Il romano giocherà a Wimbledon 2026 Altro, Copertina

Berrettini a GQ: “Arriverò a Wimbledon super fiero del percorso che ho fatto, ma con la fame di prendere determinati risultati”

21/06/2026 17:00 3 commenti
Berrettini in tribuna a Stoccarda (foto GQ)
Berrettini in tribuna a Stoccarda (foto GQ)

“Ho capito di poter diventare un giocatore adatto all’erba proprio qui a Stoccarda. Perché nel 2018 giocare sull’erba non mi piaceva tanto, sentivo che era troppo veloce, la palla rimbalzava troppo bassa; nel 2019 abbiamo giocato prima la Coppa Davis in India, a febbraio, su un campo dissestato. Poi sono venuto qui e ho vinto il torneo senza perdere un set, né il servizio. E proprio qui ho capito che mi piace molto giocare sull’erba”. Così inizia una intervista di Matteo Berrettini rilasciata al magazine GQ. Il romano è stato costretto a saltare l’ATP 250 di Stoccarda per i postumi del problema sofferto a Roland Garros, ma fortunatamente l’infortuno non è stato così grave e ha preso parte al torneo tedesco come ospite, visto che il suo main sponsor dell’abbigliamento tecnico è lo stesso del primo torneo su erba in calendario. Matteo ha parlato di diversi argomenti, inclusa la mentalità con cui affronterà la prossima edizione di Wimbledon, forte dell’ottimo torneo disputato a Parigi. Questi alcuni passaggi interessanti dell’intervista di Berrettini a GQ.

“Il mio sponsor sta facendo un lavoro per me incredibile sulla scelta dei materiali, per fare in modo che siano il più possibile leggeri, ma anche che assorbano il sudore, e sulla scelta dei colori, a seconda di dove si gioca e del clima che c’è (…) Non mi vedrete mai giocare in Australia a 40 gradi con un completino total black di giorno perché rischio di cascare per terra”. Berrettini svela qualche dettaglio sul prossimo kit per Wimbledon: sarà speciale “soprattutto sui dettagli, sulle piccole cose. In un torneo così elegante e nel quale si può usare solo il bianco è più complicato realizzare qualcosa di diverso, ma allo stesso tempo siamo riusciti a creare qualcosa che spiccherà senza fare cose che non sono nello stile mio e del brand”.

“Arrivo a Wimbledon con l’animo di una persona che è super fiera del percorso che ha fatto, che però ha ancora fame di andarsi a prendere determinati risultati, come si è visto a Parigi. Allo stesso tempo devo fare i passi giusti per arrivare in forma, però so che una volta messo a punto due o tre cose è un torneo in cui posso fare bene, in cui posso divertirmi”.

“Da bambino ho scelto il tennis perché mi piaceva l’idea di essere il padrone del mio destino, mi piaceva l’idea di vincere e di perdere grazie a me o per colpa mia. Allo stesso tempo ti posso dire che il tennis fatto a squadre è una cosa che mi ha sempre dato tantissimo, che mi ha fatto tirare fuori una delle versioni migliori di me, tant’è che ho sempre giocato bene e mi sono sempre sentito bene, a mio agio. Negli anni ho imparato a capire che fondamentalmente la testa è l’arma più potente che ho, che è stata quella che mi ha portato ai massimi livelli, nonostante io sia convinto che le mie armi siano importanti, che la mia tattica e la mia tecnica sono migliorate, mi adatto alle superfici, ma quando sono centrato sento di essere in una categoria diversa”.

Matteo ha passato anni difficili, arrivando a pensare che tornare ai massimi livelli fosse molto complicato: “Quando mi facevo male più spesso, a pensare che il mio corpo fosse un po’ stanco di tutta l’attività e dello stress a cui l’avevo sottoposto. Sono arrivato a Parigi con poca fiducia perché è arrivato un momento complicato, ma con nella testa l’intenzione di trovare le sensazioni partita dopo partita e dopo il primo set del primo turno ho sentito una ventata, un’energia che mi esplodeva dentro e mi sono sentito riacceso”.

Ultima nota per l’amico Flavio Cobolli, finalista a Roland Garros: “Vederlo in finale mi ha emozionato, conosco il peso che si ha quando si scende in campo in un palcoscenico così importante, sono fiero di lui, del nostro rapporto. Ci siamo inevitabilmente persi per qualche anno quando io sono andato via da Roma e lui era ancora un’adolescente, ma ritrovarlo e ritrovarci così è stato pazzesco. Alessandro Borghi, che è un mio carissimo amico, mi ha detto: “Ho visto il video, dobbiamo farci un film sopra, c’è una storia incredibile, vincere la Davis insieme, è bellissimo”.

Mario Cecchi


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3 commenti

enzolab (Guest) 21-06-2026 16:44

Le tedesche se lo mangiano con gli occhi! Matteo Berrettini è sicuramente il tennista pù bello del circuito, ha proprio le fattezze del latin lover! E’ facile per voi parlare, resistere non è facile!! Come disse Oscar Wilde: a tutto resisito, meno che alle tentazioni. enzo

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giorgio (Guest) 21-06-2026 16:43

VA tutto bene, ma GQ? Che ti hanno intervistato ad una sfilata di moda? mah….

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walden 21-06-2026 14:08

Matteo, Matteo, pochi proclami e testa a lavorare…per fare il modello c’è tempo….

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1-06-2026 17:21 -->