Sinner e il futuro dopo il tennis: “Non sarò legato a questo sport. Non gioco per i record, voglio solo diventare il miglior giocatore possibile”
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Jannik Sinner arriva a Wimbledon 2026 da campione in carica e numero uno del mondo, ma nell’intervista concessa al Telegraph ha mostrato soprattutto il lato più intimo e meno visibile della sua personalità. Non solo titoli, record e rivalità, ma anche famiglia, equilibrio, sacrifici e una visione molto chiara del proprio percorso.
L’azzurro si presenta all’All England Club con il peso del ruolo di favorito, ma anche con la serenità di chi ha imparato a guardare oltre il risultato. Una maturità costruita anche attraverso momenti difficili, compreso l’episodio del positivo per contaminazione accidentale e la successiva sospensione di tre mesi nel 2025.
“Mi sono reso conto che esiste anche una vita fuori dal campo”, ha spiegato Sinner. “Ho passato molto tempo con la mia famiglia e con mio padre. Poi ho lavorato duramente per tornare al livello che avevo, ma ho scoperto anche altre cose”.
Una pausa forzata, dolorosa, ma capace di insegnargli qualcosa. “Sì e no. Mi ha reso un giocatore migliore. È stato positivo allontanarmi un po’ dal tennis. Mi ha fatto capire che allenarsi è importante, ma anche passare tempo con la mia famiglia lo è, perché le cose possono cambiare molto velocemente”.
Parole che raccontano un Sinner diverso da quello apparentemente impenetrabile visto in campo. Dietro la freddezza agonistica c’è un ragazzo che ha imparato a non far dipendere tutta la propria felicità dal tennis, pur continuando a vivere il lavoro quotidiano con una disciplina assoluta.
Impossibile, però, parlare del presente senza citare Carlos Alcaraz. La loro rivalità è ormai il grande tema del tennis moderno, il duello che più di ogni altro sembra destinato a raccogliere l’eredità dei confronti tra Federer, Nadal e Djokovic. Sinner, però, non la vive come un peso.
“Carlos è un amico, ma anche un rivale”, ha detto. “Penso che le rivalità possano anche trasformarsi in belle amicizie. Esistono rivalità sane e credo che la nostra lo sia”.
Il numero uno del mondo, però, non crede che il circuito possa ridursi soltanto al confronto con lo spagnolo: “A un certo punto arriverà qualcun altro. So che le cose cambiano molto rapidamente. Io provo a concentrarmi solo sul mio lavoro e su ciò che posso controllare”.
È proprio questa capacità di restare nel presente una delle grandi forze di Sinner. Mentre all’esterno si parla di record, confronti storici e dominio, lui continua a ragionare in termini di processo, lavoro e miglioramento.
“Ho una teoria: tutto quello che succede adesso è conseguenza del lavoro fatto cinque o sei mesi fa”, ha spiegato. “Se continui a lavorare, semplicemente diventi un giocatore migliore. Vedere questi risultati mi rende felice perché so tutto quello che ho sacrificato”.
Nonostante i successi, Sinner non si considera un prodotto finito. “A 24 anni non puoi essere perfetto. Ho un grande team intorno a me e ci sono ancora piccoli dettagli che possiamo migliorare”.
Il suo tennis, del resto, nasce da un’idea chiara fin dall’adolescenza. “Ho sempre cercato di giocare in modo aggressivo. Preferivo perdere un punto sbagliando un vincente piuttosto che aspettare l’errore dell’avversario. Sono sempre stato così”.
Oggi quella mentalità offensiva è diventata molto più completa: colpi pesanti, scelte tattiche più mature, disciplina, tenuta fisica e una capacità sempre maggiore di gestire i momenti decisivi. Sinner continua ad attaccare, ma lo fa con un’efficienza che lo rende difficilissimo da disinnescare.
Alla domanda sul suo lascito nel tennis, la risposta è ancora una volta lontana dalla retorica dei record. “Non gioco per i record. Gioco per me stesso”, ha detto. “Mi piace essere il migliore, ma l’unica cosa che voglio è poter dire, quando finirò la carriera, di aver fatto tutto il possibile per diventare il miglior giocatore che potevo essere”.
E se dovesse fermarsi oggi? Sinner risponde con sorprendente serenità: “Sarei molto felice. Dopo il tennis ci sarà un nuovo capitolo. Conoscendomi, probabilmente non sarà legato a questo sport. Mi piacerebbe fare cose diverse”.
Una frase che aiuta a capire perché la pressione sembri scivolargli addosso più che ad altri. Sinner non si identifica soltanto con il tennista, e proprio questo equilibrio gli permette di competere con una leggerezza rara ai massimi livelli.
Fuori dal campo, il numero uno del mondo conserva abitudini semplici. Dopo una grande settimana di competizione, il premio più gradito resta legato alla tavola: “Ho un debole per i dolci. La cosa più importante per me è il dessert: tanto gelato e tante torte”.
Molto più sobrio, invece, il rapporto con l’alcol: “Non mi piace troppo il sapore dell’alcol. Preferisco una Coca-Cola Zero. Anche se qualche volta bevo un po’ di champagne o vino bianco”.
La famiglia resta il centro della sua vita. I genitori continuano a lavorare nell’attività familiare nonostante il figlio abbia già raggiunto cifre enormi in premi e guadagni. Per Sinner, però, la ricompensa più importante non è materiale.
“Ricompensarli? Credo che il regalo migliore sia semplicemente passare tempo insieme. Andare a cena, fare una passeggiata o mangiare in famiglia. Per noi il denaro è sempre stato qualcosa di secondario”.
Oltre al tennis, Sinner coltiva passioni che raccontano un lato più normale e quotidiano: la Formula 1, che segue da sempre e che da bambino gli aveva fatto sognare anche una carriera da pilota, la cucina, compreso il tiramisù preparato da sé, e una vita discreta a Montecarlo, lontano dal rumore quando gli impegni glielo permettono.
Il ritratto che emerge è quello di un campione feroce in campo e sorprendentemente semplice fuori. Un giocatore che domina il circuito, ma che continua a pensare di avere margini di crescita. Un ragazzo che ha già vinto moltissimo, ma che non sembra interessato a compiacersi di ciò che ha fatto.
Forse è proprio questa la chiave del suo dominio. Mentre il tennis si interroga su come fermarlo, Sinner ragiona ancora su come migliorarsi. E finché continuerà a vivere il successo come una tappa e non come un punto d’arrivo, la distanza tra lui e gli altri rischia di restare enorme.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Italiani, Jannik Sinner

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Si potrebbe dedurre che ,rispetto a Nole Sinner non giocherà fino a 40 anni.
Secondo me sinner in futuro può fare l’allenatore di tennis dopo il ritiro.
Questo ci prova sempre a gufare Sinner.
Dopo il tennis spero si dia alla politica
Oddio, tutti pollici verso, ma ha detto la verità… non sarete mica tutti ricchi, o tutti poveracci che faticano a sbarcare il lunario ma Sinner non si tocca?
Per il suo futuro sarà piu importante pensare alla propria salute.
Mi viene in mente un aneddoto raccontato da Eros Ramazzotti, che proveniva da una famiglia “normale” (con pochi soldi) ed improvvisamente si ritrovò milionario (ai tempi c’erano le lire).
Appunto raccontò di un suo viaggio in USA durante il quale comprò un sacco di cose, così tanta roba che non ci entrava nel suo appartamentino di allora…
… così fu costretto a “buttare via” tante cose nuove!
Invece è emblematico il racconto di Sinner che, con i primi soldi, si voleva comprare una bella auto nuova ma il suo “angelo protettore” (al secolo Vittur) glielo impedì e lui obbedì, ringraziandolo successivamente del buon consiglio.
@ La bocca della verità (#4643917)
…ogni riferimento a Djokovic è puramente voluto almeno per me ahahah
@ no Sinner no Party (#4643922)
Si, un abbraccio
@ no Sinner no Party (#4643922)
Aggiungo: alla fine (del titolo) si chiude un virgolettato che non si capisce dove si apre 😉
@REDAZIONE: nel titolo penso che “sarà” si debba cambiare in “sarò”.
Ma l’autore è italiano madrelingua?
Solo per curiosità! 😉
L’ossessione per i record può trasformare un grande tennista in un atleta robotizzato incapace di vedere ciò che conta davvero. Quando l’unico obiettivo è accumulare vittorie e primati, il rapporto con il pubblico si impoverisce, perché i tifosi non ammirano solo i numeri, ma anche il carisma, il rispetto e la capacità di emozionare. Anche la correttezza verso gli avversari e il bel gioco rischiano di diventare aspetti secondari, sacrificati in nome del risultato. Ma uno sportivo non viene ricordato soltanto per ciò che ha vinto: la sua vera grandezza si misura anche dall’esempio che lascia e dai valori che è stato capace di rappresentare
Spesso lo sportivo professionista d’altissimo livello pecca di cultura perché la sua è stata fin da bambino un’esistenza legata al campo d’allenamento,ai trasferimenti e la ricerca di riposo o di distrazioni giustamente leggere.
Così abbiamo visto sperperi assurdi come chi si comprava tigri o leoni ed usciva per boutique con soldi in contanti esibendoli ma la lista è lunga.
Sinner ha la cultura del lavoro e della discrezione,si concede degli sfizi ma con parsimonia e questo grazie ad una famiglia che ha sempre avuto nella riservatezza il suo punto forte,senza snobismo ma con una semplicità disarmante.
La scuola ha una parte fondamentale ma tutto parte dalla famiglia che insegna le basi del buon senso.
@ Racchetta (#4643906)
Se non sbaglio gli hanno comprato e ristrutturato la haus Sinner e gestiscono quella a Sesto. Probabilmente di stare a cazzeggiare il resto della loro esistenza non li soddisferebbe molto. Io con quei soldi e a quell’età (hanno pochi anni più di me) girerei il mondo, ma ognuno è fatto a modo suo e la realizzazione personale è un piacere anche se costa lavoro.
è la sua verità, c’è altro oltre il tennis, la famiglia, gli amici e tante altre cose che oggi non ha chiaro in mente, a prescindere da quanti soldi abbia, che comunque aiutano… magari è banale nelle sue dichiarazioni stampa, ma sono convinto lo pensi davvero così
Sarebbe noioso… anche i ricchi hanno bisogno di fare qualcosa che li faccia sentire ancora vivi e importanti… magari apre con il padre una catena di ristorazione e accoglienza in montagna, o una scuola di tennis per giovani talenti o quel che gli passa per la testa, di sicuro non lo vedo a sonnecchiare su uno yacht in costa Smeralda per il resto della vita
Le parole di Sinner non sorprendono. Chi è cresciuto prendendo come modelli Federer e Nadal difficilmente può misurare la propria carriera soltanto attraverso i record. Entrambi hanno conquistato trofei e primati, ma ciò che li ha resi immortali è stato soprattutto il modo in cui hanno giocato, la capacità di firmare imprese memorabili e di lasciare un’impronta nella storia del tennis con la loro personalità. Sinner sembra aver fatto propria questa lezione: i record sono il frutto dei numeri, ma la storia la si scrive con le grandi imprese, il carattere e la capacità di ispirare. Essere il miglior giocatore possibile significa proprio questo, mettere il gioco e la crescita personale davanti alle statistiche, sapendo che i numeri, se meritati, arriveranno di conseguenza
Interessante il punto sui genitori, che continuano a lavorare. Probabilmente per loro il lavoro è un valore in assoluto, ben al di là dei soldi che si guadagnano, e questa cosa l’hanno passata totalmente al figlio. Probabilmente quello che guadagnano in 10 anni è uguale a quello che Jannick guadagna in un mese, o anche meno, però continuano a lavorare (e chissà se lui ha proposto loro di smettere). Non so se sono d’accordo o meno con questo punto di vista, ma sicuramente l’effetto di questo atteggiamento su Jannick come tennista è stato decisivo.
A fine carriera Jannik sarà MILIARDARIO come i vari Nadal, Federer, Djokovic….credo che sarà perennemente sul suo Boeing o Giga Yacht a stappare Dom Perignon
Intervista inutile niente di nuovo, sono le frasi che Sinner più o meno ripete sempre, poi la domanda sui record la considero ridicola, ogni atleta (non tutti) si allenano per poi dare il meglio di se sul campo, il resto viene da se
Bella intervista , risposte non banali.
Le domande dei giornalisti non sono un problema di Jannik, molto interessante invece sapere che il tennis non è tutto il suo mondo ma c’è altro, quindi chi se ne frega dei record e come ho già scritto innumerevoli volte Jannik per me è già Leggenda.
Certo che è secondario , prendere 2.000 euro al mese o prendere 2 milioni al mese cosa cambia ? Ca va sans dire
Maestro di vita 😀
Sinceramente non capisco cosa significhi giocare per i record,soprattutto per uno che ha appena 25 anni e una carriera ancora davanti.
Al limite può giocare per i record uno che ha 22/23/24 slam vinti e quindi può, questo si,giocare per i record, per sperare di superare il record, stesso discorso per il nr.di finals vinte,o per i master1000 vinti, ecc.ecc.,ma un ragazzo di 25 anni che ha vinto fin ora 4 slam,non capisco a quale record dovrebbe giocare.
Domande insulse di guornalisti senza senso.,a cui jannik non dovrebbe neanche rispondere