Matteo Berrettini: “Partite come questa sono il motivo per cui gioco a tennis. Contro Wawrinka un’emozione che realizzerò solo stanotte” (Video)
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Quattro ore di gioco, quattro tie-break, uno concluso addirittura 18-16, nuovo record nella storia di Wimbledon. Matteo Berrettini supera Stan Wawrinka al termine di una battaglia memorabile, probabilmente l’ultima apparizione dello svizzero sull’erba dell’All England Club. Una vittoria che vale molto più del semplice passaggio del turno: per il livello espresso, per la tenuta fisica e mentale e per il valore simbolico dell’avversario.
Il romano non nasconde l’emozione.
«Partite come questa, momenti come questi sono il motivo per cui gioco a tennis. È per questo che lavoro ogni giorno. Come a Parigi, anche oggi ho cercato di mantenere lo stesso atteggiamento: essere positivo, perché volevo essere qui, volevo giocare contro una leggenda di questo sport. Anche quando lui era al suo meglio ho cercato di continuare a lottare, a godermi il momento e a essere felice di essere in campo.»
Il prossimo ostacolo sarà Arthur Fils, un avversario già affrontato in passato, anche se quel precedente terminò con un ritiro.
«Sono passati tanti anni e sono successe tante cose, ma mi considero ancora un giocatore molto forte, soprattutto su questa superficie. Qui ho ricordi straordinari. Guardo una partita alla volta: anche quando ero nei primi dieci del mondo mi è capitato di uscire presto. So cosa serve per andare lontano in questo torneo e so anche quanto sia difficile, ma conosco il mio livello quando riesco a esprimerlo.»
“Speravo calasse…”
Uno dei temi della partita è stata la straordinaria prestazione di Wawrinka, rimasto competitivo fino all’ultimo punto.
«Speravo calasse… ma non mi è sembrato calare molto. Mi sono dovuto andare a prendere tutti i punti. Ha continuato a servire benissimo e, più la partita andava avanti, più colpiva bene la palla. Mi ero allenato spesso con lui, ma non ci avevo mai giocato e non sapevo bene cosa aspettarmi. Secondo me ha giocato una partita pazzesca, con percentuali altissime, colpendo preciso. È stato veramente un avversario durissimo da battere.
Le condizioni erano completamente diverse rispetto ad altre partite. Quel giorno contro Comesana c’erano quaranta gradi e la palla rimbalzava tantissimo; questa invece è stata una battaglia di nervi. Alla fine bastano due punti per cambiare completamente l’inerzia della partita. Ho servito per il set, poi ho subito il break… sono successe tante cose. La chiave è stata parlarmi bene nei momenti importanti, accettare gli errori e continuare a credere nel mio tennis.»
“Sentire il pubblico per Stan è stato bellissimo”
L’aspetto emotivo è stato probabilmente quello che ha colpito di più Berrettini.
«È stato bellissimo. Stavamo parlando negli spogliatoi con mio fratello e gli altri di quanto fosse bello sentire il pubblico tifare anche per lui. Normalmente speri che il tifo sia tutto per te, invece sentire quel boato per Stan è stato davvero speciale.
Quando venni qui nel 2014 con Andrea Pellegrino andammo a vedere Roger contro Stan nei quarti di finale. Ricordo ancora Federer che serviva quello slice da destra: sapevi dove sarebbe andata la palla ma era impossibile prenderla. Poi ti ritrovi qualche anno dopo a giocare contro Stan e lui, con le lacrime agli occhi, ti dice che è stato felice di aver condiviso il campo con te. Forse realizzerò davvero quello che è successo soltanto stanotte, quando non riuscirò a dormire. Sono davvero fiero, contento e felice di quello che sta succedendo.»
“Una prova di carattere e di tensione”
Il dato che colpisce è quello delle sole due palle break concesse in oltre quattro ore di gioco.
«Sono molto contento. Ne avevamo parlato anche prima del torneo quando mi avevate chiesto come stavo fisicamente. Oggi è stata una bellissima prova di carattere, una prova fisica e anche di gestione della tensione. Il servizio è un’arma, ma all’inizio del terzo set, dopo quella pausa, mi sono sentito un po’ più stanco e credo che anche le percentuali si siano abbassate leggermente. Basta pochissimo per perdere ritmo. Per questo credo che sia un ottimo segnale il fatto che nei momenti davvero importanti abbia continuato a servire bene.»
Quando qualcuno gli fa notare le tante prime sopra i 228 km/h miglia orarie, Berrettini sorride: «Dai, dai…».
“Il mio livello può essere ancora più alto”
Nonostante la vittoria, Berrettini vede ancora margini di crescita.
«Sono fiero perché sapevo che sarebbe stata una partita molto complicata per tantissimi motivi: era un primo turno, affrontavo lui e arrivavo dal ritiro sulla terra battuta. Ho dovuto accelerare i tempi per tornare. Fino a pochi giorni fa giocavo con Alessandro solo un’oretta, quindi sapevo che non sarebbe stato semplice arrivare qui e sentirmi subito al massimo. Sono d’accordo che il mio livello generale possa essere più alto. Oggi però l’approccio era quello di non pretendere troppo da me stesso, perché non avevo avuto partite di preparazione sull’erba. In risposta potevo fare qualcosa in più, essere più aggressivo. Anche da fondo, nel terzo e quarto set, ho iniziato a giocare meglio e a essere più incisivo. Ma è proprio questo il bello degli Slam: abbiamo visto tanti giocatori fortissimi uscire subito e anche Jannik vincere una partita complicatissima al quinto set. I primi turni sono sempre difficili. Spero che questa partita mi aiuti a sentirmi ancora meglio nel prossimo turno.»
“Un tie-break così non si può preparare”
Infine il record del tie-break vinto 18-16, uno dei più lunghi della sua carriera.
«È una cosa talmente rara che non puoi prepararla. Ogni tanto penso al tie-break a dieci del quinto set: da una parte è una soluzione giusta, dall’altra noi non lo giochiamo mai durante l’anno e ci ritroviamo a disputarlo nel momento più importante di una partita. Forse dovremmo allenarlo più spesso. Quando sei lì devi soltanto continuare a parlarti bene, fare le cose giuste e vivere il momento. Si incastrano una serie di situazioni incredibili: uno annulla il match point dell’altro, sembra finita e invece continua. Nella mia testa c’era anche la convinzione che, se avessi perso quel tie-break, avrei comunque avuto ancora il quinto set per provarci. Anche quella fiducia mi ha aiutato.»
Sul prossimo avversario conclude:
«Ho visto soltanto il risultato perché ero in campo. Arthur è un giocatore fortissimo che, nonostante gli infortuni, riesce sempre a tornare in grandi condizioni. Ci ho giocato una sola volta e mi sono ritirato, quindi speriamo che questa volta vada diversamente. Sarà una partita molto dura, ma sono contento di affrontarlo. È un signor giocatore, quando sta bene vince tante partite. Mi alleno per sfide come questa e sono carico.»
Dal nostro inviato a Wimbledon, Enrico Milani
TAG: Matteo Berrettini, Wimbledon, Wimbledon 2026

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