking grazie ai migliori risultati. Basti pensare al nostro miglior giocatore dell’Era Open, Adriano Panatta, ed suo anno magico 1976. Quanti anni aveva? 26. Nessuna voglia di giocare con la magia dei numeri, ma statistica a confermare quella che era una sensazione generale: i nostri tennisti ottengono il meglio dai 25 ai 27 anni.
Ho elaborato un calcolo piuttosto veloce (direi banale), che ha confermato in pieno la sensazione storica “del 26”. Ho preso 30 dei nostri migliori giocatori dal 1973, dall’avvento del computer per il calcolo delle classifiche, inserendo in pratica quasi tutti quelli che sono entrati nella top100 ATP. Ho confrontato la data di nascita a quella in cui hanno raggiunto il proprio best ranking, e fatta una semplice media, per vedere a che età mediamente i nostri migliori giocatori sono arrivati al loro massimo in classifica. Il risultato del calcolo è quasi 26 anni, qualche mese in meno per l’esattezza. Il calcolo non ha alcun intento di voler essere una statistica “raffinata”, precisa al centesimo, ma mi ha fornito un dato interessante che conferma le sensazioni storiche e del campo, di ieri e di oggi. Come non fui sorpreso pochi anni fa dalla crescita di Seppi, oggi non lo sono affatto per quella di Fognini. Era attesa.

Infatti se andiamo a vedere la storia del nostro movimento, la maggior parte dei tennisti italiani ha ottenuto il best ranking ed i risultati più importanti abbastanza grandicelli, e pochissimi sono stati gli enfant prodige.

Nargiso ha trovato il proprio top in classifica a meno di 19 anni, ma purtroppo è rimasto lì, senza salire per il potenziale tecnico mostrato da junior. Un po’ come Claudio Pistolesi (al top a 20 anni esatti, e poi purtroppo fermatosi come crescita), e anche Stefano Pescosolido, “il dritto più veloce del West” ed al top a meno di 21 anni per poi calare. Ed è corretto sottolineare ulteriormente che mentre alcuni nostri giocatori degli anni 80-90 trovavano il loro best ranking sui 22-23 anni (quindi più giovani della media storica), nel resto del mondo fino a metà anni ’90 c’era una precocità diffusa, e quindi i nostri erano ugualmente in ritardo. Moltissimi talenti già “spaccavano” ben prima dei 20 anni: Borg, Wilander, Edberg, Becker, Agassi, Sampras, fino anche ad Hewitt e Safin… tanto per citare giovani vincenti prima dei 20 anni; e senza andare a scomodare i plurivincitori di Slam, anche i giocatori buoni/medi finivano per salire ben prima dei nostri, sempre lenti a scattare dai blocchi e quindi affermarsi. E’ difficile accomunare in un discorso unitario giocatori di epoche diverse, con peculiarità differenti e storie lontanissime; però un Camporese c’ha messo ad esplodere rispetto ad altri classe ’68, ed è durato troppo poco. O lo stesso Gaudenzi, che a poco meno di 22 anni ha marcato il suo best ranking ma poi ha toccato il vero apice sportivo in Davis nel ’98 a 25 anni compiuti, e tra alti e bassi s’è ritrovato ancora a buon livello sui 28 anni abbondanti; Volandri si è insediato nei top 100 sul finire del 2003, ma solo nel 2007 ha spiccato il volo. Così come Potito Starace, anche lui maturato più tardi di molti classe ’81.

Di fatto gli italiani hanno storicamente stentato a trovare la giusta via per massimizzare le proprie qualità e prestazioni. Magari inizialmente erano carenti sul piano fisico e dell’agonismo, a non sostenere una certa differenza tecnica; oppure con qualche lacuna tecnico-tattica troppo evidente per permettergli di salire subito al banchetto dei grandi (…il servizio su tutto). C’è voluto del tempo per mettere a posto tutti i complicati tasselli del puzzle tennistico, a trovare l’equilibrio necessario a far esplodere il proprio talento. Così che spesso sono stati proprio giocatori molto maturi ed esperti a regalarci forti emozioni e soddisfazioni, come i vari Canè e Furlan prima, e Seppi e Fognini oggi. Senza contare qualcuno che clamorosamente è riuscito a migliorarsi e trovare il picco in carriera ben oltre la trentina, come i bravissimi Davide Sanguinetti e soprattutto Gianluca Pozzi.

Forse non è un caso che all’estero ci vedono come un popolo bizzarro, complicato e affascinante. Divertenti, solari, spesso “casinisti”; disordinati e disorganizzati, ma geniali, creativi, e molto svegli. Un po’ mammoni, un po’ avventurieri. Forse ci piace viver troppo bene; forse siamo geneticamente assuefatti all’esagerata bellezza del nostro Belpaese, in cui siamo cresciuti e che ci rende a suo modo unici.
Miglioriamo invecchiando? Un po’, come il buon vino. E tennisticamente forse siamo vicini ai Cechi, altra etnia molto particolare, fatta di gente creativa e non banale, tormentata e profonda, capace di creare atleti di enorme talento ma complicati, e quindi non pronti ad esplodere in tutta la propria forza fin da subito. Proprio come Fognini, che ne ha attraversati di oceani prima di riuscire a trovare la sua rotta, il suo equilibrio e quindi produrre un tennis vincente. Per questo sono sicuro che per il ventiseienne Fabio il meglio debba ancora venire, e arriverà a breve. Questo è il suo momento d’oro, quello in cui osare è lecito e sperare pure.

E vista la storia dell’Italia con racchetta, abbinata all’irrefrenabile tendenza del tennis mondiale che premia pochissimo le precocità e produce il meglio non prima dei 24-25 anni, cerchiamo di non avere fretta con i giovani che a breve arriveranno nel circuito. Da Quinzi in giù. Il percorso è lungo, ed i risultati arrivano con anni di lavoro e pazienza. Magari intorno a 26 anni.

(statistica)
Età del best ranking dei migliori italiani Era Open

Adriano Panatta (9/7/50) best n.4 (24/8/76) anni 26 e 1 mese
Antonio Zugarelli (17/1/50) best n.27 (2/7/77) anni 27 e 5 mesi
Corrado Barazzutti (19/2/53) best n.7 (21/8/78) anni 25 e 6 mesi
Paolo Bertolucci (3/8/51) best n.12 (23/8/73) anni 22
Gianni Ocleppo (6/4/57) best n.30 (7/12/79) anni 22 e 8 mesi
Claudio Panatta (2/2/60) best n.46 (18/6/84) anni 24 e 4 mesi
F. Cancellotti (27/2/63) best n.21 (15/4/85) anni 22 e 2 mesi
Simome Colombo (28/8/63) best n.60 (17/11/86) anni 23 e 2 mesi
Paolo Canè (9/4/65) best n.26 (14/8/89) anni 24 e 4 mesi
Gianluca Pozzi (17/6/65) best n.40 (29/1/01) anni 35 e 7 mesi
Claudio Pistolesi (25/8/67) best n.71 (17/8/87) anni 20
Omar Camporese (8/5/68) best n.18 (10/2/92) anni 23 e 9 mesi
Renzo Furlan (17/5/70) best n.19 (15/4/96) anni 25 e 11 mesi
Cristiano Caratti (24/5/70) best n.26 (22/7/91) anni 21 e 2 mesi
Diego Nargiso (15/3/70) best n.67 (10/10/88) anni 18 e 7 mesi
S. Pescosolido (13/6/71) best n.42 (2/3/92) anni 20 e 9 mesi
Marzio Martelli (14/12/71) best n.96 (8/9/97) anni 25 e 9 mesi
Davide Sanguinetti (25/8/72) best n.42 (31/10/05) anni 33 e 2 mesi
L.Tieleman (14/11/72) best n.76 (26/4/99) anni 26 e 5 mesi
Andrea Gaudenzi (30/7/73) best n.18 (27/2/95) anni 21 e 7 mesi
Alessio Di Mauro (9/8/77) best n.68 (26/2/07) anni 29 e 6 mesi
Daniele Bracciali (10/1/78) best n.49 (8/5/06) anni 28 e 4 mesi
Federico Luzzi (3/1/80) best n.92 (11/2/02) anni 22 e 1 mese
Potito Starace (14/7/81) best n.27 (15/10/07) anni 26 e 3 mesi
Filippo Volandri (5/9/81) best n.25 (23/7/07) anni 25 e 10 mesi
Paolo Lorenzi (15/12/81) best n.49 (4/3/13) anni 31 e 3 mesi
Flavio Cipolla (20/10/83) best n.70 (23/4/12) anni 28 e 6 mesi
Andreas Seppi (21/2/84) best n.18 (28/1/13) anni 28 e 11 mesi
Simone Bolelli (8/10/85) best n.36 (23/2/09) anni 23 e 6 mesi
Fabio Fognini (24/5/87) best n.14 (10/2/14) anni 26 e 9 mesi


Marco Mazzoni


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16 commenti. Lasciane uno!

Mariuz (Guest) 13-02-2014 17:54

@ Marco Mazzoni (#1004823)

Concordo pienamente! Pensare di trarre giudizi sulla base di alcune partite (magari viste in streaming) di un ragazzo di 18 anni in piena costruzione .. la dice lunga sul livello di conscenza di questo sport di alcuni utenti! Sperare è lecito, sparare sentenze è da bambini dell’asilo 🙂

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Marco Mazzoni (Guest) 13-02-2014 17:13

@ sasuzzo (#1004619)

ti ringrazio molto per l’apprezzamento, e dammi del tu 😉
arriverà anche il momento del buon Quinzi per un mio approfondimento, presto; ma il suo gioco è ancora un cantiere aperto, un vero work-in-progress, e quindi quello che è vero oggi potrebbe non esserlo più domani. In generale, vista l’attesa spasmodica che c’è su lui, preferisco tenere i toni molto bassi e cercare soprattutto di spiegare come debba fare tantissima strada e mangiare moltissima polvere prima di arrivare all’alto livello. E che la strada è lunga e perigliosa. Pazienza. Lavoro e pazienza, sempre credendoci moltissimo, senza isterismi. Questi gli ingredienti per “arrivare”. Questi gli ingredienti per farlo crescere senza pressioni eccessive.
Saluti

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Alessandro6.9 13-02-2014 16:59

Grande analisi, specie nel collegamento tattico (la sua solidità e la sua capacità di leggere il gioco per trovare le situazioni di vantaggio) tecnico. Non puoi giocare tatticamente bene con quella complessità di colpi e di traiettorie se tecnicamente non hai fatto progressi enormi e fisicamente stai bene.
Fognini fa sperare in un grande anno

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st.unz (Guest) 13-02-2014 16:46

Non so se la statistica puo’ contare su come abbiano pesato diversi infortuni gravi di Fabio .
Fabio è anche in ritardo per tre infortuni gravi che ne hanno limitato la crescita,il polso dx a 19 anni il ginocchio a 21 anni 23 anni strappo alla coscia nel momento forse migliore dove esprimeva un buon tennis non solido come ora ma quasi solido come ora.
Con Novak forse non avrebbe vinto , ma il prosieguo dei tornei non fu facile , aggiungo anche la pianta del piede ed altri piccoli infortuni .
Fabio stando al programma a suo tempo fatto dal coach avrebbe dovuto arrivare a fare le migliori prestazioni a 26 anni cioè questo anno , ma nel programma non poteva prevedere questi infortuni gravi , per cui penso che Fabio non abbia ancora raggiunto l’apice del suo tennis .

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Car68 13-02-2014 15:11

bell’articolo, complimenti!

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Sara-Fogna-Quinzi (Guest) 13-02-2014 14:42

Sicuramente è un articolo molto interessante,
ma……………………………………,
Il best ranking di Fognini,è solamente provvissorio,
infatti fra breve lo vedremo nei top-ten !!!!!!!!!!!!

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Matthew 13-02-2014 14:13

Bell’articolo, Complimenti a Marco Mazzoni. Vorrei aggiungere che il movimento italiano in questo periodo si intravede solo tramite Fognini, la Coppa Davis ( sempre grazie a Fognini ), la Knapp che ha giocato delle buone partite fin qua e un pò la Pennetta per l’exploit degli AO.. per il resto in questo inizio di stagione c’è solo notte fonda nel tennis italiano purtroppo, ancora la stagione è lunga e spero si accoderanno a Fognini molti altri tennisti italiani soprattutto i giovani a cui poniamo grandi speranze possano fare quest’anno quel salto di qualità nel tennis che conta !

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sasuzzo 13-02-2014 13:20

Complimenti Sig. Mazzoni; leggo sempre i suoi articoli (spaccapalle), molto particolareggiati sotto il punto di vista tecnico dei vari giocatori su cui verte l’articolo. Ieri sera è intervenuto sulla sconfitta di Quinzi contro Hernich , predicando pazienza, calma a noi quinziani ( che bombardiamo il forum di questo splendido sito con l’angoscia di veder finalmente un top 4 , 5 mondiale). Ebbene, avendo valutato la sua enorme conoscenza tecnica su molti giocatori, vorrei finalmente un giudizio TECNICO-TATTICO, su Quinzi(non mentale, caratteriale, etc). Grazie e complimenti ancora

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Marco Mazzoni (Guest) 13-02-2014 12:22

@ groucho (#1004583)

intanto ti ringrazio x i complimenti 🙂 ma anche per lo spunto. Sarebbe un lavoro (lavoraccio.. :cool:) interessante, ma che potrebbe dare anche risultati sorprendenti. L’universo nel mondo del tennis è assolutamente vario e complesso.

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groucho (Guest) 13-02-2014 12:00

Eccellente articolo di Mazzoni, che torna a sfoderare la sensibilità, direi il “tocco” in chiave tennistica, della sua penna.

Sarebbe interessante elaborare una statistica del tipo “a quanti anni un top-n ha raggiunto la n-posizione del ranking?”

Mi sbilancio, ma non mi stupirei se la curva fosse in discesa….
Significherebbe che sei destinato a diventare numero 1 ci arrivi presto, ma se sei destinato a diventare ad esempio al massimo numero 10 ci arrivi più tardi, e sei sei destinato ad arrivare al massimo n.50 ci arrivi ancora più tardi.

Purtroppo, se questa mia congettura fosse vera, significherebbe che gli italiani maturano a 26 anni solo perché sono destinati a raggiungere posizioni più basse in classifica.

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SILVIOL (Guest) 13-02-2014 11:52

@ Luca Napoli (#1004544)

Vero… Gran bell’articolo.
Anche se c’è sempre qualcuno che vuol fare le pulci alle statistiche… Quelli si che sono noiosi!

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giovanni (Guest) 13-02-2014 11:49

Bello

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Marco Mazzoni (Guest) 13-02-2014 11:37

@ solotifo (#1004552)

ciao, mia dimenticanza 🙂 anche lui, best ranking a 24 anni abbondanti, quindi rientra nella media, leggermente sotto.

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solotifo (Guest) 13-02-2014 11:05

Perché tralasciare Massimiliano Narducci best ranking 77????

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Luca Napoli 13-02-2014 10:42

Articolo bellissimo 🙂

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guidoyouth (Guest) 13-02-2014 10:24

complimenti, gran pezzo!
veramente ottima la descrizione tecnico-tattica di fognini mentre sul numero 26, per quanto esistano coincidenze curiose, non farei troppo affidamento: se fabio avesse incontrato prima uno come perlas avrebbe sicuramente anticipato la maturazione agonistica.

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