Wimbledon, Jodar è pronto alla sfida: “Più pressione su di me senza Alcaraz? No, la vedo come motivazione…”
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“Era meglio fermarsi e, poco alla volta, sono riuscito ad aumentare i carichi. Credo che sia stata la scelta giusta, i muscoli addominali sono a posto e ora sono pronto a giocare al 100%”. Così inizia una lunga intervista di Rafael Jodar al quotidiano AS, rilasciata appena prima dell’esordio a Wimbledon. Il giovane di Madrid è una delle rivelazioni del 2026 e sarà molto interessante osservarlo sui prati, dove la sua qualità negli spostamenti ed appoggi potrebbero esaltarne il tennis offensivo in spinta. “Al Queen’s ho sentito un po’ di fastidio e lì, visto che c’erano diversi fisioterapisti dell’ATP oltre a mio padre, abbiamo preso con massima attenzione la mia condizione. Ho effettuato degli esami diagnostici e il responso è stato chiaro: meglio fermarsi subito per non rischiare niente. Ora le cose vanno molto bene”.
Senza Alcaraz in campo, tutta l’attenzione del pubblico spagnolo sarà rivolta su Jodar. Per Rafael tuttavia questa pressione non è affatto un problema, anzi.. “Pressione? La vivo bene. So che negli ultimi tornei ho ottenuto ottimi risultati e ho imparato tantissimo. La stagione sulla terra battuta è stata molto positiva: sono andato avanti in tutti i tornei e sono cresciuto come giocatore. Non la considero una pressione, ma una motivazione. Le aspettative ci saranno sempre, ma il mio obiettivo è restare concentrato su me stesso, continuare a crescere, lavorare duramente ogni giorno, adattarmi alle situazioni che si presenteranno e imparare da ogni partita.” Il piglio del giocatore con spalle larghe e visione chiara di dove vuol arrivare, senza paura di dover gestire anche una vita fuori dal campo più frenetica. “È il mio primo anno nel circuito e ho ancora tantissime cose da imparare” continua Jodar”. Ci saranno momenti in cui sbaglierò e altri in cui prenderò le decisioni giuste. A fine stagione sarà il momento di fare un bilancio, capire in cosa sono migliorato e su cosa dovrò continuare a lavorare. Questo è un anno di apprendistato e anche il rapporto con i media prima dei tornei fa parte della professione.”
Molti ormai lo confrontano con Alcaraz, ma questo tema non lo solletica affatto. “Fin da quando ero bambino, i miei genitori e le persone di fiducia che mi sono sempre state accanto mi hanno insegnato a seguire la mia strada senza confrontarmi con gli altri. I paragoni non fanno bene. Se un giorno fossi diventato professionista, sarebbe successo al momento giusto, non necessariamente appena conclusa la carriera juniores. Per questo ho scelto l’Università della Virginia. Lì sono cresciuto moltissimo sia come tennista sia come persona. Vivere un anno lontano da casa, insieme ai compagni e agli allenatori, mi ha aiutato tantissimo. Poi ho deciso di lasciare l’università e iniziare la carriera professionistica, ma sono decisioni che non prendo da solo: le condivido con mio padre e con tutte le persone che mi sono vicine.”
Curioso che a seguirlo c’è solo il padre, in un’epoca dove i box dei giocatori sono sempre più affollati… Jodar è convinto che questa al momento sia la soluzione migliore e non pensa ad alcun cambiamento: “È semplicemente il nostro modo di fare le cose. Mio padre è sempre stato al mio fianco fin da quando ero piccolo. Abbiamo iniziato a giocare a tennis per stare insieme e divertirci. Poi le cose sono andate bene, sono migliorato molto e questo mi ha permesso di arrivare a tornei come questi. Lui fa parte di tutta la mia crescita e dell’intero percorso che sto facendo. Siamo solo all’inizio: questo è il mio primo anno nel circuito e ho ancora tantissimo da imparare. Adesso bisogna guardare avanti e concentrarsi sui prossimi tornei.”
Jodar esordisce, e chiude, a Wimbledon la sua stagione 2026 su erba. Una novità, senza aver provato in contesto competitivo la superficie. “Sto cercando di adattarmi. So che durante la stagione ci sono poche settimane dedicate a questa superficie e, inoltre, non avendo potuto disputare alcun torneo di preparazione, Wimbledon sarà l’unico appuntamento sull’erba del mio 2026. Abbiamo preferito rinunciare a Eastbourne per arrivare qui con maggiore anticipo. Affronto questa sfida nel miglior modo possibile e cercherò di fare il massimo. Credo che la preparazione di questa settimana sia stata quella giusta. Ho disputato allenamenti che mi hanno soddisfatto per il livello espresso, come quello di domenica con l’argentino Juan Manuel Cerúndolo. Questo mi dà la certezza di aver fatto tutto ciò che era nelle mie possibilità per arrivare pronto” conclude lo spagnolo.
C’è curiosità per scoprire quanto rende il tennis di Jodar sui prati. L’appuntamento è fissato sul campo 3, ore 12, contro il Felix Gill (n.220 ATP). Risposta, servizio e spostamenti/appoggi sono le tre chiavi d’oro per eccellere nel tennis su erba dei nostri tempi. Jodar è discretamente forte in queste caratteristiche e chissà, magari potrebbe sorprendere… Vedremo quanto influirà il non aver disputato alcun match prima di Wimbledon.
Marco Mazzoni
TAG: Marco Mazzoni, Rafael Jodar, Wimbledon 2026

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Quando sento paragonare Jodar ad Alcaraz mi trovo davanti ad un’operazione davvero “forzata”, come se dovessimo paragonare la SEAT alla McLaren.
Anche con Nadal ha giusto in comune solo il nome!
Magari diventerà un top-20 e forse anche un top-10 ma gli altri 2 fuoriclasse spagnoli alla sua stessa età avevano già dimostrato di possedere un gioco (ma soprattutto un talento sia atletico sia tecnico) di livello nettamente superiore.
Vogliamo paragonare i FH di 2 fenomeni del tennis con il colpo (forse appena buono) del giovane prospetto spagnolo?
Jodar è un giocatore “completo” e dotato di buona mobilità ma non ci vedo (ancora) niente di “speciale” quantomeno per essere paragonato a 2 icone del tennis.
Da Alcaraz gli spagnoli si aspettano che vinca ogni torneo al quale partecipa. Sinceramente credo che al momento neppure i più ottimisti si aspettino che Jodar vinca uno Slam quest’anno