Shelton spiega la protesta dei giocatori a Wimbledon: “Non è solo una questione di soldi”
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Ben Shelton si schiera dalla parte dei giocatori nella nuova protesta che accompagnerà Wimbledon 2026. Dopo quanto già accaduto al Roland Garros, i tennisti sono pronti a replicare l’iniziativa anche all’All England Club: nelle conferenze stampa, allo scadere dei primi 15 minuti, abbandoneranno la sala per manifestare il proprio dissenso.
Al centro della protesta c’è il tema della redistribuzione dei ricavi nei tornei del Grande Slam. Wimbledon ha aumentato il montepremi di circa il 20% rispetto al 2025, ma secondo molti giocatori la quota destinata agli atleti resta ancora troppo bassa rispetto agli introiti complessivi generati dal torneo.
Shelton, però, ha voluto chiarire che il problema non riguarda soltanto il denaro. In un’intervista a Tennis Head, lo statunitense ha spiegato che la richiesta dei giocatori è più ampia e riguarda anche il loro ruolo nei processi decisionali.
“Questa protesta nasce dal punto di vista dei ricavi, ma anche da quello del benessere dei giocatori”, ha dichiarato Shelton. “Da fuori molte persone la vedono semplicemente come una questione di soldi. Non è solo una questione di soldi”.
Il tennista americano ha poi indicato il vero nodo della questione: “Per me riguarda soprattutto le decisioni che vengono prese senza il coinvolgimento dei giocatori. Sarebbe importante avere davvero un giocatore con funzione consultiva nei tornei dello Slam, qualcuno che abbia voce in capitolo”.
Uno dei temi più delicati resta il calendario. Shelton ha criticato l’allungamento di diversi eventi e l’impatto che questo può avere sulla salute degli atleti: “Sostengo totalmente i giocatori. È fondamentale avere voce nelle decisioni che influenzano davvero le nostre vite, come la durata dei tornei, l’aggiunta di giornate extra e le conseguenze che tutto questo comporta”.
Secondo Shelton, il circuito sta diventando sempre più difficile da sostenere fisicamente. “È deludente vedere quello che sta succedendo. Gli eventi di dodici giorni sono estenuanti. Non è un segreto che il circuito, anche se fa male dirlo, sia diventato insostenibile per molti giocatori”, ha aggiunto, facendo riferimento anche ai tanti problemi fisici che stanno colpendo alcuni protagonisti del tour.
Il caso riguarda ormai sia l’ATP sia la WTA e coinvolge un numero crescente di giocatori. La protesta non ha ancora prodotto cambiamenti concreti, ma il segnale è chiaro: i tennisti vogliono contare di più nelle scelte che incidono sulla loro carriera, sul loro fisico e sulla gestione dei grandi eventi.
Wimbledon si prepara quindi a vivere non solo due settimane di grande tennis, ma anche un nuovo capitolo del confronto tra giocatori, Slam e istituzioni. E Shelton ha riassunto il punto centrale: non si tratta soltanto di premi, ma di rispetto, rappresentanza e sostenibilità del circuito.
Francesco Paolo Villarico
TAG: Ben Shelton, Grand Slam

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8 commenti
questa è buona! ahahaha
Al di là di Becker sei uno che se ne intende di celle!
Tom Waits, John Lurie,Roberto Benigni “DAUNBAILO'” Yeeesss! 😆
Tom Waits?!!
I scream, You scream, We all scream for ice cream
Shelton che protesta per i soldi ha torto
Sinner che protesta per i soldi ha ragione
Non per soldi …. ma per denaro Gran film di Billy Wilder
a me sembra comunque una forma di protesta blanda