Da Londra ATP, Copertina

Wimbledon, Cobolli: “Nessuna pressione. Quello che ho fatto a Parigi deve essere uno stimolo”

28/06/2026 17:21 Nessun commento
Flavio Cobolli ITA, 2002.05.06
Flavio Cobolli ITA, 2002.05.06

Arriva a Wimbledon dopo la prima finale Slam della carriera e l’ingresso nella Top 10. Flavio Cobolli, protagonista di uno straordinario Roland Garros e già capace di raggiungere i quarti di finale ai Championships dodici mesi fa, si presenta all’All England Club con uno status completamente diverso. Non più la sorpresa del tabellone, ma uno dei giocatori più attesi, pur continuando a considerare l’erba una superficie sulla quale ha ancora ampi margini di crescita.

D. È la prima volta che affronti il periodo successivo a una finale Slam. Come hai vissuto queste settimane?
Cobolli: “Quando vinci tante partite e vivi un torneo come quello di Parigi è tutto più bello, anche se sei stanco. È stata un’esperienza incredibile. Mi sono preso qualche giorno per stare con la mia famiglia e i miei amici e mi sono goduto ogni momento. Adesso però ho completamente resettato e sono pronto a ricominciare.”

D. Come hai preparato Wimbledon?
Cobolli: “Mi sono allenato molto bene. Ho cercato di prepararmi nel miglior modo possibile. La finale di Parigi ormai è alle spalle, ho resettato tutto e sono pronto a ripartire.”

D. Ti senti più responsabilità dopo la finale di Parigi e i quarti dello scorso anno qui?
Cobolli: “No, non sento alcun tipo di pressione. Era quello che avevo detto anche a Parigi. Non voglio mettermi pressione su questo tipo di cose, credo di averne già tanta di mio. Se poi ci aggiungo anche quella dei risultati e del dover fare sempre meglio diventa difficile. Per me deve essere solo uno stimolo. Devo venire qui e provare a fare le stesse cose che ho fatto a Parigi: come mi sono allenato, come ho vissuto i giorni fuori dal torneo, come ho gestito le difficoltà durante le partite. Credo che quella sia la chiave per riuscire a ripetermi. Quello che ho fatto a Parigi è stato incredibile e sarà molto difficile rifarlo. Però ogni partita per me deve essere una finale e ogni partita deve rappresentare un’esperienza nuova. Devo portarmi dentro l’esperienza acquisita a Parigi per riuscire a rendere ancora meglio qui a Wimbledon.”

D. Come ti trovi sull’erba di Wimbledon?
Cobolli: “Credo che qui non sia un’erba normale, è completamente diversa. Rispetto ai tornei di preparazione è molto più lenta e più giocabile. Penso che questo possa aiutarmi a esprimere il mio miglior tennis. L’anno scorso ci sono riuscito e quest’anno spero di ripetere quello che ho fatto, magari anche di migliorarlo. È una transizione che ormai mi piace. È complicata, ma piano piano ci si abitua sempre di più.”

D. Oggi ti sei allenato con Djokovic che è arrivato in ritardo. Com’è andata?
Cobolli: “No, non mi ha fatto aspettare. Aveva le sue cose e sapevo che sarebbe arrivato due o tre minuti dopo. C’è una forma di rispetto molto importante, anche perché è sempre stato il mio punto di riferimento. Mi mette anche un po’ di timore: cerco sempre di non sbagliare e di mettergli la palla il più precisa possibile. Questo mi aiuta tanto perché mi porta ad avere un livello di concentrazione che normalmente non ho. Alla fine è stato probabilmente il miglior allenamento da quando sono arrivato qui. Giocare con i migliori del mondo è sempre utile prima dell’inizio di un torneo così importante.”

Alla domanda se fosse proprio il rispetto nei confronti di Novak Djokovic a fare la differenza, Cobolli ha sorriso:
Cobolli: “Sì, certo. C’è un rispetto enorme. La parola giusta è proprio rispetto quando giochi con uno come Nole.”

D. Hai risentito Zverev dopo la finale del Roland Garros?
Cobolli: “Sì. La prima volta che ci siamo rivisti ci siamo abbracciati. Io gli ho fatto ancora i complimenti e lui li ha fatti a me. Abbiamo fatto tutti e due un grande torneo. Mi ha chiesto se mi fosse passata la delusione. Io gli ho risposto che ero molto felice e che non sono stato neanche per un minuto arrabbiato con me stesso. Ho vissuto tutto quello che è successo con grande gioia. Lui mi ha detto che dopo la finale persa con Thiem era stato molto male. Io invece gli ho spiegato che l’ho vissuta in maniera diversa e spero che questo possa aiutarmi a giocarne tante altre. E lui mi ha risposto che, secondo lui, ne giocherò ancora tante.”



Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani


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