Cobolli: “La finale di Parigi mi ha cambiato, ma mi sento sempre lo stesso. Ora tutti mi guardano in modo diverso”
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Dopo aver superato un esordio complicato contro Mariano Navone, Flavio Cobolli si presenta in conferenza stampa con il sorriso di chi sa di aver superato un ostacolo importante. L’azzurro racconta la lunga notte successiva alla finale del Roland Garros, la ripresa del match sospeso per oscurità e le sensazioni di arrivare a Wimbledon da finalista dello Slam parigino.
La prima domanda riguarda la famosa videochiamata con Alexander Zverev dopo la finale di Parigi.
«Abbiamo fatto la classica cena con i miei amici e con tutto il team. Poi ci siamo separati: gli adulti sono andati a letto e noi siamo usciti a festeggiare un risultato davvero molto importante. Ci siamo ritrovati in un locale dove abbiamo fatto festa e ci siamo sentiti anche con Sasha. A dire il vero credo che poi avesse il telefono scarico. Ognuno ha proseguito la propria serata e il giorno dopo ci siamo risentiti per farci di nuovo i complimenti. Poi ci siamo rivisti dal vivo. Credo che ci siamo divertiti tutti e due e penso che anche la sua serata sia stata altrettanto bella.»
L’interruzione del match e la ripresa il giorno seguente rappresentavano una situazione nuova anche per lui.
«Ho dormito bene, non ero nervoso e non ero teso. Volevo soltanto tornare a giocare, perché quando una partita viene interrotta perdi un’opportunità di riposarti. Quella è la cosa che ti pesa di più: vuoi finire il prima possibile, sperando naturalmente di farlo con una vittoria. Le partite sono lunghe e faticose; magari gli scambi sono un po’ più brevi rispetto alla terra battuta, ma devi stare sempre molto basso con le gambe e il corpo ne risente. Avere un giorno intero di recupero è importante per le partite successive. Ho avuto la fortuna di vincere e credo di aver recuperato bene. Mi sento sicuramente pronto per domani.»
Cobolli è poi tornato sul quarto set, nel quale ha annullato cinque set point prima di chiudere l’incontro al super tie-break.
«Credo che la mia capacità di lottare sia una qualità abbastanza innata. L’adrenalina che mi dà la competizione non si allena. Tanti ci lavorano, ma io non ne ho bisogno perché sono già molto competitivo di mio. Cerco sempre di trovare il modo di vincere o comunque di mettere in difficoltà l’avversario. Oggi era soprattutto una questione di sopravvivere, ed è quello che ho detto anche al team: cerchiamo di sopravvivere a queste partite, poi il tabellone si aprirà e potrò avere dei benefici con il mio gioco. Anche domani l’obiettivo sarà quello di lottare fino all’ultimo punto per avere un’altra opportunità di restare in torneo.»
L’ingresso nella top del tennis mondiale e la finale raggiunta a Parigi hanno inevitabilmente cambiato anche il modo in cui viene percepito dai colleghi.
«Io mi sento sempre lo stesso. Aver giocato una finale Slam, che è il sogno di tutti, è qualcosa che percepisco anche negli altri giocatori. È come se adesso mi guardassero pensando: “Cavolo, anch’io vorrei giocare una finale Slam”. È lo stesso pensiero che ho avuto tante volte anch’io guardando altri finalisti. Credo sia una cosa normale. Adesso devo soltanto imparare a gestire meglio tutto questo. Non ho ancora avuto tanto tempo per metabolizzare quello che è successo. Ho bisogno di capire meglio dove sono arrivato e quello che sto facendo, però tutto questo mi dà una grandissima carica quando entro in campo. Credo che oggi mi guardino con occhi diversi e questo, anche durante le partite, è importante.»
Infine il numero uno azzurro ha analizzato il successo contro Navone e il prossimo avversario, James Duckworth.
«Preoccupazione non ne ho avuta. Abbiamo visto che tanti primi turni sono stati complicati: molti incontri sono finiti al quinto set e tanti giocatori hanno avuto difficoltà. È normale, perché sull’erba giochiamo pochissimo. Il calendario è molto corto e c’è poco tempo per capire questa superficie, allenarsi e imparare a gestirla. Ci sono giocatori che sembrano non aver bisogno di allenarsi sull’erba, mentre altri necessitano di un po’ più di tempo. Io probabilmente appartengo a questa seconda categoria. Per questo oggi sono molto soddisfatto: dopo aver perso il primo set così velocemente, sono riuscito a ritrovare energia e a vincere i tre set successivi. Sono decisamente più contento che preoccupato.»
Su Duckworth, Cobolli conclude:
«È un giocatore che conosco. L’ultima volta ho perso contro di lui e sono sicuro che mi metterà in difficoltà. È uno di quei giocatori che, secondo me, non ha bisogno di allenarsi tanto per giocare bene sull’erba. Però fisicamente sto bene e cercherò di portare la partita nella direzione che preferisco.»
In chiusura, riferendosi a uno dei set point annullati in corsa, Cobolli sorride: «Quello è stato davvero grande.»
Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani
TAG: Flavio Cobolli, Wimbledon, Wimbledon 2026

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Probabilmente qualche vicino (neanche troppo) di casa l’ha già fermato…
…per chiedergli un prestito!!!
Ahahahah 😀