Lettera aperta a Gianluigi Quinzi

18/03/2016 08:30 107 commenti
Gianluigi Quinzi classe 1996, n.433 del mondo
Gianluigi Quinzi classe 1996, n.433 del mondo

“Erano mesi che non scrivevo su Quinzi, non provavo ad analizzare la situazione. Lo osservavo a distanza e cercavo di capire quale strada volesse intraprendere. Ogni volta che cambiava allenatore o provava a cambiare allenatore speravo fosse la svolta giusta ed una scelta definitiva. Ed invece tutto tornava nebuloso dopo poche settimane. Ora vorrei fare un punto della situazione ad ampio respiro, senza estremizzare la situazione come fanno in molti, senza darlo per spacciato ma anche senza fingere di ignorare che dei problemi esistono e che va vadano affrontati da parte del ragazzo e di chi lo assiste e consiglia.

Per me Quinzi si deve fermare un attimo (intendo metaforicamente) e chiedersi COSA VUOLE REALMENTE FARE DA GRANDE. Ci crede ancora? Pensa di poter fare una buona carriera da Pro? E’ conscio di cosa comporta una eventuale risposta affermativa? Ha intenzione di dedicarsi anima e corpo per provare ad arrivare in alto? Oppure non ha più voglia di faticare, vuole fare un’altra vita, che ne so, girare il mondo e vivere le gioie della vita, laurearsi, o qualunque altra cosa che la sua giovane età gli consentirebbe…?

Può accadere, sia ben chiaro! Non tutti hanno le forze metali per fare sforzi sovrumani, allenarsi, essere sempre sotto pressione… Le priorità e gli orizzonti a volte nella vita cambiano repentinamente ed all’improvviso tutto ciò per cui ci si sentiva predestinati all’improvviso diventa solo un pesante fardello di cui disfarsi. Ma spesso non lo si vuole ammettere a se stessi. Da appassionato di tennis spero non sia questo il caso. Non dimentichiamoci che questo ragazzo si è trovato all’improvviso tutto il peso del movimento tennistico italiano sulle spalle, tutti lo avevano prematuramente investito del titolo di nuovo Messia, del Top-10 predestinato atteso per troppo tempo.Riceveva WC in tutti i Challenger italiani, veniva annunciato dagli altoparlanti con toni trionfali, il pubblico accorreva numeroso e festoso per osannarlo! Diciamolo chiaramente, non è facile per un ragazzino con carenze tecnico-fisiche ancora evidenti affrontare queste pressioni ed investiture e continuare a progredire con calma, senza voler strafare! E nonostante le lacune giocava ottime partite, teneva testa a giocatori di livello come Volandri sulla terra, sconfiggeva giocatori come Blaz Rola, allora n° 103 ATP. E poi che è successo? C’è addirittura chi sostiene che il ragazzo non ami il tennis, non gli piaccia e non lo diverta. Io non so se sia vero, di certo non è di per sèun motivo sufficiente per giustificare la situazione attuale. Non importa che odi o non odi il tennis (Agassi docet). Se ama vincere, se ama lottare, se ama la competizione ed il successo può tranquillamente passare sopra al non-amore per il tennis. E sicuramente insieme ai risultati anche il feeling con questo sport migliorerebbe nuovamente. I risultati danno fiducia, aumentano l’autostima e l’amore per ciò che si fa. Non è questo, quindi, il punto. Di certo non si può cercare di perseguire unicamente il risultato, bisogna contestualmente migliorare il proprio livello di gioco e colmare le lacune tecniche. La mia impressione è che siano stati cambiati tanti allenatori in quanto nessuno prometteva (come è giusto che sia) risultati immediati. Tutti vedevano i limiti tecnici ancora presenti nel gioco di GQ e volevano impegnarsi in progetti a medio-lungo termine che avrebbero fatto lievitare i risultati di pari passo con le migliorie apportate sul gioco.
Dato che il ragazzo sta giungendo verso un “punto di rottura”, se ci vuole ancora provare deve tornare ad allenarsi seriamente, colmare le lacune, costruirsi un servizio consono al “corazziere” che è, fare una programmazione seria ed assennata ripartendo DAL BASSO con umiltà ed aggiustando il tiro della programmazione stessa in itinere in base ai risultati ottenuti. Affidarsi ad una guida tecnica di cui si fidi e seguirla per molto tempo, senza cambiarla alle prime difficoltà che sicuramente incontrerà a prescindere dall’allenatore che sceglierà. Deve investire sui miglioramenti tecnici, le partite non le può più vincere solamente di “garra” e di testa come qualche annetto fa, da ragazzino. Deve pensare molto poco alle vacanze ed ai piaceri della vita e condurre vita da atleta a tutto tondo. Deve guardare il meno possibile dove sono i suoi coetanei che da Junior batteva (per non deprimersi) e farsi strada piano e poco alla volta mangiando tanta polvere nei futures, se necessario. Deve rifiutare le eventuali WC che gli verranno offerte nei tornei italici per attirare qualche manciata di persone in più. Gli farebbero solo del male, collezionerebbe figuracce e primi turni contro avversari contro i quali, se in fiducia, potrebbe fare partita e non metterebbe mai partite “nelle gambe” e la sua fiducia di certo non aumenterebbe.

Se non se la sente di fare tutto ciò è inutile che rimanga, come altri tennisti, a galleggiare per anni tra i 300 ed i 600 al mondo, non fa per lui. cambi vita. Ma io credo che un “competitor” come Quinzi non possa e non debba rinunciare senza averci almeno provato SERIAMENTE, è nato per competere. Ci deve provare. Ma che non stia a galleggiare nella mediocrità senza motivazioni. Piuttosto è meglio mollare e far altro!

Mi piangerebbe il cuore a pensare che un altro potenziale giocatore di livello si perda nei meandri del professionismo, GQ mi sta assai simpatico, ci vedo del gran potenziale, quanto meno a livello di testa, grinta e propensione al successo ed anche fisico! Ma ora la situazione è un po’ grottesca.
Si deve porre delle domande e rispondere ad esse in maniera più schietta possibile. Ed anche in fretta. Tempus fugit, deve rimettersi in carreggiata alla svelta. Noi lo aspettiamo. Cerchiamo di mettergli meno pressioni ma di sostenerlo!
Coraggio, per me ce la può ancora fare alla grande!”


Federico Pennestri
utente: Fede-rer


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107 commenti. Lasciane uno!

Koko (Guest) 20-03-2016 11:15

Scritto da Figologo
Mi permettete una domanda?
Perchè la stessa folta dissertazione non la si fa con altri 96 italiani tipo Berrettini, Carli o Roncalli?

Per la stessa ragione per la quale ha più successo Bibier rispetto a Marco Rossi:l’imponderabile!

107
mirko.dllm (Guest) 19-03-2016 09:51

Scritto da zanetti
Per favore lasciamo perdere Quinzi e facciamo un ragionamento sul movimento in Italia. Guardate il Canada che giocatori tira fuori

Questo tuo post è assolutamente condivisibile.Ma da noi si preferisce sparare su un capro espiatorio,per giustificare quasi 40 anni di fallimenti,per merito della nostra “infallibile” :mrgreen: federazione.

106
Strange (Guest) 19-03-2016 05:14

Tanti errori ortografici nel precedente messaggio colpa dello smartphone:). Cmq nel tennis o hai testa o hai colpi e se tutte e due assieme diventi un campione, quindi no ha nessuna delle due qualità, pomposo gasato senza umiltà, dritto brutto da vedere come c’è ne sono pochi. Servizio caspita con la sua altezza e mole atletica dovrebbe fare male, invece non fa male a nessuno, rovescio accettabile. Nei hai di strada da percorrere e soprattutto tanta sabbia da mangiare ancora, io fossi in lui quest anno mi metterei a posto tecnicamente è farei solo future, poi in base ai risultati ed ai miglioramenti tecnici l’anno seguente cercherei di fare i challenger, certo sempre dipendendo dai risultati nei future e dai miglioramenti tecnici, in bocca a lupo….

105
Spero in Quinzi (Guest) 18-03-2016 23:57

Scritto da Figologo
Mi permettete una domanda?
Perchè la stessa folta dissertazione non la si fa con altri 96 italiani tipo Berrettini, Carli o Roncalli?

Semplice, non hanno vinto niente di prestigioso a livello junior

104
Braccino (Guest) 18-03-2016 23:42

Scritto da Figologo
Mi permettete una domanda?
Perchè la stessa folta dissertazione non la si fa con altri 96 italiani tipo Berrettini, Carli o Roncalli?

Perché non erano predestinati. ..

103
zanetti (Guest) 18-03-2016 21:48

Scritto da Tennispo
@ Andrea (#1551448)
Nulla contro gli ingegneri anzi…finirà….finire, andare a fare…un gran bel lavoro…rileggete quanto ho scritto, nulla di offensivo!
Sui sacrifici penso che anche io avrei voluto fare quei tipi di sacrifici e non altri che miliardi di persone fanno..il mio bamboccione era dal particolare all universale categoria proprio dei giovani d oggi, magari talentuosi, ma senza costanza, quando comprendono che gli sforzi maggiori li hanno già fatti anche per loro le due generazioni precedenti.
Ma insomma, la mia considerazione non era allora sul bamboccione ingegnere, ma sul fatto che le motivazioni e la fame in gq non c erano più già due-tre anni fa, quando, sperimentato il sacrificio e frequentato i richiami edonistici dell adolescenza, ha capito che il gioco non valeva la pena..quello del tennis…se poi a casa hai sempre comunque chi ti ha detto quella frase gia da bambino…. “tranquillo, guardati intorno, e guarda le case che abbiamo in croazia…sotto un ponte non ci finirai!”..finire….andare a fare il barbone!
Perché in fine l ingegnere continuerà a farlo il padre e il figlio a gestire-sperperare piu o meno gradualmente il patrimonio, a tempo perso, fra un future e mondanità mondiale o una serata al caffè novecento di porto san giorgio o al donoma di civitanova marche.

Il caffè novecento a porto san giorgio o il donoma a citano’…avessi scritto fare serata a Roma, Milano o Montecarlo….

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Figologo (Guest) 18-03-2016 21:43

Mi permettete una domanda?

Perchè la stessa folta dissertazione non la si fa con altri 96 italiani tipo Berrettini, Carli o Roncalli?

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