Il tennis è diventato troppo logorante? I numeri certificano lo sforzo maggiore dei tennisti, e in Gran Bretagna infuria il dibattito su infortuni ed eccessi della disciplina
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L’assenza last-minute di Jack Draper ed Emma Raducanu, le due principali stelle di casa, dall’edizione appena scattata dei Championships di Wimbledon è stata la miccia che ha acceso un dibattito discretamente aspro tra gli appassionati britannici sul problema infortuni e ritiri nel tennis di vertice, ovviamente seguito dalla stampa nazionale con titoloni da prima pagina. In realtà questo è lo status quo già da un po’ di tempo, ma a Londra e dintorni non hanno preso affatto bene i ritiri dei loro due massimi talenti, un duro colpo per il torneo ed “evidenza di una tendenza sempre più preoccupante” scrive la BBC in un articolo che affronta il tema. “Ci sono così tanti grandi giocatori che tutti cercano di trovare quell’1% in più, passando sempre più tempo in campo e in palestra”, ha dichiarato l’ex numero uno del mondo Tracy Austin a BBC Sport. “Alcuni disputano più tornei di quanti ne facciano realmente bene, sia dal punto di vista mentale sia da quello fisico. È uno sport estremamente impegnativo sotto ogni aspetto”.
Gli infortuni nello sport e nel tennis sono una realtà non da oggi, fanno parte del gioco e ancor più da quando i guadagni sono diventati così importanti da spingere il livello medio assai in alto, con una competizione sempre più globale e difficile. Tuttavia l’idea che il tennis stia diventando sempre più usurante trova riscontro anche tra gli esperti di medicina sportiva. La PTPA, sindacato nato per idea di Pospisil e Djokovic (con il serbo che l’anno scorso si è clamorosamente defilato dopo esser stato per anni il volto dell’associazione) per dare unità e forza alle richieste dei giocatori contro il tour, ormai sempre più in mano agli interessi dei tornei, ha portato sul tavolo dati oggettivi che confermano quanto il tennis sia progressivamente diventato più duro e massacrante per i giocatori. I rilievi mostrano che le partite e gli scambi sono più lunghi, i giocatori sono più veloci e colpiscono la palla con maggiore potenza nel corso di una stagione che può durare quasi undici mesi.
Negli ultimi 10 anni è aumentata del 61% la distanza percorsa da un giocatore in campo nel corso un match, passando da 1,09 miglia a 1,75 miglia, e questa non è una corsa di endurance ma fatta di scatti continui, frenate e cambi di direzione che stressano oltremodo tendini e articolazioni, ancor più giocando per la massima parte dell’anno su campi in cemento, i più tosti per il fisico degli atleti. Inoltre la durata media di una partita sul tour maschile è aumentata del 21% negli ultimi 25 anni, passando dai 98 minuti del 1999 al 119 del 2023. PTPA punta il dito anche contro le sessioni notturne: nel 2018 erano stati 67 gli incontri iniziati in tarda serata, contro i 201 del 2024, match che costringono i giocatori a sballare totalmente il corretto ciclo di sforzo/riposo, con una giornata successiva alterata in tutti i ritmi. Sono dati oggettivi che non spiegano da soli l’impatto maggiore degli infortuni ma di sicuro sono una componente non trascurabile.
Questi rilievi sottolineano il vero nodo della questione: il tennis, nato come sport di destrezza, velocità, intuito e qualità tecnico-tattica, si è inesorabilmente spostato sulla forza, l’atletismo, resistenza e potenza. È diventato “altro”. Quindi cosa fare? La risposta viene ancora dalla scienza: materiali. Palle, corde (sarebbe la via più facile), attrezzi, superfici. Serve una volontà politica e chi dice “non si può tornare indietro” dice fesserie, l’hanno fatto in diversi altri sport che si stavano pericolosamente alterando per colpa dei progressi tecnologici.
Almeno si potrebbe agire, da subito, sul calendario, come sostiene Medevedev: “Ho sempre detto che, se riuscissimo in qualche modo ad accorciare la stagione e ad avere una pausa invernale più lunga, questo potrebbe contribuire a prevenire gli infortuni”. Jack Draper ha criticato senza peli sulla lingua la decisione di ATP e WTA di estendere diversi tornei obbligatori su due settimane, trasformandoli nei cosiddetti “mini Slam”, aumentando ulteriormente il carico di lavoro. “Quando ti alleni così tanto, cercando continuamente di migliorare, e giochi settimane consecutive nel circuito, è più che normale andare incontro a un infortunio o a problemi da sovraccarico prima o poi”, ha spiegato il due volte finalista Slam Stefanos Tsitsipas.
Quando l’infortunio arriva, il ritorno è faccenda complicata: difficile trovare il giusto equilibrio tra la necessità di accumulare ore di gioco e il rischio di una ricaduta. “È durissima in uno sport individuale. Non puoi essere sostituito: vieni immediatamente ributtato nella mischia”, ha commentato l’ex tennista britannica Naomi Broady ai microfoni della BBC. “Non puoi giocare 20 o 30 minuti e aumentare gradualmente il carico. Devi affrontare subito partite giorno dopo giorno per un’intera settimana. Il corpo è sottoposto a uno stress enorme. E se non si ripresenta il vecchio infortunio, spesso ne arriva uno nuovo per compensazione”. Il tour è spietato, non ti aspetta. Se ti fai male, il rischio di esser risucchiato in gorgo perverso di altri problemi è altissimo. “È davvero difficile concedere agli infortuni il tempo necessario per guarire e aumentare gradualmente i carichi quando si torna in campo”, continua Broady. “Credo che sia proprio in questa fase che si verifichino molte ricadute, quando si rientra troppo presto. È per questo che diciamo che il nostro è uno sport così spietato”.
Le possibili soluzioni? Oltre al discorso materiali, la via maestra, una programmazione più razionale dei tornei, con un numero inferiore di incontri terminati a tarda notte e l’utilizzo di palle più simili tra i vari eventi, in modo da ridurre le variazioni di peso e velocità, sono indicati da molti come due toppe immediate da apporre per migliorare la situazione. Tsitsipas ha sottolineato come i progressi nella tecnologia delle racchette abbiano favorito un gioco ancora più intenso, ma si torna al punto iniziale: volontà politica di muoversi nella giusta direzione. Gli esperti di scienze motorie ritengono che il tennis debba adottare un sistema più coordinato nella raccolta e nella condivisione dei dati per tutelare meglio la salute dei suoi protagonisti. Secondo gli specialisti, inoltre, anche i giovani talenti dovrebbero essere maggiormente protetti dal rischio di infortuni da sovraccarico. “Molti giocatori hanno accumulato una quantità enorme di ore in campo ancora prima di arrivare nel circuito professionistico”, afferma a BBC la capitana britannica della Billie Jean King Cup Anne Keothavong. “Credo che questo porti a un eccesso di partite e quindi agli infortuni. L’usura del corpo non dipende soltanto dagli ultimi dodici mesi, ma da tutte le ore di allenamento accumulate fin da giovanissimi”.
Molti ex giocatori o campioni attuali ormai parlano diffusamente dell’impennata degli infortuni, anche in tennisti molto giovani, e offrono possibili soluzioni. Forse nei dibattiti tra giocatori e Slam di cui molto si è parlato nelle ultime settimane anche queste questioni sono sul tavolo. I numeri e i riscontri empirici sono inequivocabili: l’ondata di infortuni non si fermerà se non verranno apportati correttivi e/o verrano prese scelte politiche importanti. A Wimbledon c’è delusione per l’assenza dei due leader del tennis britannico, e ricordiamo che mancano anche Alcaraz e Musetti, tanto per citare due top 10. Chissà quanti altri ne mancheranno in futuro se niente verrà fatto…
Marco Mazzoni
TAG: Emma Raducanu, infortuni, Jack Draper, tennis e materiali, tennis logorante, Wimbledon 2026

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Ho dato un’occhiata e se tra il 1938 ed il 1974 i morti furono 10 divennero poi 20 le vittime sono al 2024.
In realtà poche persone uno sport pericoloso che ha avuto dagli anni 70 aumenti sia nei praticanti che nelle prestazioni ma siamo progrediti nell’attenzione alla sicurezza.
Nel tennis la preparazione,gli attrezzi,le superfici hanno semplicemente portato a sbagliare meno colpendo con più potenza riducendo quindi i tempi di pausa. È come paragonare un’ora di match con un’ora di allenamento: pensiamo a quanto tempo viene impiegato per raccogliere le palle,per spostarle;pensiamo quanti colpi consecutivi si fanno. Se una corda dura 5 ore di partitella in caso di allenamento si passa a due: ecco pensiamo alle giunture degli atleti che in partita non sanno cosa farà l’avversario e quindi si muoveranno spostando improvvisamente il peso del corpo e questo già sotto uno stress nervoso vista la posta in palio.
Io non capirò mai il discorso dell’accorciare la stagione. Nessuno li obbliga a partecipare in maniera ingorda a tutto (strane e ricche esibizioni compresse) Che pensino di più alla loro salute e meno al loro portafogli
I più refrattari ai cambiamenti sono gli spettatori televisivi, per lo più pensionati, che non hanno problemi a stare inchiodati sul divano per 4-5 ore.
Sarebbe intressante che analisi simili venissero fatte anche per altri sport, sia di squadra che individuali. Ad esempio quanti erano gli sciatori/trici morti/e trenta anni fa e quanti/e negli ultimi anni?
Certo mettere Shapovalov in foto è come tirare a un passerotto…è perennemente infortunato non credo per il troppo gioco, visto che non passa due turni a un torneo dalla guerra dei Cent’anni….
Stessa cosa vale per un Draper o Fils….
La macchina milionaria del circo/tennis tritura tutto e tutti comunque.
Ma ti ricopre di milioni se sei nel giro che conta.
siamo sempre li’. tennisti che parlano parlano e alla fine non fanno niente di concreto.
scioperare.. boicottare i tornei.. questo va fatto
i primi 100 non hanno problemi economici.. se lo possono ampiamente permettere