Da Cincinnati ATP, Copertina

Fritz convive con il dolore al ginocchio: «Odio arrendermi. Se non rischio di peggiorare, provo a giocare». Poi avverte sui rischi del calendario

12/08/2026 18:25 1 commento
Taylor Fritz nella foto - Foto Getty Images
Taylor Fritz nella foto - Foto Getty Images

Taylor Fritz si presenta al Masters 1000 di Cincinnati con una condizione fisica migliore rispetto a quella mostrata pochi giorni fa in Canada, ma continua a dover gestire la tendinopatia al ginocchio destro che ne sta condizionando il rendimento dalla parte conclusiva del 2025.

Durante il Media Day del torneo dell’Ohio, lo statunitense ha parlato apertamente del problema, della difficoltà di accettare uno stop e di un calendario che rende complicato recuperare dopo aver raggiunto le fasi finali di una manifestazione. Il riferimento a Rafael Nadal è stato introdotto nella domanda rivoltagli: Fritz ha riconosciuto di condividere, almeno in parte, la filosofia dello spagnolo di accettare il dolore quando non esiste il rischio di aggravare la situazione.

«Se non rischio di peggiorare, provo a giocare»

Fritz non ha nascosto la propria insofferenza nei confronti dei ritiri e delle rinunce. La sua scelta di continuare a competere, tuttavia, sarebbe basata sulle indicazioni ricevute dallo staff medico.

«Se sai che non peggiorerai la situazione e che continuare non rischia di danneggiare la tua carriera, allora pensi: “Perché non provarci?”. Cerchi semplicemente di superare il dolore e di fare il meglio possibile», ha spiegato.

«Odio arrendermi. Probabilmente non è corretto considerarlo un vero abbandono, perché quando sei infortunato fermarti può essere la decisione più intelligente. Per me, però, è difficile non avere la sensazione di essermi arreso».

La tendinopatia non presenta sempre gli stessi sintomi. Il dolore può aumentare senza che questo corrisponda necessariamente a un nuovo danno strutturale.

«In alcuni momenti il ginocchio può stare peggio, ma questo non significa per forza che la situazione stia peggiorando. Può essere semplicemente più irritabile. Mi è stato detto che può accadere e che continuare a giocare non dovrebbe aggravare il problema. Se sento di poter andare avanti, non vedo la necessità di ritirarmi».

Il lungo stop non ha eliminato il problema

Il californiano aveva già provato a interrompere l’attività agonistica. Dopo il Masters 1000 di Miami è rimasto lontano dal circuito per quasi due mesi, saltando gran parte della stagione europea sulla terra battuta. Il riposo, però, non rappresenta da solo la soluzione per questo genere di problema.

Fritz aveva precedentemente spiegato che la riabilitazione richiede un lavoro graduale di rafforzamento e un aumento controllato dei carichi. Gli esami svolti durante la stagione avrebbero mostrato progressi nella ricostruzione del tendine, senza però impedire nuove fasi infiammatorie.

Il dolore era tornato a manifestarsi in maniera evidente durante il quarto di finale di Wimbledon contro Alexander Zverev. Nonostante questo, Fritz è riuscito successivamente a trovare continuità sul cemento americano e a conquistare il titolo ATP 500 di Washington.

Da Washington a Montreal senza recuperare

Proprio il passaggio immediato tra Washington e Montreal ha evidenziato i limiti fisici dello statunitense. La finale nella capitale americana, rinviata a causa della pioggia, gli ha lasciato pochissimo tempo per viaggiare e preparare il debutto in Canada, dove è stato eliminato da Thiago Agustín Tirante per 7-5 6-3.

«Sono molto più preparato per giocare qui rispetto a quando sono arrivato in Canada. Credo fosse giusto provare a scendere in campo a Montreal, ma dopo il primo set probabilmente avrei dovuto stringere la mano al mio avversario e fermarmi», ha riconosciuto.

«Il mio corpo non stava bene. Era stato molto difficile passare da Washington al torneo successivo in così poco tempo. Durante la settimana mi ero sentito bene, ma quando mentalmente ho realizzato che il torneo era finito, il mio corpo ha semplicemente sbattuto contro un muro».

Fritz ha quindi ammesso che la volontà di competere gli ha impedito di prendere una decisione che, a posteriori, sarebbe probabilmente stata più prudente.

La critica al calendario ATP

Il numero uno statunitense condivide le perplessità espresse da numerosi colleghi, tra cui Alexander Zverev, sull’espansione dei Masters 1000 su dodici giorni. Secondo Fritz, il problema non riguarda esclusivamente il numero delle partite, ma il tempo complessivo trascorso in modalità agonistica e la difficoltà di affrontare consecutivamente più tornei importanti.

«Non so se i giocatori stiano realmente privilegiando un torneo rispetto a un altro. Immagino che chi ha saltato il Canada abbia deciso di concentrarsi su Cincinnati. È molto difficile arrivare fino in fondo a una manifestazione, passare immediatamente a quella successiva e provare nuovamente a raggiungere le fasi decisive».

«Credo fosse più semplice quando avevamo un torneo di una settimana, un altro di una settimana e poi le due settimane dello US Open. Ora abbiamo tre settimane consecutive senza una vera pausa. Se giochi anche Washington, diventano quattro. È molto tennis e il passaggio da un appuntamento all’altro è particolarmente rapido quando ottieni buoni risultati».

Fritz ha comunque osservato che il problema non riguarda soltanto la tournée nordamericana: «Accade durante gran parte della stagione. Quando vai molto avanti in un torneo, il passaggio a quello successivo diventa complicato. Almeno questa volta avremo una settimana tra Cincinnati e lo US Open e credo che tutti riusciranno a presentarsi preparati a New York».

Le assenze di Sinner e Alcaraz

Le rinunce di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz rendono il tabellone di Cincinnati più aperto, ma Fritz non vuole considerarle un vantaggio almeno fino alle fasi conclusive.

«Forse inizi a pensarci quando arrivi avanti nel torneo. Se sei una delle principali teste di serie, non avverti realmente la loro assenza prima dei quarti o delle semifinali. Fino a quel momento è semplicemente un’altra competizione».

«Naturalmente esiste un’opportunità, ma si presenta soltanto nella parte finale. Probabilmente i giocatori immediatamente successivi in classifica sentono maggiore pressione per conquistare il titolo e approfittare della situazione».

Cincinnati come nuovo banco di prova

Fritz arriva dunque in Ohio dopo alcuni giorni utili per recuperare dalle fatiche accumulate tra Washington e Montreal. Il dolore al ginocchio non è completamente scomparso e dovrà essere gestito durante l’intero torneo, ma lo statunitense ritiene di poter competere senza provocare ulteriori danni.

La sua esperienza conferma quanto possa essere sottile il confine tra la volontà di continuare e la necessità di fermarsi. Fritz non vuole arrendersi e proverà ancora una volta a convivere con il dolore, ma il passaggio da Washington a Montreal gli ha mostrato quanto il calendario attuale possa mettere sotto pressione anche il fisico dei migliori giocatori.



Francesco Paolo Villarico


TAG: , ,

1 commento

piper 12-08-2026 18:35

Ma che è sto dolore al ginocchio: un’epidemia?

1
Replica | Quota | 0
Bisogna essere registrati per votare un commento!