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Djokovic dopo la battaglia con Wu: “Ero alle corde, il tennis ha bisogno di un reset” (Video)

30/06/2026 07:12 10 commenti
Novak Djokovic classe 1987, n.8 del mondo - Foto Getty Images
Novak Djokovic classe 1987, n.8 del mondo - Foto Getty Images

Novak Djokovic ha iniziato Wimbledon 2026 con una vittoria sofferta, ma preziosa. Il serbo ha superato Wu Yibing con il punteggio di 6-4 5-7 6-4 6-4, al termine di un match molto più complicato del previsto e deciso da pochi punti nei momenti più delicati.

In conferenza stampa, Djokovic ha riconosciuto i meriti dell’avversario, capace di alzare improvvisamente il livello dopo un avvio controllato dal serbo. “Non lo avevo mai affrontato prima. Avevo fatto la mia analisi, avevo visto alcune sue partite prima di Wimbledon. Aveva vinto poco nei tornei di preparazione, quindi avevo iniziato bene e pensavo di poter chiudere in tre set”.

La partita, però, ha preso un’altra direzione. “Lui ha portato il tennis a un livello diverso, davvero impressionante. Serviva bene, rispondeva profondissimo, colpiva forte da entrambi i lati, sia di diritto sia di rovescio. A un certo punto non c’era davvero una debolezza”, ha spiegato Djokovic.

Il quarto set è stato il momento più pericoloso. Wu ha avuto occasioni importanti per riaprire completamente il match, ma Djokovic ha trovato ancora una volta risposte da campione nei punti chiave. “Ero davvero alle corde nel quarto set. Probabilmente avrei dovuto perderlo, viste le opportunità che ha avuto. Sono riuscito a trovare il servizio giusto al momento giusto e sono stato anche fortunato quando lui ha sbagliato quello smash. È stata una partita punto a punto, decisa da uno o due colpi”.

Il serbo ha sottolineato il valore mentale di una vittoria del genere: “Sono felice di essere riuscito a lottare e a restare concentrato fino alla fine. Sono quei match in cui devi scavare in profondità”.

Djokovic ha poi allargato il discorso al tema degli infortuni, sempre più centrale nel circuito maschile. Secondo il serbo, il problema è reale e va affrontato da una prospettiva più ampia: “La tua osservazione è corretta: le statistiche mostrano che gli infortuni stanno aumentando. Bisogna guardare il problema da due punti di vista. Uno, oggi dominante nel nostro sport, è quello commerciale”.

Il campione serbo ha criticato la tendenza ad allungare i tornei e ad appesantire il calendario: “Si cerca di aumentare il valore commerciale creando giornate più lunghe, tornei più lunghi e aggiungendo eventi a un calendario già congestionato. Io ho il lusso di poter scegliere dove giocare, ma la maggior parte dei giocatori non ce l’ha”.

Djokovic ha ribadito la sua contrarietà all’estensione dei Masters 1000: “Sono sempre stato contrario. Dal punto di vista commerciale può aggiungere valore, ma valore per chi? Soprattutto per i proprietari dei tornei”.

Secondo il serbo, i giocatori non hanno compreso fino in fondo gli effetti degli accordi a lungo termine sul circuito. “I giocatori si sono ritrovati con la parte meno favorevole dell’accordo. Lo hanno voluto, hanno spinto per questo. Io ero presidente del consiglio in quel momento, ma non avevo abbastanza potere esecutivo per votare contro”.

Il tema, per Djokovic, è più profondo. Non riguarda solo il numero di tornei, ma l’intera struttura del tennis professionistico. “Penso che il tennis abbia bisogno di una sorta di reset a un livello più ampio. I nostri circuiti non stanno funzionando bene. Ci sono molte cose che accadono dietro le quinte, riunioni e rapporti che non stanno andando nella direzione giusta”.

Djokovic ha difeso il ruolo centrale degli Slam, ma ha chiesto una riflessione seria sul resto del calendario: “Gli Slam sono i pilastri e resteranno sempre i tornei più importanti del nostro sport. Però i circuiti devono rivedere formati, regole e calendario. Ci sono tante lamentele”.

Il serbo ha citato anche il problema dei giocatori sudamericani, penalizzati da una stagione sempre più breve su terra e da un calendario poco equilibrato. “Sento che stiamo mettendo cerotti ovunque. Se vogliamo che questo sport migliori davvero e abbia successo nei prossimi decenni, dobbiamo mettere attorno a un tavolo tutte le parti interessate e capire cosa possiamo fare”.

Djokovic vede però poca unità nel sistema. “Non vedo che questo stia accadendo, perché negli ultimi anni ho sentito e visto più conflitti tra gli organismi di governo del nostro sport che unità”.

Il discorso si è poi spostato sul futuro del tennis e sulla necessità di attrarre un pubblico più giovane. “Sono favorevole all’innovazione e al cambiamento, pur rispettando cultura e storia del nostro sport. La domanda è: come facciamo ad avvicinare i giovani al tennis?”.

Djokovic ha ricordato uno studio della PTPA sull’età media degli appassionati: “Anni fa facemmo una ricerca e l’età media del tifoso di tennis nel mondo era 61 anni. Con tutto il rispetto, come facciamo ad appassionare i giovani? Forse per gli Slam, sì. Ma non si siederanno ogni giorno per quattro o cinque ore a guardare tennis”.

Per il serbo, almeno nei tornei del circuito, bisogna avere il coraggio di sperimentare: “Secondo me dobbiamo cambiare il formato, rendere i match più corti, più dinamici, più interessanti. Gli Slam sono un discorso diverso, ma nei circuiti dobbiamo provare nuove soluzioni”.

Djokovic ha parlato anche della PTPA, l’associazione che aveva cofondato con Vasek Pospisil per dare maggiore rappresentanza ai giocatori. “La PTPA sta attraversando un periodo di trasformazione. L’idea originale era rappresentare al 100% i giocatori di ogni classifica, soprattutto quelli più in difficoltà, le cui voci non vengono ascoltate”.

Il serbo ha ribadito le criticità dell’ATP: “Nella struttura dell’ATP c’è sempre un conflitto, perché giocatori e tornei hanno spesso interessi e visioni diverse. Sono stato nel consiglio per molti anni e so come funziona il sistema. Capisco i giocatori che vogliono entrarci per fare la differenza, ma con questa struttura non puoi davvero farla”.

Djokovic ha spiegato anche perché si sia allontanato dalla PTPA: “La direzione che aveva preso non mi piaceva, per questo mi sono fatto da parte. Non escludo la possibilità di tornare, perché ci tengo. Penso che un’organizzazione del genere debba coesistere con gli altri organismi del nostro ecosistema”.

Infine, un pensiero per Boris Becker, suo ex allenatore e grande leggenda di Wimbledon, che non può ancora entrare nel Regno Unito. “Gli ho scritto prima di Wimbledon. Gli ho chiesto quale fosse la situazione, perché non sapevo se avesse il permesso di entrare nel Regno Unito. Purtroppo ancora no”.

Djokovic ha espresso il desiderio di rivederlo all’All England Club: “Non sono l’unico che vorrebbe rivedere Boris a Wimbledon. È una leggenda del nostro sport, è stato il mio ex allenatore e abbiamo lavorato insieme per tre anni, probabilmente nel periodo migliore della mia carriera. Per me è un caro amico. Spero sinceramente che possa tornare. È il più giovane campione maschile di sempre qui e ha un legame speciale con questo posto”.

Tra campo e riflessioni politiche, Djokovic ha mostrato ancora una volta la doppia dimensione della sua figura: campione capace di vincere anche quando è alle corde e voce critica di un sistema che, secondo lui, deve cambiare profondamente per proteggere i giocatori e rendere il tennis più sostenibile e più vicino alle nuove generazioni.


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10 commenti. Lasciane uno!

Annie3 30-06-2026 09:36

@ Calvin (#4644506)

Infatti ha detto che ha diradato gli impegni ma è un privilegio riservato ai 40enni, di cui lui giustamente approfitta, perché non dovrebbe? Venti anni che vince e offre spettacolo ad un pubblico che, anche ieri, si è entusiasmato alle sue acrobazie, rese ancora più sorprendenti da un fisico che ha ovviamente, per cause di forza maggiore, più bisogno di stretching durante la partita ma che ancora scivola, rotola, arriva in spaccata ma si rialza e vince, e pure con maglia e pantaloncini immacolati, riscuotendo pure l’ammirazione del grande Beckham

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Annie3 30-06-2026 09:26

Mitico Novak! Sacrosante parole, gli interessi organizzativi viaggiano in direzione opposta rispetto al buon senso e alle esigenze dei giocatori…e il pubblico giovane si attira con formule più concentrate, più intense, che in tempi accettabili suscitino più emozioni: se la partita bisogna vincerla in 3 set, in questi verrà dato comunque il massimo per raggiungere l’obiettivo…negli Slam, il tiebreak sostituito dal long tiebreak: quello di ieri fra Rublev e Safiullin, vinto con merito dal secondo, è stato per me uno dei momenti più appassionanti e coinvolgenti del tennis di questo periodo

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Tomax (Guest) 30-06-2026 09:16

Se si vogliono riportare i 1000 ad una settimana allora va fatto con tutti quindi anche iw e Miami e soprattutto non farli 2 settimane di fila altrimenti il secondo sarsemlre penalizzato e I finalisti del primo rischiano di forfait soprattutto quando poi c’è uno slam

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Tomax (Guest) 30-06-2026 09:16

Se si vogliono riportare i 1000 ad una settimana allora va fatto con tutti quindi anche iw e Miami e soprattutto non farli 2 settimane di fila altrimenti il secondo sarsemlre penalizzato e I finalisti del primo rischiano di forfait soprattutto quando poi c’è uno slam

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italo (Guest) 30-06-2026 08:55

djokovic ha ragione.
i giocatori devono mettersi di traverso sul serio per ripristinare i 1000 a 1 settimana. solo i top player possono permettersi di scegliere.. ma gli altri? giocano troppo e prima o poi si rompono
è la prima cosa da fare che restituirebbe un pò di ossigeno al calendario…
ma quanti giocatori hanno veramente la spina dorsale per farlo?
parlo di una protesta seria, altro che accorciare le conferenze stampe

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Calvin (Guest) 30-06-2026 08:47

Scritto da Tiger Woods
La prima cosa da fare è stracciare i contratti coi 1000 e riportarli a una settimana.

Solo questo.

Poi fare regolamenti sul punteggio che rendano meno grave saltare qualche torneo.

Però, nei fatti, come disse stesso Jannik l’anno scorso, nessuno obbliga i giocatori a giocare tutti i tornei e basterebbe che i giocatori si gestissero di più. Come è vero che gli infortuni nel tennis ci sono sempre stati. Come è vero che il caso Nole è differente: cioè hai 40 anni e ti lamenti che è uno sport troppo faticoso, smetti e riposati.

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Onurb (Guest) 30-06-2026 08:43

Scritto da doc
Per cominciare si dovrebbe togliere il quinto set negli slam e giocare il long tie-break sul 2-2.

Orrore….mai toccare i 5 set degli slam….è la loro grandezza….mi viene il disgusto quando sento discorsi come i tuoi

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doc (Guest) 30-06-2026 08:16

Per cominciare si dovrebbe togliere il quinto set negli slam e giocare il long tie-break sul 2-2.

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-1: Bonaldo
Tiger Woods (Guest) 30-06-2026 07:43

La prima cosa da fare è stracciare i contratti coi 1000 e riportarli a una settimana.

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MarcoP 30-06-2026 07:30

Sui tifosi più giovani ha ragione, ma significherebbe stravolgere le regole di uno sport che non è fatto per durare un tempo predefinito e breve.

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+1: Aquila.